UNO SPETTRO SI AGGIRA PER COSENZA

Dagli incontri culturali ai concerti, dai momenti di riflessione alle pratiche solidali: chi ha paura del libero sapere?

Un accattivante e coinvolgente spettro si aggira per Cosenza: lo spettro del libero sapere. In molti non lo notano, distratti, altri lo snobbano, superficiali , i più arroganti lo attaccano, invidiosi. Non è forse giunta l’ora che lo spettro esponga apertamente in faccia a tutta la città il proprio modo di vedere, i propri fini, le proprie tendenze, contrapponendo alla favola dello spettro del libero sapere, una visione d’insieme dello stesso? Nella città della speculazione edilizia, degli accurduni politici, dei bandi pilotati, dei grandi eventi, delle piazze futuristiche, del Centro Storico che s’accartoccia su se stesso, del lavoro che non c’è o quando c’è stanca e deprime, del tempo libero che non c’è o se c’è diviene preda dell’industria culturale del becero divertimento, nella città degli aperitivi, degli apericena, del vuoto di senso, qualcosa si muove. E si muove perché soggetti diversi, ma animati da comuni intenti, hanno deciso di scardinare il meccanismo perverso di un’industria culturale che ci vuole tirati a lucidi e poco informati, di una società dello spettacolo che ci pretende in forma e senza contenuti. C’è chi dice no, anche a questo. C’è chi dice no allo sperpero di denaro pubblico per intercettare i grandi nomi del jet set, c’è chi dice no all’imbarbarimento delle coscienze causato dall’assenza di momenti di dialogo, analisi e confronto, c’è chi dice no alla svendita di luoghi che potrebbero diventare spazi aperti a tutta la cittadinanza. La cultura, questa sconosciuta. Eppure, a ogni tornata elettorale, non c’è politicante che non la citi con orgoglio o dimentichi di inserirla al cento del proprio programma. “Con la cultura non si mangia”, “a che serve la cultura?”, una vox populi vecchia quanto il mondo. Però, spesso, con la cultura qualcuno ci mangia, e pure lautamente. Per questo, più che di cultura, che, anche nel nome, è un termine che rinvia alla visione sistematica e “colonizzatrice”, alla visione che si pretende egemone e universale, preferiamo parlare di libero sapere, di intreccio di pratiche solidali, di costruzioni di reti attive, di circolazione spontanea di idee e progetti, di comunità in movimento. E a Cosenza, ci tocca dirlo, e vi tocca ammetterlo, una comunità in movimento esiste e si sta espandendo a macchia d’olio, abbracciando i quartieri, destrutturando l’immagine patinata del “salotto buono”, fuoriuscendo dai circuiti ufficiali. Una comunità pensante che organizza incontri con studiosi, artisti, scrittori, filosofi, una comunità ballante che apre gli spazi sociali per regalare musica a tutti, una comunità solidale che mette in campo attività popolari di formazione e lotta ogni giorno per la dignità. Sì, perché non c’è differenza tra chi auto-organizza un evento musicale e chi lotta quotidianamente per ribadire che la casa è un diritto, non solo per alcuni, ma per tutti. Non è più il momento di innalzare muri e barriere tra chi sfila in corteo, rivendicando diritti e dignità, rischiando per giunta di vedersi fracassata la testa dalla solerte polizia italiana, e chi libera spazi e tempi per regalare alla comunità, o costruirli insieme a essa, momenti di riflessione, condivisione, scambio, formazione. Così, c’è un Auditorium Popolare transitato dai più svariati generi musicali, uno spazio aperto e dinamico che si oppone alla logica del “consuma e crepa” da locale di quarta o prima serie che sia, un luogo di incontro aperto tutte le settimane, a due passi dal salotto buono della città. E poi c’è un Centro Sociale, il Rialzo, attraversato da presentazioni di libri, progetti di scuola popolare, sportelli per i diritti sociali, iniziative solidali, uno spazio occupato e preoccupato dei destini di una città che si allontana sempre più da se stessa, rifugiandosi oltre il Campagnano. E poi trovi le esperienze nate dentro i quartieri, come quella di Villaggio Europa, del Comitato Piazza Piccola, della nuova sede di Coessenza su Corso Telesio: far circolare il libero sapere, spesso eretico, e insieme informare, in una felice fusione di impegno politico e attività di pensiero. Così, ad esempio, è nata la rassegna indipendente Cronache Sotterranee, che ha già ospitato autori del calibro di Manolo Morlacchi ed esperienze del peso di Radio Onda d’Urto. E poi c’è Il filo di Sophia che, quest’anno, festeggia i suoi 9 anni di attività, una piattaforma controculturale autogestita che ha ospitato decine di artisti, scrittori, filosofi e musicisti, mostrando che è dal basso che germogliano i fiori più belli. Tutte esperienze che fanno dell’autogestione e dell’autoproduzione la propria bandiera, una bandiera che passa, come un testimone, di mano in mano, prolungando una “social catena” di cui questa città deve andare orgogliosa. Controllare il calendario di questa settimana per credere: dall’assemblea universitaria sul No al ReferenZum a Franco “Bifo” Berardi ospite de Il filo di Sophia al Teatro dell’Acquario, dalle presentazioni di libri sul carcere e cultura ultrà ai momenti musicali, dalla scuola popolare al mercato del Gruppo di Acquisto Solidale. Uno spettro si aggira per Cosenza. Se l’hai visto, batti un colpo!

 

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