<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>SUD Archivi | MALANOVA</title>
	<atom:link href="https://www.malanova.info/tag/sud/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.malanova.info/tag/sud/</link>
	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Oct 2021 19:34:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/09/cropped-tondo_malanova_rev1-32x32.jpg</url>
	<title>SUD Archivi | MALANOVA</title>
	<link>https://www.malanova.info/tag/sud/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>VIRUS SI È FERMATO A EBOLI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/15/virus-si-e-fermato-a-eboli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 13:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7204</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Lanfranco CAMINITI &#8211; In Sicilia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 2458 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Di questi, 171 sono deceduti, con una media di 3-4 al giorno; ci sono 51 ricoverati in terapia intensiva e 1.445 in isolamento domiciliare. Il tasso dei contagiati sulla popolazione è dello 0,0004%. Fra i siciliani rientrati nell’isola [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/15/virus-si-e-fermato-a-eboli/">VIRUS SI È FERMATO A EBOLI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Lanfranco CAMINITI &#8211; </p>



<p>In Sicilia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 2458 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Di questi, 171 sono deceduti, con una media di 3-4 al giorno; ci sono 51 ricoverati in terapia intensiva e 1.445 in isolamento domiciliare. Il tasso dei contagiati sulla popolazione è dello 0,0004%.</p>



<p>Fra i siciliani rientrati nell’isola nel corso dell’emergenza, uno su cento è risultato contagiato: sono stati acquisiti circa 6mila campioni, di questi ne sono stati elaborati oltre 4mila e tra questi son stati rilevati 39 positivi, ovvero uno su cento. Tutti in quarantena. Non mi pare si registrino decessi fra i siciliani rientrati. Che su questi numeri abbia potuto incidere il gran parlare di “chiusura” – il governatore Musumeci voleva l’esercito per le strade e ha chiesto di poter fare uso dell’articolo 31 dello Statuto siciliano che delega al governatore l’uso delle forze di polizia in casi eccezionali – è abbastanza da verificare.</p>



<p>I dati sono che il grande esodo da Milano e dal nord (il primo, ce ne sono stati almeno tre, a distanza di circa una settimana l’uno dall’altra) è iniziato l’8 marzo proprio quando filtrò la notizia che si stava per dichiarare la Lombardia “zona rossa”. Si parla, solo per la Sicilia, di qualcosa che va fino alle quarantamila persone – nei fatti si è registrata per la tracciabilità circa una ventina di migliaia (ottomila provenienti solo dalla Lombardia, di cui seimila solo dalla provincia di Milano). Dall’8 marzo al 5 aprile (quindi circa un mese dopo) quando il sindaco di Messina scatena l’indignazione per il continuo transito ai traghetti e, con l’ordinanza contingibile e urgente n. 105, introduce il sistema di prenotazione on line, altrimenti non si passava, e fino a oggi questa orda di rientri, che era già sfuggita alla chiusura, avrebbe dovuto provocare “dentro” le mura di un’isola isolata un contagio terribile, anche perché venivano da zone a alto rischio. Non è accaduto.</p>



<p>In Calabria, ci sono stati a ora 67 morti. Finora il totale di casi accertati dall’inizio dell’epidemia è salito a 928, su 17.151 tamponi. Sugli ultimi 385 tamponi eseguiti nei giorni scorsi si sono registrati solo 5 nuovi casi, ovvero l’1,2 percento dei controllati, a fronte di un 98,8 percento di negativi. Tra gli ammalati, la stragrande maggioranza (619) si trova in isolamento domiciliare perché si tratta di persone che non hanno sintomi, gli altri in ospedale ma&nbsp;il numero dei ricoverati è di appena 12. Negli ospedali l’attuale capienza dei posti letto di rianimazione è ferma al 7 percento rispetto a tutti i posti disponibili nella Regione: i reparti di rianimazione sono praticamente vuoti. Le persone giunte in Calabria dal Nord che si sono registrate sono 14.277 (e si presume siano molte di più), e fra questi sono calcolati anche due pazienti di Bergamo che sono stati accettati nei reparti calabresi, visto che lì non c’erano più posti. Anche qui, pare abbastanza discutibile se l’attivismo del governatore Jole Santelli, che ha deciso con ordinanza di “chiudere i confini” della regione, abbia avuto un qualche peso: l’ordinanza è del 22 marzo, giorni dopo la terza delle ondate di rientro dal Nord – ma di “appestamento” provocato da questi rientri non c’è ombra.</p>



<p>In Basilicata i casi di contagio confermati in tutta la regione sono 306 con 18 morti. Sono risultati positivi in 255 su un totale di 2931 tamponi analizzati. Attualmente, i pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere di Potenza e Matera sono 64.</p>



<p>I contagi in Puglia hanno superato il 24 marzo quota mille (erano 1005) e quel giorno furono effettuati 594 test, e solo 99 di questi risultarono positivi al Covid-19. A quella data, poco più del 10 percento dei letti in terapia intensiva, tarato su 300 posti, era occupato.<br>La somma totale dei casi positivi presenti al Sud e nelle Isole, il 9 aprile, era di 10.002. Nella sola Lombardia c’erano il triplo degli infetti: 29.530. Estendendo il confronto tra l’intero Nord e il Sud, il rapporto tra le persone positive al Sars-CoV2-19 nelle differenti aree è di 8 a 1. Un divario che si fa ancora più ampio considerando il numero dei decessi: il rapporto tra Sud e Nord è di circa uno a 18.</p>



<p>Secondo i ricercatori dei dipartimenti di Economia e impresa, Ingegneria elettrica, Fisica e astronomia, Medicina clinica sperimentale, Matematica e informatica, Ingegneria civile e architettura dell’università di Catania che hanno condotto uno studio (<em>Strategies to mitigate the Covid-19 pandemic risk</em>) su dati Istat, Istituto superiore della Sanità e altre agenzie europee «l’impatto di questa pandemia e di possibili altre ondate future sarà sempre più lieve al centro-sud in termini di casi gravi e decessi a causa del minor rischio epidemico legato ai fattori strutturali trovati».</p>



<p>I fattori strutturali sono: inquinamento atmosferico da Pm10 (Materia Particolata), temperatura invernale, mobilità, densità e anzianità della popolazione, densità di strutture ospedaliere e densità abitativa. E aggiungono: «<em>Il nostro indice di rischio epidemico mostra forti correlazioni con i dati ufficiali disponibili dell’epidemia Covid-19 in Italia e spiega in particolare perché regioni come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto stiano soffrendo molto di più rispetto al centro-sud. D’altra parte queste sono anche le stesse regioni che solitamente subiscono il maggiore impatto (in termini di casi gravi e decessi) anche per le influenze stagionali, come rivelano i dati dell’Iss. Riteniamo quindi che non sia un caso che la pandemia di Covid-19 si sia diffusa più rapidamente proprio in quelle regioni con un più alto rischio epidemico come Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto</em>».</p>



<p><em>Nicotera (VV), 14 aprile 2020</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/15/virus-si-e-fermato-a-eboli/">VIRUS SI È FERMATO A EBOLI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ISTAT. CONTI ECONOMICI: LA CALABRIA ED IL MEZZOGIORNO FANALINO DI CODA DEL SISTEMA PAESE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/02/20/istat-conti-economici-la-calabria-ed-il-mezzogiorno-fanalino-di-coda-del-sistema-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 18:27:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=6474</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane l’Istat ha pubblicato il report statistico sui Conti economici territoriali relativi al periodo 2016-2018. Il quadro, in termini di crescita e sviluppo per il Mezzogiorno, è a dir poco allarmante. I dati statistici e soprattutto i valori medi si sa vanno presi con le pinze; sono necessarie le dovute cautele perché un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/02/20/istat-conti-economici-la-calabria-ed-il-mezzogiorno-fanalino-di-coda-del-sistema-paese/">ISTAT. CONTI ECONOMICI: LA CALABRIA ED IL MEZZOGIORNO FANALINO DI CODA DEL SISTEMA PAESE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nelle scorse settimane l’Istat ha pubblicato il report statistico sui Conti economici territoriali relativi al periodo 2016-2018. Il quadro, in termini di crescita e sviluppo per il Mezzogiorno, è a dir poco allarmante. </p>



<p>I dati statistici e soprattutto
i valori medi si sa vanno presi con le pinze; sono necessarie le dovute cautele
perché un dato sintetico difficilmente può tracciare compiutamente un quadro
sociale. Parlare ad esempio di redditi medi vuol dire mettere sulla stessa
bilancia tutte le fasce sociali di un determinato contesto territoriale.</p>



<p>Sicuramente però questi dati possono ritornarci utili per tracciare delle tendenze seppur grossolane e di massima.</p>



<p>Un primo dato sul quale riflettere è la oramai conclamata difficoltà del Nord e del Nord-Est a continuare ad essere definita la locomotiva dell’economia italiana che, nella narrazione dominante, la si vuole frenata  dal carrozzone meridionale. </p>



<p>In un contesto di crisi permanente infatti, nel 2018 il Pil in volume è aumentato &#8220;soltanto&#8221; dell’1,4% nel Nord-est e dello 0,7% nel Nord-ovest. Sono oramai da tempo finiti i dati a due cifre comunicati in pompa magna ed usati come grimaldello per secessioni e regionalismi differenziati vari.</p>



<p>Resta comunque confermato il dato storico sulle tendenze economiche nel Paese: il Pil procapite vede in cima alla graduatoria l’area del Nord-ovest con un valore in termini nominali di oltre 36mila euro, quasi il doppio di quello del Mezzogiorno (pari a circa 19mila euro annui), con la Calabria fanalino di coda con circa 17mila euro. Bolzano invece risulta la città con il Pil procapite più elevato: circa 47mila euro. In media, occorre il reddito di cui dispongono 3 cittadini calabresi per eguagliare quello di un solo cittadino di Bolzano!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="501" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-1024x501.jpg" alt="" class="wp-image-6476" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-1024x501.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-300x147.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-768x376.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-1536x751.jpg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_3-2048x1002.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Le famiglie residenti nel Nord-ovest dispongono del livello di reddito per abitante più elevato (oltre 22mila euro), quasi il 60% in più di quelle del Mezzogiorno (14mila euro). In generale la Calabria risulta fanalino di coda con una diminuzione del Pil in volume pari al – 0,8%.</p>



<p>Il Pil più dinamico quindi nel Nord-Est del Paese con un unico dato positivo (per nulla) sorprendente nel Mezzogiorno riguardante l’espansione del settore costruzioni con un +4,9% nel 2018.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="485" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-1024x485.jpg" alt="" class="wp-image-6477" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-1024x485.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-300x142.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-768x364.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-1536x727.jpg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_2-2048x970.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Questi parametri influiscono chiaramente sulla capacità di spesa dei cittadini: nel 2018 in Italia la spesa per consumi finali delle famiglie per abitante, valutata a prezzi correnti, è stata di 17,8mila euro. I valori più elevati di spesa pro capite si registrano nel Nord-ovest (20,6mila euro) e nel Nord-est (20,4mila euro); il Mezzogiorno si conferma, invece, l’area in cui il livello di spesa è più basso (13,7mila euro).</p>



<p><strong>Nel Mezzogiorno l’incidenza più elevata di lavoro irregolare</strong>.</p>



<p>Nel 2017, ultimo anno per cui sono disponibili le
informazioni, l’economia non osservata (somma della componente sommersa e di
quella illegale) rappresenta in Italia il 13,5% del valore aggiunto totale
(l’incidenza sul Pil è pari al 12,1%): le componenti più rilevanti in termini
di peso sono la rivalutazione della sotto-dichiarazione dei risultati economici
delle imprese (6,2%) e l’impiego di lavoro irregolare (5,1%). </p>



<p>L’economia illegale e le altre componenti minori
(mance, fitti in nero e integrazione domanda-offerta) incidono per il restante
2,2%. </p>



<p>L’incidenza dell’economia non osservata è molto
alta nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 19,4% del complesso del valore
aggiunto, seguita dal Centro (14,1%). Sensibilmente più contenute, e inferiori
alla media nazionale, sono le quote raggiunte nel Nord-ovest e nel Nord-est,
pari rispettivamente a 10,6% e 11,4%.</p>



<p>L’incidenza relativa delle tre componenti dell’economia non osservata viene confermata anche a livello ripartizionale; a pesare di più è la rivalutazione da sotto-dichiarazione che raggiunge un picco nel Mezzogiorno (pari all’8,6% del valore aggiunto) mentre nel Nord-ovest si registra il livello più contenuto (4,9%). </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="491" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-1024x491.jpg" alt="" class="wp-image-6479" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-1024x491.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-300x144.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-768x368.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-1536x737.jpg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_5-2048x983.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La quota di valore aggiunto generato da impiego di
lavoro irregolare è significativa nel Mezzogiorno, dove si attesta al 7,7%. In
linea con la media nazionale (pari al 5,1%) risulta il Centro, mentre le altre
due ripartizioni si collocano al di sotto di tale livello (3,9% il Nord-ovest e
4,1% il Nord-est). </p>



<p>La Calabria è la regione in cui il peso dell’economia sommersa e
illegale è massimo, con il 21,8% del valore aggiunto complessivo; l’incidenza
più bassa si registra invece nella Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen (8,9%). </p>



<p>Puglia e Molise presentano la quota più alta di rivalutazione del
valore aggiunto sotto-dichiarato (rispettivamente 9,7% e 8,8%) mentre le quote
più basse si registrano nella Provincia autonoma di Bolzano-Bozen (3%) e nella
Provincia Autonoma di Trento (3,7%). </p>



<p>Il peso del sommerso dovuto all’impiego di input di lavoro
irregolare è particolarmente elevato in Calabria (9,4% del valore aggiunto) e
Campania (8,5%), le quote più contenute sono quelle osservate in Lombardia
(3,7%) e Veneto (3,9%).</p>



<p>L’analisi Istat si sofferma poi sull’analisi del cosiddetto “valore aggiunto” inteso come l’aggregato che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. È la risultante della differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive). Corrisponde alla somma delle retribuzioni dei fattori produttivi e degli ammortamenti. Può essere calcolato al costo dei fattori e ai prezzi di base.</p>



<p>Nel 2017 Milano è la provincia con il più elevato valore aggiunto
per abitante, pari a 48,7mila euro, quasi il doppio della media nazionale
(25,7mila euro). Seguono la Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen con 41mila euro
e Bologna con 36,3mila. </p>



<p>Con 12,9mila euro Sud Sardegna ha il valore aggiunto per abitante
più basso; in posizione solo leggermente migliore si trovano Agrigento e
Caltanissetta, con circa 13,5mila euro. </p>



<p>Dal punto di vista dell’importanza dei segmenti produttivi, il contributo maggiore in termini assoluti è fornito quasi ovunque dai Servizi alle imprese, finanziari e immobiliari (che a livello nazionale pesano per il 28,3%), con circa 18mila euro per abitante a Milano e circa 11mila a Roma; il valore aggiunto per abitante del settore è invece il più basso a Vibo Valentia e nel Sud della Sardegna (3,2mila euro). </p>



<p>Anche l’apporto dei Servizi del commercio, di ristorazione e dei
trasporti e telecomunicazioni è il più elevato nella provincia di Milano
(15,6mila euro per abitante); seguono Bolzano con 11,6mila euro e Roma e Genova
con circa 10mila euro. Il valore più basso si registra a Enna con 2,7mila euro.
</p>



<p>I Servizi pubblici e gli altri Servizi privati alle famiglie
forniscono il maggiore contributo nelle province di Aosta (9,7mila euro),
Bolzano (9mila), Roma (8,6mila), e Cagliari (8,3mila). Di nuovo nel Sud
Sardegna si riscontra il valore più basso (3,4mila euro). </p>



<p>Il peso dell’Industria è particolarmente rilevante in molte
province del Nord-est, in particolare in quelle di Modena (12,9mila), Vicenza
(11,9mila euro) e Reggio nell&#8217;Emilia (11,2mila). Il valore aggiunto pro capite
dell’Industria è, invece, pari a poco più di 700 euro a Caltanissetta e Reggio
Calabria. </p>



<p>Il valore aggiunto pro capite del settore delle Costruzioni supera
i 2mila euro solo a Bolzano. </p>



<p>Infine, l’Agricoltura fornisce il contributo più significativo
nelle province di Bolzano e Pistoia (con circa 2mila euro di valore aggiunto
per abitante) e, nel Mezzogiorno, in quelle di Crotone e Oristano (circa
1,6mila euro).</p>



<p>Tra le 10 provincie con il valore aggiunto più distante dalla media nazionale troviamo Cosenza e Vibo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="436" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-1024x436.jpg" alt="" class="wp-image-6478" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-1024x436.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-300x128.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-768x327.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-1536x654.jpg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/02/calabria-fanalino-di-coda_malanova_4-2048x873.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/02/20/istat-conti-economici-la-calabria-ed-il-mezzogiorno-fanalino-di-coda-del-sistema-paese/">ISTAT. CONTI ECONOMICI: LA CALABRIA ED IL MEZZOGIORNO FANALINO DI CODA DEL SISTEMA PAESE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LIBERTÀ DI PARTIRE, LIBERTÀ DI RESTARE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/06/liberta-di-partire-liberta-di-restare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2020 12:52:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[SCUOLA E UNIVERSITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=6121</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vera emergenza di questo paese è l&#8217;emigrazione interna. Negli ultimi quindici anni sono due milioni le persone che hanno abbandonato il Sud per trasferirsi tra il Centro e il Nord d&#8217;Italia. La Calabria è, anche in questo caso, la regione maggiormente colpita da questo drammatico fenomeno e, se questo trend dovesse continuare, si verificherebbe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/01/06/liberta-di-partire-liberta-di-restare/">LIBERTÀ DI PARTIRE, LIBERTÀ DI RESTARE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> La vera emergenza di  questo paese è l&#8217;emigrazione interna. Negli ultimi quindici anni sono  due milioni le persone che hanno abbandonato il Sud per trasferirsi tra  il Centro e il Nord d&#8217;Italia. La Calabria è, anche in questo caso, la  regione maggiormente colpita da questo drammatico fenomeno e, se questo  trend dovesse continuare, si verificherebbe uno spopolamento epocale. </p>



<p> Nella stragrande maggioranza dei casi non è una libera scelta: emigrare è una decisione obbligata, una costrizione. Nessuno/a può permettersi, infatti, di restare in una terra dove non c&#8217;è lavoro.  </p>



<p> Col passare degli anni e delle generazioni, siamo cresciute/i sapendo  che per realizzare le nostre ambizioni saremmo dovuti/e andare via,  lasciando i nostri affetti e reinventando la nostra vita altrove. Come se tutto ciò fosse un destino ineluttabile. </p>



<p> Ad infierire, si aggiunge l&#8217;aumento del prezzo dei biglietti, che puntualmente a ridosso delle  festività rende proibitivo il ritorno nei paesi natali. </p>



<p> L&#8217;emigrazione forzata è il risultato di politiche scellerate, perseguite da istituzioni locali e nazionali che ci hanno privato dei nostri diritti, affondando la sanità pubblica, rendendo obsoleto il sistema dei trasporti e trasferendo al Nord tutto ciò che produce sviluppo e benessere.</p>



<p>Chi ha amministrato negli ultimi decenni ha prodotto un sistema clientelare e  corrotto, rendendo la nostra regione, così ricca di risorse e di potenzialità, un deserto.</p>



<p>Mentre leggi queste righe, probabilmente stai tornando a casa con gli occhi lucidi dopo aver accompagnato qualcuno a cui vuoi bene all&#8217;autostazione, oppure ti sei  appena seduto/a sul bus che ti porterà a centinaia di chilometri di  distanza da qui. In ogni caso, ci vuole tanto <br> coraggio.  </p>



<p> Ed
 è con lo stesso coraggio che noi ti scriviamo, provando ogni giorno a 
cambiare la rotta di questa Regione, ribellandoci allo scempio delle 
diseguaglianze e delle ingiustizie, perché non deve più esistere un 
posto giusto o sbagliato dove nascere, ma solo la libertà di partire o 
di restare.  </p>



<p> Se ti va e se pensi ce ne sia bisogno, mandaci una testimonianza, per noi è importante. Manterremo l&#8217;anonimato, ma pubblicheremo tutte le storie di emigrazione forzata vissute direttamente o indirettamente.</p>



<p><strong>Questa volta non restiamo in silenzio, siamo in tanti, troppi.</strong></p>



<p>Mandaci la tua testimonianza per messaggio privato alla <strong><a href="https://www.facebook.com/stutamuliTUTTI/">pagina FB di Stutamuli Tutti</a></strong>, oppure pubblicala sul <strong><a href="https://www.facebook.com/groups/1819512261418560/">gruppo FB Stutamuli Tutti (Cosenza)</a></strong>.</p>



<p><em><strong>Stutamuli Tutti &#8211; Cosenza</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/01/06/liberta-di-partire-liberta-di-restare/">LIBERTÀ DI PARTIRE, LIBERTÀ DI RESTARE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RIPRENDIAMO IL PERCORSO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI E DEI MOVIMENTI CALABRESI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/09/25/riprendiamo-il-percorso-del-coordinamento-dei-comitati-e-dei-movimenti-calabresi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 14:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CAT - COORDINAMENTO ASSEMBLEE TERRITORIALI]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=5452</guid>

					<description><![CDATA[<p>I potenti del mondo, da Trump a Orban, da Erdogan all’ex ministro dell’inferno e della paura, hanno solo progetti e slogan negativi. Chiusura dei porti, filo spinato, guerra preventiva, odio verso tutte le &#8220;diversità&#8221;, daspo dalle città, sterilizzazione del dissenso, costruzione di muri ai confini. Mentre l’Amazzonia brucia, Bolsonaro indica la via della cementificazione delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/25/riprendiamo-il-percorso-del-coordinamento-dei-comitati-e-dei-movimenti-calabresi/">RIPRENDIAMO IL PERCORSO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI E DEI MOVIMENTI CALABRESI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I potenti del mondo, da Trump a Orban, da Erdogan all’ex ministro
dell’inferno e della paura, hanno solo progetti e slogan negativi. Chiusura dei
porti, filo spinato, guerra preventiva, odio verso tutte le
&#8220;diversità&#8221;, daspo dalle città, sterilizzazione del dissenso,
costruzione di muri ai confini. </p>



<p>Mentre l’Amazzonia brucia, Bolsonaro indica la via della cementificazione
delle aree “liberate” dal fuoco. Mentre l’Alaska si
scioglie, Trump sorride perché pensa ai giacimenti di petrolio che potrebbero
essere scoperti. Mentre uomini e donne scappano dalle guerre finanziate dal
mondo di sopra viene l’ordine di chiudere i porti ed affondare le navi. Il
mondo futuro dipinto dai potenti ha solo due soli colori: il bianco e il nero.
Un mondo vecchio, triste, pauroso, depresso. </p>



<p>Dal mondo di sotto, quello degli emarginati, degli esclusi, dei privati del
futuro, arrivano disegni diversi. La massa sorridente e determinata dei ragazzi
del Fridays for Future, ad esempio, in tutto il mondo sogna e disegna un mondo
colorato, fatto di possibilità, di lotta per un mondo migliore. Oltre al bianco
ed il nero, il loro pennello si intinge in una tavolozza composta anche di blu,
di giallo, di verde, di rosso, per dipingere finalmente un quadro gioioso, dove
il coraggio della vita vince la paura e la depressione, dove si immagina la
costruzione di un nuovo mondo e di un nuovo sistema internazionale economico,
politico e sociale.</p>



<p>Un gigantesco SI da contrapporre agli infiniti NO dei potenti&#8230;liberiamoci
dalle paure indotte per governarci meglio…</p>



<p><strong>Rifiuti Zero</strong> come già sperimentato con successo a San Francisco, Capannori, Saracena. <strong>Acqua Bene Comune</strong> come a Parigi, Napoli e Riace. <strong>Democrazia Diretta </strong>traducendo in tutte le geografie il sogno zapatista e curdo<strong>. Sanità</strong> per tutti, di alta qualità e gratuita. <strong>Scuola, trasporti, casa, lavoro</strong>, svincolati dai modelli capitalistici e da meccanismi di privatizzazione.</p>



<p><strong>UN IMMENSO SI CONTRO I LORO TANTI NO!</strong></p>



<p>liberiamoci dagli incubi causati dalle paure indotte per governarci meglio,</p>



<p>#RICOMINCIAMASOGNARE!</p>



<p>Incontriamoci domenica <strong>6 OTTOBRE</strong> a <strong>Lamezia Terme</strong> (ore 17:00 &#8211; Via dei glicini, 21) per riprendere il percorso del <strong>Coordinamento dei Comitati e dei Movimenti Calabresi </strong>per costruire insieme questo grande, immenso SI in Calabria che spazzi via le paure ed i molteplici NO dei potentati che si annidano tra le pieghe dei partiti di tutto l&#8217;arco costituzionale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="595" height="339" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/2019.10.06-ass_comitati-.jpg" alt="" class="wp-image-5486" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/2019.10.06-ass_comitati-.jpg 595w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/2019.10.06-ass_comitati--300x171.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 595px) 100vw, 595px" /></figure>



<p><a href="https://www.facebook.com/events/2475561599354260/"><strong>VAI ALL&#8217;AVENTO FACEBOOK</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/25/riprendiamo-il-percorso-del-coordinamento-dei-comitati-e-dei-movimenti-calabresi/">RIPRENDIAMO IL PERCORSO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI E DEI MOVIMENTI CALABRESI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>REGGIO, ALLOGGI POPOLARI: SIT-IN NELL&#8217;ANDRONE DI PALAZZO SAN GIORGIO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/24/reggio-alloggi-popolari-sit-in-nellandrone-di-palazzo-san-giorgio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 18:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CASA]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=5020</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il diritto alla casa resta ancora un miraggio per centinaia di persone in condizioni di disagio abitativo anche nel comune di Reggio Calabria Per richiamare ancora una volta l&#8217;attenzione sul problema, le associazioni e i movimenti, riuniti nell&#8217;Osservatorio sul disagio abitativo, insieme alle famiglie interessate, hanno espresso stamane il proprio dissenso a Palazzo San Giorgio. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/24/reggio-alloggi-popolari-sit-in-nellandrone-di-palazzo-san-giorgio/">REGGIO, ALLOGGI POPOLARI: SIT-IN NELL&#8217;ANDRONE DI PALAZZO SAN GIORGIO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.youtube.com/watch?time_continue=10&#038;v=PmORy5XXWts
</div></figure>



<p>Il diritto alla casa resta ancora un miraggio per centinaia di persone in condizioni di disagio abitativo anche nel comune di Reggio Calabria Per richiamare ancora una volta l&#8217;attenzione sul problema, le associazioni e i movimenti, riuniti nell&#8217;Osservatorio sul disagio abitativo, insieme alle famiglie interessate, hanno espresso stamane il proprio dissenso a Palazzo San Giorgio. Tra il via vai dei rappresentanti comunali, solo qualche Consigliere ha trovato il tempo e la volontà di discutere sulle ragioni della protesta.</p>



<p>In quasi cinque anni infatti, l&#8217;Amministrazione comunale, guidata dal
sindaco Falcomatà, ha assegnato soltanto otto alloggi alle famiglie vincitrici
del bando 2005 e ventidue alloggi alle famiglie in emergenza abitativa. Un
numero esiguo a fronte delle numerose famiglie con effettivo bisogno di una casa
adeguata. La negligenza dell&#8217; azione politica, delle scelte attuali ma anche
del passato, sommata all&#8217;inerzia dell&#8217; attività amministrativa sono alla base
delle carenze del settore.</p>



<p>La Giunta comunale, dopo 126 giorni dalla presentazione della Petizione popolare
per il ripristino degli 11 milioni di euro per l&#8217;acquisto di nuovi alloggi da
assegnare, non ha ancora deliberato la decisione ufficiale, attesa, secondo i
tempi dettati dal regolamento comunale, entro 90 giorni.</p>



<p>La gestione delle assegnazioni e del turn-over, prevista dalla normativa, è
insufficiente se non del tutto inerte. Con la delibera del 10 febbraio 2017, il
Consiglio comunale aveva espresso l&#8217;esigenza urgente di effettuare le verifiche
sulla permanenza di tutti i requisiti degli assegnatari dei circa settemila
alloggi popolari presenti in città.</p>



<p>Azione fondamentale per esercitare il controllo sul patrimonio ERP e per
recuperare qualche centinaio di alloggi da riassegnare agli aventi diritto,
applicando il turn-over. Dopo quasi due anni e mezzo, il settore ERP sembra
abbia verificato un solo requisito, relativo ai soli alloggi comunali, meno
della metà dell&#8217;intero patrimonio. Come se non bastasse, l&#8217;esito delle
verifiche effettuate non ha portato alle successive azioni previste dalla
normativa vigente. Da quanto riferito dai funzionari del settore, ci sarebbero
23 pratiche di decadenza delle assegnazioni che hanno ricevuto il parere
favorevole della Commissione alloggi. Ma fino ad oggi non sono state messe in
esecuzione per riprendere nella disponibilità del Comune gli alloggi da
riassegnare agli aventi diritto.</p>



<p>Che fine hanno fatto quindi i 23 decreti di decadenza? L&#8217;Amministrazione
provvederà a completare le verifiche e a mettere a sistema l&#8217;azione di
controllo per garantire il turn-over?</p>



<p>Anche la gestione economica del settore ERP sembra fuori controllo.</p>



<p>La gestione economica del patrimonio ha la finalità di impegnare le entrate
ordinare del settore ERP per le opere di manutenzione degli alloggi, in modo da
garantirne le condizioni di abitabilità nel tempo. Il settore degli alloggi
popolari ha come entrate ordinarie i canoni mensili degli assegnatari ed una
parte dei ricavi delle vendite. I fondi, secondo la normativa vigente, sono
vincolati al settore ERP.</p>



<p>Negli ultimi cinque anni queste entrate sono state tra i 3 e i 4 milioni di
euro. L&#8217;Amministrazione Falcomatà, nonostante le terribili condizioni
strutturali in cui versa gran parte del patrimonio pubblico di edilizia
residenziale, ha speso poco o nulla di queste somme.</p>



<p>Che fine hanno fatto i fondi vincolati? Perché il Comune continua a non
spendere?</p>



<p>Altra nota dolente sono le emergenze abitative, regolate dall&#8217;articolo 31
della LR 32/1996.</p>



<p>Su richiesta delle associazioni, il Consiglio Comunale ha approvato un
regolamento il 25 gennaio 2018. Dopo un anno e mezzo tutto è fermo. Il rifiuto
di adottare una procedura informatica, proposta dall&#8217;Osservatorio sul disagio
abitativo e già operativa in altre città, spiega il ritardo, legato alle
difficoltà di costituzione della Commissione prevista dal regolamento e voluta
dalla maggioranza dei consiglieri comunali. Difatti, ad oggi, la Commissione
per la valutazione delle istanze non è stata costituita in quanto non è stato
individuato il presidente. Pertanto circa 300 istanze, presentate dai cittadini,
non sono state valutate e non hanno ricevuto alcuna risposta. Tra le istanze ci
sono anche quelle delle famiglie sfrattate per morosità incolpevole e in
condizioni di urgente difficoltà abitativa.</p>



<p>Il diritto alla casa è negato anche agli assegnatari con necessità di un
cambio alloggio. Difatti, la gestione dei cambi alloggio, quale procedura
normata dalla legge regionale 32/1996 per garantire nel tempo il diritto
all&#8217;alloggio adeguato agli assegnatari, è inapplicata dal Comune e dall&#8217;Aterp
da ormai 22 anni. Resta fermo anche il progetto comunale per il superamento del
ghetto dell&#8217;ex Polveriera. Da nove mesi infatti le azioni di assegnazione
alloggiativa restano al palo, nonostante il positivo esito per 17 famiglie già
dislocate. Ma altre quindici famiglie rimangono nella baraccopoli, tra le
montagne di rifiuti edili e amianto delle strutture già demolite.</p>



<p>Ad aggravare la situazione delle persone in condizioni di fragilità
economica, la chiusura del dormitorio pubblico, aperto durante l&#8217;inverno. Dal
marzo scorso infatti le persone ospitate si sono ritrovate in strada, senza
alternative sicure e un piano di inclusione sociale. È quindi urgente che
l&#8217;Amministrazione comunale riapra un dormitorio pubblico per offrire per tutto
l&#8217;anno un posto letto alle persone senza fissa dimora .</p>



<p>Dopo quattro ore di protesta l&#8217;unica risposta ottenuta dall&#8217;Amministrazione
è un appuntamento per la prossima settimana con il nuovo delegato del settore
ERP Giuseppe Sera.</p>



<p><strong>Osservatorio sul disagio abitativo</strong> (Un Mondo Di Mondi Giacomo Marino &#8211; Cristina Delfino; CSOA Angelina Cartella; Società dei Territorialisti/e Onlus; Centro Sociale Nuvola Rossa; Comitato Solidarietà Migranti; Reggio Non Tace; Collettiva AutonoMia)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/24/reggio-alloggi-popolari-sit-in-nellandrone-di-palazzo-san-giorgio/">REGGIO, ALLOGGI POPOLARI: SIT-IN NELL&#8217;ANDRONE DI PALAZZO SAN GIORGIO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/20/leconomia-e-la-societa-del-mezzogiorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 14:23:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[REGIONALISMO DIFFERENZIATO]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=5000</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal Rapporto Svimez 2018 si denota un generale divario amministrativo su istruzione, sanità, rifiuti, qualità della vita a svantaggio del Sud. Alcuni stralci del rapporto ci possono aiutare a meglio comprendere tale divario. L’ampliamento delle disuguaglianze territoriali in termini di indicatori sociali riflette, in un contesto economico difficile ma che ha mostrato capacità di reazione, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/20/leconomia-e-la-societa-del-mezzogiorno/">L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal <a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno.pdf">Rapporto Svimez 2018</a> si denota un <em> generale divario amministrativo su istruzione, sanità, rifiuti, qualità della vita a svantaggio del Sud</em>. Alcuni stralci del rapporto ci possono aiutare a meglio comprendere tale divario.</p>



<p>L’ampliamento
delle disuguaglianze territoriali in termini di indicatori sociali riflette, in
un contesto economico difficile ma che ha mostrato capacità di reazione, un forte
indebolimento della capacità del <em>welfare </em>di supportare le fasce più
disagiate della popolazione. Gli indicatori sugli <em>standard </em>dei servizi
pubblici documentano un ampliamento dei divari Nord-Sud, con particolare
riferimento proprio al settore dei servizi socio-sanitari, che maggiormente
impattano sulla qualità della vita e incidono sui redditi delle famiglie.</p>



<p>La cittadinanza “limitata”, connessa alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni, incide sulla tenuta sociale dell’area e rappresenta il primo vincolo all’espansione del tessuto produttivo. <strong>Ancora oggi al cittadino del Sud</strong>, <strong>nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, mancano (o sono carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati </strong><em><strong>standard </strong></em><strong>di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia</strong>. Si tratta di carenze di servizi che si riflettono sulla vita dei cittadini e che condizionano decisamente anche le prospettive di crescita economica, perché diventano fattori che giocano un ruolo non accessorio nel determinare l’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali.</p>



<p>L’analisi dei dati di <strong>spesa nei vari settori della P.A.</strong> mostra, a dispetto di tanti luoghi comuni, l’esistenza di ampi divari territoriali, con un generale svantaggio del Mezzogiorno cui fa seguito una inevitabile compressione della qualità dei servizi offerti, che nel Sud risente tuttavia anche dei condizionamenti ambientali e “interni”. Anche escludendo la spesa previdenziale, che di per sé produce una accentuazione del divario suddetto, l’ammontare della spesa pubblica complessiva consolidata, intesa come spesa di Amministrazioni centrali e territoriali, si presenta significativamente più basso nel Mezzogiorno: 6.886 euro per abitante nel 2016 contro i 7.629 euro del Centro-Nord (Tab. 5.1).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="902" height="1024" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ_tab-5.1-902x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5004" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ_tab-5.1-902x1024.jpg 902w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ_tab-5.1-264x300.jpg 264w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ_tab-5.1-768x872.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ_tab-5.1-1024x1162.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 902px) 100vw, 902px" /></figure>



<p>Per effetto delle variazioni di segno opposto registrate tra il 2007 ed il 2016 (–2,3% per il Mezzogiorno; +2,2% per il Centro-Nord), la <strong>spesa pro capite della P.A.</strong> (al netto di quella previdenziale) nell’area meridionale ha rappresentato nel 2016 il 90,3% del livello del Centro-Nord, a fronte del 94,5% registrato nel 2007.</p>



<p><strong>Lo svantaggio meridionale è molto marcato nella funzione di spesa relativa agli interventi nell’ambito della Formazione, Cultura e Ricerca&amp;Sviluppo</strong>, con una quota pro capite del 71,4% di quella del Centro-Nord (Tab. 5.2).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="471" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.2-1024x471.jpg" alt="" class="wp-image-5005" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.2-1024x471.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.2-300x138.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.2-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il massimo della distanza dal resto del Paese risulta nel Lavoro e nella previdenza</strong>, in parte ovviamente dovuta agli squilibri nel mercato del lavoro. Questi importanti strumenti della politica di <em>welfare</em> non riescono a supportare adeguatamente la fragile condizione socio-economica delle famiglie e dei lavoratori più deboli.</p>



<p>Anche al netto
della spesa previdenziale, infatti, in questi settori essenziali dell&#8217;azione
pubblica, il divario della spesa pro capite nel Mezzogiorno rispetto al resto
del Paese è di oltre 30 punti percentuali (69,1% del Centro-Nord).</p>



<p>Questo svantaggio,
si evince anche dalla dotazione di personale delle P.A.</p>



<p>Sulla base del <em>Censimento permanente delle Istituzioni pubbliche </em>dell’ISTAT relativo al 2015, risulta che il rapporto tra dipendenti pubblici e popolazione residente è molto diminuito. La flessione, nel lungo periodo, si è soprattutto concentrata sul Mezzogiorno, che rispetto al 2001 ha 214 mila unità in meno (Tab. 5.3). </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="965" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.3-1024x965.jpg" alt="" class="wp-image-5006" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.3-1024x965.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.3-300x283.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.3-768x724.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel 2015, i valori più elevati di dipendenti pubblici per 100 abitanti si hanno nel Centro e nel Nord-Est, rispettivamente con il 5,0% e 4,9%. Il Nord-Ovest, per contro, fa registrare il valore più basso (4,1%), mentre il Mezzogiorno si colloca in una posizione intermedia con 4,7% dipendenti pubblici ogni 100 abitanti, d<strong>ato che evidenzia come l’opinione collettiva di un Meridione affollato di lavoratori della PA, sia un’alterazione della realtà</strong>.</p>



<p><strong>Il divario Nord-Sud appare di grande rilevanza nel comparto socio-assistenziale</strong>, evidenziando livelli insufficienti dei servizi per le categorie più deboli della popolazione: <strong>l’infanzia, gli anziani e i non autosufficienti</strong>.</p>



<p>Più in generale, l’intero
comparto sanitario presenta livelli di prestazioni che sono al di sotto dello <em>standard
</em>minimo nazionale, come dimostra la griglia dei Livelli Essenziali di
Assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia,
Calabria e Campania, le quali, sia pur con un recupero negli ultimi anni, risultano
ancora inadempienti su alcuni obiettivi fissati.</p>



<p>I dati sulla
mobilità ospedaliera interregionale sono la fotografia più chiara delle carenze
del sistema ospedaliero meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione,
e della lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri.</p>



<p>Il saldo netto di ricoveri extra-regionali dalle regioni meridionali ha raggiunto nel 2016 le 114 mila unità, <strong>con la conseguenza di un cospicuo trasferimento di risorse dal Sud verso Nord</strong> (Tab. 5.4).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="662" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.4-1024x662.jpg" alt="" class="wp-image-5007" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.4-1024x662.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.4-300x194.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.4-768x497.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>I lunghi tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali è anche alla base della crescita della spesa sostenuta dalle famiglie, con il conseguente impatto negativo sui redditi.</strong> Strettamente collegato a ciò è il fenomeno della cosiddetta <strong>“povertà sanitaria”</strong>, secondo il quale si verifica sempre più frequentemente, soprattutto nel Mezzogiorno, che l’insorgere di patologie gravi costituisca una delle cause di impoverimento delle famiglie: in Italia, nel 2015, l’1,4%% delle famiglie italiane si è impoverito nel 2015 per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale; nelle regioni meridionali la percentuale sale significativamente, raggiungendo il 3,8% in Campania, il 2,8% in Calabria, il 2,7% in Sicilia.</p>



<p>L’efficienza nell’erogazione
di servizi di pubblica utilità da parte della P.A. è molto modesta per l’intero
territorio nazionale e nel periodo che va dal 2007 al 2016 è peggiorata
sensibilmente. I tratti negativi rilevati per l’Italia, nel complesso, si ritrovano
accentuati nel Mezzogiorno.</p>



<p>Nell’ambito delle <em>public utilities</em>, uno dei comparti più critici per il quale l’Italia è sottoposta al controllo dell’Unione europea, è quello dello <strong>smaltimento dei rifiuti</strong>. La quota di rifiuti conferiti in discarica, sia pur in riduzione in entrambe le ripartizioni, rimane ancora molto elevata nel Sud (42,4%) con un valore che risulta più che doppio rispetto a quello del Centro-Nord (16,7%) (Tab. 5.5).</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="721" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.5-1024x721.jpg" alt="" class="wp-image-5008" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.5-1024x721.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.5-300x211.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/2018.11.08-Rapporto-SVIMEZ-Mezzogiorno-tab-5.5-768x541.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sulla base della <strong>qualità dei servizi pubblici forniti al cittadino </strong>nella vita quotidiana, la SVIMEZ ha costruito un indice sintetico della <em>performance </em>delle Pubbliche Amministrazioni nelle regioni italiane. Fatto 100 il valore della regione più efficiente (Trentino-Alto Adige), le regioni meridionali presentano valori mediamente inferiori del 50% (vedi tab. 5.1).</p>



<p>Lo sviluppo
concreto dei diritti di cittadinanza è la chiave fondamentale per mobilitare le
enormi risorse, umane, ambientali, culturali ancora inutilizzate presenti nel Mezzogiorno,
che, se messe a valore, potrebbero contribuire significativamente alla stessa
ripresa del Paese.</p>



<p>Occorre assumere
la consapevolezza che la politica di coesione non può consistere solo della
politica “spaziale” di intervento (attraverso incentivi fiscali, contratti di
sviluppo, investimenti pubblici), ma deve essere accompagnata da politiche territorialmente
differenziate nel Mezzogiorno, in grado di riequilibrare la qualità di alcuni
beni pubblici essenziali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/20/leconomia-e-la-societa-del-mezzogiorno/">L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ DEL MEZZOGIORNO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ASSEMBLEA MERIDIONALE. DOCUMENTO CONCLUSIVO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/17/assemblea-meridionale-documento-conclusivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 09:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CAT - COORDINAMENTO ASSEMBLEE TERRITORIALI]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[REGIONALISMO DIFFERENZIATO]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=4935</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’appuntamento meridionale calabrese, il secondo dopo la tappa napoletana del 3 marzo, ha rilanciato un percorso comune necessario a far maturare un punto di vista meridionale sulle criticità che attraversano i nostri territori nel tentativo di creare collegamenti stabili e duraturi tra movimenti, comitati e individualità. Pensiamo che il tempo sia maturo per costruire una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/assemblea-meridionale-documento-conclusivo/">ASSEMBLEA MERIDIONALE. DOCUMENTO CONCLUSIVO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’appuntamento
meridionale calabrese, il secondo dopo la tappa napoletana del 3 marzo, ha rilanciato
un percorso comune necessario a far maturare un punto di vista meridionale sulle
criticità che attraversano i nostri territori nel tentativo di creare
collegamenti stabili e duraturi tra movimenti, comitati e individualità.</p>



<p>Pensiamo
che il tempo sia maturo per costruire una piattaforma programmatica condivisa,
partendo dal documento di convocazione dell’assemblea meridionale ed
estendendola alle tante situazioni ove si manifestano emergenze e criticità
diffuse nei territori che spesso non trovano alcun riscontro nelle politiche
istituzionali e in talune mappature ministeriali (http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin).
</p>



<p>Le grandi opere − e in passato
i cosiddetti Interventi Straordinari per il Sud − vengono imposte alle
popolazioni come tappe obbligate per la modernizzazione e lo sviluppo dei
nostri territori e come fonte di reddito per le nostre comunità. Interventi spesso
riguardanti le infrastrutture viarie, come nel caso del 3° megalotto della
SS106, opere progettate e realizzate a tavolino da chi non conosce il
territorio, non negoziabili e delle quali non si conosce mai &nbsp;il reale impatto sulle nostre vite e sulla salute
pubblica: opere che prevedono costi faraonici, necessari a garantire grossi
profitti che − è inutile sottolinearlo – vengono puntualmente dirottati verso
altre latitudini senza lasciare nulla in termini di ricchezza sul territorio:
soltanto malattie, morti, saccheggi, devastazioni territoriali e mistificazioni
identitarie.</p>



<p>L’importante
esperienza e la testimonianza di lotta che ha attraversato la nostra assemblea
meridionale, con le compagne del Consejo Cívico de
Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (COPINH), ci parla di
un sistema capitalistico, coloniale e predatorio, che da sempre scaccia le
popolazioni indigene dai loro territori tradizionali per far posto a grandi impianti
estrattivi, a migliaia di ettari di monocoltura che impoveriscono la terra e a
mega impianti idroelettrici capaci di uno sfruttamento avido delle risorse
naturali e delle materie prime a scapito dell’ambiente e delle comunità
indigene.</p>



<p>La
privatizzazione dei boschi, dell’acqua e dei fiumi sono le tristemente collaudate
ricette ultraliberiste che il mercato impone ai paesi del Centro America – così
come qui &#8211; con l’unico scopo di garantire ingenti profitti alle imprese honduregne
e alle troppe e voraci multinazionali occidentali che operano con pratiche neo-coloniali
su ogni territorio.</p>



<p>Ancora
una volta le pratiche di accumulazione per esproprio di terra sono i tratti
salienti che accomunano i Sud del mondo.</p>



<p>Intere
regioni vengono colonizzate economicamente e culturalmente da paesi definiti
“società avanzate” ad uso e consumo delle multinazionali di bandiera, holding
finanziarie e istituzioni internazionali che spalleggiano regimi dittatoriali
capaci di militarizzare il territorio per prevenire o bloccare ogni resistenza
popolare.</p>



<p>Questa
esperienza rafforza la nostra volontà di ritornare ad agire ed attraversare politicamente
i nostri territori partendo dai luoghi dove già esistono nuclei di comunità in
lotta che praticano il conflitto e l’autodifesa in tutte le sue forme.</p>



<p>Il
radicamento e la creazione di relazioni non mediate da meccanismi di consumo, quindi
diventano fondamentali per avere concrete possibilità di fare breccia in
società ancora troppo passive, con l’idea forte che un’alternativa al sistema capitalistico
di produzione sia realmente possibile e praticabile. La riappropriazione dei
meccanismi di produzione passa dalla condivisione di esperienze e conoscenze,
dal mettere in comune spazi di agibilità e di riproduzione del sapere. È
necessario attivare un processo di incompatibilità con i meccanismi che vedono
individui, comunità e territori come merce o come risorsa da capitalizzare. È
quindi attivando un sistema di relazioni che consentano di sorpassare i bisogni
imposti dalla società dei consumi, che si potrebbero innescare dei processi di
mutualismo conflittuale, i quali avrebbero come orizzonte comune quello di
mettere in discussione le fondamenta della società a cosiddetto capitalismo
avanzato.</p>



<p>Per
fare questo occorre necessariamente riappropriarsi delle nostre vite, dei
meccanismi della produzione, anche irrompendo criticamente nelle assise
decisionali a tutti i livelli, regionale, nazionale ed internazionale per
rivendicare, ovunque, la necessità che a decidere sulla vita e sul futuro
debbano essere le comunità locali e non una ristretta élite politica succube
della tecnocrazia e del profitto.</p>



<p>C’è
una grande indifferenza che rema contro il cambiamento che vorremmo agire.
Movimenti spontanei come Fridays For Future, composto da
tanti ragazzi e ragazze, può essere una speranza nuova, uno slancio verso la riappropriazione
del futuro. Il punto di non ritorno del cambiamento climatico, a detta della
comunità scientifica, è previsto per il 2030. Abbiamo dunque poco tempo e non
possiamo più aspettare cambiamenti lenti e macchinosi. Abbiamo bisogno di
risposte forti ed immediate che vadano oltre le strategie delle istituzioni
europee, regionali e locali ridando potere decisionale alle comunità.</p>



<p>Anche
la questione dell’acqua, la cui gestione è stata privatizzata e affidata a
grosse multinazionali, vede contrapposti i movimenti sociali e alcuni piccoli
comuni meridionali come Riace e Saracena in Calabria o grandi comuni come
Napoli in Campania. L’acqua deve essere rimessa al centro del dibattito e di
una possibile piattaforma condivisa. <em>Più acqua è meno pagghjett!</em> Più acqua
e meno fuffa, meno fumo. Non è più il tempo delle chiacchiere, della speranza
ma dell’azione unitaria ed incisiva.</p>



<p>D&#8217;altronde
la “stella” dell’acqua di questo governo a guida pentastellata pare quasi
definitivamente spenta, ed il disegno strategico per la gestione del servizio
idrico nel Mezzogiorno voluto da questo governo è lì a dimostrarci la sua reale
volontà.</p>



<p>Ma
questo governo non si “limita” soltanto a spegnere la luce a qualche stella ma
va oltre.</p>



<p>La
proposta avanzata dall’attuale Governo sul regionalismo differenziato si
inserisce a pieno titolo dentro questa pratica predatoria.</p>



<p>L’accordo
con le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna acuirà ancor di più il
divario tra Nord e Sud, già pesantemente aggravato dalla modifica del titolo V
della Costituzione e dall’introduzione del federalismo fiscale, e metterà
ulteriormente a rischio i già precari servizi pubblici nell’intero Meridione. Sempre
meno fondi sono disponibili &#8211; e lo saranno in futuro &#8211; per le ristrutturazioni
o la costruzione di edifici pubblici da adibire a scuole e ospedali, ad esempio.
Un modello fiscale che dirotta la maggior parte delle risorse laddove esistono
già servizi efficienti, crea una forbice qualitativa nelle prestazioni sempre
più evidente tra Nord e Sud del Paese. Questo è il motivo dei viaggi della
speranza per studio, lavoro e salute: qui non sono garantiti tal diritti.</p>



<p>I processi di
migrazione verso i nord (spesso senza ritorno) stanno trasformando
demograficamente il nostro paese ed il Sud in particolar modo. Le contrazioni
demografiche più rilevanti infatti si registrano proprio nelle regioni
meridionali: una diminuzione al Sud di 145 mila abitanti solo nel biennio
2016-2017 è un dato che parla da solo.</p>



<p>La
sostanziale continuità politica tra questo governo e quello precedente diventa
ancora più chiara se spostiamo l’attenzione sul Testo unico della forestazione
(TUF), voluto dal governo Gentiloni e che il governo gialloverde aveva promesso
di abrogare ma di cui si appresta a varare i decreti attuativi. Un testo che
permetterà il disboscamento arbitrario di boschi e foreste (cosa che tra
l’altro già avviene alle nostre latitudini) un impoverimento del suolo boschivo
del nostro paese al solo scopo di alimentare le centrali a biomasse, ormai
riconosciute come nocive ed ecologicamente insostenibili.</p>



<p>Questa
continuità politica tra vecchio e nuovo governo è diventata ancora più palese
nelle scelte strategiche che hanno interessato la Puglia dove l’arrivo di tre
gasdotti contraddice totalmente la tanto sbandierata volontà del M5S di operare
scelte strategiche per la riconversione energetica immediata dalla fonte
fossili a quelle veramente sostenibili.</p>



<p>La lotta contro il gasdotto TAP rappresenta uno snodo fondamentale per il sud perché emblematico delle contraddizioni tra estrattivismo e politiche energetiche ecocompatibili.  Questa esperienza fa da cornice ad un territorio come quello pugliese dove pesa come un macigno la presenza mortifera dell’Ilva di Taranto, una produzione di malattia e morte che miete vittime tra i lavoratori, cittadini e i loro figli e che ha spinto tutta la comunità a scendere in piazza lo scorso 4 maggio.</p>



<p>Lo
stesso si può dire per centrali e fabbriche calabresi (Mercure, Crotone, Gioia
Tauro, Marcellinara, Marlane, solo per menzionarne alcune) che dimostrano che
tutti gli interventi di sviluppo industriali hanno segnato un “punto di non
ritorno” negativo &#8211; in termini di tutela della salute e del territorio &#8211; per
tante comunità locali vittime dell’attacco espropriatorio del capitale.&nbsp; </p>



<p>La
stessa agricoltura, potenziale fonte di reddito e forma di autotutela dei nostri
territori, è da decenni sotto l’attacco della monocoltura estensiva che sta
progressivamente soppiantando le attività dei piccoli produttori e delle medie
aziende modificando, spesso irrimediabilmente, l’assetto sociale, economico ed
ambientale dei territori.</p>



<p>Tutto ciò pone al centro dell’esistenza di ogni singolo individuo e di intere comunità la necessità esistenziale e drammatica di dover scegliere tra l’avere uno straccio di reddito da lavoro e la possibilità di tutelare la propria salute, quella delle proprie famiglie e il proprio territorio.</p>



<p>Dentro
il quadro sociale tracciato estremamente complesso, quali sono le nostre
proposte? Come pensiamo di disarticolare il pensiero dominante, incepparne i
meccanismi di riproduzione e creare un contropotere diffuso?</p>



<p>L’attenzione
della politica istituzionale a queste problematiche inizia in modo timido a
investire una parte dell’Europa ma sono segnali del tutto insufficienti. L’avanzamento
in Europa dei Verdi è sintomatico certamente di un buon livello di sensibilità
sulle tematiche ambientali che inizia a diffondersi tra le comunità. Rispetto a
questo però resta in capo al nostro movimento la capacità di incidere in
maniera più radicale per mutare lo stato delle cose presenti: dobbiamo essere
in grado di argomentare, ad esempio, che al Sud una politica davvero “verde” è solo
quella che possono fare le comunità che agiscono dal basso nei territori e non
certo politicanti di partito abituati a riscaldare gli scranni dei vari
parlamenti e commissioni &#8211; loro, è bene ricordarlo, continuano ad essere parte
del problema.</p>



<p>A
tal proposito, la nuova campagna “Giudizio Universale” (http://giudiziouniversale.eu/)
è un primo tentativo che prova ad unire movimento e comunità resistenti con un
unico obiettivo, quello di portare davanti a un tribunale lo Stato italiano per
non aver agito di fronte allo sconvolgimento climatico ed inchiodare alle
proprie responsabilità le istituzioni italiane.</p>



<p>Se
le lotte ecologiste inglobano tutta una miriade di resistenze &#8211; piccole ma
diffuse sul territorio &#8211; occorre allora avere la capacità di coagularle
riprendendoci potere decisionale e capacità progettuale, praticando l’autonomia
dei corpi e dei territori in maniera non gerarchica ma organizzata.</p>



<p>Bisogna
uscire da un sistema che si basa sullo sfruttamento senza fine delle risorse
naturali e al contempo avere la capacità di diradare le nubi ingannevoli della
green economy, coscienti della capacità di cooptazione e sussunzione del capitale,
della sua mutevolezza e capacità di adattamento ai nuovi contesti sociali.</p>



<p>Alla
potenza del capitale in crisi non possiamo contrapporre strutture rigide e
sclerotizzate, relazioni autoritarie e modalità politiche ferme al passato.</p>



<p>Negli
anni il Sud è diventato la grande pattumiera d’Europa, ricevendo rifiuti dal
Nord Italia e dal Centro Europa in maniera illegale e pagando per trasferire
altrove i rifiuti urbani ingestibili. I territori del Sud sono ancora zone da
sfruttare e conquistare: estrazione di petrolio e gas, costruzioni di centrali
termiche e inceneritori, servitù militari, sfruttamento delle risorse idriche,
turistificazione, cementificazione. È attraverso le “grandi opere”, che hanno alimentato
la falsa illusione della ricchezza e del benessere, che i nostri territori si
sono impoveriti ancora di più.</p>



<p>Tali
logiche predatorie sono del tutto identiche a quelle che attraversano i grossi
territori insulari gravati da servitù militari (come il Muos in Sicilia e la
pesantissima situazione del territorio militarizzato in Sardegna) che
trasformano le nostre isole in immense basi da cui partono gli attacchi
militari che possono colpire velocemente altri popoli di altri paesi.</p>



<p>Da
non sottovalutare, poi, il ruolo strategico del territorio italiano negli
equilibri geopolitici che si giocano nel Mediterraneo, tornato ad essere il
centro nevralgico delle rotte commerciali da Est a Ovest. </p>



<p>I
tentativi di controllare flussi di merci e di persone sembrerebbero alla base
degli ingenti investimenti in infrastrutture, installazioni e programmi di
ricognizione che alludono a scenari da guerra fredda. </p>



<p>Va
sottolineato inoltre il ruolo criminale dell’Unione Europea che deporta le
sorelle e i fratelli migranti in Libia, strozza l’economia soprattutto dei
paesi del sud dell’Europa (PIGS) con le sue politiche neoliberiste e
autoritarie e devasta interi territori con le sue politiche ambientali,
espressione del profitto. </p>



<p>Per
questo motivo non è più ammissibile che le soluzioni per il nostro benessere
vengano prese altrove propinandoci ricette sempre uguali e disastrose. Tutte “soluzioni”
proposte dalle istituzioni che hanno sempre guardato al profitto dei grandi
gruppi industriali del Nord e che lasciano – oggi come ieri – povertà, miseria
e marginalità sociale tra le nostre comunità.</p>



<p>È
giunto il momento di riaffermare che sulle nostre vite e sui nostri territori
decidiamo noi!</p>



<p>Le
ricette di partiti, governo e istituzioni sono chiare e parlano di un ridicolo reddito
di cittadinanza, di flat tax, di sicurezza, di chiusura dei porti contro i
migranti. Le loro ricette sono comprensibili e, come dimostrano le scorse
europee, sono state votate dalla gente, spostando a destra l’asse politico del
vecchio continente.</p>



<p>Ma
quali sono le nostre piattaforme? Le strade che vogliamo iniziare a tracciare
per risolvere i problemi quotidiani di coloro che vivono “in basso” e non vanno
certo a votare? Di coloro che vivono nei nostri quartieri, nelle nostre città,
che lavorano nei call center e negli impianti inquinanti e tossici?</p>



<p>Partendo
da un nuovo patto mutualistico fra le lotte meridionali ambientaliste, per il
lavoro e per il diritto alla casa, alla salute, al futuro, dobbiamo fare uno
sforzo di sintesi, individuare quali sono le nostre chiavi di lettura condivise
sul modo in cui il potere economico genera sfruttamento, violente devastazioni della
natura per garantirsi profitti e autoriproduzione.</p>



<p>Dobbiamo
trovare dei minimi comuni denominatori a partire dai quali costruire coalizioni
ed essere in grado di inventare soluzioni comprensibili alla “nostra gente”; in
altre parole dobbiamo uscire dall’attuale condizione di invisibilità in cui ci
siamo rifugiati ma anche auto-reclusi.</p>



<p>Per
fare questo è necessario dotarsi di strumenti comunicativi collettivi che ci
permettano di rendere pubbliche e praticabili le lotte territoriali.</p>



<p>Partendo
dalla tutela della salute e contro i grandi impianti nocivi e le diverse forme
in cui si palesano le devastazioni ambientali, dobbiamo avere la capacità di dar
vita ad un movimento che contrasti le logiche del profitto e del capitalismo
predatorio, la politica istituzionale che ne è asservita e ciò che ognuno/a di
noi riproduce di questi modelli.</p>



<p>Rivendicare
con forza la riprogrammazione dei fondi pubblici affinché restino a sud i
finanziamenti destinati ad opere inutili e dannose, non scelte dalle
popolazioni locali e vengano destinate a finanziare opere finalmente utili e
scelte dai territori, per interventi mirati alle bonifiche dei &nbsp;siti inquinati, &nbsp;per la messa in sicurezza idrogeologica delle
regioni del sud e per la realizzazione di opere pubbliche prioritarie per le
nostre comunità locali come scuole, presidi ospedalieri e trasporti pubblici
locali.</p>



<p>Un’estensione
della mappatura ministeriale dei Siti d’Interesse Nazionali alle tante
emergenze territoriali ci permetterebbe di avere un quadro più completo ed uno
strumento utile per costruire mobilitazioni territoriali dal basso che
rivendichino, qui e subito, i tanto sbandierati e mai effettuati interventi di
bonifica. </p>



<p>Partendo
poi da un’autocritica sulle forme in cui ci organizziamo e ci muoviamo e
guardando anche all’esperienza dei compagni honduregni del Copinh che ci hanno parlato
di consigli indigeni e di interventi di lotta e organizzazione a livello
territoriale e dipartimentale, dobbiamo essere capaci di generare una massa
critica tale da riuscire a trasformare le nostre vite e ribaltare il sistema
che ci sovrasta.</p>



<p>Vogliamo,
pertanto, provare a ridare centralità alle forme della partecipazione diretta e
attiva, all’autogoverno dei territori come antidoto alle pratiche capestro che
hanno caratterizzato per decenni le politiche regionali e nazionali;
rivendicare, qui e ora, la necessità che a decidere sulla vita e sul futuro
debbano essere le comunità locali e non una ristretta élite politica succube
della tecnocrazia e del profitto.</p>



<p>Nell’ottica
propria di ridare centralità ai nostri territori, occorre ribadire i diritti
delle persone migranti – in una epoca di razzismo, antizingarismo e xenofobia &#8211;
e al tempo stesso porre la parola fine all’enorme emorragia demografica del
sud, frutto dell’emigrazione in massa di giovani e adulti costretti ad
abbandonare le nostre terre per studio, lavoro, salute e, oggi sempre più
spesso, per trovare condizioni ambientali che non li condanni a morte certa come
nei casi emblematici di Taranto o della Terra dei Fuochi in Campania.</p>



<p>Interrogarsi
infine su come rendere ancora più chiare, forti e visibili le nostre prassi di
lotta e partecipazione, come incidere nei meccanismi di scelta
politico-istituzionali fino ad invertire i rapporti di forza e costruire nuovi
piani di incompatibilità.</p>



<p>Questa
ci sembra la sfida politica collettiva da cogliere e sviluppare nei prossimi
appuntamenti meridionali e nazionali nella convinzione che, partendo dal
radicamento territoriale, dal fare rete, dalla ricerca di forme organizzative
nuove e modalità di coalizione, le nostre comunità in lotta possono finalmente vincere.</p>



<p><strong>ALCUNI PUNTI CONDIVISI SUI
QUALI LAVORARE</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Centralità delle contraddizioni capitale/natura
e capitale/lavoro.</li><li>Resistenza alle grandi opere e a tutte le forme
di sfruttamento e devastazione ambientali.</li><li>No allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
dell’uomo sulla donna e dell’umanità sull’ambiente.</li><li>Processi decisionali inclusivi e prospettive di
campagne unitarie di lotte nel rispetto della piena autonomia decisionale dei territori.</li><li>Dotarsi di mezzi e metodi di comunicazione
interna ed esterna efficaci.</li><li>Ridare centralità e protagonismo alle lotte
meridionali in un’ottica chiaramente unitaria con le altre realtà del Paese. </li></ul>



<p><strong>ALCUNE PROPOSTE SINTETICHE</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>Mappatura delle criticità ambientali a partire dai SIN (ma da estendere ovviamente a quelle non mappate) come strumento unitario e operativo per costruire una campagna di mobilitazione per la richiesta delle bonifiche sui nostri territori e, al contempo, come strumento di inchiesta che possa restituire una fotografia sullo stato reale in cui versano i nostri territori. </li><li>Campagna contro il Testo Unico della Forestazione</li><li>Campagna Giudizio Universale (http://giudiziouniversale.eu/)</li><li>Costruzione di una piattaforma e di un programma minimo condiviso (difesa del territorio, ambiente, salute, estrattivismo e energia, lavoro).</li><li>Costruzione di una strategia comunicativa e di pratica del conflitto attraverso alternative concrete (agricoltura contadina, turismo responsabile e sostenibile, cooperazione dal basso, assemblee territoriali, mutuo aiuto) partendo dall’analisi delle cause sistemiche che producono i disastri sui nostri territori e promuovendo linguaggi capaci di interessare quelli che consideriamo i nostri interlocutori privilegiati, i nostri compagni di strada.</li></ul>



<p><strong>PROSSIMI APPUNTAMENTI MERIDONALI</strong></p>



<p>11/06
– Manifestazione solidarietà Mimmo Lucano (Locri)</p>



<p>15/06
– Assemblea No Inceneritore (Marcellinara)</p>



<p>21/06 &#8211;
Manifestazione regionale NO MUOS (Catania)</p>



<p>22/06
– Assemblea Nazionale 23M (Roma)</p>



<p>25-28/07
&#8211; Trinacria Camp (Messina)</p>



<p>26/07
– Corteo No Ponte (Messina)</p>



<p>02-05/08
Campeggio No Muos </p>



<p>10-12/08 – Campeggio Malerba (Sila Piccola &#8211; Catanzaro)</p>



<p>********</p>



<p><em>9 giugno 2019, Unical | Rende (CS)</em></p>



<p><strong><em>Comitati, associazioni e realtà sociali Meridionali contro le devastazioni ambientali, le grandi opere inutili e dannose, il cambiamento climatico, per la salute e la giustizia ambientale</em></strong></p>



<p><a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/000-report-asemblea-9-GIUGNO_DEF.pdf"><strong>SCARICA IL DOCUMENTO IN PDF</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/assemblea-meridionale-documento-conclusivo/">ASSEMBLEA MERIDIONALE. DOCUMENTO CONCLUSIVO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CINQUEFRONDI: IL SUD DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ALZARE LA TESTA E RIPRENDERSI CIO&#8217; CHE GLI SPETTA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/17/cinquefrondi-il-sud-deve-avere-il-coraggio-di-alzare-la-testa-e-riprendersi-cio-che-gli-spetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 07:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[REGIONALISMO DIFFERENZIATO]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=4929</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Cinquefrondi, &#8211; si legge nel comunicato stampa dell’Amministrazione comunale dello scorso 4 aprile &#8211; facendo seguito alla deliberazione del consiglio comunale n.64 del 27.12.2018 attraverso la quale si poneva, in pubblica discussione, particolare attenzione circa il meccanismo attuativo del federalismo fiscale municipale, particolarmente penalizzante per l’ente, con la recente delibera di giunta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/cinquefrondi-il-sud-deve-avere-il-coraggio-di-alzare-la-testa-e-riprendersi-cio-che-gli-spetta/">CINQUEFRONDI: IL SUD DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ALZARE LA TESTA E RIPRENDERSI CIO&#8217; CHE GLI SPETTA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Il Comune di Cinquefrondi, &#8211; si legge nel comunicato stampa
dell’Amministrazione comunale dello scorso 4 aprile &#8211; facendo seguito alla
deliberazione del consiglio comunale n.64 del 27.12.2018 attraverso la quale si
poneva, in pubblica discussione, particolare attenzione circa il meccanismo
attuativo del federalismo fiscale municipale, particolarmente penalizzante per
l’ente, con la recente delibera di giunta n.47 del 08.04.2019 ha conferito
mandato allo studio legale degli avv.ti Ettore e Federico Jorio ad avanzare
ricorso avverso il sistema di perequazione del Fondo di Solidarietà Comunale.</p>



<p>Una battaglia politica e giuridica allo stesso tempo, fatta
propria dal gruppo di maggioranza “Rinascita per Cinquefrondi”, che ha visto
negli ultimi mesi il comune di Cinquefrondi protagonista di attività di
sensibilizzazione verso gli altri enti municipali calabresi, anche per il
tramite dell’assessore al contenzioso avv. Flavio Loria, e che ha ricevuto
l’importante appoggio dell’Anci calabrese, guidata dal Sindaco di Pizzo
Gianluca Callipo, favorendo il percorso del ricorso giurisdizionale e ricevendo
il sostegno dell’importante studio legale specializzato in questa materia.</p>



<p>Una rincorsa partita da mesi e che ha fatto diventare
Cinquefrondi comune apripista di una battaglia che necessita di consapevolezza
e denuncia politica. Nella sala consiliare lo scorso mese di dicembre abbiamo
ospitato un’importante iniziativa partendo dal libro “Zero al Sud” scritto da
Marco Esposito nel quale l’autore ha raccolto le cronache e dettato le cifre
dell’importante impatto riversato sui comuni con i passaggi di attuazione al
federalismo fiscale, in particolare, tratteggiando le difficoltà per i
territori del sud.</p>



<p>Una battaglia che ad oggi ha visto mobilitarsi ed aderire
all’ipotesi del ricorso numerosi comuni calabresi, e che riteniamo sia
particolarmente utile a controbilanciare la richiesta avanzata da alcune
regioni del Nord di maggiore autonomia, con l’utilizzo anche del c.d. residuo
fiscale, che potrebbe incrinare definitivamente il sistema solidaristico dello
Stato unitario.</p>



<p>Una battaglia, quindi, che rappresenta un fatto non solo
simbolico ma assolutamente di giustizia sostanziale per quelli che sono poi i
servizi che lo Stato, anche per il tramite degli enti territoriali di
prossimità dei comuni, deve garantire secondo la Costituzione uniformemente
sull’intero territorio nazionale: tutti dobbiamo avere la stessa linea di
partenza, non può esistere una disparità soprattutto quando questo impatta
fortemente sui più deboli, sulle aree svantaggiate, sul meridione in
particolare.</p>



<p>Da Cinquefrondi vuole nascere ed ingrossarsi un movimento che
possa unire le forze per reclamare i diritti ed uguali possibilità per il Sud,
nello spirito della Costituzione e nelle possibilità di uno Stato che deve
avvertire la necessità di farsi sentire e vedere se vuole recuperare quella
fiducia che man mano sta venendo meno, soprattutto nelle aree meridionali
sempre più svuotate di risorse, soprattutto umane, e sempre più distanti
dall’Europa.</p>



<p>Il Sindaco Conia: &lt;&lt;Una battaglia non solo per
Cinquefrondi, ma per la giustizia sociale di tutto il Sud. Siamo stati il primo
comune d&#8217;Italia a portare la questione in Consiglio Comunale ed ho partecipato
a varie iniziative per sensibilizzare sul tema, era necessario quindi ora
essere conseguenziali. Il sud deve avere il coraggio di alzare la testa e
riprendersi ciò che gli spetta&gt;&gt;.</p>



<p>L’Assessora Roberta Manfrida</p>



<p>L’Amministrazione Comunale</p>



<p>Michele Conia</p>



<div class="wp-block-file"><a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/nota-anci-Calabria.pdf">Nota ANCI-Calabria</a><a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/nota-anci-Calabria.pdf" class="wp-block-file__button" download>Download</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/cinquefrondi-il-sud-deve-avere-il-coraggio-di-alzare-la-testa-e-riprendersi-cio-che-gli-spetta/">CINQUEFRONDI: IL SUD DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ALZARE LA TESTA E RIPRENDERSI CIO&#8217; CHE GLI SPETTA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>REGIONALISMO DIFFERENZIATO (II): UN GLOSSARIO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/17/regionalismo-differenziato-un-glossario/</link>
					<comments>https://www.malanova.info/2019/06/17/regionalismo-differenziato-un-glossario/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 07:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA E FINANZA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[DECIDIAMO NOI]]></category>
		<category><![CDATA[REGIONALISMO DIFFERENZIATO]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=4926</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quella che qui riportiamo è solo una frazione minuscola della terminologia sviluppata in Italia da pochi decenni a questa parte che ha trovato alimento nelle tante strutture e commissioni istituite intorno al «federalismo» più o meno rafforzato per alcuni all’«autonomia» per altri. Vuole essere un piccolo supporto a tutti coloro che vorranno promuovere incontri, dibattiti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/regionalismo-differenziato-un-glossario/">REGIONALISMO DIFFERENZIATO (II): UN GLOSSARIO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quella che qui riportiamo è solo una frazione minuscola della terminologia sviluppata in Italia da pochi decenni a questa parte che ha trovato alimento nelle tante strutture e commissioni istituite intorno al «federalismo» più o meno rafforzato per alcuni all’«autonomia» per altri.</p>



<p>Vuole essere un piccolo supporto a tutti coloro che vorranno promuovere incontri, dibattiti su questo tema o che vorranno dire la loro in incontri promossi da altri. Abbiamo anche inserito un po’ di link a documenti ufficiali e saggi.</p>



<p>Non è certo una lettura che suscita emozioni, che attrae. Ma chi ha messo giù queste note, non essendo né giurista, né economista, né… tante altre cose crede proprio di essersi imbattuto in un esempio di cosa sia oggi la «governance». In scelte determinanti dell’assetto statuale scompare qualunque riferimento alla concretezza delle vita quotidiana, ai luoghi dell’abitare per cui si può arrivare a definire astrusi <strong>parametri universali per valutare i «fabbisogni» validi a Milano come a Simeri Crichi</strong> a cui tutti si devono attenere perché a produrli sono i tecnici, gli esperti perché sono «oggettivi». Insomma un’altra faccia di TINA (There are not Alternatives), non ci sono alternative. Ma più lo affermano e più ci convinciamo <strong>che un altro mondo è possibile</strong>.</p>



<p>Del resto anche il Val di Susa le carte prodotte dagli « esperti » avevano stabilito «oggettivamente» che si doveva fare la Tav. La resistenza degli abitanti della Valle ha trovato forza anche nella capacità di rendere evidente come c’era stato chi aveva stabilito cosa era «oggettivo».</p>



<p><strong>Titolo V della Costituzione</strong> <strong>«Le Regioni le Province i Comuni»</strong>. </p>



<p>Comprende gli articoli &#8211; dal 114
al 133 &#8211; che riguardano competenze, risorse, ordinamenti delle Regioni, delle
Province e dei Comuni. Il Titolo V è di certo la parte della Costituzione che
nella sostanza (e anche nella forma) ha subito la modifica più radicale rispetto
al testo originario approvato dall’assemblea costituente nel 1948 (altre
modifiche importanti sono state l’introduzione della maggioranza qualificata &#8211;
2/3 di Camera e Senato &#8211; per la concessione dell’amnistia o dell’indulto
approvata sull’onda di Mani pulite nel 1992 e l’introduzione del pareggio di
bilancio del 2012 a seguito della crisi finanziaria).</p>



<p>Nell’articolo 116 dopo i primi due commi sostanzialmente uguali a quelli 1948 (in cui si definisce la condizioni di regioni a statuto speciale e la costituzione delle provincie autonome), viene introdotto un terzo comma: «<em>Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell&#8217;articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all&#8217;organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all&#8217;articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata </em>».</p>



<p>E’ questo capoverso che radica
nella Costituzione tutte le richieste di autonomia che hanno fra l’altro
prodotto un vastissimo dibattito teorico di natura giuridica, sociale ed
economica e a tutta l’ormai sconfinata terminologia di cui si dà in minima
parte conto in questo glossario.</p>



<p>Nell’articolo 117 viene definita
una uguale esercizio della potestà legislativa dello Stato e delle Regioni
stabiliti tre livelli di competenze (vedi voce successiva): </p>



<p>Il titolo V in particolare per le Regioni (che ricordiamo sono state istituite nel 1970) determina i criteri generali che regolano le elezioni e i rapporti fra il Governo nazionale e quelli locali e la risoluzione delle controversie. L’articolo 119 stabilisce che i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Inoltre istituisce un fondo perequativo alimentato dallo Stato, per quelle autonomie non in grado di far fronte alle spese necessarie per finanziare integralmente le nuove funzioni pubbliche loro attribuite. Infine «Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l&#8217;effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni» che sostituisce la precedente versione nella quale compariva esplicitamente il riferimento al Mezzogiorno: « Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali».</p>



<p>L’articolo 120 stabilisce la possibilità, con apposite procedure definite per legge, che il Governo può sostituirsi a organi di Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni. <br>Gli altri articoli definiscono i criteri generali delle procedure di funzionamento delle assemblee elettive, e del governo, soprattutto delle Regioni.</p>



<p><strong>Competenze: esclusive,
concorrenti, residue</strong></p>



<p>Come stabilito dall’articolo 117
della costituzione, si dividono in esclusive cioè attività che competono
esclusivamente allo Stato (inteso in questo caso come amministrazione centrale.
In concorrenti cioè quelle attività svolte dallo Stato congiuntamente alle
Regioni sulle quali è da osservare, la competenza legislativa appartiene
interamente alla Regioni. Infine quelle residue, cioè quelle che non sono
comprese nei due elenchi che riportiamo di seguito e possono essere
esemplificate da quanto nella versione della Costituzione del 1948 era
considerato di competenza delle Regioni.</p>



<p>Competenze esclusive: </p>



<p>a)
politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con
l&#8217;Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di
Stati non appartenenti all&#8217;Unione europea;</p>



<p>b)
immigrazione;</p>



<p>c)
rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;</p>



<p>d)
difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;</p>



<p>e)
moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza;
sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione
delle risorse finanziarie;</p>



<p>f)
organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione
del Parlamento europeo;</p>



<p>g)
ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici
nazionali;</p>



<p>h)
ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;</p>



<p>i)
cittadinanza, stato civile e anagrafi;</p>



<p>l)
giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia
amministrativa;</p>



<p>m)
determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti
civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;</p>



<p>n)
norme generali sull&#8217;istruzione;</p>



<p>o)
previdenza sociale;</p>



<p>p)
legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni,
Province e Città metropolitane;</p>



<p>q)
dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;</p>



<p>r)
pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e
informatico dei dati dell&#8217;amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell&#8217;ingegno;</p>



<p>s)
tutela dell&#8217;ambiente, dell&#8217;ecosistema e dei beni culturali.</p>



<p>Competenze concorrenti:</p>



<p>rapporti internazionali e con l&#8217;Unione europea delle
Regioni; </p>



<p>commercio con l&#8217;estero; tutela e sicurezza del lavoro;
</p>



<p>istruzione,
salva l&#8217;autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della
istruzione e della formazione professionale; </p>



<p>professioni;
ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all&#8217;innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; </p>



<p>alimentazione; ordinamento sportivo; protezione
civile; governo del territorio; </p>



<p>porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e
di navigazione;</p>



<p>ordinamento della comunicazione; </p>



<p>produzione, trasporto e distribuzione nazionale
dell&#8217;energia; </p>



<p>previdenza complementare e integrativa; </p>



<p>armonizzazione
dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema
tributario; </p>



<p>valorizzazione
dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività
culturali; casse di risparmio, </p>



<p>casse
rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale.</p>



<p>Competenze residue: </p>



<p>ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi
dipendenti dalla Regione;</p>



<p>circoscrizioni comunali;</p>



<p>polizia locale urbana e rurale;</p>



<p>fiere e mercati;</p>



<p>beneficenza pubblica ed assistenza
sanitaria ed ospedaliera;</p>



<p>istruzione artigiana e professionale e
assistenza scolastica;</p>



<p>musei e biblioteche di enti locali;</p>



<p>urbanistica;</p>



<p>turismo ed industria alberghiera;</p>



<p>tranvie e linee automobilistiche di
interesse regionale;</p>



<p>viabilità, acquedotti e lavori pubblici
di interesse regionale;</p>



<p>navigazione e porti lacuali;</p>



<p>acque minerali e termali;</p>



<p>cave e torbiere;</p>



<p>caccia;</p>



<p>pesca nelle acque interne;</p>



<p>agricoltura e foreste;</p>



<p>artigianato.</p>



<p><strong>Livelli
essenziale delle prestazioni (LEP)</strong></p>



<p>Nel punto m) dell’articolo
117 si introducono i livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti
civili e sociali affidati alla potestà legislativa esclusiva dello Stato con
ciò implicitamente introducendo in Costituzione il concetto di una diversità
costituzionalmente compatibile, per quel che essenziale non è ed è pertanto
rimesso&nbsp; alla legge di ciascuna Regione.</p>



<p>Secondo il punto m) è competenza esclusiva dello Stato la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».&nbsp; Cioè il godimento di quei diritti civili e sociali uguali per tutti coloro che sono cittadini italiani, indipendentemente dal territorio ove risiedono. Quindi sono condizione sine qua non per poter discutere di qualunque forma di federalismo fiscale. Nella legge delega per l’attuazione del federalismo fiscale (42/2009) fra un lunghissimo elenco di compiti e di attribuzioni che prefigurano l’inclinazione del dibattito sul federalismo fiscale c’è anche «la determinazione del costo e del fabbisogno standard quale costo e fabbisogno che, valorizzando l&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia, costituisce l&#8217;indicatore rispetto al quale comparare e valutare l&#8217;azione pubblica; definizione degli obiettivi di servizio cui devono tendere le amministrazioni regionali e locali nell&#8217;esercizio delle funzioni riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni o alle funzioni fondamentali di cui all&#8217;articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione »; formulazione in cui la nettezza del punto m) si scioglie e si tende a collegare la definizione dei LEP alla determinazione del costo e del fabbisogno standard. Ma rimane pur sempre il fatto che qualunque ragionamento sul federalismo fiscale ha come riferimento la definizione dei LEP.</p>



<p><strong>A tutt’oggi i LEP non sono stati definiti se non per il Servizio sanitario: i Livelli essenziali di assistenza.</strong></p>



<p><strong>Federalismo
fiscale</strong></p>



<p>Il
termine compare nella legislazione italiana con i provvedimenti per
l’attuazione dell’articolo 119 (Capitolo V) che recita: «I Comuni, le Province,
le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria
di entrata e di spesa.<br>
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e
le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate
propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principî di coordinamento
della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di
compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio
».</p>



<p>Proprio
per definire queste entrate e queste risorse autonome nel 2009 viene approvata
la legge 42. Si tratta della « Delega al Governo in materia di federalismo
fiscale, in attuazione dell&#8217;articolo 119 della Costituzione » (legge Calderoli)
(www.parlamento.it/parlam/leggi/09042l.htm)</p>



<p>(La
ragione per cui questa legge è approvata ben otto anni dopo la riforma della
Costituzione in altra parte).</p>



<p>Successivamente
l’espressione federalismo fiscale ha assunto una più ampia accezione e
soprattuto un mutamento di significato, tanto che è finita per indicare «una
dottrina economico-politica volta a instaurare una proporzionalità diretta fra
le imposte riscosse da un certo ente territoriale (Comuni, Province, Città
metropolitane e Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall&#8217;ente
stesso ».</p>



<p>Esemplificativo di questo
indirizzo è quanto è avvenuto, dal 2010 in poi, con l’applicazione della legge
42/2009 sul federalismo fiscale in materia di finanziamento dei Comuni: con una
congerie di disposizioni normative si è mirato a trattenere nei comuni più
ricchi la maggior quantità possibile di risorse, ignorando le esplicite
previsioni perequative di quella legge.</p>



<p><strong>Fondo di solidarietà comunale</strong></p>



<p>E’ istituito dallo Stato a
vantaggio di quei comuni che non hanno fondi sufficienti per garantire ai
cittadini i servizi considerati indispensabili, per assicurare la perequazione
dei cittadini italiani in qualunque Regione risiedano è stato istituito nel
201. Il Fondo è alimentato prevalentemente dai Comuni tramite una quota
dell&#8217;imposta municipale propria (IMU). Come viene ripartito il Fondo, quali
servizi e quali i costi di questi servizi avrebbero essere fissati con la
definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni come previsto dalla
Costituzione. Cioè quei servizi essenziali per la garanzia dei diritti civili e
sociali fissati dalla Costituzione.</p>



<p>Nonostante che ad oggi i Lep
non siano stati definiti il Governo, anzi i governi che si sono succeduti dalla
data dell’approvazione della Legge delega per la realizzazione fiscale si è
proseguito nella fissazione di costi e fabbisogni standard</p>



<p>Il fondo per il 2016 era pari
a quasi 5.700 milioni di euro.</p>



<p>Il<strong> 55%
del fondo di solidarietà è riservata alla spesa storica (vedi voce del
glossario), ovviamente più larga al nord</strong>. Cioè non sulla base della
perequazione di quanto si è speso nell’anno (o negli anni precedenti). E il
restante 45%, almeno quello è realmente perequativo? No perché si è
ulteriormente dimezzato essendo riservato per il 50%, ancora, ad un’allocazione
secondo la spesa storica!</p>



<p><strong>Residuo
fiscale (ovvero Roma ladrona)</strong></p>



<p>« Il residuo
fiscale è la differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come
alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le
Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano da un determinato
territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese ». Chiaro no?. Ma
se sulle entrate non ci sono stati molti dubbi e discussioni. Tutt’altro è per
quanto riguarda le risorse spese dallo Stato in un determinato territorio.
Infatti a determinazione dei residui fiscali dipende criticamente dai criteri
adottati per la regionalizzazionedelle entrate e soprattutto delle
spese centrali e ha quanto meno una forte variabilitàdei risultati. Le
richieste di maggiore autonomia fondate sull’analisi dei residui fiscali hanno
basi relativamente incerte .<br>
Proprio sulla quantificazione delle risorse spese ha trovato nuovo alimento
tutta la miserabile e consunta retorica sul « Sud che vive sulle spalle del
Nord », sulla necessità che ogni Regione « sia padrona a casa propria » « così
anche&nbsp; al Sud impareranno a essere
efficienti ». Secondo questa versione per esempio i cittadini italiani che
risiedono in Lombardia ricevono dallo Stato 2.333 euro a testa, quelli del
Veneto 2.697 mentre quelli che risiedono in Calabria ne ricevono 3.855 e quelli
che risiedono in Campania 3.401. E’ evidente Calabria e Campania succhiano i
soldi versati dai cittadini lombardi e campani. Lasciamo ad altra parte la
territorializzazione della cittadinanza che c’è in questo ragionamento. E
veniamo ai numeri. In una nota tecnica sull’attuazione dell’autonomia
differenziata a cura della Commissione SVIMEZ sul federalismo fiscale
(www.astrid-online.it/static/upload/2019/2019_04_09_nota_regionalismo.pdf) si
spiega come essi si fondano sui dati della Ragioneria generale dello Stato
(RGS) che precisa come nei suoi conti prende in considerazione solo il 43,4%
del totale della spesa dello Stato. Il restante 56,6%, costituita da spese,
secondo la RGS <em>non regionalizzabili </em>(23,0%) ed erogazioni ad Enti e
Fondi che vengono considerate <em>non regionalizzate </em>(33,6%). </p>



<p>Per intenderci
in quei 2333 che riceve la Lombardia non sono comprese tutte le spese
previdenziali, né quelle sanitarie, né quelle delle società pubbliche e tanto
altro ancora… fino agli interessi sul debito che lo Stato paga a chi possiede
titoli pubblici. Ma, si dirà, queste spese lo Stato le fa tanto in Lombardia
che in Calabria, ci sono pensionati a Milano come a Cosenza, titoli di stato
l’ha comprati un crotonese come un torinese. Proprio come questo non sia vero
dimostra la nota dello Svimez che partendo dai dati dei Conti pubblici
territoriali (Cpt) che « regionalizza » quelle spese che la RGS non ha «
regionalizzato » o ritiene&nbsp; « non
regionalizzabili » arriva a tutt’altre conclusioni. Se si parte dai Cpt la
somma stimata dalla RGS corrisponde appena al 22,4 delle spese sostenute dallo
Stato. Guardando i conti da quest’altro punto di vista risulta che la spesa
dello Stato pro-capite in Lombardia è pari a 16.979 e del Veneto a 14.188, in
Calabria 13.605 e in Campania 12.084. Ma un momento. Dimenticavamo che questa
non comprende gli interessi sul debito. A questo provvede l’Istituto Pio La
Torre
(http://www.piolatorre.it/public/art/un-analisi-delle-proposte-avanzate-sul-federalismo-differenziato-2405/).
Riportiamo solo un dato: nel 2015 la spesa per interessi sul debito nel
Mezzogiorno (cioè interessi pagati a cittadini residenti nel Mezzogiorno)&nbsp; era di 4.906 milioni di euro mentre nel
Centro-Nord corrisponde a 15.961 milioni di euro.</p>



<p><strong>Costi
e fabbisogni standard </strong></p>



<p>Il decreto del 26 novembre del
2010 (https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/10216dl.htm) indica come vanno
definiti i fabbisogni dei servizi essenziali e i relativi costi. Standard
indica che viene individuato un sistema di definizione e di calcolo valido che
consente per esempio di stabilire qual è il bisogno e quale il costo giusto di
un asilo di Milano come di Simeri Crichi.</p>



<p>Si tratta di un complesso sistema
di calcolo che prende in considerazione più elementi ma che finiscono per
prendere il posto dei Livelli essenziali delle prestazioni. </p>



<p>Così i parametri per tale calcolo
arrivano all’assurdo, ad esempio, di considerare nullo il fabbisogno di asili
nido di un paese che non possiede asili nido, per il solo fatto di non averceli
Ad esempio, ancora, il fabbisogno in termini di viabilità ha tra i criteri il
numero attuale di veicoli circolanti e le presenze turistiche, come se questi
fattori non fossero essi stessi influenzati negativamente dalle già pessime
condizioni del territorio. Il fabbisogno scolastico è messo in funzione del
numero di edifici, utenti della mensa, utenti trasportati da altri centri e
quota delle classi a tempo prolungato già presenti. Inoltre sono stati
introdotti, nel meccanismo di calcolo dei fabbisogni sociali, delle variabili
chiamate tecnicamente dummy (fantoccio), tese a ridurre il calcolo del
fabbisogno delle Regioni che offrono meno servizi. </p>



<p>Nelle Pre-
Intese di febbraio 2018, concluse dal Governo Gentiloni, le risorse nazionali
da trasferire sono parametrate, dopo un primo anno di transizione, a fabbisogni
standard calcolati tenendo conto anche del gettito fiscale regionale; e fatto
comunque salvo l’attuale livello dei servizi (cioè prevedendo variazioni solo
in aumento). </p>



<p>Rapportare il finanziamento dei servizi al gettito fiscale significa stabilire un principio estremamente rilevante: i diritti di cittadinanza, a cominciare da istruzione e salute, possono essere diversi fra i cittadini italiani; maggiori laddove il reddito pro-capite è più alto. </p>



<p><strong>Coordinamento Territoriale #DecidiamoNOI</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/17/regionalismo-differenziato-un-glossario/">REGIONALISMO DIFFERENZIATO (II): UN GLOSSARIO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.malanova.info/2019/06/17/regionalismo-differenziato-un-glossario/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/13/squadra-che-vince-non-si-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 10:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[SUD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=4920</guid>

					<description><![CDATA[<p>I lavoratori interinali e precari scrivono alla direzione di Comdata SpA Spettabile Comdata Spa, sono trascorsi pochi giorni dalla comunicazione ufficiale del rinnovo della commessa Enel Energia sul sito rendese, notizia che ha destato non poco entusiasmo fra operatori, staff e management. Crediamo che questo risultato sia stato raggiungo anche e soprattutto grazie agli sforzi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/13/squadra-che-vince-non-si-cambia/">SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I lavoratori interinali e precari scrivono alla direzione di Comdata SpA</strong></p>



<p>Spettabile Comdata Spa, </p>



<p>sono trascorsi pochi giorni
dalla comunicazione ufficiale del rinnovo della commessa Enel Energia sul sito
rendese, notizia che ha destato non poco entusiasmo fra operatori, staff e
management. </p>



<p>Crediamo che questo risultato
sia stato raggiungo anche e soprattutto grazie agli sforzi, ai sacrifici e alla
professionalità di noi operatrici e operatori, senza distinzioni di sorta.
Nonostante per noi sia chiara la scelleratezza di un mercato degli appalti che
spezzettando il rapporto di lavoro comprime sempre di più i diritti, il salario
e le sicurezze di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, nonostante
non ci piaccia l’idea di festeggiare e celebrare questo risultato chiudendo gli
occhi sulle criticità del comparto, nonostante tutto questo, <strong>vogliamo anche
noi essere ottimisti e tirare insieme a tutti quanti un sospiro di sollievo&#8230; </strong></p>



<p><strong>Ci piacerebbe però che
questo sospiro di sollievo possa essere tirato anche dai nostri colleghi
interinali e precari. Crediamo che il risultato raggiunto sia dovuto in larga
parte anche al loro contributo e ai livelli di presenza e produttività da loro
garantiti. Considerando il fatto che a breve i contratti di questi colleghi e
colleghe scadranno cogliamo l’occasione per proporre all’azienda una
stabilizzazione di tutti loro attraverso l’assunzione diretta e a tempo
indeterminato. <em>Squadra che vince non si cambia! </em></strong></p>



<p>Un aspetto centrale del nostro
lavoro è la fidelizzazione e la cura del rapporto con il cliente, crediamo che
un approccio simile possa essere assunto anche dall’azienda verso i suoi
collaboratori. E crediamo che questo possa avvenire solamente rimettendo al
centro rapporti di lavoro stabili, diretti e a tempo indeterminato, e nei quali
i diritti e il rispetto della qualità della vita delle persone siano
imprescindibili. </p>



<p>Lanciamo questo appello dunque, consci della controtendenza che esso rappresenta per il settore e per l’intero mercato del lavoro, ma consci anche del fatto che una multinazionale con 50mila dipendenti e una decisa proiezione verso le nuove tecnologie e il mercato globale dell’outsourcing non possa non investire nella qualità del lavoro, nella professionalità, nella sicurezza economica e dunque nella serenità dei suoi dipendenti.</p>



<p>&nbsp;<strong>Cobas Comdata Rende</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/06/13/squadra-che-vince-non-si-cambia/">SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA!</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
