COLLETTIVO MALATESTA: AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE IN CHIAPAS

“Non basta lavarsi le mani e mettersi una mascherina, dobbiamo costruire altri mondi.” EZLN

Collettivo Caffè Malatesta – https://www.caffemalatesta.org/

Cari amici e amiche,

recentemente, abbiamo diffuso l’articolo di Orsetta Bellani pubblicato su Altreconomia che racconta quanto sta succedendo nel municipio di Aldama, in Chiapas (Messico). Un territorio da cui, come ricorda il testo, proviene il caffè zapatista della cooperativa Yach’il che noi lavoriamo. L’articolo racconta l’inasprirsi di un conflitto che coinvolge alcune comunità di Aldama e Chenalhòe e che ha portato a 47 azioni armate a partire dal 24 Marzo. Vi invitiamo a leggerlo qui: https://altreconomia.it/tra-le-famiglie-zapatiste-che-producono-caffe-in-chiapas/

In questo nostro scritto, vorremmo approfondire alcuni aspetti più generali legati al territorio messicano e segnalare come il pericolo della COVID-19 stia determinando forti conseguenze politiche e sociali anche in quei territori così periferici.

Il CHIAPAS e la MILITARIZZAZIONE

Le azioni violente dirette contro le comunità che risiedono nei territori controllati dall’EZLN e amministrate tramite le organizzazioni zapatiste sono in crescita costante dal 2016. I conflitti stanno progressivamente disponendo un accerchiamento al cuore pulsante dello zapatismo. Nel 2019, l’EZLN rese pubblica l’intenzione di rompere questo accerchiamento che lentamente si stava stringendo sempre più attorno all’autonomia zapatista. “Romper el cerco” è però un’operazione più ampia rispetto ai conflitti descritti. Conflitti presentati come scontri tra comunità apparentemente in lotta per questioni agrarie.

Responsabile di gran parte di questo accerchiamento è il nuovo governo del presidente Lopez Obrador. Dal giorno dell’insediamento di questo governo dalle sembianze progressiste, gli anticorpi dei movimenti sociali temprati negli anni sono stati spesso incapaci di reagire alle operazioni ostili intraprese. Oggi, il pericolo sembra addirittura maggiore rispetto a quello rappresentato dai precedenti governi, per quanto dichiaratamente di destra.

Tra le sue prime promesse, Obrador affermò di voler ritirare dalle strade l’esercito, come imporrebbe la Costituzione; esercito utilizzato spesso nel contesto messicano con finalità di gestione dell’ordine pubblico e nella repressione politica. In proposito ricordiamo l’impunita strage di Ayotzinapa (Iguala) del 26 settembre 2014, quando vennero feriti, furono rapiti e persero la vita numerosi studenti che stavano protestando contro il governo.

Il ritiro dell’esercito annunciato dal nuovo governo è stato però di fatto una semplice sostituzione. Oggi a presidiare i territori messicani è la neocostituita Guardia Nacional , le cui fila attingono però da altre forze come lo stesso esercito o la screditata Policia Federal, notoriamente corrotta da narcos e malavita.

In alcune zone, ad esempio a Cocà (Aldama), hanno sede le Basi delle Operacione Mixtas (BOM). Si tratta di forze armate che presidiano il territorio sotto pretese finalità sociali e protettive. L’utilizzo di militari con finalità “civili”, come la distribuzione di farmaci o la vigilanza nella costruzione di infrastrutture energetiche  (ad es. gli oleodotti Pemex), è una pratica sempre più impiegata dall’esecutivo messicano. Complessivamente sotto il governo di Obrador i territori del Chiapas e di altre zone abitate da comunità indigene si stanno fortemente militarizzando al grido di: “El Ejército es bueno, porque el Ejército es pueblo”.

Il CONFLITTO in ALDAMA: L’ARRESTO di CRISTOBAL SANTIZ JIMENEZ

Come avviene in Occidente, anche in Chiapas la circolazione del coronavirus sta mettendo a nudo diverse criticità e acuendo le differenze di ceto sociale pre-esistenti.

Il municipio di Aldama, sede dei conflitti citati, è il terzo più povero del Messico. In marzo, il conflitto in Aldama si è violentemente riaperto. Si tratta di un conflitto a “bassa intensità” con sparatorie a giorni alterni o con intervalli di alcuni giorni tra loro. Testimone del clima di tensione è l’arresto di un rappresentante indigeno del municipio di Aldama: Cristobàl Sàntiz Jiménez, accusato di omicidio. Il fermo è stato denunciato il 15 marzo 2020 dal Frayba, l’osservatorio per i diritti umani attivo nella regione (vedi link). Ad oggi la detenzione di Cristobàl prosegue senza informazioni sul suo stato generale. Segnaliamo la petizione promossa sul sito del Frayba a richiesta della sua scarcerazione. I rappresentanti dei 115 comuni e delle 21 comunità del municipio di Magdalena-Aldama hanno sottoscritto un appello congiunto, che alleghiamo per permettere – a chi legge lo spagnolo – di comprendere direttamente la gravità della situazione.

COVID e REPRESSIONE

La situazione già complessa di per sé si è aggravata con l’infezione da coronavirus. Il 20 Marzo, visto il potenziale rischio sanitario in una regione sguarnita di quasi tutto, un comunicato dell’EZLN invitava gli abitanti a “stare a casa” pur senza interrompere le azioni di resistenza necessarie e in corso. Il comunicato è anzi un invito a trovare nuove strategie per attuarle.

Ci teniamo a segnalare due aspetti: da un lato le differenze dello “stare a casa” in Chiapas. “Stare a casa” lì significa stare nelle comunità, evitare i mercati, ridurre i contatti tra gruppi diversi. Non significa chiudersi in casa rifornendosi quando serve dalla vacca grassa della GDO. In secondo luogo, è impressionante vedere come, nonostante la presenza di un pericolo sanitario, persino nelle più remote e talvolta povere regioni del mondo, non si deleghiogni altro diritto, tra cui quello a resistere. Un monito di attualità per tutti.

Se non fosse per il continuo stato di minaccia e conflitto che causa sfollati e rende complicatissima la gestione sanitaria, rimanere “a casa” risulterebbe anche fattibile nelle comunità rurali. Nella capitale, San Cristobàl de las Casas, dove sono stati riportati casi di contagio, questo è però impensabile. Qui molte persone vivono di espedienti e, letteralmente, alla giornata. Non potere stare in strada significa non avere un reddito e quindi non mangiare. Malgrado i ripetuti appelli ad un intervento sanitario preventivo e differenziato (tra cui un reddito a queste fasce di popolazione), l’unica soluzione fornita è stata inviare l’esercito nelle strade per applicare le misure stabilite.

Per far fronte alla crisi sanitaria, diverse organizzazioni sociali hanno stipulato il Pronunciamento por la vida, pubblicato il 20 Aprile (vedi il link). Anziché essere una buona occasione per ripensare la sanità, l’epidemia è diventata il pretesto per militarizzare le strade e raggiungere obiettivi che altrimenti troverebbero significative resistenze. Tra questi citiamo lo sfruttamento minerario della regione e il super progetto “Tren Maya”. Quest’ultimo riguarda una grande infrastruttura ferroviaria lunga circa 1500 km che dovrebbe collegare il Sud del paese al Nord, e viene promosso dal governo promettendo ricchezza sotto tutti i profili alle regioni povere coinvolte. Un progetto che solo “l’arretratezza indigena” ostacola, e attorno a  cui si è dichiaratamente aperto uno scontro politico e culturale che sta entrando ormai nel vivo. Un progetto che non può non far pensare al nostrano TAV.

I tempi che si stanno vivendo in Chiapas, per l’EZLN, per gli zapatisti e tutte le comunità indigene non sono affatto facili pericolo rappresentato dal COVID-19 ha ulteriormente peggiorato il quadro della situazione. In Messico, come in Italia, questo pericolo si dimostra infatti terreno fertile su cui costruire un facile consenso per soluzioni politico-sociali inedite ed inimmaginabili. Questa “emergenza”, con tutto il suo corollario di legislazioni speciali e autoritarie che infantilizzano la popolazione, non è solo di tipo sanitario ma soprattutto politico. Gli scenari aperti dalla pandemia inquietano e ci impongono di vigilare ancora più attentamente su ciò che ci verrà chiesto di accettare con il pretesto di salvaguardare la salute pubblica.

Crediamo che in queste occasioni la forza della solidarietà, che non è beneficenza, possa manifestarsi nella sua pienezza. In Chiapas, in Italia, ovunque!

Chiediamo a tutti voi di aiutarci a diffondere queste notizie.

Seguiranno aggiornamenti.

Qualche riferimento utile:

Comunicati EZLN:

– Rompimos el cerco

– COVID

Petizione per la liberazione di Cristóbal Sántiz Jiménez:

https://frayba.org.mx/incomunicacion-criminalizacion-y-privacion-arbitraria-de-la-libertad-al-defensor-comunitario-cristobal-santiz-jimenez/?preview=true&fbclid=IwAR1OJGfL0jNnwyZE8JBxUP3iJpZNxrgbjfc9A2W_7lqRwfaJF_llyZ64SCo)

Frayba:

– 15 Aprile

https://frayba.org.mx/ta-jkanot-kutik-li-ta-jnatike-te-queremos-aqui-en-esta-casa-nuestra/

– 28 Aprile

https://frayba.org.mx/otorgan-amparo-a-comunidades-del-pueblo-maya-tsotsil-en-desplazamiento-forzado/

– 29 Aprile

https://frayba.org.mx/violencia-armada-en-tiempos-de-covid-19/#sdfootnote2sym

Comunicato Chiapas-COVID  del Maribel di Bergamo:

Pronunciamento por la vida:https://www.facebook.com/notes/cooperazione-rebelde-napoli/determinazioni-sociali-della-pandemia-uno-sguardo-dal-chiapas/2624302737859391/

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