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	<title>DISAGIO ABITATIVO Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>DISAGIO ABITATIVO Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>LE NUOVE SPECULAZIONI IMMOBILIARI E LE TENDENZE URBANE</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 13:07:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’investimento immobiliare rappresenta uno degli asset sui quali si può misurare la solidità di un sistema economico. Ma la buona salute del mercato immobiliare non è automatica garanzia di benessere; ovviamente tutto fa brodo nella “creazione di PIL” ma questo indicatore, seppure abbia una sua valenza economica, non è di per sé garanzia di benessere [&#8230;]</p>
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<p>L’investimento immobiliare rappresenta uno degli asset sui quali si può misurare la solidità di un sistema economico. Ma la buona salute del mercato immobiliare non è automatica garanzia di benessere; ovviamente tutto fa brodo nella “creazione di PIL” ma questo indicatore, seppure abbia una sua valenza economica, non è di per sé garanzia di benessere diffuso. Nelle fasi di boom, la costruzione e la compravendita di immobili segna la tendenza a investire in beni che forniscono una certa tranquillità: sono beni durevoli e, al netto di disastri, il loro valore riesce comunque a non deteriorarsi troppo.</p>



<p>Una delle cose da tenere presenti nel mercato immobiliare, o meglio nell’estrazione di valore dagli immobili, è la differenza tra il valore in sé e la rendita che si può ottenere dalla locazione: questa è una di quelle peculiarità figlia dei processi di urbanizzazione. Vi sono dei paradossi: un edificio può non valere granché, ma il terreno su cui sorge ha un valore notevole, oppure rende molto di più come bene locato che come bene venduto. Ad esempio, lo storico caso di via Anelli a Padova; si tratta di un ghetto che si presentava con un valore immobiliare basso a causa della nomea di zona malfamata, ma che riusciva a fornire ai proprietari introiti mensili a quattro cifre, dal momento che i canoni di locazione (spesso e volentieri in nero) erano molto alti e gli appartamenti erano abitati da dieci o più persone. Insomma, “il mattone” mantiene un peso rilevante negli investimenti, sia esso volto a edifici residenziali sia destinato a uffici, e mantiene una centralità anche e soprattutto a livello finanziario. Non serve ricordare che la più grossa crisi del nuovo millennio è stata innescata dalla bolla speculativa gonfiatasi sul mercato immobiliare dello zio Sam.</p>



<p>L’importanza o la centralità dell’investimento immobiliare ha assunto una rilevanza sempre crescente a mano a mano che la popolazione urbana superava quella rurale. La concentrazione demografica, da un lato, e la creazione di centri direzionali, dall’altro, hanno avviato una lunga stagione di speculazioni immobiliari che dagli anni &#8217;50 del secolo scorso, con alterne vicende, è giunta fino a noi. Oggi la speculazione si è fatta assai più raffinata dai tempi di Robert “Bob” Moses a New York; oggi sono le rifunzionalizzazioni urbane a tenere banco e le cosiddette “rigenerazioni”[1].</p>



<p>Oggi la ridefinizione degli assetti urbani passa dalla smart city e da una sostanziale opera di rinverdimento. Inoltre, riassume centralità l’aspetto residenziale. L’Italia in particolare è divenuta meta di stranieri che la scelgono come seconda casa; ciò avviene per tutta una serie di motivazioni, non ultima quella legata a un costo della vita ancora abbordabile se comparato con quello di altre parti d’Europa. C’è da considerare anche un altro punto di non secondaria importanza che riguarda il mercato residenziale, ossia quello legato ai temi di residenza che si sono notevolmente accorciati. Il precariato impone spostamenti continui e flessibilità lavorativa per la stessa azienda, cambi di sede che vanno dai sei mesi a tre anni. La creazione di una domanda così strutturata non può essere soddisfatta solo da contratti di locazione flessibili. Servono anche alloggi che vadano incontro a tali esigenze e quindi, anche in Italia, spuntano i residence con mono, bi o trilocali. Tutto un mercato di appartamenti di piccolo e medio taglio, nel quale i monolocali tendono a costare fino al 25% in più di un appartamento con due o tre stanze. A questa tendenza si associano le trasformazioni di unità residenziali in residenze temporanee come i Bed and Breakfast che, soprattutto nelle città turistiche, hanno polverizzato gli alloggi affittati per periodi medio lunghi, spostandoli di fatto nella periferia o nelle città satellite.</p>



<p>Ma cosa significa realmente questa trasformazione? In primis, bisogna tenere presente un dato molto importante: quando qualcuno investe molto denaro vuol dire che un processo si è già strutturato come domanda quantitativamente rilevante. Ciò vuol dire che quando la ruspa o l’agente immobiliare si muove il processo è già strutturato. Questo dovrebbe dirla lunga su quei pallidi tentativi di denuncia che spesso arrivano a giochi fatti da parte sia di associazioni di consumatori o inquilini, sia da parte dei residuati di movimento. Le dinamiche urbane sono la cartina al tornasole di come si determinano i processi di estrazione di plusvalenze dai territori. La trasformazione urbana alla quale stiamo assistendo scaturisce da una combinazione di fattori e di tendenze, alcune delle quali locali ma molte delle quali globali. Le seconde case acquistate da immobiliaristi d’oltralpe e d’oltreoceano fanno il paio con interi pezzi di città d’arte acquistati dai settori immobiliari di grosse holding finanziarie, alcune delle quali nostrane come San Paolo e Unicredit, ma altre estere come Black Rock[2]. Secondo “Scenari Immobiliari”, nel 2021 si stima che gli acquirenti esteri di seconde case in Italia spenderanno circa 1,8 miliardi di euro. Per oltre la metà si tratta di acquirenti tedeschi seguiti da inglesi, francesi, americani e canadesi[3].</p>



<p>Residenze temporanee, B&amp;B, residence, rifunzionalizzazione di interi quartieri, coworking spaces e tutta una folta schiera di nuovi spazi e nuovi modi d’abitare fanno dei centro-città luoghi molto spesso congestionati di giorno e pressoché deserti di notte, dal momento che spesso il centro è stato destinato alle sole attività commerciali o ai servizi, allontanando sempre più le residenze. Ma sembra essere in atto una tendenza contraria. Già da qualche tempo le downtown cominciano a perdere i loro significato di centro direzionale, vuoi per il fatto che i servizi di comunicazione rendono possibile gestire gli affari da qualunque posto e soprattutto perché il vantaggio competitivo di avere tutti i servizi legali e finanziari alle aziende nello stesso quartiere non è più bilanciato dai costi che sono sempre più alti. Molte aziende, compresi i mastodonti multinazionali, stanno abbandonando i loro storici “headquarters” di Londra o Manhattan, preferendo cittadine più piccole e sostituendo al grattacielo aziendale un edificio hi-tech immerso nel verde, come il quartier generale di Google.</p>



<p>Basta pensare ad alcune tendenze in atto che vedono gli interessi finanziari allungare lo sguardo sui cosiddetti borghi, sempre più spopolati e dimenticati e che durante il lockdown hanno trovato una nuova centralità. Con la pandemia, infatti, alcuni di questi piccoli centri (ma anche diversi luoghi per nulla spopolati ma abbastanza elitari [COSA VUOL DIRE?] come quelli posti in alta montagna) sono tornati a essere luoghi di attrazione per alcuni smartworkers e per i nuovi “cittadini green”, quelli dotati di una forte capacità di mobilità e di una robusta disponibilità finanziaria. Le esigenze di questi due blocchi sociali, come è facile intuire, non sono per nulla sovrapponibili: per un lavoratore precario i piccoli centri periferici possono rappresentare un’occasione di risparmio, mentre per il nuovo “ceto green” (soprattutto quello medio e alto) vivere in un “borgo d’Italia” &#8211; magari in alta quota &#8211; diventa una scelta di vita “alternativa”, lontana dai pericoli legati al cambiamento climatico, oltre, ovviamente, a rappresentare un buon investimento economico.</p>



<p>È infatti proprio la finanza a riscoprire e proporre questi nuovi luoghi del vivere a un target facoltoso e selezionato: <em>vogliamo essere attori di un movimento di rinascimento dei borghi e dei centri storici italiani spesso abbandonati. L’idea è stata accelerata con la pandemia ma il rilancio di questi luoghi è la nostra mission</em>, racconta, dalle pagine del “Sole 24 Ore”, l’amministratore delegato della Crowdvillage srl. Un intreccio di finanza e investimenti immobiliari attraverso una nuova piattaforma di <em>lending crowdfunding</em> interamente dedicata ai borghi dove<em> si potrà investire in progetti di ristrutturazione immobiliare fino a 100mila euro con un rendimento atteso tra il 6 e il 12% </em>senza chiaramente escludere la possibilità di intercettare qualche fondo proveniente dal Pnrr<em>.</em> Le Amministrazioni comunali, in tutto ciò, hanno un ruolo di “facilitatore” delle operazioni finanziarie e di compravendita tra privati. Immobili abbandonati o in stato di degrado vengono venduti a poche migliaia di euro attraverso regolari delibere approvate in consiglio comunale. Ad oggi si contano delibere per&nbsp; 2,5 milioni di euro che hanno coinvolto 4800 persone[4].</p>



<p>Ma ciò come può interessare un soggetto precario che si sposta da una città all’altra come una specie di biglia da flipper? Be’, piaccia o no, le tendenze sono globalizzate; il che vuol dire che se fino a quindici o venti&nbsp; anni fa si poteva trovare una sistemazione decente nella prima cintura periferica di Torino o Roma, oggi per avere condizioni analoghe bisogna spostarsi di qualche chilometro. Nell’area fiorentina, ad esempio, per trovare un appartamento alla portata delle tasche di un precario ci si deve spostare in quel di Novoli o addirittura a Prato. Questo finché le aree di estrema periferia o semirurali non verranno prese di mira per creare zone residenziali di alto bordo, le cosiddette “gated communities”, zone per famiglie danarose, all inclusive, dotate di tutto ciò che serve, compreso un servizio di sorveglianza privata. Questa forma di insediamento, tanto di moda negli States, sta facendo capolino anche in Europa.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center">* * * * * *</p>



<p>NOTE</p>



<p>[1]&nbsp;Robert Moses, funzionario statale e municipale degli Stati Uniti la cui carriera nella pianificazione di lavori pubblici ha portato a una trasformazione del Nuovo Paesaggio di York, fu ampiamente contestato dalla nota sociologa e attivista per i diritti civili Jane Jacobs che pubblicò un testo fondamentale per i diritti urbani “<em>Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane</em>” (1961). Moses incarnò lo spirito dell’Urban Renewal, ovvero la trasformazione urbana da un impianto ottocentesco con gli opifici nel centro, ad una configurazione razionale che prevedeva la delocalizzazione degli impianti industriali in periferia e una riconversione del centro urbano in attività commerciali e ricreative.</p>



<p>[2] Cfr. Redazione, <em>Investimenti immobiliari in Europa, trend e settori su cui puntare nel 2021. </em>Idealista, 09 febbraio 2021. L’articolo è consultabile al seguente URL: <a href="https://www.idealista.it/news/finanza/investimenti/2021/02/09/152730-investimenti-immobiliari-in-europa-trend-e-settori-su-cui-puntare-nel-2021">https://www.idealista.it/news/finanza/investimenti/2021/02/09/152730-investimenti-immobiliari-in-europa-trend-e-settori-su-cui-puntare-nel-2021</a>.</p>



<p>[3] L. Cavestri, <em>Le agenzie straniere sbarcano in Italia a caccia di seconde case</em>, “Il Sole 24 ore”, 18 ottobre 2021.</p>



<p>[4] S. Fillippetti; A. Maccaferri, <em>Per i borghi italiani arriva il crowdfunding in salsa londinese</em>, “Il Sole 24 ore”, 10 novembre 2021.</p>
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		<title>ROM, SINTI E CAMMINANTI: LE DINAMICHE DI INFERIORIZZAZIONE E DISUMANIZZAZIONE*</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 08:07:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[RAZZA E RAZZISMO]]></category>
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<p>Come ogni anno, l&#8217;8 aprile si celebra la Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti. Una Giornata che dovrebbe servire a sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica contro il razzismo subìto ancora oggi da donne e da uomini anche in quanto gruppo culturale. Nell’Europa che ha ideato e sviluppato come sua struttura sociale il razzismo moderno, i diversi gruppi rom, a partire dal XV secolo, sono stati colpiti dal razzismo in diversi modi: le azioni di sterminio come quelle del nazi-fascismo e già attuate dal 1400 al 1700, la schiavitù negli stati rumeni per circa 500 anni, le azioni di durissima persecuzione ed emarginazione e l&#8217; odierna esclusione sociale con la negazione dei diritti fondamentali. Le dinamiche del razzismo moderno sono state applicate nel corso dei secoli in modo esemplare sui diversi gruppi rom attraverso efficaci azioni di “inferiorizzazione” e “disumanizzazione&#8221; che ancora oggi, come in passato, servono per “giustificare” ogni tipo di azione contro di loro: lo sterminio e la schiavitù ieri, ogni tipo di persecuzione, di emarginazione e negazione dei diritti fondamentali oggi.</p>



<p>Le azioni di “inferiorizzazione-disumanizzazione” nel caso dei rom sono state e sono ancora oggi tanto efficaci ed esemplari da far diventare queste persone agli occhi dell’opinione pubblica dei perfetti “stranieri” (anche quando sono presenti da secoli su un territorio), la cui cultura viene rappresentata come “completamente diversa ed incompatibile” con quella del resto della comunità. Con queste premesse, il processo di “inferiorizzazione” ha potuto rappresentare come “impossibile la convivenza” con loro, mentre questo non è vero, presentando la loro emarginazione non solo come un atto “giustificato”, ma anche come l’unico possibile o addirittura come una loro “scelta culturale”. La “disumanizzazione” di queste persone è stata ed è, purtroppo, anche un espediente che li ha trasformati anche in un perfetto “capro espiatorio”, tuttora utile a nascondere le colpe della politica e addebitarle alle persone di cultura rom.</p>



<p>Il razzismo moderno, nel corso dei secoli, ha sviluppato e sperimentato con i gruppi rom l’efficacia di una grande varietà di pratiche, consentendo di applicarle successivamente ad altri gruppi sociali subalterni. Difatti il vocabolario razzista mette in chiara evidenza la grande esperienza effettuata dal razzismo moderno sui rom. Essere indifferenti, come spesso succede, verso il razzismo subìto da queste persone è un&#8217;ingiustizia e non è conveniente, perché questo trattamento può riguardare tutti i gruppi subalterni, ai quali in molti siamo destinati a farne parte, oggi e nel prossimo futuro.</p>



<p>Ma nonostante la forza che ancora oggi esercita il razzismo, le iniziative di contrasto hanno riportato qualche risultato, producendo anche un effetto collettivo. A questo proposito vale la pena ricordare che negli ultimi 20 anni nel territorio della città Metropolitana di Reggio Calabria l’impegno di un gruppo di volontari e delle stesse persone rom ha consentito di superare una parte della grave emarginazione abitativa subita da queste persone. Tutto è partito dalla richiesta delle famiglie rom di inclusione nella società abitando equamente dislocate accanto alle famiglie non rom e non più concentrati. Questa attività ha consentito, dopo decenni di grave emarginazione nelle baraccopoli, di vedere riconosciuto il diritto, per una parte delle famiglie rom, all&#8217;assegnazione di alloggi popolari, in equa dislocazione accanto ad altre famiglie non rom, garantendo l’avvio di un processo di inclusione sociale negato per troppo tempo. Nella città di Reggio Calabria, oggi, circa 130 famiglie rom (circa il 40% di tutti i nuclei familiari rom) vivono in equa dislocazione abitativa e dopo una lunga storia di ghettizzazione hanno raggiunto discreti risultati di inclusione sociale. Nella cittadina di Melito di Porto Salvo, oggi, 33 famiglie (il 78% dei nuclei familiari rom) vivono in equa dislocazione anche loro con soddisfacenti risultati di inclusione sociale.</p>



<p>Queste parziali vittorie hanno contribuito a sviluppare la consapevolezza dell’emarginazione abitativa subita dalle &#8220;classi subalterne&#8221; con il loro concentramento in quartieri ghetto e del superamento di questa condizione attraverso l’equa dislocazione abitativa che favorisce l’inclusione sociale. Da queste consapevolezze, dall’esperienza maturata con le famiglie rom e dalle loro richieste di equa dislocazione si è sviluppata nella città di Reggio Calabria un’azione per il diritto alla casa rivolta a tutte le famiglie in disagio abitativo con il diretto coinvolgimento delle persone interessate.</p>



<p><strong><em>*Un Mondo Di Mondi (RC)</em></strong></p>
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		<title>REGGIO. IL BALLOTTAGGIO E LA MIOPIA DA CAMPAGNA ELETTORALE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 11:57:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CASA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per arrivare a governare il territorio si sgomita come non mai, il debito del Comune di Reggio Calabria sembra non fare più molta paura, pur nella sua allarmante cifra a sei zeri. Forse i sommovimenti governativi, in termini relativi a programmazioni di spesa grazie ai fondi speciali per l’emergenza Covid-19, hanno riacceso l’interesse per la [&#8230;]</p>
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<p>Per arrivare a governare il territorio si sgomita come non mai, il debito del Comune di Reggio Calabria sembra non fare più molta paura, pur nella sua allarmante cifra a sei zeri. Forse i sommovimenti governativi, in termini relativi a programmazioni di spesa grazie ai fondi speciali per l’emergenza Covid-19, hanno riacceso l’interesse per la poltrona di Sindaco. Come ormai ci hanno abituato le campagne elettorali, si è disposti non solo a promettere mari e monti o a dire tutto e il contrario di tutto, pronti poi a rimangiarselo alla prima occasione, ma si nota una certa disposizione a cadere nel grottesco.</p>



<p>La miopia e le panzane sembrano essere i due capisaldi delle fazioni in lizza per lo scranno da Sindaco. Miopia dalla coalizione di centrodestra e panzane da quella di centrosinistra. Da un lato abbiamo la sciagurata proposta di risolvere l’onerosità del comparto dell’edilizia economica e popolare svendendolo su un mercato immobiliare in flessione. A meno di non avere assi nella manica, tipo un piano per il social housing già pronto, con acquirenti che mordono il freno per arraffare immobili a prezzi di liquidazione, o molto più banalmente richieste di riscatto accumulate in qualche ufficio, è difficile immaginare una motivazione che vada oltre un proclama elettorale scialbo e insensato.</p>



<p>Data l’attuale situazione di profonda e strutturale crisi socio-economica, con una seconda ondata pandemica verosimilmente alle porte, è da irresponsabili dire di voler svendere il patrimonio immobiliare delle case popolari. Con la moratoria sugli sfratti e sui licenziamenti in scadenza c’è da aspettarsi un incremento delle famiglie che piombano sotto la soglia della povertà, ritrovandosi senza casa e senza lavoro. In questo momento di assoluta necessità, il buon senso vorrebbe un piano di ristrutturazione ed efficientamento degli alloggi popolari, per accogliere l’ondata di nuovi poveri.</p>



<p>La vendita degli alloggi popolari fa pagare alle fasce più deboli i debiti generati dall’incapacità gestionale e amministrativa di dirigenti che si sono succeduti nel settore negli scorsi decenni, oltre ad accontentare assegnatari ed eredi, anche quando non ne avrebbero bisogno. E qui veniamo alle panzane del centrosinistra, che sbandiera i suoi “sforzi” per risollevare il settore degli alloggi popolari. Avrebbero finalmente svincolato 11 mln di euro da destinare al settore, peccato che la decisione del 2016, che stornava suddetta cifra per destinarla ad altre opere, sia stata opera della stessa giunta che ora ne rivendica la riacquisizione.</p>



<p>Fu una petizione promossa nel 2018 dall’Osservatorio sul Disagio Abitativo a far pressione sugli organi di governo comunale, affinché quella cifra tornasse nella disponibilità del settore dell’edilizia popolare. E dal 2018 ad oggi la consueta inerzia della macchina amministrativa nulla ha fatto se non lasciare tutto fermo. Ora però che fa un gran comodo agghindarsi da parata e nella fretta ci si appunta anche di medaglie altrui, di guerre mai combattute. Gli alloggi popolari sono un calderone al quale tutti attingono in un modo o nell’altro. Un bacino di preferenze sempre pronto per il migliore offerente. Sempre aperto per alcuni e sempre irraggiungibile per altri.</p>



<p>Tra un approccio miope che se ne infischia dei tempi bui che ci attendono ed uno spararle un tanto al chilo, si consuma la campagna elettorale, giocando sempre e solo sulla pelle di chi versa in condizioni misere. Fintanto che la casa popolare non sarà un diritto per chi ne ha bisogno ma un privilegio per chi non ne ha diritto, assisteremo sempre ad uscite improbe per accaparrarsi qualche voto in più.</p>



<p><strong>Osservatorio sul disagio abitativo (Reggio Calabria)</strong></p>
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		<title>OSSERVATORIO SUL DISAGIO ABITATIVO: POSITIVITÀ E LIMITI DELLA GRADUATORIA DELLE EMERGENZE ABITATIVE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/07/20/osservatorio-sul-disagio-abitativo-positivita-e-limiti-della-graduatoria-delle-emergenze-abitative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2020 11:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo tanta attesa, &#160;lo scorso 14 luglio, il Comune ha&#160; pubblicato la graduatoria delle domande di emergenza abitativa, l’atto è in sé positivo ma presenta fin troppi limiti. Per la prima volta, attraverso una graduatoria, le&#160; emergenze abitative a Reggio Calabria potranno essere gestite in modo più trasparente rispetto al passato. L&#8217;idea&#160; di una graduatoria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dopo tanta attesa</strong>, <strong>&nbsp;lo scorso 14 luglio, il Comune ha&nbsp; pubblicato la graduatoria delle domande di emergenza abitativa, l’atto è in sé positivo ma presenta fin troppi limiti.</strong></p>



<p>Per la prima volta, attraverso una graduatoria, le&nbsp; emergenze abitative a Reggio Calabria potranno essere gestite in modo più trasparente rispetto al passato.</p>



<p>L&#8217;idea&nbsp; di una graduatoria per le emergenze abitative nasce, soprattutto, dalle richieste presentate dalle&nbsp; associazioni a partire dal 2016, per&nbsp;&nbsp; superare la discrezionalità gestionale attribuita al&nbsp; sindaco dalla normativa regionale (art. 31 LR 32/1996), evitando quindi che le assegnazioni per emergenza abitativa&nbsp; possano avvenire in modo arbitrario e&nbsp; clientelare. Le richieste&nbsp; delle associazioni, riviste dai consiglieri comunali in commissione, hanno portato nel gennaio 2018&nbsp; all’approvazione di un&nbsp; regolamento comunale e pochi giorni fa finalmente alla pubblicazione della prima graduatoria.</p>



<p><strong>Purtroppo i consiglieri comunali hanno accolto la richiesta di regolamentare le assegnazioni delle&nbsp; emergenze abitative,&nbsp; ma non le&nbsp; proposte specifiche per rendere più efficace e coerente&nbsp; la regolamentazione, tra le quali una procedura informatica e la priorità per le emergenze più gravi. Il&nbsp; regolamento approvato infatti&nbsp; presenta molte contraddizioni&nbsp; che oggi si manifestano&nbsp;&nbsp; nella graduatoria e nel tortuoso percorso che ha portato alla sua pubblicazione.</strong></p>



<p><strong>I risultati e</strong><strong> &nbsp;i tempi biblici lo evidenziano.</strong></p>



<p>Dalla graduatoria pubblicata risultano complessivamente presentate 311 domande per emergenza abitativa, a partire dal mese di&nbsp;&nbsp; aprile 2018 – data della pubblicazione del modulo di domanda &#8211; fino a poche settimane fa. Di queste 311 domande, <strong>&nbsp;7 sono “sospese</strong>”, mentre&nbsp; ben <strong>278 sono state valutate&nbsp; non ammissibili, vale a dire il&nbsp; 91,44% delle domande prese in esame. </strong>Solo <strong>26 sono risultate ammissibili, ossia l’8,56%</strong>.&nbsp; <strong>Il regolamento comunale prevede all’articolo 9 che le domande possano essere inammissibili se non contengono gli elementi previsti dal modulo di&nbsp; domanda predisposto dal Comune e/o gli&nbsp; allegati necessari.</strong></p>



<p><strong>Questo significa, ci chiediamo,&nbsp; che 278 domande&nbsp; sono state&nbsp; compilate male?</strong></p>



<p>Se così fosse,&nbsp; l’articolo 9 del regolamento comunale&nbsp; prevede anche che durante l’istruttoria preliminare&nbsp; possano&nbsp; essere richieste integrazioni e delucidazioni. Quindi in caso di errore formale presente nella&nbsp; domanda&nbsp; e, soprattutto per i casi di provata emergenza abitativa,&nbsp; la Commissione avrebbe potuto chiedere delle integrazioni per superare l’eventuale errore.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Un dato&nbsp; paradossale che inoltre emerge è proprio la grave penalizzazione dei casi di&nbsp; emergenza abitativa più gravi, ossia gli&nbsp; sfratti &nbsp;e le violenze domestiche.</strong></p>



<p><strong>Questo è  dovuto al regolamento, che non fissa alcuna priorità tra le emergenze più gravi e quelle meno gravi, con  il risultato  che  i casi di sovraffollamento dell’alloggio finiscono col precedere in graduatoria quelli di sfratto esecutivo e di violenza domestica.</strong></p>



<p><strong>Tuttavia,&nbsp; il regolamento&nbsp; consente&nbsp; di&nbsp; presentare istanza di riesame. Certo, trattandosi di situazioni di emergenza, il fattore tempo ha un’importanza non secondaria.</strong></p>



<p><strong>E dunque se, a nostro avviso,&nbsp; i risultati sono paradossali, i tempi non lo sono da meno.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Le emergenze abitative sono&nbsp; situazioni che&nbsp; dovrebbero essere trattate necessariamente&nbsp; entro tempi&nbsp; brevi&nbsp; per evitare le gravi conseguenze. Basta pensare agli sfratti esecutivi delle famiglie a basso reddito e alle violenze domestiche ai quali si dovrebbe rispondere tempestivamente.</strong></p>



<p><strong>I tempi invece sono stati incredibilmente lunghi. </strong>Dopo l’approvazione del regolamento, il 25 gennaio 2018, ad aprile dello stesso anno è stata avviata la presentazione delle domande; ma la Commissione prevista dallo stesso&nbsp; regolamento, per valutare le istanze e redigere la graduatoria, è stata costituita&nbsp; 22 mesi dopo, a&nbsp; novembre 2019. <strong>Dopo la sua costituzione, la Commissione&nbsp; ha lavorato con estrema lentezza.</strong> Ci sono voluti otto mesi per valutare le 311 domande presentate e per redigere la relativa graduatoria.&nbsp;&nbsp; C&#8217;è da chiedersi&nbsp; entro quanto tempo&nbsp; verranno assegnati gli alloggi alle&nbsp; 26 famiglie ammesse in graduatoria.&nbsp; E anche quali saranno i tempi di risposta della Commissione alle istanze di riesame che saranno presentate nelle prossime settimane.</p>



<p>Osservatorio sul disagio abitativo</p>



<p>Un Mondo Di Mondi&nbsp; – Giacomo Marino – Cristina Delfino</p>



<p>CSOA&nbsp; Angelina&nbsp; Cartella</p>



<p>Società dei Territorialisti/e Onlus</p>



<p>Reggio Non Tace</p>



<p>Collettiva AutonoMia</p>
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		<title>EX POLVERIERA REGGIO. ASSEGNATO ALLOGGIO CONFISCATO CON IMPIANTO IDRICO FUORI USO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/07/03/ex-polveriera-reggio-assegnato-alloggio-confiscato-con-impianto-idrico-fuori-uso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 07:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CASA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giacomo Marino e Cristina Delfino* Pochi giorni fa il Comune di Reggio Calabria ha assegnato ad una delle 16 famiglie&#160;dell&#8217;ex Polveriera un alloggio confiscato.&#160; Peccato che l&#8217;impianto idrico sia fuori uso, pur avendo assicurato&#160;l&#8217;assoluta abitabilità dell&#8217;immobile. La famiglia assegnataria ha potuto verificare il mancato funzionamento dell&#8217;impianto idrico solo dopo l&#8217;assegnazione e la consegna. La [&#8230;]</p>
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<p>di <em>Giacomo Marino</em> e <em>Cristina Delfino</em>*</p>



<p>Pochi giorni fa il Comune di Reggio Calabria ha assegnato ad una delle 16 famiglie&nbsp;dell&#8217;ex Polveriera un alloggio confiscato.&nbsp; Peccato che l&#8217;impianto idrico sia fuori uso, pur avendo assicurato&nbsp;l&#8217;assoluta abitabilità dell&#8217;immobile.</p>



<p>La famiglia assegnataria ha potuto verificare il mancato funzionamento dell&#8217;impianto idrico solo dopo l&#8217;assegnazione e la consegna. La Dirigente del settore Erp, Squillaci, aveva disposto che la famiglia potesse vedere l&#8217;alloggio solo dopo la sottoscrizione del contratto ed al momento della consegna, ma&nbsp;aveva assicurato&nbsp;di aver effettuato i sopralluoghi necessari dai quali risultava che l&#8217;immobile si trovava in perfette condizioni strutturali e quindi con impianti funzionanti.</p>



<p>Consegnato l&#8217;alloggio, la famiglia&nbsp;ha scoperto, con l&#8217;aiuto di un idraulico e confrontandosi con i vicini di casa, che l&#8217;impianto idrico è guasto da diversi anni e per molto tempo ha causato una grossa perdita di acqua della quale ci sono ancora i segni dell&#8217;umidità nelle pareti e nel garage sottostante. Il Comune, che detiene l&#8217;alloggio da tempo,&nbsp;non ha mai provveduto a ripristinare l&#8217;impianto.</p>



<p>Il fatto&nbsp;paradossale è che il settore Erp pretenderebbe che la famiglia si&nbsp;trasferisse&nbsp;subito nel nuovo alloggio lasciando la baracca dell&#8217;ex Polveriera. Ma la famiglia potrà trasferirsi solo dopo che il Comune&nbsp;provvederà a riparare l&#8217;impianto idrico e a verificare la funzionalità di quello elettrico.</p>



<p>La famiglia ha già presentato la richiesta di&nbsp;intervento alla Dirigente Erp e all&#8217;Assessore ai LLPP, Muraca, esibendo anche il preventivo spesa che gli è stato richiesto.</p>



<p>Non è certo questo il modo&nbsp;per riavviare il progetto dell&#8217;ex Polveriera fermo da due anni. Probabilmente quanto è successo è dovuto&nbsp;anche alla mancanza del personale nel settore Erp. Tuttavia questa è comunque una procedura irregolare&nbsp;di assegnazione&nbsp;che va assolutamente corretta.</p>



<p>Non è la prima volta che l&#8217;Ente comunale effettua&nbsp;assegnazioni di alloggi con&nbsp;impianti non&nbsp;funzionanti e con danni strutturali rilevanti. Secondo la normativa vigente, il Comune dovrebbe, invece, assegnare alloggi perfettamente abitabili e quindi, prima della loro assegnazione dovrebbe verificare con i suoi tecnici lo stato dell&#8217;immobile ed effettuare gli interventi necessari.</p>



<p>Questo è un aspetto importante del diritto alla casa, aspetto che troppo spesso viene disatteso.&nbsp;Difatti, la manutenzione degli alloggi costituisce una delle questioni critiche della gestione degli alloggi popolari.</p>



<p>Il Comune, pur avendo i fondi necessari per gli interventi di manutenzione per rendere abitabili gli alloggi che assegna e quelli già assegnati, non effettua in modo sistematico questi interventi.&nbsp; Da anni il Comune&nbsp;ha accantonato in un conto tutte le entrate dei canoni mensili degli alloggi nell&#8217;ordine di circa 4 milioni di euro. Mentre, secondo la normativa vigente, avrebbe dovuto utilizzare queste risorse per garantire quotidianamente la manutenzione degli alloggi erp&nbsp;da assegnare e già assegnati.</p>



<p>Visto che i pochi interventi di manutenzione programmati sono stati fermati dalle lungaggini e dai ricorsi dei bandi di gara l&#8217;Amministrazione comunale, nel mese di dicembre 2019,&nbsp;aveva deciso di affidare&nbsp;l&#8217;esecuzione di questi interventi direttamente alla società comunale in house Castore.</p>



<p>Ma dopo questa decisione niente è stato fatto per attuare il necessario programma di manutenzione erp. Eppure l&#8217;azione di manutenzione degli alloggi è una delle condizioni fondamentali per&nbsp;garantire in modo regolare le nuove e le vecchie assegnazioni.</p>



<p><strong>*Un Mondo di Mondi (RC)</strong></p>
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		<title>OSSERVATORIO CASA REGGIO. SETTORE ERP: RESPONSABILITÀ INQUIETANTI MA NON MISTERIOSE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/06/21/osservatorio-casa-reggio-settore-erp-responsabilita-inquietanti-ma-non-misteriose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 10:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CASA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre qualche centinaio di famiglie reggine attendono l&#8217;assegnazione, il cambio e la manutenzione dell&#8217;alloggio, la Commissione comunale servizi sociali, attraverso l&#8217;audizione della Dirigente e del Consigliere delegato del settore alloggi popolari, avrebbe &#8220;scoperto&#8221; nel settore Erp &#8220;uno scenario inquietante&#8221; e&#160;&#8220;misteriose responsabilità&#8221; per le quali si è deciso di istituire una Commissione comunale di inchiesta. Strano [&#8230;]</p>
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<p>Mentre qualche centinaio di famiglie reggine attendono l&#8217;assegnazione, il cambio e la manutenzione dell&#8217;alloggio, la Commissione comunale servizi sociali, attraverso l&#8217;audizione della Dirigente e del Consigliere delegato del settore alloggi popolari, avrebbe &#8220;<em>scoperto</em>&#8221; nel settore Erp &#8220;<em>uno scenario inquietante</em>&#8221; e&nbsp;&#8220;<em>misteriose responsabilità</em>&#8221; per le quali si è deciso di istituire una Commissione comunale di inchiesta. Strano che tutto ciò avvenga dopo cinque anni di Amministrazione Falcomatà, alla vigilia delle elezioni comunali e in periodo post lockdown da Covid -19.</p>



<p>La Commissione servizi sociali forse non ricorda che il Consiglio Comunale, su richiesta delle associazioni, nel febbraio 2017, ha deliberato una serie di provvedimenti per la &#8220;<em>legalizzazione</em>&#8221; del settore Erp.&nbsp; L&#8217;Amministrazione Falcomatà, nel silenzio assordante di tutti i consiglieri comunali, non ha di fatto applicato integralmente nessuno dei provvedimenti decisi dalla massima Assemblea.&nbsp;</p>



<p>Le responsabilità, quindi, sono certo inquietanti ma, almeno in parte, per nulla misteriose. È infatti fin troppo chiaro che le scelte amministrative in questi anni hanno perpetuato l&#8217;inerzia nel settore alloggi popolari.</p>



<p>In 5 anni l&#8217;Amministrazione Falcomatà ha gestito il settore Erp con sette dirigenti diversi, due consiglieri comunali delegati, un&#8217;Assessora rimasta in carica per soli sette mesi e, soprattutto, lasciando che, in seguito ai&nbsp;pensionamenti con quota 100, il settore rimanesse scoperto di&nbsp;funzionari esperti.&nbsp; Oggi nel settore Erp, che dovrebbe gestire 7000 alloggi popolari e garantire con varie pratiche e la collaborazione di altri settori il diritto alla casa per le famiglie con reddito basso, lavorano, oltre alla Dirigente ad interim, impegnata anche con il settore Legale, solo tre funzionari che non hanno alcuna esperienza in questo ambito.</p>



<p>Questo triste quadro è frutto di una scelta dell&#8217;Amministrazione Falcomatà e non certo di &#8220;<em>misteriosi soggetti</em>&#8221; che, qualora ci fossero, sarebbe bene che venissero assicurati alla giustizia, senza troppe cerimonie mediatiche. Gestire un settore tanto complesso e importante senza un assessore, definisce&nbsp;la volontà dell&#8217;Amministrazione di dismettere il settore e negare il diritto alla casa alle famiglie a basso reddito.</p>



<p>Per quanto riguarda il personale, è vero che è sottodimensionato in tutti i settori comunali ma in nessun altro settore è accaduto che&nbsp;tutto il personale andasse in pensione senza che venissero prese le misure minime&nbsp;per garantire le attività essenziali.</p>



<p>Nel 2018 l&#8217;Amministrazione Falcomatà decise di realizzare il progetto Ex Polveriera. Nonostante il sottodimensionamento del personale, costituì un gruppo di lavoro operativo che, in 4 mesi, con la collaborazione delle associazioni, assegnò alloggi a 16 famiglie. Lo stesso gruppo poteva essere impegnato per tutte le attività principali del settore Erp, per garantire l&#8217;assegnazione degli alloggi alle famiglie,&nbsp;i&nbsp;cambi alloggio e le manutenzioni. Ma il 27 settembre 2018 il gruppo di lavoro non era più attivo, ancora prima che si completasse il progetto dell&#8217;ex Polveriera.</p>



<p>A tutto questo si deve aggiungere una serie di fatti che completano la volontà politica&nbsp;dell&#8217;Amministrazione di dismettere il settore. Nel 2016 il Consiglio Comunale ha stornato il finanziamento di 11 milioni di euro del Decreto Reggio, destinato a nuovi alloggi da assegnare. Lo decideva mentre centinaia di famiglie reggine attendevano l&#8217;assegnazione di un alloggio, tra le quali le mille famiglie vincitrici del bando 2005.</p>



<p>Grazie ad una petizione popolare, presentata il 18 febbraio 2019, con 534 firme, il finanziamento è stato ripristinato nel settembre 2019.&nbsp; Da questa data l&#8217;operazione è ferma perché si attende la risposta del Ministero delle Infrastrutture, ma non si sa se l&#8217;Amministrazione la stia sollecitando.</p>



<p>Sul grande&nbsp;patrimonio di circa 7000 alloggi popolari (comunale ed Aterp), che dovrebbe garantire anche con il turn-over&nbsp;il diritto alla casa alle famiglie a basso reddito, il Comune non effettua, come previsto dalla legge regionale, le azioni di necessario controllo attraverso le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari,&nbsp;le&nbsp;decadenze e le riassegnazioni.</p>



<p>Non sarebbe azzardato affermare che il Comune&nbsp;ha&nbsp;abbandonato il patrimonio ERP nelle mani di coloro che lo utilizzano per i propri interessi. &nbsp;Perfino gli assegnatari di alloggi Erp&nbsp;che si sono comprati una casa di proprietà, rimangono stabilmente nell&#8217;alloggio popolare che dovrebbe essere invece assegnato a chi non ha la possibilità di affittare una casa e tantomeno di comprarla. Il diritto alla casa viene negato dall&#8217;Amministrazione anche non garantendo la&nbsp;manutenzione degli alloggi ed i cambi alloggio previsti dalla normativa regionale che per quest&#8217;ultima pratica non è applicata dal Comune di Reggio Calabria da 24 anni.&nbsp;Per le emergenze abitative, dopo l&#8217;approvazione del regolamento comunale nel gennaio 2018 ancora oggi non è stata pubblicata la graduatoria delle 300 domande presentate.</p>



<p>Ma le emergenze dovrebbero avere risposte tempestive. Servirebbero altri elementi per definire le responsabilità esistenti?</p>



<p>La Commissione servizi sociali, oltre alla Commissione di inchiesta,&nbsp;proporrà la costituzione di una task force per affiancare il personale Erp. Questa è l&#8217;unica decisione che, a nostro parere, ha senso. Ma questa azione è stata già decisa dal Consiglio Comunale con la delibera del febbraio 2017 e negli ultimi tre anni è stata annunciata continuamente dai Consiglieri delegati senza mai attuarla. Non sarebbe stato meglio costituirla, farla operare e dopo annunciarla?</p>



<p>Ad ogni modo, alla luce delle dichiarazioni del presidente Ruvolo, siamo certi che non si tratti solo di campagna elettorale e nei prossimi giorni la task force sarà costituita e operativa. La speranza è l&#8217;ultima a morire.</p>



<p><strong><em>Osservatorio sul disagio abitativo &#8211; </em></strong><strong><em>Reggio Calabria</em></strong><strong><em></em></strong></p>
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		<title>BARACCOPOLI DI MELITO (RC). PRIMI SEGNALI SU DISINFESTAZIONE E ASSEGNAZIONE ALLOGGI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/06/13/baraccopoli-di-melito-rc-primi-segnali-su-disinfestazione-e-assegnazione-alloggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 13:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della baraccopoli di Melito Porto Salvo e delle condizioni igienico-sanitarie delle otto famiglie che vi abitano, se n&#8217;è discusso lo scorso 9 giugno, in un incontro tra&#160;la Commissaria prefettizia, dr.ssa A. Colosimo, il presidente dell&#8217;associazione Un Mondo di Mondi, G. Marino, ed il Comandante dei Vigili urbani del Comune, dr. A. Laganà. Intervento di disinfestazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Della baraccopoli di Melito Porto Salvo e delle condizioni igienico-sanitarie delle otto famiglie che vi abitano, se n&#8217;è discusso lo scorso 9 giugno, in un incontro tra&nbsp;la Commissaria prefettizia, dr.ssa A. Colosimo, il presidente dell&#8217;associazione Un Mondo di Mondi, G. Marino, ed il Comandante dei Vigili urbani del Comune, dr. A. Laganà. Intervento di disinfestazione e derattizzazione, oltre alla sistemazione abitativa delle famiglie costrette a vivere tra rifiuti, topi e insetti, è quanto chiesto dall&#8217;associazione al Comune. Il progetto di equa dislocazione delle famiglie infatti è fermo ormai da anni. Positive le risposte della Commissaria.</p>



<p>Nei prossimi giorni il Comune di Melito dovrebbe infatti provvedere ad effettuare un intervento di disinfestazione e derattizzazione nella baraccopoli, anche se già effettuato nel mese di marzo,&nbsp;durante il&nbsp;lockdown.</p>



<p>Riguardo alla sistemazione abitativa delle famiglie che risiedono nella baraccopoli, sembrerebbe che da mesi l&#8217;Amministrazione si stia impegnando per creare le condizioni necessarie per riavviare il progetto di equa dislocazione delle famiglie.&nbsp;</p>



<p>La Commissaria prefettizia ha sostenuto infatti che il Comune riavvierà presto il programma di assegnazione degli alloggi in dislocazione, utilizzando alloggi popolari e alloggi confiscati già individuati dal comando dei Vigili urbani. Il Comune dovrà effettuare questa operazione di emergenza abitativa, prevista dalla normativa vigente, garantendo anche le assegnazioni di alloggi alle famiglie che risultano vincitrici del bando ordinario ancora in corso di validità.</p>



<p>L&#8217;impegno della dr.ssa Colosimo è di avviare l&#8217;equa dislocazione abitativa con un&#8217;azione di dialogo con le famiglie della baraccopoli e per questo ha chiesto l&#8217;aiuto dell&#8217;associazione Un Mondo Di Mondi per garantire l&#8217;attività di mediazione. L&#8217;associazione, presieduta da Marino, è da anni impegnata a garanzia del diritto all&#8217;abitare anche delle famiglie della baraccopoli di Melito, pertanto garantirà la necessaria azione di mediazione.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Un altro provvedimento è stato inoltre approvato nei mesi scorsi (delibera di Giunta n.17 dell&#8217;11 febbraio 2020): un progetto di 900.000 euro&nbsp;per la riqualificazione dell&#8217;area dell&#8217;ex Palazzetto dello sport. Il progetto prevede la demolizione della struttura fatiscente dell&#8217;ex Palazzetto dello sport ed una serie di interventi finalizzati a recuperare l&#8217;area&nbsp;per attuare aree attrezzate a verde pubblico, in attesa della costruzione di un nuovo Palazzetto.</p>



<p>Da ricordare che questo progetto è stato necessario in quanto i fondi già destinati alla riqualificazione dell&#8217;area sono andati&nbsp;persi perché l&#8217;Amministrazione Meduri non li ha impegnati.</p>



<p>Chiaramente il progetto si potrà realizzare una volta approvato.</p>



<p>L&#8217;equa dislocazione delle famiglie della baraccopoli comunque non dipende dagli esiti del progetto, in quanto si potrà realizzare con gli alloggi popolari e confiscati che sono stati individuati. Le spese che il Comune dovrebbe affrontare sarebbero solo quelle necessarie per garantire l&#8217;abitabilità degli alloggi da assegnare e per la demolizione delle baracche lasciate dalle famiglie. Si tratta però di spese contenute. Gran parte degli alloggi individuati infatti dovrebbero essere&nbsp;in buone condizioni e&nbsp;la demolizione delle baracche potrebbe essere realizzata in economia. Si attendono nei prossimi giorni le prime azioni annunciate dal Comune.</p>



<p><strong>Un Mondo Di Mondi (Reggio Calabria)</strong><strong></strong></p>
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		<title>UN MONDO DI MONDI: MELITO (RC), OTTO FAMIGLIE ACCANTO AD UNA DISCARICA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/06/04/un-mondo-di-mondi-melito-rc-otto-famiglie-accanto-ad-una-discarica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 12:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CASA]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In piena pandemia da Covid 19, a Melito Porto Salvo&#160;otto famiglie vivono nelle baracche di via del Fortino, a pochi metri da una discarica di rifiuti di ogni genere, ed ogni giorno sono invasi da sciami di insetti e da roditori che provengono dai rifiuti. Accanto alla baraccopoli, la struttura fatiscente dell&#8217;ex Palazzetto dello sport, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In piena pandemia da Covid 19, <strong>a Melito</strong> <strong>Porto Salvo&nbsp;otto famiglie vivono nelle baracche di via del Fortino,</strong> a pochi metri da una discarica di rifiuti di ogni genere, ed ogni giorno sono invasi da sciami di insetti e da roditori che provengono dai rifiuti.</p>



<p>Accanto alla baraccopoli, la struttura fatiscente dell&#8217;ex Palazzetto dello sport, <strong>che presenta chiari segni di cedimento,</strong> è diventata una discarica; all&#8217;esterno ed al suo interno sono depositate decine di tonnellate di rifiuti di ogni tipo, compresi rifiuti pericolosi.</p>



<p>Da circa 30 giorni, insetti che provengono dalla discarica infestano le baracche e causano punture alle persone che ci vivono. I bambini sono&nbsp;&nbsp; maggiormente colpiti, e ne portano i segni su braccia, gambe e collo.</p>



<p>Oltre agli insetti, le famiglie devono fare i conti con i topi che invadono ogni giorno le baracche per consumare le derrate alimentari.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-4 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://i2.wp.com/www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/06/Foto-Pellicano-vivere-in-una-discarica-scaled.jpg?fit=2560%2C1707"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2560" height="1707" src="https://i2.wp.com/www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/06/Foto-Pellicano-vivere-in-una-discarica-scaled.jpg?fit=640%2C427" alt="" data-id="7806" data-full-url="https://i2.wp.com/www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/06/Foto-Pellicano-vivere-in-una-discarica-scaled.jpg?fit=2560%2C1707" data-link="http://www.malanova.info/?attachment_id=7806" class="wp-image-7806" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/06/Foto-Pellicano-vivere-in-una-discarica-scaled.jpg 2560w, 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<p>In questo momento di emergenza sanitaria, che ha interessato in modo specifico anche il comune di Melito, è chiaro che questa <strong>grave situazione antigienica della baraccopoli&nbsp;costituisce un serio allarme per le famiglie</strong> che vivono nelle&nbsp;baracche,&nbsp;ma <strong>anche per l&#8217;intera&nbsp;comunità melitese</strong>.</p>



<p><strong>L&#8217;associazione Un Mondo Di Mondi il 16 maggio ha richiesto, via pec,&nbsp;alla Commissaria prefettizia d.ssa Anna Aurora Colosimo, all&#8217;Asp&nbsp;di Reggio Calabria&nbsp;Direzione generale&nbsp;ed al&nbsp;Dipartimento di prevenzione Servizio Disinfezione Disinfestazione- Derattizzazione, nella persone della dirigente Dr.ssa Rosaria Maria Mazzei,&nbsp;un intervento urgente di disinfestazione, disinfezione e derattizzazione per&nbsp;l&#8217;area della baraccopoli. Ma dopo 19 giorni, nonostante la gravità della situazione,&nbsp;nessun intervento è stato prodotto.</strong></p>



<p>Nella stessa richiesta l&#8217;associazione ha&nbsp;invitato il Comune a provvedere alla sistemazione abitativa in dislocazione di queste otto famiglie in alloggi popolari adeguati, come avrebbe dovuto&nbsp;fare da diversi anni. Difatti, il progetto di equa dislocazione abitativa&nbsp;delle famiglie della storica baraccopoli di Via Del Fortino, avviato dal Comune nel 2002, ha sistemato negli alloggi in dislocazione la gran parte delle famiglie che vi risiedevano, ma&nbsp;non è stato mai completato. Da diversi anni quindi queste famiglie sono state abbandonate nel ghetto.</p>



<p><strong>Oggi, con la pandemia in corso, la baraccopoli è un serio pericolo</strong> che va urgentemente&nbsp;superato&nbsp;per tutelare la <strong>salute pubblica della collettività,</strong>&nbsp;garantendo contemporaneamente il <strong>diritto fondamentale alla casa a queste persone</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Pertanto, dopo l&#8217;azione di disinfestazione, disinfezione e derattizzazione, invitiamo il&nbsp;Comune a dislocare&nbsp;le otto&nbsp;famiglie, assegnando loro gli alloggi disponibili tra i beni confiscati e gli alloggi popolari non abitati.&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>U</em></strong><em><strong>n mondo di mondi</strong></em> <em>(Reggio Calabria)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/06/04/un-mondo-di-mondi-melito-rc-otto-famiglie-accanto-ad-una-discarica/">UN MONDO DI MONDI: MELITO (RC), OTTO FAMIGLIE ACCANTO AD UNA DISCARICA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<item>
		<title>PER IL COMUNE DI COSENZA I SENZA FISSA DIMORA SONO INVISIBILI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/06/02/per-il-comune-di-cosenza-i-senza-fissa-dimora-sono-invisibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 14:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DISARMANTE! E’ l’unica parola che può ben sintetizzare il comportamento del Comune di Cosenza in tutta la questione riguardante la tutela delle persone senza fissa dimora presenti in città. Dopo numerosi solleciti, formali ed informali, inviati a comune di Cosenza, Comune di Rende e Prefettura, e dopo alcuni incontri avuti con l’Assessore al welfare di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>DISARMANTE!</p>



<p>E’ l’unica parola che può ben sintetizzare il comportamento del Comune di Cosenza in tutta la questione riguardante la tutela delle persone senza fissa dimora presenti in città.</p>



<p>Dopo numerosi solleciti, formali ed informali, inviati a comune di Cosenza, Comune di Rende e Prefettura, e dopo alcuni incontri avuti con l’Assessore al welfare di Cosenza Alessandra De Rosa, di cui abbiamo informato a metà aprile, si sono succeduti numerosi altri incontri in cui si è cercato di incalzare l’amministrazione affinché si concretizzassero azioni che, da una parte, potessero essere più o meno risolutive per la situazione di particolare emergenza sanitaria che si sono trovati ad affrontare i senza fissa dimora presenti nel territorio comunale, dall’altra, riuscissero ad avere un più ampio respiro, finalizzando le stesse ad una presa in carico continuativa e strutturata da parte del Comune.</p>



<p>Si è, dunque, effettuato un primo censimento delle persone senza dimora contattate dalle realtà presenti con unità di strada; si sono trovate alcune strutture ricettive, ai tempi chiuse, che avevano dato la propria disponibilità per “accogliere” temporaneamente i senza dimora disponibili a una situazione alloggiativa; si è ragionato sul fatto che tale soluzione dovesse essere una soluzione ponte, pagata con i 30.000 euro del Fondo Povertà ad immediata disposizione del comune, che avrebbe condotto a interventi più strutturati e a lungo termine, prendendo in riferimento ogni singolo caso; è stato più volte ribadita l’eventualità dell’avvio del progetto Avviso 4, relativo alla strutturazione di un’unità di strada e di processi di housing first e housing led, che sarebbe dovuto partire già nel 2019, ma mai attivato.</p>



<p>Tutto questo solo dietro ripetuti solleciti e con un estremo ritardo sempre giustificato dal “cambio di dirigente”. Come se i cittadini dovessero giustificare l’incompetenza e la disorganizzazione di chi dovrebbe coordinare e gestire un Settore così delicato e importante come il welfare solo perché “la nuova dirigente deve studiare bene il caso: lei deve firmare la determina con avviso pubblico per le strutture ricettive del territorio disponibili alla sistemazione temporanea delle persone senza dimora prese in carico dal Servizio sociale.”</p>



<p>L’ultima comunicazione in tal senso, in cui si diceva che la stessa dirigente stava vagliando la bozza di determina, è arrivata il 21 maggio. Ad oggi ancora non è stato fatto nulla.</p>



<p>Quello che è chiaro da tutto quanto sopra riportato in maniera molto sintetica è che, per l’ennesima volta, il Comune di Cosenza ha dimostrato la propria volontà nel non perseguire azioni concrete nei confronti di situazioni non spendibili dal punto di vista elettorale. Ha esibito la propria arroganza rimandando continuamente l’avvio delle suddette attività e mostrando una continua mancanza di rispetto nei confronti dei propri interlocutori.</p>



<p>E mentre la Dott.ssa. Fittante vaglia e studia, le persone continuano a rimanere per strada con la sola, pur fondamentale e meritoria, assistenza delle realtà autorganizzatesi. Mentre da due mesi si aspetta un avviso pubblico ad oggi ancora non pubblicato, c’è chi chiede costantemente e semplicemente di essere ascoltato.</p>



<p>Pensando meglio a quanto sopra riportato, c’è un’altra parola che potrebbe descrivere chiaramente quanto sta accadendo:</p>



<p>VERGOGNA!</p>



<p>Ambulatorio Medico “Senza Confini – Grandinetti”, ASGI – Sezione Calabria, Associazione “La Kasbah”, Auser Cosenza, Campagna Lasciatecientrare, Casa dei Diritti Sociali, Cosenza in Comune.</p>
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		<title>CEMENTIFICAZIONE, VUOTI EDILIZI E COVID-19</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/06/01/cementificazione-vuoti-edilizi-e-covid-19/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 13:45:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[DISAGIO ABITATIVO]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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		<category><![CDATA[ECONOMIA MONDIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di J. R.* Sarebbe quasi scontato dire che ogni sconvolgimento ed ogni crisi portano a galla le più grosse contraddizioni del sistema che vanno a colpire: il problema è che quando si porta all’attenzione questa ovvietà si assiste ad uno sguainar di spade unito ad un levarsi di scudi, in difesa dell’azione politica che ha [&#8230;]</p>
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<p>di J. R.*</p>



<p>Sarebbe quasi scontato dire che ogni sconvolgimento ed ogni crisi portano a galla le più grosse contraddizioni del sistema che vanno a colpire: il problema è che quando si porta all’attenzione questa ovvietà si assiste ad uno sguainar di spade unito ad un levarsi di scudi, in difesa dell’azione politica che ha determinato le condizioni critiche o, nella peggiore delle ipotesi, si assiste al solito balbettio cianciante di chi non ha idea di cosa dire. Questo succede spesso non tanto per difendere un’idea o una visione politica ma, semplicemente, per coprire le pudenda di una classe politica incapace e completamente supina ad esigenze altre rispetto a quelle della collettività ed evidentemente compartecipe di questi interessi.</p>



<p>La crisi economica post-pandemica non solo non fa eccezione a questo meccanismo ma vista la vastità della sua portata si preannuncia come “la tempesta perfetta”, ossia una combinazione di fattori fortuiti che aumentano l’uno la portata devastante dell’altro.</p>



<p>Per capire quali sono questi fattori dobbiamo partire da alcuni elementi introdotti nel sistema normativo attuale, i quali generano una serie di contraddizioni macroscopiche nei nostri territori. Una di queste contraddizioni, ad esempio, soggiace all’interno del dibattito istituzionale, nel quale impera una coscienza ecologico-ambientalista di cartapesta la quale strologa di consumo di suolo zero, facendo risaltare questo slogan nei documenti ufficiali, negli strumenti strategici della pianificazione urbana, in realtà però l’unico zero che abbia un senso è il livello di adempimento a quello slogan.</p>



<p>Il perché di questo atteggiamento ambiguo è presto detto; c’è bisogno di essere credibili mentre si gira col cappello in mano per svendere il territorio al peggior offerente. I processi che hanno trasformato gli enti locali in mendicanti si chiamano <em>Patto di Stabilità </em>(1997 e successive modifiche),[1] modifica della fiscalità comunale,[2] [3] <em>Fiscal Compact </em>(2012),[4] che ha poi portato all’introduzione dell’assurdità per eccellenza del <em>Pareggio di Bilancio in costituzione </em>(2014);[5] questi processi, soprattutto al livello locale, hanno provocato forti squilibri indebolendo la capacità di spesa degli enti locali in genere e dei comuni in particolare.</p>



<p>Una delle prime conseguenze, misurate soprattutto a causa della modifica della fiscalità comunale, è stata una forte riduzione delle entrate: ciò, unito all’impossibilità di indebitarsi, ha consegnato i territori comunali al ricatto degli immobiliaristi, i famosi “stakeholders” che ogni programma di ridefinizione urbana tiene in debita considerazione. Vengono tenuti così tanto in considerazione che i programmi vengono redatti ascoltando le loro necessità di investimento. Ciò può accadere in quanto uno dei più consistenti introiti sui quali le anemiche casse dei comuni possono contare è fornito dagli oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria) a seguito di piani di lottizzazione conseguenti all’approvazione di strumenti urbanistici “strategici”. Peccato che l’unica strategia che riescono a mettere in piedi sia la possibilità per gli enti locali di svendere il territorio alla speculazione immobiliare, derogando quanto basta per consentire una cubatura appetibile, capace di attivare la macchina del cemento; analogo discorso vedasi per le grandi opere e tutte quelle operazioni che utilizzano leve finanziarie e meccanismi speculativi a scapito delle comunità locali.[6]</p>



<p>Un altro nodo, che è venuto al pettine in conseguenza ai mancati introiti, è costituito dagli investimenti nella salvaguardia del territorio in generale e nel mantenimento dei servizi essenziali in particolare; tra questi spunta il diritto all’alloggio, con tutto il portato sociale che questo servizio reca con sé. Soprattutto in una fase come quella che si sta aprendo, che sarà caratterizzata da una consistente riduzione della domanda in termini di consumi a causa della contrazione dei redditi, soprattutto nelle fasce medie e medio basse del corpo sociale, la garanzia di un tetto per chi vive in affitto comincia ad essere una grossa incognita.[7]</p>



<p>Le toppe multicolori che il governo sta cercando di mettere ad una coperta sempre troppo corta, non bastano a risolvere il problema e non fanno altro che procrastinare l’inevitabile esplosione delle contraddizioni accumulatesi negli ultimi lustri.</p>



<p>Bloccare i decreti di sfratto esecutivo fino al 30 settembre non può bastare ed iniettare qualche spicciolo nel mercato degli immobili in affitto potrà servire a limitare le perdite per le grosse società immobiliari ma non è una soluzione, non può esserlo e, di fatto, non lo sarà.</p>



<p>Ecco quindi che inciampiamo in un paradosso, il primo di una lunga serie: da un lato abbiamo un patrimonio immobiliare sia pubblico sia privato assolutamente vuoto, in disuso e semplicemente chiuso che supera ampiamente la domanda di alloggi attuale e supererebbe perfino la domanda che a breve giungerà: si parla di circa 7 milioni di immobili di varia natura vuoti.[8] Dall’altro lato abbiamo persone che non hanno un alloggio, comuni che non conoscono la reale consistenza del loro patrimonio di edilizia pubblica, che non assegnano o che non mantengono e lo Stato che elargisce qualche spicciolo per non far perdere la casa in affitto ad un numero crescente di famiglie. In questo paradosso, di chi praticamente muore di sete con un bottiglia d’acqua in mano perché non ha idea di come aprirla, c’è tutto il portato di quelle contraddizioni cui la politica di ha oramai abituati, con in più l’alibi dei bilanci bloccati e della penuria di fondi.</p>



<p>In un momento in cui si potrebbe approfittare dello shock da pandemia per ripristinare un minimo di princìpi e mettere in discussione il patto di stabilità, il pareggio di bilancio ed il fiscal compact, si preferisce tornare a legarsi mani e piedi a quei meccanismi che aumenteranno l’efficacia e l’efficienza delle politiche liberiste per dare il colpo di grazia a quel poco di welfare che resta. Già diversi comuni hanno immaginato di mettere sul mercato buona parte del patrimonio degli alloggi popolari, nella speranza di fare cassa, con la prospettiva di avviare programmi di social housing gestiti da privati e sovvenzionati dal pubblico. Inutile dire che vista la crisi del mercato immobiliare in arrivo sarebbe un boccone ghiotto per i soliti noti, magari gli stessi che avevano fatto incetta di unità immobiliari per farne B&amp;B nelle città universitarie o turistiche.</p>



<p>A fronte di un patrimonio immobiliare sterminato, che potrebbe essere rimesso in sesto con una spesa forse minore rispetto a quella attualmente destinata per sostenere il mercato degli affitti, si potrebbe mettere in sicurezza una grossa fetta di società che sta in bilico sul baratro della povertà. Inutile ricordare quanto il valore sociale di un alloggio sicuro, che non erode buona parte del reddito già scarso, possa significare all’interno di una prospettiva di precarizzazione dell’esistenza; essere un po’ meno ricattabili rispetto ad offerte di lavoro impietose.</p>



<p>In conclusione il contraccolpo economico generato dal blocco forzato delle attività commerciali e produttive (lungi dall’essere orizzontale e colpire tutti allo stesso modo) scoperchierà un vaso di Pandora di proporzioni titaniche; l’atavica inefficacia dell’azione politica però, tutta appiattita su istanze di salvaguardia di interessi economici immediati, in altre parole l’interesse di quel gruppo, di quel settore, di quella catena di valore ecc. non riuscirà a cogliere l’occasione per scrollarsi di dosso i legacci delle politiche liberiste, esattamente perché quei precipui interessi derivano e traggono la loro forza di coercizione esattamente da quel corpus normativo che ha sancito nero su bianco la supremazia della ragion di mercato sulla sopravvivenza e la capacità di riproduzione della società.</p>



<p>Le contraddizioni per quanto macroscopiche saranno sempre offuscate da una cortina fumogena di finti problemi su questioni di lana caprina per giunta sintetica: è a questo che serve il teatrino della politica d’intrattenimento e da avanspettacolo, un circo per distrarre e fabbricare consensi sempre più effimeri, creando nemici dal nulla. La pandemia sta in qualche modo indicandoci il vero nocciolo del problema, come un dito ossuto che indica la Luna ma noi cosa stiamo realmente guardando?</p>



<p>*<strong><em>Umanità Nova n.19 | 31 maggio 2020 </em></strong></p>



<p><strong><em>note:</em></strong></p>



<p>[1] https://www.camera.it/leg17/465?tema=il_patto_di_stabilit_e_crescita</p>



<p>[2] http://www.parlamento.it/parlam/leggi/07244l.pdf</p>



<p>[3] https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-03-14;23!vig=</p>



<p>[4]<a href="https://temi.camera.it/leg17/post/trattato_fiscal_compact.html?tema=temi/le_regole_della_governance_economica_europea">https://temi.camera.it/leg17/post/trattato_fiscal_compact.html?tema=temi/le_regole_della_governance_economica_europea</a></p>



<p>[5] <a href="https://leg16.camera.it/465?area=1&amp;tema=496&amp;Il+pareggio+di+bilancio+in+Costituzione">https://leg16.camera.it/465?area=1&amp;tema=496&amp;Il+pareggio+di+bilancio+in+Costituzione</a></p>



<p>[6] Alberto Ziparo. “Emergenze ambientali e territoriali: anche nel Mezzogiorno la svolta innovativa deve arrivare dal basso” <a href="http://www.osservatoriodelsud.it/2018/02/18/emergenza-ambientali-territorialianche-nel-mezzogiorno-la-svolta-innovativa-deve-arrivare-dal-basso/">http://www.osservatoriodelsud.it/2018/02/18/emergenza-ambientali-territorialianche-nel-mezzogiorno-la-svolta-innovativa-deve-arrivare-dal-basso/</a></p>



<p>[7] JR. “Chi pagherà lo scotto?”. <a href="https://www.umanitanova.org/?p=12154">https://www.umanitanova.org/?p=12154</a></p>



<p>[8] Rosy Battaglia. “Stop al consumo di suolo: le case ci sono, non ne servono altre”. <a href="https://valori.it/stop-consumo-suolo-case-ci-sono">https://valori.it/stop-consumo-suolo-case-ci-sono</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/06/01/cementificazione-vuoti-edilizi-e-covid-19/">CEMENTIFICAZIONE, VUOTI EDILIZI E COVID-19</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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