CHI SIAMO

cropped-iconaweb-1.jpeg

Viviamo in un contesto sociale che pone le sue basi sul concetto di ipermodernità, intesa come accelerazione dei tempi di produzione, di trasformazione, di consumo. Si tratta di una modernità proiettata verso la continua ricerca della crescita economica lineare indefinita e del progresso tecnologico ai quali prima o poi le comunità dovranno pervenire.

Una continua rincorsa al futuro, al modello dominante, al più avanzato sistema economico, da parte di chi viene descritto in ritardo su quelli che sono le necessità ed i tempi del capitale.

Modelli economici che mangiano il tempo, destabilizzano i luoghi, consumano la quotidianità delle persone. Comunità svuotate del proprio autentico portato culturale, rimpiazzato da un tradizionalismo posticcio e un folklore ostentato vendibile e spendibile come prodotto genuino al turista mordi e fuggi.

Comunità spinte ad inseguire linee guida dettate dai promotori del nuovo codice del benessere sociale che fa del bravo consumatore il perno su cui il sistema trae profitto. Il capitale che sposta comunità e persone a suo piacimento in base ai suoi interessi, che li rende incapaci di gestire il risparmio, li rende precari in tutti gli ambiti e in tutti i momenti della vita.

 Il capitale che basa la sua azione di sviluppo sulla necessità di abbattere qualsiasi ostacolo esistente sulla strada del profitto, popoli, culture o singoli individui, travolgendolo con tutte le armi possibili, che siano le penne dei media o le bombe dei caccia, i manganelli dell’ordine o gli articoli di legge.

Il capitale che in nome di una verità assoluta, quella del profitto come progresso, si proclama come unico pensiero\pensiero unico capace di determinare il superamento delle contraddizioni e dei conflitti sociali. Il nodo che “Malanova”, come redazione militante, vuole indagare e provare a sciogliere è proprio questo. Rompere la narrazione totalizzante che rende la comunicazione di massa disinformazione di fatto e strumento di affermazione del potere.

Il rapporto tra media e potere è qualcosa che non nasce oggi. Tuttavia è proprio nella fase capitalistica moderna che questo rapporto si è andato modificando, seguendo l’evoluzione dei processi di accumulazione e delle nuove tecnologie. Ai vecchi padroni se ne sono aggiunti degli altri, con vesti diverse e profitti maggiori.

Parlare oggi di televisione, radio, giornale cartaceo sembra quasi parlare di archeologia dell’informazione; le società hanno i social media, i canali video, i contenuti sempre pronti, presenti, visibili e accettabili a prescindere da chi li abbia creati e dal perché li abbia resi pubblici.

Le nuove tecnologie hanno aperto nuovi spazi di comunicazione, nuovi ambiti di intervento, nuove forme di produzione di saperi. Lo hanno fatto senza destrutturare il rapporto di fondo di riproduzione del potere, ma divenendone campo d’azione e condividendone profitti e proiezioni culturali.

I media, social e no, continuano a vivere di pubblicità, di fondi privati e di finanziamenti pubblici a pioggia, di agevolazioni fiscali e di partnership industriali, fondandosi su un modello di produzione dei saperi istantaneo, privo di filtri, privo di verifica della veridicità.

L’individuo non è più colui che usufruisce dei media in modo autonomo e consapevole: diventa consumatore che, privato della possibilità di scegliere, risulta condizionato da algoritmi stabiliti altrove, sottoposto a formule di connessione che lo rendono informazione-merce vendibile sul mercato dei dati come, target pubblicitario; un mero strumento di profitto dell’editore di turno.

Del lettore non si butta via nulla. Sono proprio le sue interazioni con i social, i suoi “mi piace”, i siti visitati e le merci acquistate a fornire informazioni utili per la sua profilazione. I cosiddetti “Big Data” sono la nuova frontiera; commerciale, politica e sociale.

Il web sa meglio di te quali sono i tuoi gusti, le tue opinioni, le tue tendenze e le usa per facilitarti l’acquisto con proposte mirate e personalizzate, per indirizzare il tuo voto, per orientare il tuo cammino. Proprio la ricerca spasmodica di profitto determinato dalla finanziarizzazione dell’economia, del breve periodo, ha reso i media suscettibili alle speculazioni politiche, alle pressioni, ai potentati economici.

Del tutto asserviti alla costruzione del consenso/assenso ad una forma-pensiero totalizzante, la quale è indifferente a quale schieramento politico la supporti e che agisce su piattaforme mediatiche che nascondono e consentono tali operazioni.

Il rapporto tra produzione di informazione e utenza assume quindi un contorno diverso dal passato. Non è più solo la penna di chi scrive a rendere servizio al potere; è la stessa macchina di produzione che ne è strumento, controllato all’origine e senza filtri, nella fase di divulgazione.

Il progetto editoriale di “Malanova” si pone come obiettivo quello di costruire un rete di informazione e approfondimento, costruita dal basso, da chi giornalmente si batte lavorando nei propri territori per la tutela dei diritti, dell’ambiente, delle differenze.

Nel rispetto dei luoghi e dei tempi delle nostre terre.

Malanova si propone di rompere il meccanismo che vede il giornalista iscritto all’albo scrivere in terza persona o per interposta persona, seguendo i lanci d’agenzia e copiando veline.

A questo teatrino delle ombre intendiamo rispondere ponendo in essere la formula militante della narrazione politica e culturale, capace di rendere le comunità in lotta soggetto narrante e protagonista della vita dei propri luoghi, il punto d’incontro tra persone e territori, tra storie del passato e proposte per il futuro.

Questo progetto editoriale vuole attraversare i nostri tempi, descriverli, elaborarli. Vuole diventare fonte creativa di proposta politica culturale, essere punto di riferimento per quelli e quelle che hanno qualcosa da dire, per quelli e quelle che dispongono della pazienza di riflettere e dell’entusiasmo di partecipare.

Una redazione militante e aperta che vuole fungere da stimolo per la rielaborazione collettiva del nostro mondo, delle nostre difficoltà, dei nostri desideri. Gli strumenti di cui si dota sono le intelligenze e le sensibilità di ognuno, la creatività del collettivo, l’immaginario del politico.

Riscoprire il valore della penna contaminandolo con la potenza dell’immagine, la forza della voce, costruendo relazioni strutturate con tutti quei partner che condividano i nostri sogni.

 Non rinchiudersi davanti a un monitor o dietro una scrivania, ma riscoprendo il territorio, mettendoci la faccia e mettendosi in discussione.

Malanova vostra!