DOCUMENTO (II) COMMISSIONE ECOMAFIE: AUDIZIONE DIRIGENTE PALLARIA. “Non vi so dire, mi posso informare”!

Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

Audizione del Dirigente generale del dipartimento Presidenza della regione Calabria, Domenico Maria Pallaria.

ANTONIO DEL MONACO. Lei ha parlato di 160 milioni di euro, poi ha parlato di ulteriori 45 milioni di euro. Lasciamo perdere i 900 milioni che secondo lei hanno buttato, e quindi qualcuno dovrà avere pure la responsabilità per quello che hanno buttato, senza un filo d’acqua, ma ha parlato di 160 milioni più 45 milioni per sopperire a 131 comuni sotto procedura d’infrazione. 
  Adesso ha anche detto che successivamente altri 31 comuni erano stati segnalati in data 25 novembre 2017. Successivamente, mi dice che altri 121 comuni sono in odore di segnalazione, poi mi dice che sono 127 e non più 121. 
  In tutto questo, anche il suo comune è in odore d’infrazione, quello che lei ha diretto per tutto il periodo? 
  In ultimo, sulla bolletta dell’acqua che paga il cittadino c’è anche la parte del costo per la depurazione per le acque reflue? Che fine fanno quei soldi?

  DOMENICO MARIA PALLARIADirigente generale del dipartimento Presidenza della regione Calabria. Sono d’accordissimo con lei. Ora, sto parlando in un’assise simile, magari su alcuni numeri ci si può non capire, ma non sul senso. Tra le altre cose, ho scritto questa nota per la Commissione, che lascio, in cui ci sono le somme precise: 195.733.856,29. 
  Questa cifra è composta: per 160, il patto, più 45, che sono del POR. Le posso dare la somma precisa con gli interventi, citando anche la lettera del 15 novembre 2017 – forse, prima ho detto 25 novembre, ma è 15 novembre, ce l’ho qua – in cui il Ministero comunicava altre cose. Non è che stia barando. 
  Ho detto che quest’attività che mi sono trovato a fare, che ho voluto fare – l’ho detto in premessa – è scaturita da che cosa? Quando si programma, che cosa si fa? Si dovrebbe avere il quadro di riferimento di una programmazione superiore, il cosiddetto piano di tutela, qualcuno che indirizza il pianificatore di un settore a dire: «benissimo, hai fatto questa raccolta di dati, hai programmato tutto quello che effettivamente bisognava programmare, ma, se io ho 10 milioni di euro, qual è la priorità di questi interventi? Qualcuno mi deve dire la priorità, ad esempio il Crati, dove affluiscono parecchi impianti, rispetto al Savuto». 
  Noi non abbiamo avuto questa possibilità perché eravamo bloccati con la procedura di infrazione, quindi con le risorse in mio possesso ho dovuto pianificare solo per uscire dalle infrazioni. Questo è il quadro. 
  Il mio comune ha avuto un avviso di garanzia dopo che me ne sono andato, perché pare che abbiano…

  PRESIDENTE. Sta parlando di Cosenza?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, di Curinga, in provincia di Catanzaro. Io ho avuto un avviso di garanzia due mesi fa come sindaco (anche il sindaco pro tempore, tutti i sindaci), perché c’era uno scarico che nessuno aveva mai segnalato. Sinceramente non ne ero a conoscenza, ma il mio comune non è in procedura di infrazione, perché fa parte dell’agglomerato di Lamezia Terme e quindi tutte le fogne del comune di Curinga, il mio paese, affluiscono all’impianto di depurazione di Lamezia Terme, dove assieme al sindaco di Lamezia nel 2009 abbiamo impostato un project financing ampliando l’impianto di depurazione e facendo tutto quello che si doveva fare. 
  Questa era una zona montana, una contrada montana, dove c’era uno scarico che sversava, su cui magari c’erano degli interventi programmati, c’erano nei 127 comuni che avevo segnalato come finanziamento, però purtroppo non l’ho potuto finanziare perché ho dovuto spendere i finanziamenti che avevo per quelli che erano in infrazione, però Curinga e altri comuni sono inseriti in questi 127 comuni che sono in odore di infrazione, per cui ho detto alla mia amministrazione che se si riuscisse a trovare queste risorse, per la prima volta forse non saremmo soggetti a infrazioni che vengono segnalate dal Ministero e cominciare a ragionare. 
  Per quanto riguarda la depurazione e i soldi per la depurazione, lei sa benissimo che le tariffe dei comuni sono bloccate dal 2011, perché laddove non è partito il sistema idrico integrato (in Calabria non è partito) le tariffe sono bloccate al 2011, che era ancora regime CIPE e c’erano le allora 128 lire a metro cubo per le fognature e le 400 lire per i depuratori. L’ufficio del commissario di cui ho parlato prima ci ha preso quelle risorse, perché le risorse della depurazione, laddove non c’erano, erano state prelevate dall’ufficio del commissario per programmare quei 900 milioni di euro di cui ho detto prima, per cui sono state fatte delle opere funzionanti o magari sbagliate a livello concettuale, perché fare un impianto di depurazione a Lamezia e portare l’acqua da Amantea con 37 sollevamenti è una cosa che essendo ingegnere idraulico non avrei mai fatto, 37 impianti di sollevamento per 47 chilometri, scelta azzardata, perché se si rompe un impianto di sollevamento le acque vanno a mare! 
  Si sono presi quindi le risorse, però i comuni non ce la fanno nemmeno a coprire i costi di approvvigionamento idrico, i soldi non vanno certo a noi, magari avessimo la possibilità di prendere delle risorse, purtroppo non è così. I cittadini hanno pagato, però per sistemi depurativi che magari non esistevano, perché c’è stata una sentenza per cui anche se il depuratore non funziona tu non le puoi prendere e destinare alla nuova realizzazione, si può fare solo se non c’è l’impianto di depurazione. 
  Ho inserito tutte queste cose in questa relazione…

  PRESIDENTE. Non ce l’ha inviata…

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, non l’ho inviata perché volevo capire…

  PRESIDENTE. Penso che le chiederemo diverse cose, innanzitutto prima lei ha parlato di Cosenza, ma perché prima lei stava a Cosenza?

  DOMENICO MARIA PALLARIA. A Cosenza come dirigente dell’ATO, dell’Ambito Territoriale Ottimale di Cosenza, non come Cosenza comune, con il compito di organizzare il servizio nell’ambito del Cosenza.

  PRESIDENTEOkay, perché il prefetto di Cosenza ha parlato di una situazione… lei prima (forse ho capito male) ne parlava in toni positivi, ma il prefetto di Cosenza ha parlato di un disastro, della quasi totalità degli impianti di depurazione non funzionanti, quindi c’era anche lei in questa situazione?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, io ho ricoperto dal 2005 al 2009 il ruolo di direttore dell’ATO di Cosenza, che praticamente doveva organizzare il servizio idrico, non ero il responsabile della depurazione.  Io sono stato nominato dalla procura di Paola nel 2008…

  PRESIDENTE. L’anomalia è proprio questa. Nel sistema integrato delle acque chi gestisce l’acqua si deve occupare anche dei reflui. È assurdo questo. Quindi, secondo lei, perché – so già la risposta – Sorical, cioè la parte remunerativa sta in mano ai privati, e la parte invece di depurazione, che è un costo, nonostante l’indicazione, rimane ancora in capo ai comuni? Perché, visto che ha pure detto che i comuni sono in difficoltà? Penso che questa situazione faccia comodo a qualcuno. A chi?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, dico subito qual è la situazione. Come sa, la competenza per l’organizzazione del servizio idrico è in capo ai comuni organizzati in ambiti territoriali ottimali (si parla di ente di governo). 
  Questo ente di governo, costituito dai sindaci sostanzialmente, deve scegliere la forma di gestione e trovare il gestore. La Sorical è una società che è subentrata alla regione per le opere di proprietà e di competenza della regione, cioè il servizio di approvvigionamento ai comuni veniva svolto dalla regione in economia…

  PRESIDENTE. Adesso sta in mano a Sorical, che è privata, è una Spa.

  DOMENICO MARIA PALLARIA, Sorical è una Spa.

  PRESIDENTE. Quindi è privata…

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, 57 per cento…

  PRESIDENTE. Avrà una partecipazione pubblica, però.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  È la privata che se ne vuole andare a tutti i costi, però non è questo il problema. Sorical però…

  PRESIDENTE. Perché non si può prendere?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Non come regione.

  PRESIDENTE. Come no? È stato detto che va fatto un sistema integrato, quindi perché questa situazione da anni continua a rimanere così, a chi fa interesse questo?

  DOMENICO MARIA PALLARIA, Se mi fa dire, le dico tutto. Chi deve scegliere se Sorical può essere il gestore dell’intero ciclo dell’acqua non è la regione, sono le autorità d’ambito, cioè gli enti di governo degli ambiti. In Calabria, allo stato attuale è prevista per norma l’Autorità idrica regionale, che è stata istituita con legge 18 del maggio 2017 e ancora non è operativa, perché per essere operativa c’è bisogno dell’assemblea, del direttore generale e del revisore dei conti. 
  Allo stato attuale è stata istituita l’assemblea, che ha approvato due mesi fa lo statuto, ancora non c’è il direttore generale per essere pienamente operativa, ancora non c’è il presidente dell’Autorità idrica, che è composta da quaranta sindaci: noi non abbiamo alcun potere.
  L’assemblea ha il compito di scegliere la forma di gestione tra le tre previste dalla legge: concessione a terzi, società mista, in house. Questo è quello che prevede oggi la legge. Non c’è dubbio che in Calabria…

  PRESIDENTE. Quindi questo direttore non si nomina perché c’è interesse a rimanere così, nel limbo di uno stato a parte…

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  No, le dico che sulla base dello Statuto che l’assemblea ha approvato nel mese di aprile, il 10 di maggio è prevista l’assemblea, che deve approvare lo schema di manifestazione di interesse per la scelta del direttore generale e del revisore dei conti. 

  PRESIDENTE. Va bene. Tornando alle procedure di infrazione, secondo la direttiva 91/271, la regione Calabria deve trasmettere informative biennali per quanto riguarda il rapporto sull’attività di smaltimento delle acque reflue. È stato redatto?

  DOMENICO MARIA PALLARIA, Per le procedure d’infrazione la regione ha stanziato delle risorse, parte con la famosa delibera CIPE 60, che riguardava quei 18 agglomerati, i 138 comuni, ma ancora su questi impianti non è che sia partito… c’è stata una realizzazione, un impianto che è stato completato con le procedure previste dalla direttiva 91, perché tu completi l’impianto e poi c’è un anno in cui devi fare i controlli per vedere se lo scarico ottempera alle indicazioni. 
  Abbiamo fatto qualcosa a dire il vero facendo degli interventi di efficientamento negli anni, ma si tratta di poche cose, su alcuni comuni che erano in infrazione abbiamo potuto comunicare che c’erano delle situazioni migliorate oppure nelle quali si è addivenuti alla probabile uscita dall’infrazione, lo abbiamo fatto e lo abbiamo comunicato, però – ripeto – riguardo alle procedure d’infrazione in sentenza esecutiva o in sentenza ancora in corso non abbiamo potuto fare nulla, perché gli interventi non sono ancora partiti, quindi non sono realizzati oppure qualche intervento è in corso.

  PRESIDENTE. Visto che dovrebbero essere biennali, quante informative sono state trasmesse? Possiamo averle?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Non vi so dire, mi posso informare.

  PRESIDENTE. Lei è alla regione Calabria e non mi sa dire?

     DOMENICO MARIA PALLARIA, Lo so, però posso dire che mi informo.

  PRESIDENTE. Si può pure informare, però non è normale.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Lo so, ma non posso essere un tuttologo. Non posso sapere tutto!

  PRESIDENTE. Lei è responsabile delle procedure di infrazione…

  DOMENICO MARIA PALLARIADirigente generale del dipartimento Presidenza della regione Calabria. No!

  PRESIDENTE. Come no? Almeno di due siti lo è, in maniera straordinaria. In più, è dirigente della regione su questa tematica, ha queste deleghe, la regione deve trasmettere questi report e non è lei?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Sì, mi riservo di darvi questa informazione, perché devo chiedere anche al dipartimento ambiente. Su quelli su cui sono responsabile io non ho potuto fare nessuna informativa perché praticamente non sono partiti neanche i lavori, quindi dall’infrazione non posso uscire. Scusi, presidente.

  PRESIDENTE. Le informative vanno mandate a prescindere, non solo se si iniziano i lavori.

  DOMENICO MARIA PALLARIADirigente generale del dipartimento Presidenza della regione Calabria. Ma noi le diamo le informative, c’è la dottoressa…

    PRESIDENTE. Le sto chiedendo quali ha dato, quante ne ha date, quali sono e dove sono.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Mi riservo di darle, perché quasi semestralmente il Ministero ci impone di darle e noi puntualmente le mandiamo, però non vi so dire a quando risale l’ultima, può darsi che risalga al gennaio scorso, come diceva il mio collaboratore, perché il Ministero ci chiede queste cose riguardo alle singole…, c’è una banca dati.

  PRESIDENTE. Le chiedo se può mandarci questa documentazione. A me stupisce perché questo è il suo ufficio, quindi è lei responsabile.

  DOMENICO MARIA PALLARIA, Non è il mio ufficio.

  PRESIDENTE. Da quando stiamo occupandoci della Calabria c’è sempre un altro ufficio competente. Chiunque di voi in regione ha sempre detto così.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Io non rifuggo da quelle che sono le mie responsabilità. Però, ho detto in anticipo che oggi sono un dirigente che si occupa di un settore che sta sopperendo all’ATO. 
  La tutela delle acque è un settore specifico del dipartimento ambiente, ma non c’è dubbio che mi assumo la responsabilità pure io, non è questo! Ancora c’è il dipartimento ambiente, dove c’è la tutela delle acque. 
  La dottoressa Fasanelli del Ministero con la dottoressa Gentile scrivono all’ambiente. Poi, giustamente, siccome è regione, vediamo pure noi queste informative.

ANTONIO DEL MONACO. Che significa «vediamo pure noi»? Di chi è la responsabilità? Perché se lei mi dice che adesso tutto il ciclo dell’acqua integrato parte da x e arriva a y e adesso ci dice che prima lo faceva l’ambiente e ora è arrivato a lei. Adesso, invece, dice che l’ambiente c’è ancora. Di chi è oggi la responsabilità di questa situazione disastrosa?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  È mia, mi assumo tutta la responsabilità, però bisognerebbe capire come funzionano le cose, perché sarebbe importante. 
  Non rifuggo dalle responsabilità sicuramente.

  ANTONIO DEL MONACO. Un secondo fa è ritornato sull’ambiente…

  PRESIDENTE. Vanno bene le provocazioni, ma questa è una Commissione che ha anche poteri di indagine. Se la responsabilità è sua, deve dire qual è la sua responsabilità. 
  Sicuramente in merito alle domande che le abbiamo fatto non siamo particolarmente soddisfatti delle risposte, quindi probabilmente ci risentiremo e chiederemo maggiori informazioni non solo a lei, ma anche ovviamente ad altre persone. 
  Aggiungo non solo sui rapporti che bisogna dare in Europa per la procedura di infrazione, ma anche per quanto riguarda l’accordo quadro, che riguarda i soldi del CIPE che lo Stato ha dato alla regione Calabria, anche lì la regione ogni anno deve fare un rapporto annuale. È stato fatto questo rapporto, quanti ne sono stati fatti, cosa c’è scritto, qual è la valutazione di questi rapporti e ce li può fornire?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Ve li fornirò, perché non c’è dubbio che l’accordo di programma prevede anche le fasi di monitoraggio e quindi di ricognizione.

  PRESIDENTE. Però, quanti ne sono stati fatti in regione e cosa c’è scritto sopra lei non lo sa. Neanche questo.

  DOMENICO MARIA PALLARIA, Non me lo ricordo. Ve lo dirò. Se avessi saputo, mi sarei preparato specificatamente su queste cose.

  PRESIDENTE. Noi su questo argomento le abbiamo chiesto di intervenire, sulle sue funzioni e sul tema di interesse. Non l’abbiamo chiamata per sport.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Se lo avessi saputo, avrei declinato tutto al dirigente specifico del settore. La responsabilità è mia. Non è questo il problema.

  PRESIDENTE. Lei non è un dirigente?

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Io sono un dirigente generale. Poi, c’è il dirigente del settore specifico.

  PRESIDENTE. Va bene, però avevamo indicato l’argomento. Avrebbe lei dovuto aver cura, non sapendo le cose, di portarsi personale informato.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Infatti ho portato personale informato.

  PRESIDENTE. No, non l’ha portato, perché sta dicendo che se lo avesse saputo l’avrebbe portato.

  DOMENICO MARIA PALLARIA,  Ragioniamo…

  PRESIDENTE. La ringrazio. Per ora abbiamo acquisito elementi a sufficienza per una nostra valutazione. Ci aggiorniamo. Grazie. 
  Dichiaro conclusa l’audizione.