LO STRISCIONE SEQUESTRATO


di Francesco Cirillo

Sabato sera ho assistito ad un episodio che da l’esatta dimensione dei tempi che viviamo. Ero, davanti lo stadio di Cosenza, in attesa di entrare ed assistere alla partita Cosenza Salerno. C’è l’usanza a Cosenza di radunarsi prima della partita davanti ad alcuni bar nelle vicinanze dello stadio, per mangiare qualcosa e socializzare, oltre che per i gruppi degli ultras, per organizzare i cori, le bandiere, la scenografia, in appoggio della squadra. A Cosenza nel mondo ultras, diviso fra diversi gruppi, c’è una lunga storia di solidarietà, fedeltà ai colori della squadra, militanza vera e propria. Sostando davanti questi bar, si può capire , come sia abbastanza ricco e straordinario questo mondo, e girando, come un antropologo, fra i vari gruppi che sostavano,se ne capisce la vera essenza, fatta di lunghe amicizie, di storie vere e profonde, di fede pura verso la squadra. Man mano che si avvicina l’ora per entrare, tutto diventa più frenetico, i volti diventano seriosi, i leader danno gli ultimi ordini, l’adrenalina si avverte nell’aria. Poi ad un certo punto circola una voce fra tutti. La digos ha sequestrato uno striscione ad un gruppo ultras, e non vuole più consegnarlo al gruppo che lo aveva portato in visione. Le nuove leggi, denominate Daspo, subentrate da qualche anno, oltre ad impedire, ad alcuni ragazzi, ingiustamente, di entrare per anni ad assistere alle partite, impone che tutti gli striscioni che si portano nello stadio debbano essere letti dalle forze dell’ordine e approvati, giorni prima. Da Minniti in poi si fa anche con gli striscioni che si portano nelle manifestazioni politiche. Si bloccano i pullman all’ingresso delle autostrade e si perquisiscono, obbligando a scendere dai pullman i manifestanti, che vengono filmati uno ad uno, e obbligati a mostrare gli striscioni. Una prova di democrazia, alla Putin. Com’è noto a tutti, se un gruppo di malintenzionati vuole andare ad una manifestazione, ci va in pullman lo stesso giorno, e non casomai in treno o in auto e comunque i giorni prima e non nello stesso giorno. Va bè, cose da Scuola di polizia 2. C’è tensione per questa storia dello striscione, e un centinaio di giovani parte spedito, in gruppo verso il posto della questura, dalla parte opposta dello stadio, per chiederne la riconsegna. Seguo il gruppo e avverto fra i vari partecipanti, quel senso di ingiustizia giusto e la rabbia per lo striscione sequestrato. Chiedo cosa ci fosse scritto, e pensavo a un SALVINI BOIA, VENTURA ( l’allenatore della salernitana) DEVI MORIRE, e altre frasi truculente, ed invece mi dicono che c’era scritto semplicemente ARMATA ROSSO BLU. Rimango allibito e penso come si possa creare tensione volutamente, per studiarne le reazioni, creare scontri eventuali, aumentare i daspo. Quando il gruppo arriva davanti l’ingresso, gli animi si fanno ancora più caldi, la strada viene bloccata, qualcuno grida slogan contro la polizia che fa subito cordone davanti la porta. Poi qualcuno della digos esce a parlare con i ragazzi e la tensione si calma. C’è la possibilità che lo striscione venga riconsegnato. E dopo una buona mezz’ora di discussione , finalmente un poliziotto esce e consegna lo striscione. Tutto finito, si ritorna al bar. Ora , mi chiedo, c’era bisogno di tutto questo, da parte di chi aveva sequestrato lo striscione ? Ecco le cose , vanno così, ed anche da un piccolo episodio come questo, si capisce l’aria che tira, negli stadi così come nelle piazze italiane. Ma il popolo segue quello che succede a Hong Kong, in Venezuela, in Russia, senza sapere e capire che tutto, in quei posti, è iniziato da queste piccole cose.