‘Veleni’ in Presila: oltre centomila euro di multe per aver difeso il diritto a non ammalarsi

di Francesco Cirillo

La Calabria dei veleni funziona così. Non abbiamo un solo inquinatore in carcere, nemmeno uno, rinviato a giudizio, nemmeno uno, cacciato dall’amministrazione pubblica, nemmeno uno, cacciato a malo modo da qualche partito. Gente, anzi gentaglia, che hanno distrutto la Calabria inquinandola, affondando navi, sotterrando rifiuti ovunque creando un tasso altissimo di tumori e malattie varie, sono tutti ai loro posti. Perfino i boss ‘ndranghetisti sono rimasti ai loro posti di comando, pur avendo inquinato mari e fiumi. Insomma in Calabria chi inquina viene difeso, anzi spesso omaggiato. Creatori di discariche , sotterratori di rifiuti, sono oggi a posti di comando, in commissioni all’interno delle Asl, o all’interno di pubbliche amministrazioni. Questa gentaglia non è stata nemmeno toccata da scandali o false inchieste, risolte nel nulla, nelle prescrizioni, fino a piene assoluzioni. Oggi diversi di loro gestiscono stabilimenti balneari, alberghi, ristoranti, nelle quali attività hanno investito i soldi rubati alla pubblica utilità. E vengono difesi da sindaci, politici, amministratori, funzionari pubblici. Lo abbiamo visto con la Marlane, fabbrica della morte di Praia a mare, paradigma della nostra regione. Un processo con 13 imputati, compreso il capo massimo Marzotto, finito nel nulla con l’assoluzione piena di tutti , sia in primo grado che in secondo grado. Gli operai morti, accertati dalla prima inchiesta , sono stati 117, 200 i malati colpiti dai tumori, tutti vissuti nella stessa fabbrica, non hanno rappresentato alcun dubbio nei giudici, di primo e secondo grado, che questa povera gente, fosse stata colpita dalle stesse fonti di inquinamento. Lo stesso atteggiamento dei giudici si è visto nelle vicende sulle navi dei veleni. Tre processi aperti da vari giudici, tutti archiviati dagli stessi che li avevano aperti. Un giudice, addirittura, fece ammenda di se stesso, davanti la Commissione parlamentare rifiuti, arrivando a dire che aveva archiviato la vicenda sulla nave Jolly Rosso, perché si era accorto che era stata “un’allucinazione collettiva “. Si, che in Calabria le coltivazioni illegali di marjiuana sono un po’ ovunque, ma che si arrivi ad allucinazioni di massa, sembra improbabile, e neanche a Woodstook vi sono stati livelli così alti di allucinazioni, nonostante l’uso di Lsd. Ma la Calabria dei veleni funziona così. E dopo la morte alquanto misteriosa del capitano di corvetta Natale Di Grazia, un uomo di stato, vi sembra che sia successo qualcosa ? Silenzio assoluto sul caso, silenzio di tutti e addirittura scioglimento del pool di ricerca e fine della trasmissione. Ed invece, al contrario , cosa avviene a Celico ? L’apertura di un processo ai padroni di una discarica inquinante ? L’arresto dei tanti funzionari di Stato che hanno concesso autorizzazioni per farla aprire ? Approfondimenti da parte dell’Asl sugli odori e sui fumi che vengono sprigionati da quella discarica con uno studio epidemiologico su quanto sta avvenendo in quella zona ? Niente di tutto questo, siamo mica pazzi. La Calabria dei veleni non funziona così. Funziona all’inverso, e cioè chi difende la sua terra, i propri figli, la salute di tutti, ebbene quella gente viene multata, se non perseguitata,schedata, ingiuriata. Multata per la sua militanza, non in un gruppo anarco insurrezionalista, cosa della quale ci sarebbe bisogno, ma per avere semplicemente fatta una pacifica manifestazione, bloccando per qualche ora l’accesso alla discarica. Tutto qui. Salvini può tenere 147 profughi segregati su una nave per la sicurezza dell’Italia e dei suoi sacri confini, ed una mamma con un passeggino, non può bloccare un camion nell’interesse del sacro suolo del proprio paese. Di Maio può salvare Salvini da un processo, non in un tribunale dell’isis, ma in uno italiano, e un ecologista può finire a processo semplicemente per aver sventolato una bandiera della pace davanti i cancelli di una discarica inquinante. Ebbene il Prefetto di Cosenza , Paola Galeone, commina a 42 persone multe per 2.502 euro , cadauno, per una manifestazione del 2014 contro l’apertura della discarica a poche centinaia di metri dalle loro abitazioni. Se avesse vissuto in quella zona, il Prefetto Galeone, sicuramente avrebbe appoggiato i cittadini. Ma lei vive a Cosenza, sicuramente in un confortevole appartamento e chiaramente non sente la puzza della discarica. I militanti sono molto arrabbiati, su quanto avvenuto, e protestano per questa sanzione ritenuta ingiusta da tutti i punti di vista , lanciando un appello a tutti i calabresi, per raccogliere i fondi necessari al pagamento della multa. «A pochi giorni dall’estinzione della multa comminata dalla Questura di Cosenza, – affermano i militanti del Comitato Ambientale Presilano – il Prefetto beffa tutta la popolazione che si era opposta allo scempio messo in piedi da imprenditori senza scrupoli e la politica tutta, con colpe stratificate. I conti sono presto fatti, 42 persone per 2.502 euro fanno 105.084 euro. Ma per fermare tutto questo servono 5.460 euro di spese legali, 130 euro ciascuno, entro il 5 marzo (anche se è possibile versare fino al 15 marzo). Era l’8 marzo 2014, cinque anni fa. Un nutrito gruppo di cittadini difendeva la propria terra e la salute degli abitanti dalla violenza che veniva perpetrata con l’autorizzazione a sversare materiale “tal quale” nella discarica di Celico, in barba ad ogni divieto nazionale ed europeo e con la discutibile giustificazione dell’emergenza rifiuti che offre la spanna, da sempre, alla non-gestione e a speculazioni private. Ci viene contestato un blocco stradale che “cagionava intralcio al transito degli auto compattatori che dovevano raggiungere la discarica”. E sono la nostra terra, la nostra salute e le nostre tasche a pagare il prezzo di tanta illegalità camuffata da necessità. Ora abbiamo bisogno di solidarietà concreta per aiutarci a sostenere le spese legali e attivare le procedure per i ricorsi. Diverse sono le modalità per poter contribuire alle ingenti spese legali (molti avvocati si sono messi a disposizione gratuitamente ma il contributo unificato e le marche da bollo vanno anticipate). Per contribuire alla raccolta fondi possono essere utilizzati i salvadanai ubicati presso le molteplici attività commerciali e realtà sensibili pre silane o tramite bonifico bancaria, postepay e paypal cui coordinate è possibile reperire sulla pagina facebook del Comitato Ambientale Presilano. L’8 Marzo 2014 abbiamo esercitato un diritto ed un dovere: il diritto a “non ammalarci” e a difendere la nostra terra e il dovere di tutelare il futuro». Io, da semplice militante ambientalista, che ha partecipato più volte alle manifestazioni contro la discarica dia Celico manderei l’appello ai grillini che guadagnano oltre 25 mila euro al mese, assieme ai certificati elettorali., scrivendo loro: “Avete salvato Salvini, adesso salvate la salute dei cittadini e pagate le 105 mila euro di multa, e dite a Salvini, di telefonare al Prefetto di Cosenza Galeone di sospendere tutto il procedimento verso questi cittadini “. Il certificato elettorale, allegato, serve a ricordare loro, che i cittadini sono stanchi di obbedire alla politica. La politica fra di loro politicanti, funziona così, ha sempre funzionato così, e così potrebbe andare dimostrando come oggi, loro, che hanno salvato Salvini ed i suoi 49 milioni di euro rubati, sono diversi dai loro alleati. Ma forse è troppo quello che si chiede. Occorre di più, far sentire la voce , gridare più forte salendo sui tetti come ha detto Papa Francesco. Da Celico a Roma , già è difficile andare con i treni a bassa velocità, figuriamoci con un semplice urlo.