NO TRIV: TEMPA ROSSA AI NASTRI DI PARTENZA; EMISSIONI CO2 DA RECORD

COORDINAMENTO NAZIONALE

Nuove emissioni pari 225 milioni di tonnellate di CO2 fino al 2050 rendono poco credibile il contributo dell’Italia al processo di decarbonizzazione del Pianeta Ciò nonostante continuiamo a proteggere le attività petrolifere
Il Coordinamento Nazionale No Triv: ” Stiamo valutando azioni legali. Per Total, Shell e Mitsui Italia non sarà una passeggiata “
L’inizio delle attività estrattive del secondo maggior giacimento di petrolio di tutta L’Europa continentale è ormai cosa fatta. Nella seduta del Consiglio Regionale del 27 Novembre il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha annunciato che è stata raggiunta un’intesa con Total, Shell e Mitsui Italia.
Le tre compagnie verseranno alla Regione una serie di compensazioni ambientali.

In particolare:
– 25 milioni di euro di investimenti ogni quinquennio per progetti di sviluppo sostenibile;
– 25 milioni di euro ogni quinquennio per bandi regionali da finanziare al 50%;
– un contributo di 50 centesimi di euro per ogni barile di greggio, aggiornato ogni anno secondo l’indice “Brent”, con un’integrazione di 30 centesimi euro/barile;
– la produzione di gas andrà per intero alla Basilicata, con una fornitura minima di 40 milioni di metri cubi l’anno, fino a raggiungere i 1.200 milioni di metri cubi, al netto dell’autoconsumo di Tempa Rossa.

UN FILM GIA’ VISTO
Con l’accordo si chiude così una delle pagine più ipocrite e vergognose della politica energetica nazionale ed ha inizio una nuova fase in cui assisteremo ad un film già visto per il Cova di Viggiano (Concessione Val D’Agri).
Un assaggio, per Tempa Rossa, lo abbiamo avuto con la scomparsa di Guido Conti, avvenuta il 17 Novembre 2017, ad appena 17 giorni dalla data di assunzione da parte della multinazionale francese – e a 2 giorni dalle dimissioni – che aveva affidato al Generale l’incarico di occuparsi della sicurezza anche di Tempa Rossa.
Per tutto il resto fa fede lo studio epidemiologico di VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) su Viggiano e Grumento Nova presentato, dopo anni di lavoro e adottando le più avanzate ed innovative metodologie di indagine, a Settembre 2017 da studiosi del CNR, dell’ASL Roma 1 e dell’Università degli Studi di Bari, che ha confermato un drammatico quadro di aumento di mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie, nonché un forte incremento dei casi di ospedalizzazione nelle aree più esposte ad inquinanti.

PIATTO RICCO, MI CI FICCO
Salvo qualche mugugno di Assindustria Basilicata, che verrà facilmente riassorbito, il “piatto” da 250 milioni di euro in 5 anni ha messo d’accordo tutti (Sindaci dei Comuni interessati, Sindacati maggioritari, forze politiche, ecc.), ponendo in ombra tutto il resto: gli episodi pregressi di inquinamento delle matrici ambientali fin qui registrati nelle aree del giacimento; l’impatto sanitario delle attività estrattive; le insufficienti garanzie in merito alle attività di monitoraggio, ecc..

TEMPA ROSSA NON STA SU MARTE
Mentre tutti si affannano a parlare di “ Green New Deal ”, di una transizione favoleggiata e poi attuata a colpi di gas edulcorato all’idrogeno, di emissioni zero al 2050; mentre è in corso un acceso dibattito tra chi è favore e chi è contro la tassa sulle merendine, c’è un posto in Italia dove le attività petrolifere vengono incoraggiate, spinte e protette da Unione Europea, Governo, Regione, Comuni, Sindacati maggioritari.
Non manca proprio più nessuno!
Questo posto si chiama Basilicata ed “ospita” sul suo territorio i due più importanti giacimenti di petrolio esistenti su terra ferma in Europa ed è collegato con ben 5 linee di tubi per una lunghezza di 136 chilometri ad un altro luogo martoriato (Taranto) in cui la iattura del petrolio (Raffineria Eni) si somma a quella dell’ILVA: lo chiamano “effetto cumulo”.
La Basilicata, come ci hanno insegnato fin dalle elementari, non sta su Marte, ma in Italia e sul Pianeta Terra.
Sono in pochi a ricordare che le emissioni di CO2 riconducibili direttamente ed indirettamente al progetto Tempa Rossa saranno tali da far tremare vene e polsi!
Considerando il solo petrolio estratto (50.000 barili al giorno, secondo Total) e non considerando il gas, in un anno le emissioni di CO2 sfioreranno quota 7,5 milioni di tonnellate.
Per rendere meno astratto questo numero, è sufficiente ricordare che le emissioni di CO2 registrate in Italia nel 2018 sono state pari a circa 425,8 milioni di tonnellate.

“ITALIANI BRAVA GENTE” MA COMPLICI ESPORTATORI DI CO2
Tutta la CO2 del petrolio di Tempa Rossa non resterà però entro i confini nazionali e non finirà, quindi, nella nostra “contabilità ambientale”: il greggio estratto in Basilicata, ma tutto di Total, Shell e Mitsui, si trasformerà soprattutto oltre confine in energia (benzina, gasolio, ecc.) ed in un’infinità di altri prodotti di uso quotidiano (bottiglie, oggetti di plastica, polistirolo, alcuni tessuti di abbigliamento, come il polyestere, ecc.). Essa porterà il suo fardello mortifero e climalterante lontano dal suolo patrio. Buon per noi, “italiani brava gente”, e per le nostre statistiche taroccate che non scalfiranno più di tanto la verginità “green” del nostro Paese, nonostante le 7,5 milioni di tonnellate di CO2 emesse ogni anno per 30 anni.

LA NOSTRA RISPOSTA
Il CNNT ha già dato mandato ad un gruppo di legali, insieme ad altre associazioni e ad un folto numero di soggetti, per far valere, all’interno della campagna in atto denominata “Giudizio Universale”, le proprie istanze e le ragioni di quante/i, denunziando con forza la violazione del sacrosanto diritto soggettivo al clima, reclamando, contro uno Stato che non ha fatto abbastanza per ridurre le emissioni climalteranti e garantire in tempi certi e adeguati la non più rinviabile transizione energetica oltre il fossile e basata su tecnologie non impattanti e su modello distribuito, la sua condanna e l’obbligo ad invertire la rotta di una fin troppo prolungata subordinazione agli interessi speculativi delle multinazionali estrattive. Su questa linea, la funzione dell’azione legale, accompagnata da una costante attività di contrasto politico e di attivo coinvolgimento delle popolazioni locali, dovrà essere indirizzata anche nei confronti delle articolazioni dei poteri locali (in primis l’Ente Regione), al fine di poter addivenire ad una effettiva moratoria di tutte le attività estrattive e contestualmente avviare un grande piano di riconversione produttiva e di bonifica dei territori inquinati.
Roma, 1 dicembre 2019

Coordinamento Nazionale No Triv