La prima pagina de “La Gazzetta di Basilicata”, nelle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno del 18 Settembre, riportava in paratattica armonia due articoli afferenti in modo complementare alla materia petrolifera.

Il primo riportava l’allarme dei sindaci delle tre principali amministrazioni comunali ricadenti nell’area della concessione estrattiva “Tempa Rossa” (Corleto Perticara, Gorgoglione, Guardia Perticara), rafforzato da una urlata diffida (“Aprite Tempa Rossa qui serve lavoro”).

Il secondo articolo, a firma del segretario regionale Cgil Angelo Summa, bacchettava la Total in quanto ritiene che “la chiusura su nuovi fondi è inaccettabile”.

Il tono prosaico dei sindaci, “pronti a scendere in piazza per accelerare sull’apertura del centro oli Tempa Rossa”, promana quale grido di dolore dei 250 cittadini e relative famiglie senza reddito precedentemente impegnate nella costruzione del centro oli.

Siamo quindi all’allarme prefettizio da ordine pubblico (“Non li teniamo, non li teniamo. Sono senza lavoro ed hanno finito la disoccupazione. Bisogna accelerare altrimenti …” ). Nonostante il loro aplomb istituzionale e la loro comprovata moderazione, i tre sindaci si sentono quindi trascinati per la giacchetta da un sotterraneo tumulto crescente e comunicano al presidente regionale, il generale Bardi, ed all’assessore alle Attività Produttive Cupparo, che “se continua così saremo costretti alla protesta”.

Verrebbe da chiedersi: chi è, in questa partita, il vero garante del welfare, visto che gli attori istituzionali sembrano essere due, per di più collocati in palese dismetria di poteri. Chi gestisce veramente e come lo Stato Sociale? Il tavolo della trattativa Regione/Total/Shell/Mitsui (le tre multinazionali di Tempa Rossa) è in situazione di stallo. Le multinazionali usano il disagio sociale, la disoccupazione, facendo balenare l’idea di un possibile accordo solo a produzione avviata dopo la rimozione dei residui “ostacoli” autorizzativi, mentre incombono i rischi e le incertezze dell’imminente sentenza del Tar su ricorso di Total proprio sull’avvio delle attività estrattive, i sindaci si fanno loro fedelissimi alleati, disposti perfino a “togliersi il pane di bocca” mettendo a disposizione i fondi delle royalties “per fare formazione in affiancamento ai loro conterranei”.

Intanto Cgil/Cisl/Uil fanno il controcanto a Tempa Rossa spingendo davanti ai cancelli del Cova di Viggiano sulla tenuta dello sciopero dei 200 lavoratori delle aziende appaltatrici dell’indotto Eni raggruppate in una Rti (raggruppamento temporaneo di imprese) Polidisciplinare per reclamare rinnovi ed aumenti contrattuali, miglioramenti delle condizioni lavorative, sperando di sbloccare una umiliante situazione di stallo che perdura da ben dieci anni. Stretto tra queste ineffabili polarizzazioni, nel bel mezzo di una crisi internazionale che spinge le grandi potenze sul baratro di una nuova terribile ed estenuante guerra per il controllo delle grandi aree estrattive (Iran, Iraq, Arabia Saudita, Libia…), consapevole della necessità di affrontare in tempi e modi decisi la crisi irreversibile dell’antropocene, il segretario della principale forza sindacale della terra più sfigata d’Italia per occupazione ed infrastrutture si cimenta in improbabili contorsioni per rimbrottare le multinazionali dell’oil&gas per non essere disponibili alla costruzione di un mitizzato “fondo sovrano” alla norvegese per coprire i costi per un millantato “sviluppo e la transizione energetica”. Quale credibilità può avere un piano di “transizione” subordinato alla speranza di tenuta del costo del barile auspicando una media di 250 milioni di Euro di gettito da royalties per almeno 10/20 anni, facendo quindi il tifo per le proroghe e doppie proroghe automatiche previste dalla recente Legge 12/2019 sul cosiddetto PiTESAI?

E se i grandi padroni del welfare lucano non dovessero essere d’accordo? Quale sarebbe allora il “piano B”?

E’ davvero triste toccare con mano a quale punto di subordinazione si sia abbassata la funzione sociale e politica rappresentata dai dirigenti delle organizzazioni sindacali “maggioritarie”, che buttando alle ortiche la capacità storica di organizzazione operaia sapendo attrezzare e gramscianamente fornire indicazioni creando egemonia, vanno reclamando spazi organici di trattativa per puntellare il “pensiero unico” dello stato dei poteri presente. Per di più, quasi sull’orlo della schizofrenia, alla vigilia del terzo “Global Climate Strike”, dove le bandiere di quelle organizzazioni sindacali pretenderanno di sventolare per un futuro senza fossile!

Coordinamento No Triv Basilicata