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Peter Thiel a Roma: esegeta dell’Apocalisse, predicatore dell’Anticristo


Teologia politica di un tecnocrate:

Peter Thiel

Dal 15 al 18 marzo, Thiel ha riunito a Roma circa 165 ospiti selezionati da tutto il mondo per una serie di seminari riservati che mescolano tecnologia, filosofia politica e teologia. L’evento si è svolto con regole rigidissime: cellulari depositati all’ingresso, regola Chatham House sulle dichiarazioni e accordi di riservatezza con penali fino a 10.000 euro. Le conferenze si sono tenute a Palazzo Taverna.

Prima dell’evento era circolata la voce di un presunto ciclo di conferenze presso l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, ma l’Università aveva smentito categoricamente ogni coinvolgimento. Un sacerdote e teologo gesuita, presente alle lectio, ce ne offre una sintesi.

Padre Antonio Spadaro ritrae il miliardario americano definendolo non solo come uomo di tecnologia e di capitale, ma come esegeta dell’Apocalisse. Le lezioni spaziano dalla teologia alla geopolitica con un richiamo molto forte a Carl Schmitt e il suo concetto di secolarizzazione del discorso teo-politico. L’orizzonte religioso, nella visione del teo-tecnocrate, viene sostanzialmente svuotato del suo contenuto di fede: ciò che conta non è il ritorno di Cristo alla fine dei tempi, ma l’identificazione dell’Anticristo come forza politica concreta. Il Vangelo diventa così uno strumento di analisi geopolitica. I termini tecnici katechon ed eschaton, scritturistici e teologici,vengono utilizzati come chiavi di lettura del presente.

Secondo Spadaro, la conclusione pratica del messaggio teo-tecnocratico è brutale: qualsiasi tentativo di regolamentare l’intelligenza artificiale, di istituire organismi di governance globale o di frenare lo sviluppo tecnologico diventa, in questo contesto, una preparazione al regno dell’Anticristo.


Chi è Peter Thiel?

Peter Thiel (nato nel 1967 in Germania, cresciuto negli USA) è un imprenditore, investitore e pensatore politico tra i più influenti della Silicon Valley. Già co-fondatore di PayPal (1998) insieme a Elon Musk e altri, poi fondatore di Palantir Technologies, società specializzata in analisi di big data per governi e aziende. Il suo pensiero politico si ispira ad idee libertarie di destra, apertamente contrario all’establishment progressista della Silicon Valley. Una sorta di Javier Milei tecnocratico con tanto di motosega. Ha sostenuto Donald Trump nel 2016 ed è dietro all’elezione di JD Vance. È noto per posizioni provocatorie e border line sul concetto di democrazia, finanzia ricerche sull’immortalità e sostiene il programma Thiel Fellowship che paga giovani talenti per abbandonare il college. In sintesi una delle menti più stravaganti — e controverse — dell’ecosistema tech globale con tendenze transumaniste.

Chi è l’Anticristo secondo Thiel?

Seguento il filo del commento del Padre Antonio Spataro, Thiel utilizza con una certa disinvoltura, anche se non con la medesima precisione, alcuni termini tecnici della teologia e della teologia politica: “Il primo è il katechon, che significa letteralmente «colui che trattiene». Compare soltanto due volte nella Seconda Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi (2, 6-7), dove l’apostolo descrive una forza misteriosa che ritarda la manifestazione di quella che chiama il «mistero dell’iniquità»: cioè l’irruzione piena del male nella storia. Nel corso dei secoli, i teologi hanno identificato questa forza frenante in modi diversi: l’Impero Romano, la Chiesa, lo Stato cristiano, l’autorità legittima in quanto tale. È un concetto che ha attraversato tutta la storia del pensiero politico cristiano, da Tertulliano ad Agostino, fino al giurista tedesco Carl Schmitt nel Novecento. Il secondo concetto è l’eschaton, che indica la realtà ultima, il compimento della storia nella sua dimensione religiosa: non semplicemente la «fine» come cessazione di tutto, ma il traguardo verso cui tutta la vicenda umana si orienta nella fede cristiana.” [1]

Le forze che frenano l’esondare dell’anarchia malvagia sembrerebbero quelle tradizionali: l’impero romano sotto Costantino, la Chiesa tradizionale e la messa tridentina, il conservatorismo su base nazionale. Dall’altra parte ci sono i tempi ultimi dell’escatologia che fanno riferimento al progressismo ecclesiale e politico, a Madre Teresa e alla Teologia della liberazione.

Thiel pare ribaltare i riferimenti tradizionali. Tracciando una possibile carta d’identità dell’Anticristo così si è espresso: «Nel XVII e XVIII secolo, l’Anticristo sarebbe stato un Dottor Stranamore, uno stregone che faceva un tipo di scienza malvagia e folle. Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare tutta la scienza. È qualcuno come Greta o Eliezer».

In altre parole, Thiel usa il termine “Anticristo” in senso metaforico per creare una categoria politico-culturale in cui inserire tutte quelle realtà e personaggi, a suo avviso, che frenano il progresso, regolamentando il potere e ponendo limiti all’innovazione e all’IA.

Nella sua visione, l’Anticristo prende le forme della regolamentazione tecnologica, delle leggi e dei limiti, della governance globale e della lotta al cambiamento climatico: forze che fingerebbero di dare sicurezza ma che in realtà toglierebbero libertà ai cittadini con l’invenzione di lacci e lacciuoli.

Thiel usa il termine “Anticristo” in modo inedito: non come figura antireligiosa, che si oppone al Messia, come sempre è avvenuto nella tradizione cristiana, ma come simbolo di un potere globale che frena il progresso, limita l’innovazione e impone un controllo, un limite. Insomma, l’Anticristo per lui rappresenta tutto ciò che impedisce alla tecnologia di far avanzare il mondo senza limiti: ovviamente quel mondo dei CEO multimiliardari delle aziende informatiche. Disse in un’intervista al New York Times:

“Siamo stati sulla luna nel luglio 1969.

Woodstock è cominciato tre settimane dopo.

Col senno di poi, è lì che il progresso si è fermato — e che hanno vinto gli hippy.”

Il katechon: la tecnologia come forza salvifica

Se per Carl Schmitt il katechon — il “potere che frena” l’avvento dell’Anticristo — era rappresentato da un nuovo concetto di sovranità che decide nello stato di eccezione, concetto scaturente dalla scuola del realismo politico e della teologia politica, per Thiel quel ruolo è assunto dalla dittatura algoritmica e dall’accelerazione tecnologica. La barriera contro la fine dei tempi, nella sostanza del suo messaggio, non sono le istituzioni religiose, ma le aziende tecnologiche. La proposta politica del tecnoburocrate consisterebbe, in estrema sintesi, nell’abolire ogni freno e ostacolo all’accelerazione tecnologica promuovedo altresì la frammentazione geopolitica. Non un mondo globale ma diviso in piccole nazioni.

“La conclusione: qualsiasi tentativo di regolamentare l’intelligenza artificiale, di istituire organismi di governo globale, di porre freni allo sviluppo tecnologico, diventa — in questa griglia — una preparazione al regno dell’Anticristo. La frase di san Paolo nella Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 3) — «quando diranno pace e sicurezza, allora una distruzione improvvisa piomberà su di loro» — diventa per Thiel la descrizione del programma politico dei suoi nemici: tutti coloro che chiedono un ordine sovranazionale e moderazione tecnologica. È un’operazione retorica di straordinaria efficacia, e di altrettanto straordinaria ambiguità”, sintetizza il nostro osservatore. [1]

Il testo paolino serve all’oratore per dimostarare come democrazia e pace siano solo parole che possono nascondere la più crudele delle schivitù. La retorica pacifista nasconderebbe dei grandi burattinai che ivitano i popoli a stare in pace per premettere loro di meglio governare: tranquillità al posto della libertà. Un ragionamento certamente efficace, ogni realtà può essere ribaltata nel suo opposto, ma, in effetti, lo stesso finisce per sostenere una precisa visione geopolitica: la sfiducia nei confronti delle istituzioni internazionali, il sospetto verso qualsiasi forma di governo al di sopra degli stati, la preferenza per un ordine mondiale fondato sulla rivalità tra grandi potenze. Non si tratta di una posizione teologicamente neutra ma politicamente orientata. Privilegia la competizione tra realtà storico-territoriali, competizione che alla fine risponde agli interessi di fatturato di Palantir, l’azienda di Thiel, che vende tecnologie di sorveglianza e di intelligence ai governi di mezzo pianeta.

Il quadro ideologico e politico

In questo quadro si innesta la sua visione messianica: gli innovatori, come lui, hanno un diritto quasi metafisico al libero esperimento, mentre chi invoca cautele normative e predica la paura è un semplice predicatore di sventura e traditore dell’umanità. Solo poco tempo fà Dario Amodei, Ceo di Anthropic, prendeva le distanze dal Pentagono che gli chiedeva di disabilitare alcune “barriere” del suo sistema. Serve una deregulation tecnologica, afferma Thiel. In effetti negli ultimi decenni l’influenza anticristica dei governi, della legislazione internazionale e degli allarmismi climatici ed ambientali hanno di fatto rallentato il progresso tecnologico: “Volevamo le auto volanti, ci hanno dato 140 caratteri”, è la battuta più sagace di Thiel, utilizzata per dire che al posto di una rivoluzione tecnologica capace di trasformare la vita materiale, al posto della risoluzione di malattie mortali e della vittoria definitiva sulla problematica energetica, abbiamo ottenuto solo i social media.

La critica di fondo di Spataro

Il punto centrale della contro-riflessione di Spadaro è che quella del nostro tecnocrate non è teologia, ma un uso strumentale del linguaggio religioso per legittimare un programma politico ed economico ben preciso: deregolamentare la tecnologia, smantellare le istituzioni di controllo globali e concentrare un potere sovranazionale nelle mani di pochi attori privati. La profezia diventa così marketing, e l’Apocalisse un argomento contro i propri avversari.

La stessa cosa che accade quotidianamente nella geopolitica trumpiana che mette l’interesse nazionale al centro e che delegittima ogni istituzione internazionale che possa porre freno a tale interesse. Non esiste alcun diritto internazionale, nessun organismo sovranazionale, ma un ritorno agli imperi e alle sfere di influenza. Ogni regione deve avere il suo ‘primate’ e la sua autonomia territoriale ed economica.


[1] https://antoniospadaro.substack.com/

[2] https://legrandcontinent.eu/it/2025/07/03/il-transumanesimo-secondo-peter-thiel-lai-marte-la-geopolitica/