LA LUNGA QUARANTENA DELLA SANITÀ PUBBLICA

Da più versanti ci dicono che siamo in piena emergenza: le mascherine e i disinfettanti non sono garantiti neanche agli infermieri, le analisi e i tamponi a disposizione non sono sufficienti per aumentare i test e prevenire i contagi, i posti nei reparti di terapia intensiva sono largamente insufficienti e di fronte al cimitero di Bergamo (quasi 400 morti in una settimana) cresce il numero di carri funebri in fila.

Mentre la gente si ammala e muore, senza il conforto dei propri cari, ogni giorno il governo italiano spreca 70 milioni di euro in spese militari. Come si evince dal Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020, la Difesa si vedrà riconosciuto per l’anno in corso un aumento di un miliardo e 509 milioni di euro: alle forze aeree andranno 2 miliardi e 785 milioni, a quelle marittime 2 miliardi e 131 milioni e, alle terrestri, 5 miliardi e 433 milioni. Ai Carabinieri circa sei miliardi e mezzo e alla Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari più di 4 miliardi e 300 milioni. A queste cifre bisogna aggiungere quella del Ministero dello Sviluppo che gestisce i contributi destinati alle imprese nazionali coinvolte nei vari programmi. Del bilancio totale di 5 miliardi e 482 milioni da destinare alla missione Competitività e sviluppo delle imprese, 3 miliardi e 210 milioni andranno all’industria della difesa e della sicurezza. Ma non è tutto, perché in Italia siamo famosi anche per le leggi speciali che si aggiungono ai finanziamenti messi a bilancio dal Ministero della Difesa. Dopo la scorpacciata del programma per gli F-35, si prevedono circa 5 miliardi aggiuntivi che saranno distribuiti ad aziende come Leonardo, Iveco-Oto Melara, Mbda, Beretta. A tutto questo aggiungiamo anche il cospicuo gruzzoletto riservato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alle missioni internazionali.

Se si considera che un respiratore costa 4 mila euro quanti respiratori potremmo acquistare ogni giorno con 70 milioni di euro? La risposta è 17 mila e 500. Eppure non c’è un Governo, negli ultimi due o tre decenni, che non abbia tagliato la spesa per la sanità tanto che lo scorso anno, per la prima volta, l’aspettativa di vita si è ridotta. Sono tantissime le persone che non possono pagare medicine, visite e prestazioni specialistiche; molti piccoli ospedali hanno chiuso i battenti e, in quelli ancora aperti, sono stati ridotti sia il numero di medici e infermieri, sia i posti letto. Con questa epidemia, essendo state cancellate visite ed esami, molta gente vedrà peggiorare le proprie patologie perché quello che resta della sanità pubblica è stata, di fatto, messa in quarantena. Intanto, le cliniche e gli ambulatori privati (sono circa 150 quelli a Cosenza e provincia) fanno affari d’oro.

In un quadro così delineato, possiamo dire che la nostra salute sia stata tutelata? Se non lo è nel pieno di un’epidemia, quando lo sarà? Il Governo centrale e le amministrazioni locali, che in questo periodo sono ammantate da un’aura di santità, sono i primi responsabili di questa situazione e probabilmente ne sono loro stessi al corrente se all’esercito sono state attribuite funzioni che vanno ben al di là di quelle di supporto alle varie forze di polizia.

La gente, dal canto suo, ha paura, si consola cantando dai balconi e ha accettato, pur non avendo la possibilità di discutere democraticamente alcunchè, tutte le imposizioni che sono piovute dai primi responsabili della condizione cui siamo costretti in queste settimane. Limitare spostamenti e contatti è più che ragionevole, ma si vorrebbe che la lotta che conduciamo quotidianamente avvenisse con la consapevolezza che la nostra salute sarà tutelata fino alla fine. Cos’altro dovrà accadere perché la resistenza si sposti dai balconi, tra inni e tricolori, e scenda nelle strade?

R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela)

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