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InvestCloud Italy chiude Marghera: 37 lavoratori licenziati per l’IA

Il caso suscita scalpore in Veneto e anticipa una trasformazione epocale nel mercato del lavoro tecnologico


Il 9 marzo 2026, InvestCloud Italy, con sede a Marghera (Venezia), ha avviato le pratiche per il licenziamento collettivo di tutti i suoi 37 dipendenti per cessazione dell’attività nella sede veneziana, l’unica presente in Italia. La comunicazione formale è stata inviata a Federmeccanica, alle organizzazioni sindacali e a Confindustria Veneto Est, aprendo ufficialmente la procedura di riduzione del personale.

Per il gruppo americano, le soluzioni personalizzate, Paese per Paese, hanno fatto il loro tempo e le strutture nazionali saranno progressivamente eliminate. Al loro posto si punterà su pochi centri di eccellenza globali, con una strategia basata su una accelerazione degli investimenti in soluzioni basate sull’intelligenza artificiale e un rafforzamento dell’attenzione all’innovazione replicabile e scalabile.

La lettera di licenziamento ha lasciato sgomenti i dipendenti, che si sono riuniti in assemblea.

InvestCloud non è un nome qualsiasi nel panorama finanziario mondiale. Fondata in California nel 2010 da John Wise e Michael A. Smith, l’azienda è crescita rapidamente da startup a player globale, trasformando il modo in cui le istituzioni finanziarie gestiscono la ricchezza. Il concetto originale, come in ogni saga afferente all’american dream, fu sviluppato in un garage californiano con la visione di costruire una piattaforma che permettesse a professionisti del business, anziché a costosi programmatori, di personalizzare i software.

Nel febbraio 2021, InvestCloud completò una ricapitalizzazione che rivalutò l’azienda a un miliardo di dollari. Come parte dell’operazione, Motive Partners e Clearlake Capital Group integrarono due società di portafoglio — Finantix e Tegra118 — in InvestCloud, creando una piattaforma globale SaaS per soluzioni di gestione patrimoniale. Questa integrazione espanse significativamente la piattaforma a oltre 4 trilioni di dollari in asset e portò il team a oltre 900 persone.

Nel 2023, InvestCloud supportava oltre 550 clienti con più di 6,4 trilioni di dollari in asset under management e oltre 32 milioni di conti cliente in 40 Paesi.

La storia della sede di Marghera affonda le radici in Finantix, un’azienda nata come eccellenza tecnologica nel settore del wealth management, che venne acquisita dal gruppo californiano nel 2021.

Il motivo di questa drastica decisione non è una crisi finanziaria, né un calo di performance della sede italiana. “La InvestCloud Italy è tutt’altro che un’azienda decotta. Il bilancio 2024, l’ultimo pubblicato, le assegna un utile netto di 501.000 euro e un fatturato di 9.941.000, in vistosa crescita rispetto al 2023 (più 63%). Osservatori qualificati riconducono a ogni addetto ricavi procapite per oltre 248.000 euro, un ottimo indicatore di produttività“. (La Repubblica)

È una scelta strategica di portata globale. Il gruppo ha spiegato che il modello organizzativo utilizzato finora, basato su team distribuiti in diversi Paesi e su soluzioni adattate ai mercati locali, non è più compatibile con la nuova direzione tecnologica.

Nella lettera alle parti sociali, InvestCloud sostiene che il suo modello aziendale “storico” non è più coerente con l’obiettivo di costruire una piattaforma tecnologica integrata centrata su strumenti di intelligenza artificiale.

“L’innovazione è stata la nostra forza trainante fin dal primo giorno, perché l’era digitale moderna lo richiede. Il mondo della finanza e della tecnologia si muove alla velocità della luce e noi sviluppiamo le nostre piattaforme verso nuovi limiti, uno dopo l’altro: sapere cosa facciamo oggi ci mantiene, noi e i nostri clienti, all’avanguardia nel futuro”. (dal sito web aziendale)

InvestCloud punta ora a un “riallineamento strutturale” dell’organizzazione globale, con l’obiettivo di sviluppare una piattaforma tecnologica integrata sempre più centrata sulle soluzioni di AI. Eppure, solo a gennaio, Cheryl Nash, responsabile del business APL di InvestCloud, affermava che l’intelligenza artificiale “non sostituirà i consulenti, ma solo i consulenti che non la sfruttano potrebbero essere sostituiti”, e ancora “non ho mai visto un lavoro in cui non ci fosse bisogno di connessione umana. Ma i consulenti devono davvero iniziare a sfruttare ciò che c’è là fuori dal punto di vista dell’intelligenza artificiale”. (ThinkAdvisor) Il risultato odierno sono 37 licenziamenti senza alcun rimpiazzo: erano tutti riottosi all’utilizzo dell’IA?

La notizia ha immediatamente scosso il mondo sindacale veneziano e nazionale, non solo per i 37 posti di lavoro persi, ma per il significato simbolico e sistemico dell’evento. Fim Cisl Venezia è stata tra le prime voci a reagire con forza. Il segretario generale Matteo Masiero ha dichiarato che “il caso InvestCloud Italy dimostra in modo pratico come la transizione tecnologica impatti pesantemente nel lavoro e oggi sempre più anche nel settore metalmeccanico, travolgendo quell’idea di giustizia sociale, tutela occupazionale e impresa locale”.

Masiero ha poi sottolineato un punto cruciale per il futuro: “quando si trattano beni immateriali e servizi, i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi viene messo in discussione tutto l’impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro, al salario, alle protezioni sociali. Il fatto che queste condizioni portino a una mobilità del lavoro globale ci costringe a confrontarci con modelli molto differenti da quello che conosciamo.”

Anche Cgil e Fiom veneziane sono intervenute. I segretari Daniele Giordano e Michele Valentini hanno dichiarato che non si è di fronte soltanto a una riorganizzazione aziendale ma a “un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra”, sottolineando il ritardo accumulato dall’Italia e dall’Unione europea, con il rischio di una crescente dipendenza da grandi gruppi esteri che “perseguono i propri interessi strategici e industriali, non certo quelli del lavoro, dell’occupazione e del sistema produttivo italiano”.

La vicenda apre interrogativi profondi anche sul piano del diritto del lavoro. Secondo la giuslavorista Claudia Ogriseg, l’intelligenza artificiale rappresenta “uno tsunami da cui stiamo cercando di proteggerci con una diga costruita da castori e nemmeno finita”.

Il diritto del lavoro continua ad essere basato su modelli da prima rivoluzione industriale, fondati sull’equazione tra tempo di lavoro e retribuzione. Una formula sempre meno adeguata a descrivere un’economia in cui la produzione di valore si smaterializza e si delocalizza in tempo reale e investe tutta la vita. Non esiste più una cesura netta tra tempo di lavoro e tempo di vita. Anche quando ci si rilassa a scorrere i post dei social si poduce utile per le azinde proprietarie che in cambio non ci fanno pagare un abbanamento. La furia espansiva dell’IA travolge il diritto e scompagina i parlamenti che non riescono a trovare soluzioni per arginarla. E’ semplicemente troppo veloce per chiunque. Persino gli stessi sviluppatori dei modelli IA sono usciti ultimamente con articoli pubblici per mostrare un certo spiazzamento rispetto alla rapidità di miglioramento e autonomizzazione dell’intelligenza artificiale.

Sul fronte delle prospettive occupazionali, il segretario Zanocco di Fim Cisl Venezia ha offerto una lettura in parte rassicurante: trattandosi di un settore con “fame di competenze informatiche” e caratterizzato da turn over sempre elevati, i dipendenti potrebbero ritrovare occupazione senza grandi difficoltà. Tuttavia, questo scenario riguarda i profili con competenze molto specializzate, mentre resta aperta la questione delle figure intermedie.

Il caso InvestCloud si inserisce in un dibattito più ampio sulla trasformazione digitale e il suo impatto sull’occupazione. Nel breve periodo, la decisione rappresenta un duro colpo per il territorio di Marghera.

Quello che accade nell’Information and Communication Technology può essere una spia di allarme anche per altri settori: call center, prenotazioni alberghiere e molte altre attività rischiano di subire ricadute enormi, con un impatto che potrebbe spazzare via un’intera fascia di lavoratori — quella con competenze intermedie — lasciando al fattore umano solo le specializzazioni più elevate.

L’Italia e l’Europa, secondo i sindacati, hanno bisogno di investimenti, ricerca, infrastrutture, formazione e soprattutto di un governo pubblico dei processi di trasformazione tecnologica. Senza questa assunzione di responsabilità, dicono, si continuerà a subire decisioni prese altrove, con il lavoro che paga il prezzo più alto. Nessuno riflette sul problema, estremamente complesso, dell’antico concetto della propretà dei mezzi di produzione. Come nell’antica rivoluzione industriale, anche oggi gli strumenti più avanzati sono nelle mani di pochissimi gruppi privati globlali. Sono questi oramai a divenire direttamente anche classe politica e quindi a manovrare il complesso statale-militare-finanziario. Dall’industria aerospaziale a quella militare, dalle piattaforme finanziarie a quelle social, dalla farmaceutica alla sanità in generale, dall’IoT all’intelligenza artificiale, tutto è nelle mani della finanza internazionale che si concentra a sua volta nelle mani di pochi e mastodontici gruppi. Resistono gli ultimi burattini ideologizzati e fintamente eletti come la Meloni in Italia o la Von der Lyen in Europa o il sempre citato Mario Draghi e le lotte residue intorno alla difesa dei posti di lavoro e della costituzione. Il PD ed il Movimento 5 stelle abbaiano rabbiosamente ad ogni decreto legislativo “neo-fascista”mentre erano docili come un gattino che fa le fusa quando fu il loro momento nella responsabilità di governo. Semplice gioco delle parti. Ma tutto ciò è già travolto dal corso impetuoso e caotico della storia e solo la guerra già iniziata riuscirà, in negativo, a risolvere i conti in sospeso tra le elité globali verso la nuova forma di ordine mondiale che guiderà il nuovo dipanarsi del tempo futuro tra le macerie e la ricostruzione.

InvestCloud Italy a Marghera è, in questo senso, molto più di una storia locale. È una tra le prima pagine sfogliate del libretto delle istruzioni del futuro sistema economico globale che dovremmo sbrigarci a leggere e conoscere approfonditamente. Tutto il resto del chiacchiericcio antagonsta equivale al voler rattoppare con il nastro adesivo l’abnorme falla nella diga sistemica oramai aperta.