CASSANO. IERI POMERIGGIO UN CONSIGLIO COMUNALE APERTO SULLA CRISI DEL SISTEMA RIFIUTI

È stato molto partecipato il consiglio comunale aperto richiesto dagli attivisti cassanesi di Terra Mia per poter affrontare comunitariamente il problema dei rifiuti e porre un argine allo strapotere di Regione, Ato e Commissari ad acta.

Una discussione aperta e franca che ha visto confrontarsi le posizioni di chi – movimenti, comitati e cittadini – chiede con forza il ritiro del progetto di sovralzo dell’esistente quarta buca e della realizzazione di una nuova quinta buca in un territorio che, negli ultimi trent’anni, ha subito una vera invasione, con rifiuti provenienti da ogni angola della regione e, soprattutto con il dramma dello smaltimento delle ferriti di zinco provenienti dall’attività industriale della Pertusola Sud di Crotone.

Un territorio che ha pagato un prezzo molto alto quindi, con oltre 500mila metri cubi di rifiuti abbancati, tanti morti sul campo tra leucemie fulminanti, linfomi ed altre patologie oncologiche dovute alle falde inquinate e ai pozzi che ne estraggono l’acqua contaminata. Infine, e non per ultimo, Cassano ha vissuto un costante depotenziamento dell’economia territoriale che, da queste parti, fa leva prevalentemente sull’agricoltura – spesso di qualità e bio – e sul turismo avendo a pochi passi il Parco Nazionale del Pollino ed uno dei più importanti distretti agroalimentari regionali.

Entrambe queste potenzialità soffrono la presenza ingombrante dei rifiuti con il Parco a poco più di un chilometri di distanza in linea d’aria dalle discariche di località La Silva ed una economia agricola che deve fare i conti con il deprezzamento dei prodotti – soprattutto quelli bio e di qualità – perché le coltivazioni risultano estremamente vicine alla discarica.

La seduta, aperta del presidente del consiglio comunale, si snoda su due linee di lettura del problema rifiuti: da una parte le comunità di Cassano e Francavilla, le associazioni ed i comitati che chiedono con forza un intervento definitivo per bonificare i territori e cambiare rotta rispetto ad un ciclo oramai ultra decennale di emergenze, commissariamenti e gestioni privatistiche, dall’altra le forze politiche (erano presenti molti amministratori locali, il Vice-presidente dell’Ato 1, alcuni consiglieri regionali) che o hanno difeso l’operato della Regione Calabria oppure, con estrema rassegnazione, hanno posto l’ineluttabilità di avere come soluzione le discariche, gli ecodistretti e gli inceneritori.

Nell’intervento di apertura, il Presidente del Consiglio espone quanto fatto finora dalla Giunta per bloccare i due progetti (sovralzo IV buca e realizzazione V buca); le due delibere, del 2015 e del 2019, contro questi scellerati ed inutili interventi tampone. Ma questi interventi amministrativi cozzano con quanto affermato dallo stesso sindaco Papasso nelle passate riunione dell’ATO1 dove pur mantenendo un no alla nuova discarica è stato invece possibilista per il sovralzo dell’attuale IV buca. D’altronde, nella conclusione dell’assemblea consiliare, lo stesso sindaco ha affermato che gli interventi previsti dalla Regione sono inevitabili per via del meccanismo del commissariamento. Ergo tenetevi discariche e sovralzi vari!

Oggi, è vero, abbiamo una situazione paradossale. Un commissariamento dell’Ato 1 e un ulteriore commissariamento a Cassano necessario secondo l’ex presidente della giunta regionale, Palla Palla, per poter realizzare, contro il volere della comunità, gli interventi previsti.

Eppure l’intervento del presidente dell’Associazione Terra Mia di Cassano è stato chiaro ed esaustivo. Cassano ha pagato un prezzo altissimo tra ferriti di zinco e rifiuti e non possiamo più andare avanti così. Cassano ha “accolto” sul proprio territorio scorie industriali altamente tossiche e rifiuti di ogni genere prodotti altrove negando di fatto il principio cardine di chiudere il ciclo integrato dei rifiuti sul territorio nel quale vengono prodotti.

Da Terra Mia arriva con forza una domanda: com’è possibile abbancare ulteriori 30mila metri cubi di rifiuti su una discarica – la IV buca – priva di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)? È possibile abbancare illegalmente altri rifiuti su un corpo del reato, la IV buca appunto, nata già in emergenza e priva delle necessarie autorizzazioni? Possiamo svendere un territorio per qualche spicciolo di royalties? Le alternative esistono: zero discariche, zero inceneritori, raccolta differenziata spinta porta a porta.

A sostegno delle posizioni della comunità cassanese e di Terra Mia, arriva secco l’intervento della Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela (RASPA) che ha denunciato con forza i meccanismi che da tre decenni tengono sotto scacco intere comunità e gli amministratori locali: “fin tanto che non mandiamo a casa i “signori della monnezza” – come i Pellegrino e i Vrenna – e non chiudiamo la lunga e pessima parentesi degli Ato e delle privatizzazioni, continueremo ad avere sempre “necessità” di discariche e nuovi impianti, perché il meccanismo dell’emergenza è un sistema messo in piedi artatamente dai privati per continuare a fare lauti profitti su un servizio estremante delicato come quello dei rifiuti. Le nostre discariche si sono riempite a colpi di ordinanze contingibili e urgenti che, in deroga hanno permesso di sversare il tal quale direttamente in discarica. Quest’ultime, spesso private – hanno accolto immondizia da ogni parte d’Italia. Siamo stati e continuiamo ad essere la pattumiera d’Italia“.

Le tante fandonie affastellate dal Vice Presidente dell’ATO1, il rampollo leghista Vincenzo Granata, sono state rispedite al mittente dai militanti di Raspa che lo hanno contestato interrompendolo nel momento in cui stava affondando un ridicolo e goffo attacco agli “ambientalisti” ed alla comunità di Morano colpevoli a suo dire di aver bloccato il volere del Sindaco di ospitare il cosiddetto ecodistretto sul suo territorio. Ancora purtroppo si vedono in giro personaggi di così bassa lega – è il caso di dirlo – che non nutrono il minimo rispetto per le comunità locali forse credendo di ricoprire la carica di consigliere comunale per volontà divina!

Il susseguirsi al microfono di molti interventi di cittadini e cittadine ha tracciato un quadro estremamente drammatico con elenchi impressionanti di patologie oncologiche dovute ad anni di esposizione alle ferriti di zinco e ai rifiuti. Ma ci sono stati anche alcuni interventi di giovani che hanno prospettato – se non dovessero arrivare delle soluzioni concrete – l’abbandono del Paese e delle terre che hanno iniziato a coltivare per dirigersi verso luoghi più sicuri per la salute e le economie personali.

Nonostante questo corale grido di emergenza e disperazione molti degli interventi dei politici presenti in sala sono stati, nella migliore delle ipotesi, di ineluttabilità dell’intervento privato e della necessaria realizzazione delle discariche come toppa da applicare alla falla del sistema rifiuti regionale.

Tra le istituzioni, l’unica voce fuori dal coro è stata quella del vescovo di Cassano, Francesco Savinio, che in un lungo e appassionato intervento, contro il fatalismo e la rassegnazione cita il Che fare di Lenin intrecciandolo con alcuni versi della Bibbia circa la capacità di ascoltare il “grido di dolore del proprio popolo”.

Chiede – e senza mezzi termini – ai politici e alla politica locale di “gettare la maschera dell’ipocrisia e della retorica. L’emergenza – afferma il vescovo – è funzionale ed organica ai poteri forti che lucrano sui rifiuti e non esiste nessuna emergenza ma soltanto un meccanismo emergenziale che produce business. Ribellarsi – continua – è giusto, etico e morale ed è molto triste che ve lo debba dire un vescovo ma la verità è che in Calabria manca la libertà che è la condizione fondamentale per essere uomini e donne veramente”.

Mons. Savino lancia un monito ai politici avvertendoli che – se non se ne fossero ancora accorti – sulle questioni ambientali, oltre a giocarci il futuro nostro e dei nostri figli, si romperà sempre di più il rapporto tra classe politica e comunità se non si troveranno le giuste soluzioni.

E le soluzioni ci sono e molte sono già in essere. Sono quelle legate ad una gestione pubblica e partecipata capace di chiudere il ciclo dei rifiuti territorialmente, di spingere al massimo la raccolta differenziata porta a porta facendo crescere sempre di più la cultura del riciclo, del riuso e del recupero. Per fare questo bisogna prima di tutto mandare a casa i signori della monnezza perché a loro conviene il mantenimento dello status quo, del caos nel settore, perché avere più indifferenziato e umido da trattare nei loro impianti vuol dire far lievitare vertiginosamente i fatturati e gli utili d’impresa.

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