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	<title>ELEZIONI 2021 Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>ELEZIONI 2021 Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>ELEZIONI IN CALABRIA. ANALISI DEL VUOTO</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 08:28:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ELEZIONI 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1.890.732 sono gli aventi diritto al voto compresi i “fuori sede”. La gente di Calabria ha compreso talmente bene quanto vale per la sua vita il rito delle elezioni che il 55,64% degli elettori se ne è rimasto a casa o, comunque, non ha deciso di rientrare dai luoghi di emigrazione per esercitare il diritto [&#8230;]</p>
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<p>1.890.732 sono gli aventi diritto al voto compresi i “fuori sede”. La gente di Calabria ha compreso talmente bene quanto vale per la sua vita il rito delle elezioni che il 55,64% degli elettori se ne è rimasto a casa o, comunque, non ha deciso di rientrare dai luoghi di emigrazione per esercitare il diritto di voto. In tanti, infatti, hanno in Calabria solo la residenza, ma da tempo dimorano fuori, molti anche all’estero, a causa delle pessime condizioni sociali ed economiche della nostra terra.</p>



<p>Solo 838.691 aventi diritto (il 44,36%) hanno pensato di recarsi alle urne per esprimere la preferenza, ma molti sono quelli che hanno deciso di invalidare la scheda per tanti motivi. Schede nulle: 25.182, schede bianche: 20.559, schede contestate: 242. Immaginiamo il comparire sulle schede di&nbsp; tanti disegni irriverenti, qualche frase spot o semplicemente uno scarabocchio, più di 45.000, per manifestare il proprio malessere verso i governanti, espressione del potere locale o di interessi particolari. In molti avranno deciso di disegnare sulle schede il famoso simbolo fallico che &#8211; suggeriamo &#8211; potrebbe essere utilizzato come simbolo di una lista per una prossima competizione elettorale.</p>



<p>Quindi, aggiornando il dato, sottraendo i cultori del simbolo fallico, in realtà solo il 41,90% degli aventi diritto ha espresso una preferenza concreta. Il 58,10% ha scelto di non votare o di annullare la scheda. Un dato veramente importante che ci parla di un malessere della partecipazione a un meccanismo ritenuto poco adatto a cambiare realmente la propria esistenza, ma, sottolineiamo, che nulla ci dice circa la predisposizione conflittuale degli astenuti o sul loro pensiero politico.</p>



<p>Ad ogni modo, pensiamo che, al di là della sterile diatriba sulle percentuali relative all&#8217;astensionismo, il dato politico resti immutato. Vincono, com’era ampiamente prevedibile, Occhiuto e le sue potenti liste elettorali.</p>



<p>Ovviamente il primo commento per la disfatta a sinistra si riduce a una colpevolizzazione del “popolino” calabrese, definito dai più <em>massomafioso </em>e <em>connivente</em>. &#8220;Questa terra non ha voluto passare dal ricatto al riscatto&#8221; ha concluso con amarezza l&#8217;ormai ex sindaco di Napoli. Ma il popolino è altrettanto connivente e mafioso laddove c’è stato un capovolgimento dei risultati, come ad esempio a Lungro, Saracena e Cinquefrondi, o dove la “coalizione civica” ha riportato un discreto risultato come, ad esempio, a Cosenza e a Casali del Manco? Un’ultima provocazione: perché per le elezioni ci rivolgiamo al “popolo” e lo consideriamo capace di ribellione salvo poi ridurlo a “popolino” schiavo e amante delle catene? Perché se il cittadino sceglie Occhiuto è sicuramente massomafioso (aggettivo molto in voga), mentre se lo stesso cittadino votasse De Magistris sarebbe automaticamente sciolto da ogni legame di loggia e di ‘ndrina?</p>



<p>Nessun dubbio invece sulla mancata capacità della coalizione “antagonista” di incarnare la voglia di riscatto che invece potrebbe caratterizzare le migliaia di persone che non si sono recate ai seggi. Se quelle persone avessero colto nella coalizione sinistra una possibilità di cambiamento sarebbero corse a tracciare una X sulla scheda? Le leggi che regolano la statistica ci direbbero di no ma, si sa, le dinamiche sociali non sono certo condensabili dietro qualche percentuale. Le contraddizioni, le ambivalenze vanno analizzate e agite, fuori da qualsiasi retorica elettoralistica o scorciatoia di sorta, con l’unico assillo di giocare d’anticipo per aprire varchi e momenti di rottura.</p>



<p>Lo sforzo immane fatto da De Magistris di girare, zainetto in spalla, alcuni luoghi della Calabria (di fondo, quelli socialmente ed elettoralmente più comodi) durante i mesi di campagna elettorale, sarà una pratica permanente che caratterizzerà i prossimi anni, senza l’ansia elettorale e che sarà estesa a tutto il territorio? Tutti coloro che hanno partecipato con entusiasmo alla kermesse elettorale tentando di incarnare il cambiamento, torneranno ora a casa da privati cittadini o proveranno a esprimere un’opposizione sociale quanto meno nei propri territori? Oppure scompariranno per altri cinque anni presentandosi, alcuni mesi prima della futura scadenza elettorale, con una nuova lista, con un nuovo “messia” e nuovi candidati del tutto inediti e sconosciuti al popolo votante?</p>



<p>Non sarebbe meglio, invece di trovare inutili giustificazioni all’ennesima debacle, provare a capire perché il popolo calabrese ritiene di essere meglio rappresentato a destra (che ha vinto le due ultime elezioni) e a sinistra riconosce più la Bruni che l’alternativa “radicale”? Forse è giunta l’ora che una certa sinistra analizzi con chiarezza le macerie sulle quali continua a camminare e inizi a elaborare un pensiero critico più aderente alle esigenze materiali della classe.</p>



<p>Una considerazione finale. La composizione del nuovo consiglio regionale non lascia spazio a dubbi interpretativi. La maggioranza (schiacciante, con 20 consiglieri) come il resto dell’opposizione, anche nella sua componente più “a sinistra”, sono rappresentativi di un censo elettorale che, nello spartirsi un pacchetto di voti di anno in anno sempre più risicato, pesca nel campo degli interessi borghesi. Un unico blocco dunque, espressione di una disposizione, tramandata di famiglia in famiglia, a conservare il potere, a gestirlo incrociando opportunisticamente anche le &#8220;esigenze&#8221; dei subalterni.</p>



<p><strong>La redazione di Malanova</strong></p>
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		<title>ELEZIONI. IL LATO SINISTRO DELLA CALABRIA</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 10:17:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della militanza]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2021]]></category>
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<p>Viviamo in una strana democrazia. Il potere che la costituzione mette in mano al popolo dipende da un meccanismo particolare chiamato elezioni. Chi accumula più schede vince. L’elemento fondamentale che ricerca l’analista medio per catalogare una comunità come democratica o totalitaria è proprio quello della pratica elettorale e il numero di partiti che partecipano. Ci sono le elezioni? Paese democratico. Non ci sono? Dittatura. Quanti partiti esistono? Uno? Dittatura. Cento? Sicuramente democrazia.</p>



<p>Prendiamo il caso della città di Cosenza. Alle prossime elezioni &#8211; si afferma in un <a href="https://www.lacnews24.it/politica/comunali-a-cosenza-un-esercito-di-candidati-uno-ogni-67-votanti-e-c-e-chi-la-scorsa-volta-prese-zero-voti_142246/"><strong>recente articolo</strong></a> &#8211; ci saranno 8 candidati per la carica di sindaco sostenuti da 29 liste elettorali: <em>gli aventi diritto al voto nel comune di Cosenza sono 56.830. Coloro i quali hanno depositato la loro candidatura, invece, all’incirca 850. Dando per buoni tutti gli aspiranti consiglieri, si può affermare che la città ne abbia espresso uno ogni 67 cittadini ammessi alle urne. Il dato è molto singolare e lascerebbe ipotizzare una vivacità politica non indifferente.</em></p>



<p>Oltre a quelle dei partiti canonici, si notano nuove candidature provenienti dal “popolo”, alcune delle quali famose per le dirette facebook di denuncia fatte in giro per la città. L’outsider Civitelli, ad esempio, alla prima candidatura a Sindaco si presenta forte del sostegno di cinque liste dai “nomi civici” (Costruiamo il futuro, Su la testa, Un fiore per Cosenza, Civitelli Sindaco, Giovani con Civitelli Sindaco) piene di cittadini per lo più alla prima esperienza elettorale. Ascoltando la consueta tribuna elettorale del Tgr Calabria attraverso una candidata “inedita” abbiamo appreso un programma razionale per la città fatto di recupero delle strade malandate, incremento della raccolta della spazzatura e risoluzione del malfunzionamento degli impianti idrici. Il vero dramma, affermava, è che i cittadini sono stati “privatizzati dei servizi”. Il termine utilizzato dalla candidata, sbeffeggiata dai più qualche istante dopo la diretta, inconsapevolmente ha reso l’idea di fondo dell’effetto delle privatizzazioni, quello, appunto, di <em>privare</em> i cittadini di un bene pubblico.</p>



<p>Il primo dramma che si evidenzia è un mal compreso senso della democrazia che vuole che “uno valga uno” o meglio che “uno valga l’altro”! Ci mancherebbe: ogni uomo e ogni donna sono uguali per dignità e diritti. Ogni uomo e ogni donna hanno diritto di parola. Ma quando c’è da progettare un ponte serve un ingegnere, quando c’è da redigere un bilancio ci vuole un economista e quando c’è da costruire un muro ci vuole un muratore. Questa è la tecnica, il sapere scientifico, ovviamente. Politica è decidere insieme se quel ponte, quel muro o la scrittura del bilancio siano utili alla comunità. Ancora più precisamente, il politico dovrebbe essere colui che nelle condizioni date immagina un percorso alternativo affinché tutti stiano meglio. E qui la cosa si complica! Nel momento attuale (ma forse è stato sempre così salvo rare eccezioni) non ci si candida perché si ha un fuoco sacro, per mettersi al servizio della comunità, per realizzare un’idea nuova di società. Non siamo nemmeno nel momento storico delle grandi ideologie che opponevano visioni politiche ed economiche alternative e vedevano lo scontro tra comunisti, fascisti, socialisti o democristiani. Oggi la politica è implosa a mera amministrazione, a mera tecnica governativa. Non esistono visioni politiche ed economiche nettamente e radicalmente differenti tra gli schieramenti. Quale frattura tra le posizioni di Renzi e Berlusconi? Quale discontinuità tra le posizioni di Letta e quelle di Draghi? Ci sono ottiche più sociali o più mercatali, c’è chi prova a introdurre correttivi con il reddito di cittadinanza per alleviare la povertà di tante famiglie o chi demanda tutto al mercato e che i fannulloni si arrangino da soli, ma tutto rimane chiuso in uno stesso paradigma che fa dei soldi, del mercato e della proprietà privata dei totem indistruttibili e immarcescibili.&nbsp;</p>



<p>Ritorniamo più rasoterra: oggi ci si candida per una malcelata voglia di riconoscimento e di poltrona o, più semplicemente (forse la più nobile tra queste motivazioni), per trovare un posto di lavoro sicuro e ben retribuito. Per fare questo è sufficiente accumulare più crocette rispetto all’avversario. Proprio qui si corrobora il nostro assunto di una democrazia occidentale sostanzialmente farlocca e utilizzata come specchietto per le allodole per le semplici anime dei sinistri. Fare collezione di crocette nella situazione data (tra l’altro, ignorata dai più) diventa un’impresa sempre più difficile per il sognatore, possessore del fuoco della politica, che magari partecipa solo per fare la “rivoluzione”.&nbsp;</p>



<p>Sì, diventa difficile, perché se sei un medico condotto sempre gentile e sempre disposto a prescrivere farmaci, a fare visite magari anche domiciliari e a indulgere alle esigenze, anche inesistenti, di certificati di malattia, rischi di superare i cinquecento voti anche in piccoli borghi. Se sei un grande imprenditore, stimato, con un fatturato importante e, proprio durante la campagna elettorale, ti metti a fare le selezioni, capita che un’orda di disoccupati (facile quaggiù in Calabria) ceda alle lusinghe e ti prometta il voto. Stessa cosa vale per i collaboratori che già hai assunto, meglio se precari. Basta che indichi il cavallo di razza su cui scommettere perché ti ha promesso, una volta eletto, una commessa importante, oppure la vittoria del bando per la gestione dei rifiuti o dell’acqua o della riscossione dei tributi. Il precario che ha davanti a sé la promessa di altri cinque anni di stipendio con cui far campare la famiglia sarà ovviamente fedelissimo nel segreto delle urne. La rivoluzione non si mangia! La falce e martello può aspettare. Occorre il soviet, certo, ma anche l’elettrificazione.</p>



<p>Basta vedere i nomi che ricorrono di elezione in elezione, comune per comune, per comprendere come questa prassi sia diventata sistemica.</p>



<p>Eppure, ancora oggi, nonostante le prove irrefutabili, qualche buontempone sinistro crede ancora che basti riesumare una falce e martello, pubblicare il proprio casellario giudiziale, proclamarsi onesti, dunque, per sperare nella conquista del potere. Oppure fare i nomi di corrotti e corruttori nel tentativo di svegliare agilmente le coscienze del popolo, a questo punto pronto a infiammarsi al nuovo ottobre.</p>



<p>Ma supponiamo che sia pure così. Una squadra di giovani antagonisti inossidabili e assolutamente onesti, una candidata a sindaco o un presidente di regione rivoluzionario e indefesso. Poniamo il caso, addirittura, di un premier alternativo candidato in uno Stato sovrano e che ce la fa, viene eletto. La storia abilita lo scherzo e il vento lo sospinge. Be’, anche qui abbiamo grandi esempi di come la “democrazia” occidentale sappia funzionare bene. Eleggi un manipolo di ragazzotti inediti e assolutamente onesti. Falli guidare da un leader nuovo, tranquillo, per bene e dalle mani pulite. Mettili al governo per un po’, giusto il tempo per smobilitare il malcontento che monta ma, quando arrivano i soldoni post-pandemici, in un giorno e una notte, fai cadere il governo e metti al suo posto il maggior euroburocrate che l’attualità ci possa consegnare, un “drago” dell’amministrazione, un genio delle banche, uno su cui puoi contare veramente e che di certo non farà colpi di testa. Il tutto con il consenso dei voti e del sostegno di quegli stessi ragazzotti inediti e assolutamente onesti.</p>



<p>Stessa cosa nell’occidentalissima Grecia. Prima consenti agli “alternativi” di acquisire il potere in un paese allo sbando anche per dimostrare plasticamente che la democrazia funziona. Il sistema regge, è credibile. Dopo un po’, ovviamente, mandi la Troika a chiedere il conto e a stabilire il percorso lacrime e sangue per aggiustare i conti pubblici. Neanche un partito conservatore avrebbe gestito meglio la fase e seguito le istruzioni provenienti dall’alto.</p>



<p>Metti, ancora, che la rivoluzionaria diventi sindaca. Si siede sulla poltrona, guarda i conti, prende atto del disavanzo e dei tagli agli enti locali, spera nei fondi europei già programmati; senza grande potere di spesa, deve limitarsi all’ordinaria amministrazione. Non ha rubato certo, ha bene amministrato forse, ha decorato le aule del palazzo con grandi drappi rossi, ha fatto foto a pugno chiuso, ma comunque rimangono le buche nelle strade, i debiti in bilancio, non viene raccolta la spazzatura e manca l’acqua corrente nelle case. Allora cosa succede? Avanti un altro che, con il bilancio risanato dal “governo dei responsabili”, ora avrà margine di spesa!</p>



<p>Non è così semplice, purtroppo. Non basta mettere una croce su una scheda per prendere il potere e fare la rivoluzione. Intanto, occorrerebbe un soggetto, un movimento, uno straccio di partito del terzo millennio (sicuramente in base alle esigenze tattiche della fase) che sia capace di anticipare le mosse del nemico, concorde sul grande imbroglio del sistema democratico occidentale, capace di smascherare i suoi epigoni. Ma, si sa, la costruzione di una soggettività non avviene a tavolino: è un processo, mai del tutto dato, dove la controparte padronale gioca un ruolo attivo. Un processo, però, che non può non avvenire dentro il conflitto e attraversando i processi sociali reali. Solo così, quando diverrà qualitativamente, ancor prima che quantitativamente, massa, potrebbe avere una qualche speranza di eccedere e travolgere la realtà per trasformarla.</p>



<p>Per quanto possano essere oneste le speranze del lato sinistro della storia, qui in Calabria, risulteranno vane se si basano sulla perenne depressione e non su un lavoro politico capillare e permanente che, dentro la materialità della vita e dei processi, diventa capace di generare consenso a una visione del mondo, a un affresco di vita futura possibile proprio perché radicalmente alternativa.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>
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		<title>TANDEM, TRICICLO E QUARTO INCOMODO</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2021 08:52:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ELEZIONI 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SUL RECENTE MOVIMENTO ELETTORALE REALE CHE ABOLISCE LO STATO DI COSE PRESENTE La rivoluzione calabrese arancione è iniziata! Sono calati i colonizzatori del nord del sud a insegnarci l’onestà e la pulizia. Chiunque è imbarcabile. In effetti l’arancione Tansi, rappresentante fino a ieri la metà della coalizione, rivoluzionario nostrano, oggi sbotta, non ce la fa [&#8230;]</p>
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<p><strong>SUL RECENTE MOVIMENTO ELETTORALE REALE CHE ABOLISCE LO STATO DI COSE PRESENTE</strong></p>



<p>La rivoluzione calabrese arancione è iniziata! Sono calati i colonizzatori del nord del sud a insegnarci l’onestà e la pulizia. Chiunque è imbarcabile. In effetti l’arancione Tansi, rappresentante fino a ieri la metà della coalizione, rivoluzionario nostrano, oggi sbotta, non ce la fa più. Con il comunista Mimmo Lucano proprio no! È un candidato imbarazzante, considerate le sue vicende giudiziarie, che metterebbe in difficoltà tanti benpensanti.</p>



<p>Ma passi pure per Mimmo Lucano, però il suggerimento del riacese &#8211; sostenuto da una buona fetta dell&#8217;antagonismo nostrano &#8211; di cooptare nel triangolo anche il quarto uomo a bordo campo, no. Il triangolo, non l&#8217;avevo considerato…figuriamoci il quadrilatero! E poi cosa possiamo farci? L’attrazione di Lucano verso il “quarto incomodo” è sempre stata forte e il grido “hasta siempre, presidente!” ancora riecheggia nei cieli di Riace.</p>



<p>Molti i commenti dei sinistri: “via gli ambigui!”. Fino ad ora l’ambiguo patentato, ex dirigente della protezione civile chiamato e voluto dallo stesso Oliverio che oggi non rappresenta più un tesoro di calabria, andava bene semplicemente perché portava in dote una buona affermazione nelle ultime regionali e la conquista della città di Crotone.</p>



<p>Al suo posto si è fatto prestissimo a riciclare un&#8217;altra ruota per il triciclo e soprattutto una nuova “vicepresidente del consiglio”, Anna Falcone. Figlia di una consigliera comunale di Cosenza e del sindaco socialista di Grimaldi, militò agli esordi nel Partito Socialista di cui fu responsabile nazionale delle Pari Opportunità. Passata, poi, all’esperienza di Rivoluzione Civile e successivamente a capopol<em>A</em> contro il referendum renziano. Tenta poi la “cosa rossa” al Brancaccio, cercando di mettere insieme contro il PD tutta la sinistra alla sua sinistra. Risultato? Tutti mendicarono un posticino accanto al PD e dalle ceneri di questa boutade nacque Potere al Popolo, ma senza popolo! E anche senza potere! Intanto si faccia il partito e il logo…poi il popolo arriverà! Anzi pardon, il logo era di proprietà di Rifondazione comunista e allora botte da orbi e lotte intestine a colpi di marche da bollo!</p>



<p>Ma la nostra non aderisce, resiste coerentemente e si candida con Liberi e Uguali in coalizione con lo stesso PD. Per i sinistri non si evidenziano a oggi profili di ambiguità nel curriculum di Anna, anzi è lo stesso De Magistris a dichiarare: “Ho chiesto con insistenza ad Anna Falcone, che conosco da anni, di scendere in campo e di mettersi in gioco insieme per un progetto grande. Dobbiamo prendere il volo.” E allora, se bisogna prendere il volo, quale miglior uccello se non la rondine? Anche se l’adagio popolare, se una rondine possa o meno fare primavera, lascia intravedere oscuri presagi.</p>



<p>Ricordiamo che era stato lo stesso De Magistris a richiedere con forza il tandem con Tansi che è stato il primo a essere visitato nella sua casa a Montalto Uffugo. Evviva Falcone, abbasso Tansi! Urlano oggi i “sinistri” nella piazza virtuale. La cittadella val bene qualche incoerenza dottrinale.</p>



<p>Ma quale teoria politica si annida dietro alla coalizione arancione se Tansi taccia Lucano di comunismo? E se Anna deciderà, alla fine, di passare con il centrosinistra a guida PD quando quest’ultimo si sveglierà dal torpore comatoso, diventerà anche lei ambigua? I capitoli della telenovela si moltiplicano, la trama si infittisce e, siamo certi, nuovi torbidi attori si affacceranno sulla scena.</p>



<p>Sia chiaro, non ci richiamiamo a nessuna purezza cultuale, noi <em>malanovisti</em> siamo marci e corrotti fino al midollo. Ci chiediamo però a cosa servirà eventualmente vincere la competizione in questa maniera. Chi guiderà la rivoluzione calabra? De Magistris? Anna Falcone? Mimmo Lucano con i suggerimenti di Oliverio e il sostegno dei sinistrati?</p>



<p>I nuovi bolscevichi sapranno, una volta espugnato il palazzo d’inverno, convincere le masse popolari a cambiare paradigma e affrancarsi dalle clientele, dai ricatti lavorativi e dalle scorciatoie burocratiche? Sapranno piegare le classi dirigenziali calabre, metterle in ginocchio sui ceci per fare ammenda di decenni di collusioni con poteri forti e deboli?</p>



<p>Senza una rinata coscienza popolare, senza la forza delle masse, non si danno rivoluzioni e neanche semplici cambiamenti. Magari buone amministrazioni (anche se le esperienze di Corigliano-Rossano e le poche altre sparse per la Calabria ci dicono tutt’altro a riguardo). Magari la messa in ordine dei bilanci (spesso con operazioni finanziarie fatte di lacrime e sangue). Magari qualche conquista spot come l’acqua pubblica (accontentandosi dell’istituzione di una Società per Azioni regionale) e seguendo l’esempio magistrale dei due mandati napoletani alla fine dei quali non si riscontra una continuità politica e di massa. Il movimento voluto da De Magistris, demA, pare sparito dai monitor campani, ha preso il volo come un qualsiasi oggetto non identificato. Ridotto a brandelli, dissoltosi come una meteora al contatto con l’atmosfera.</p>



<p>Eppure a Napoli, dopo il referendum, una qualche primavera dei movimenti era sorta…a noi resta la Primavera della Calabria, che pensiamo sia il lancio di un’essenza estiva disponibile nelle migliori profumerie.</p>



<p>Questo scenario sembra non avere alternative. Sappiamo che non esistono facili scorciatoie per chi non ha posti di lavoro da dare e appalti da concedere come quelli del centrodestra e del centrosinistra. La via che proponiamo di battere e che pensiamo sia l’unica possibile è quella del faticoso e quotidiano lavoro territoriale necessario per generare una nuova coscienza tra la popolazione calabra, un lavoro di risoggettivazione attraversando e indagando le ambivalenze della società. Meglio le contraddizioni popolari che quelle degli apparati burocratici dei partiti…pardon…delle liste elettorali che si dissolvono puntualmente appena terminata la partita delle elezioni. Cosa faranno De Magistris e la Falcone in caso di sconfitta? Resteranno e lotteranno insieme a noi o, come Tansi nel 2020, dopo il voto si ritireranno per problemi personali salvo poi rifare capolino tra qualche anno?</p>



<p>Ai posteri l’ardua sentenza! Noi qualche ideuzza in merito ce l’abbiamo.</p>



<p>MALANOVA VOSTRA!</p>
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