QUEL GIORNO CHE MURRAY BOOKCHIN VENNE IN PRESILA

Di Mattia Gallo

E’ da qualche anno che sentiamo parlare del Confederalismo Democratico del Rojava, il modello politico promulgato dal leader curdo Abdullah Ocalan, fondato sul municipalismo libertario e l’ecologia sociale su cui è indirizzata la vita dei popoli del nord della Siria. Così come ci pervengono le drammatiche notizie della strenua resistenza del popolo curdo contro gli attacchi dell’Isis o dell’esercito turco, allo stesso tempo abbiamo sentito parlare della partecipazione democratica di base in tutte le istituzioni attraverso la pratica diffusa dell’assemblearismo, della lotta al patriarcato, di una società ispirata all’ecologia. Ed uno dei nomi che abbiamo potuto leggere più volte è stato quello del teorico del municipalismo libertario, i cui scritti hanno ispirato le teorie di Ocalan: stiamo parlando del pensatore anarchico americano Murray Bookchin. 

Il filosofo autore di testi come L’ecologia della libertà, Democrazia diretta, Per una società ecologica. Tesi sul municipalismo libertario e la rivoluzione sociale, a partire dai suoi 60 anni di età smise di insegnare e si dedicò a conferenze ed incontri, alcuni tra questi tenuti anche in Italia. Vale la pena qui ricordare allora che il 20 gennaio del 1990, Murray Bookchin fu ospite di un convegno dal titolo “Per una società ecologica”, insieme alla moglie anarchica e femminista Janet Biehl, tenutosi in presila, a Celico.

L’incontro venne organizzato dall’allora collettivo politico “U Iettune”, di Casole Bruzio. Dietro questo incontro, oltre all’evento in sé, c’è anche la storia di alcune realtà poltiche e sociali allora presenti ed impegnate nel nostro territorio. Al tavolo degli interventi della giornata del 20 gennaio di quasi trent’ anni c’è Giovanni D’Ippolito, anarchico, tra i membri fondatori del collettivo di base con sede a Casole Bruzio dal nome “U Jettune”, la realtà politica che sarà il motore della riuscita di quell’evento. “U Jettune”, traducibile in Italiano come “il pollone”, è un’escrescenza selvaggia alla base di una pianta principale, selvaggia quanto ribelle dunque. Giusto il 18 gennaio del 1990, il pensatore americano del municipalismo libertario era stato ospite di un incontro alla Facoltà di Architettura di Milano, organizzato dalla realtà anarchica Centro Studi Libertari e dal titolo: “Le città invisibili: spazio urbano come laboratorio d’utopie”. Come dicevamo, non si è arrivati però a caso alla riuscita di quella iniziativa svolta a Celico: dietro di essa si muovevano realtà politiche presenti nel territorio ed attive da anni.

E’ il 1985 quando persone libere di diversa estrazione politica decidono di dare vita “U Jettune” dove confluivano molti anarchici ma anche ecologisti e pure cattolici. Tra le attività di maggior rilievo: la pubblicazione di “Risveglio Sociale” e “Tam-Tam”, riviste che venivano pubblicate con una periodicità non fissa; la partecipazione attiva nel 1988 campagna  antimilitarista contro la decisione da parte del governo guidato da De Mita di spostare dalla Spagna gli aerei da caccia F16 della Nato ad Isola Capo Rizzuto;  e poi, la mobilitazione contro la cementificazione selvaggia in Sila. Per quanto riguarda quest’ultima attività, si trattò di una mobilitazione che ebbe come momento più importante una manifestazione che si tenne nel 1991, consistente in un corteo che a partire da Casole si diresse presso Spezzano Sila, fatto da centinaia di persone, che manifestarono contro la costruzione di impianti turistici costruiti senza alcun criterio nel cuore della Sila, una denuncia diretta contro la politica locale. Se si pensa alla discarica di Celico ed alle proteste degli ultimi anni degli abitanti della presila, si può dire che allora come oggi i politici locali non hanno nessun rispetto per il nostro territorio.

Quello della presila degli anni 80 è un contesto politico da conoscere, con una ricchezza sociale non indifferente dunque. A Casole in quegli anni è presente Antonio De Rose, compagno anarchico originario di Donnici che apre, proprio in quello che è oggi uno dei comuni di “Casali del manco”, una pizzeria che diventa centro attrattivo per tutti coloro si rispecchiano in un determinato modo di intendere la politica, dove oltre a bere birra e mangiare una pizza spesso si scambia qualche idea. De Rose è un compagno anarchico che inizia in realtà la sua attività politica nel gruppo “Il Manifesto”, poi nei primi anni 70 abbraccia il pensiero anarchico a cui rimarrà legato. Il nome della pizzeria da lui fondato nei primi anni 90 è a scanso di equivoci: “La Comune”. D’Ippolito e De Rose, come dicevamo, insieme ad altre persone decidono di dare vita dunque al collettivo “U Jettune”. Tra le iniziative organizzate di certo quella dell’incontro con Bookchin rimarrà tra le più rilevanti. Nel volantino di quell’evento dal titolo “Per una società ecologica”, si legge: “[…]Lo sfruttamento della natura consegue allo sfruttamento degli esseri umani. Così, la via d’uscita dalla trappola “ecocida” e dunque suicida in cui l’umanità s’è cacciata è nella ricerca di una diversa ragione che non sia pura razionalità strumentale, nella riscoperta di una diversa sensibilità, non gerarchica, e nella ricostruzione della società secondo linee libertarie[…]il discorso ecologico va integrato con il discorso sociale. E viceversa, beninteso”. Ragionamenti che sembrano far parte appieno dell’attuale movimento ecologista transnazionale “Friday For Future”; ed altri ragionamenti espressi da Bookchin, come quelli attinenti al municipalismo, sulla fine della fabbrica come raggio d’azione politico e l’enfatizzazione dello spazio della città, l’idea di condivisione dei sentimenti di uguaglianza dal basso in forma assembleare come presupposto ed obiettivo politico prioritario in rapporto alla lotta di classe diretta fatta verso l’alto per sconfiggere il potere, troveranno una risonanza politica nei ragionamenti della nascente radio comunitaria di Cosenza, che prendeva avvio proprio nel 1990, “Radio Ciroma”.

Quali sono i momenti da ricordare della giornata di Bookchin in presila? Innanzitutto, l’evento si tenne in una sala grande di una scuola elementare del paese Celico. La mattina di quella giornata, il preside della scuola fu incuriosito dalla figura di Bookchin, e decise di organizzare un’incontro non previsto con i bambini delle scuole insieme al filosofo americano. Nel pomeriggio invece, l’iniziativa vera e propria, in cui il pensatore americano espresse il suo pensiero cercando di essere molto chiaro spiegando i concetti base dell’ecologia sociale. Dietro al tavolo degli interventi oltre a Bookchin, la moglie Janet Biehl, Giovanni D’Ippolito e Paolo Jedlowsky, docente di sociologia presso l’Università della Calabria (autore del libro “Il mondo in questione”), che fece da traduttore degli interventi di Bookchin e Biehl. Nelle foto di quella giornata si vede un grande cartellone su un palco con la scritta “Per una società ecologica”, realizzato dal cantastorie calabrese Danilo Montenegro, che eseguirà le sue storie narrate con strumenti musicali in un concerto successivo al dibattito. Tra il pubblico presenti anche compagni anarchici venuti da Napoli e da Reggio Calabria.

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