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	<title>STOP FOSSILE Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>STOP FOSSILE Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>LIBERI E PENSANTI. IL NOSTRO PIANO TARANTO PER ANDARE OLTRE L’ILVA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/23/liberi-e-pensanti-il-nostro-piano-taranto-per-andare-oltre-lilva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 13:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 settembre del 2018 con la firma dell&#8217;accordo con Arcelor Mittal il sindacato ha consegnato il colosso ex Ilva ai suoi nuovi gestori. A nulla è servito metterli in guardia su chi fossero realmente gli indiani, primi produttori di acciaio al mondo, sulle reali intenzioni e sul loro modo di fare impresa in giro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 6 settembre del 2018 con la firma dell&#8217;accordo con Arcelor Mittal il sindacato ha consegnato il colosso ex Ilva ai suoi nuovi gestori. A nulla è servito metterli in guardia su chi fossero realmente gli indiani, primi produttori di acciaio al mondo, sulle reali intenzioni e sul loro modo di fare impresa in giro per il mondo.</p>



<p>A più riprese, all&#8217;interno e all&#8217;esterno della fabbrica, abbiamo urlato che Mittal sarebbe venuto a prendere quote di mercato e che non avrebbe investito un solo centesimo nella tanto decantata, da politica e sindacati, quanto impossibile &#8220;ambientalizzazione&#8221;. In quei giorni siamo stati definiti nei modi peggiori, colpevoli, per chi oggi protesta, di disfattismo e sciacallaggio. Non proviamo nessun piacere nel constatare che tutto è andato come avevamo annunciato, piuttosto siamo consapevoli che si sono persi quasi due anni e che cittadini e operai hanno dovuto respirare altro veleno a causa delle scelte di politici e sindacalisti incapaci di vedere un futuro diverso per questa terra.</p>



<p>Da sempre i rappresentanti dei lavoratori ripetono che non esiste un &#8220;piano b&#8221;, che, chiuso lo stabilimento, ci sarà un disastro economico e sociale per l&#8217;intera provincia jonica.<br>Gli stessi attori che a Genova hanno premuto per fermare l&#8217;area a caldo siglando un accordo di programma quando dicono che non c&#8217;è alternativa ad un Ilva marciante mentono o meglio fanno finta di non sapere che un alternativa esiste. Una scusa che da sempre politica e sindacato usano per giustificare la loro impotenza e la loro mala fede relativamente alla questione Ilva ignorando che, in ogni dove, da ultimo al caro premier Conte, è stato presentato un piano contenente delle linee guida per la riconversione dell’intero territorio ionico, denominato <a href="https://www.liberiepensanti.it/piano-taranto/"><strong>PIANO TARANTO</strong></a> e elaborato a più mani da associazioni, un sindacato di base e cittadini.</p>



<p>Da dove nasce PIANO TARANTO? Forse è bene ricordare che andare oltre l’acciaio e oltre l’ILVA &#8211; conservando occupazione e reddito &#8211; è stato un bisogno primario proprio per i lavoratori che già dal 2015 studiarono l’Accordo di programma di Genova che portò alla chiusura dell’area a caldo. Così come è bene ricordare che i sindacati confederali, hanno SEMPRE rifiutato un confronto sul tema definendo Piano Taranto un libro dei sogni – nella migliore delle ipotesi – o un contenitore vuoto. Sfidiamo chiunque a leggerlo e a dire che sia irrealizzabile, perché a differenza degli accordi siglati con l&#8217;imprenditore di turno ciò che abbiamo messo nero su bianco è perfettamente possibile, senza dimenticare che non è compito di cittadini e lavoratori trovare le soluzioni ma di politica e sindacato.</p>



<p>Oggi i sindacati lamentano l’assenza totale della manutenzione (ordinaria e straordinaria), il blocco dei lavori AIA, il comportamento anti sindacale di Arcelor Mittal senza però far nulla di concreto contro il padrone (che ricordiamo essere anche il Governo italiano). Ci chiediamo da sempre perché i sindacati non blocchino gli impianti, cosa temano e quali interessi debbano proteggere.</p>



<p>Dimostrino un minimo di dignità, dimostrino di saper fare sindacato e tutelare realmente tutti i lavoratori, perché, è utile ricordare, che in Ilva, buona parte dei lavoratori non sono sindacalizzati ma subiscono le decisioni scellerate di chi si siede ai tavoli e sottoscrive accordi ignobili.</p>



<p>Cogliamo anche l&#8217;occasione per ricordare al Sindaco di Taranto quanto da lui dichiarato, è arrivato il momento che sia lui a chiamare a raccolta la cittadinanza per pretendere la chiusura definitiva dello stabilimento e un futuro diverso per la nostra città.</p>



<p><em><strong>Cittadini e lavoratori liberi e pensanti &#8211; Taranto</strong></em></p>
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		<item>
		<title>OLTRE 10.000 LUCANI FIRMANO CONTRO IL PETROLIO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/11/oltre-10-000-lucani-firmano-contro-il-petrolio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 09:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per tutelare la salute, il territorio e le imprese locali, la Regione adotti subito una strategia di uscita. I Lucani sono consapevoli che le estrazioni petrolifere in Basilicata stanno compromettendo la salute, il territorio e le economie locali. In particolare in questi giorni di emergenza Covid, nei quali la riduzione del prezzo del petrolio ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Per tutelare la salute, il territorio e le imprese locali, la Regione adotti subito una strategia di uscita.</strong></p>



<p>I Lucani sono consapevoli che le estrazioni petrolifere in Basilicata stanno compromettendo la salute, il territorio e le economie locali. In particolare in questi giorni di emergenza Covid, nei quali la riduzione del prezzo del petrolio ha ridotto all’osso le già misere royalties che le compagnie petrolifere riconoscono alla Basilicata. Il segnale arriva dalle oltre 10.000 firme raccolte dall’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie attraverso la <a href="https://goo.gl/VsHWuz">piattaforma Change.org</a> nella quale si chiede alle Istituzioni di intraprendere una moratoria di chiusura delle attività estrattive sul territorio della Basilicata per adottare una strategia di uscita dalle fossili.</p>



<p>Mentre gran parte della penisola nei giorni di lockdown pur nel dramma del momento, ha potuto ammirare immagini (purtroppo oramai inedite) della natura che si è riappropriata dei suoi spazi, in Basilicata nel silenzio generale vediamo sempre le stesse immagini: fiammate dai centri oli nel quale il greggio viene lavorato e morie di pesci. Il tutto senza alcun riscontro da parte delle Istituzioni e degli organi di controllo. L’osservatorio e le attività di monitoraggio che devono garantire la trasparenza su queste attività al momento non sono ancora funzionali.</p>



<p>Alla già drammatica situazione si aggiungono le conseguenze che con molta probabilità deriveranno dalla modifica in corso al quadro regolatorio in materia di radioattività, il quale sembra comportare una riduzione della protezione della popolazione e conseguentemente un aumento dei rischi che minano la salute pubblica, così da favorire, in particolare le attività coinvolte con la radioattività, come quelle petrolifere. Motivo per il quale <a href="https://www.scanziamolescorie.eu/news/radioattivita-lettera-al-ministro-speranza-epc-ai-parlamentari-della-regione-basilicata/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">abbiamo scritto nei giorni scorsi al Ministro Roberto Speranza e tutti i Parlamentari Lucani</a>.</p>



<p>Non ci rassegneremo, a maggior ragione in questo periodo di profonda crisi per il nostro Paese, al petrolio che genera solo “sviluppo distorto” senza creare ricchezza per le imprese locali, dichiara Pasquale Stigliani portavoce dell’Associazione. Siamo coscienti che le compagnie petrolifere stanno sfruttando il creato della nostra Terra solamente per fare profitti. Sfruttano il capitale naturale della Basilicata, compromettono l’utilizzo dell’acqua e di altre preziose risorse del territorio, fondamentali per tutelare la salute, l’ambiente e per sostenere la crescita e il progresso dell’economie locali del settore turistico, e agricolo e culturale. &nbsp;</p>



<p>Prima che sia troppo tardi ed ora che l’economia del petrolio non può garantire nessuna certezza sulle royalties per il futuro, sostiene Stigliani, le Istituzioni aumentino i controlli su tali attività e coinvolgano i cittadini, le associazioni e le imprese per individuare una strategia di uscita del petrolio dalla Basilicata. Alcuni lo hanno già fatto. Basta volerlo! Può farcela anche la Regione Basilicata che non ha altra strada.</p>



<p><em><strong><a href="https://www.scanziamolescorie.eu/">Ass. Antinucleare ScanZiamo le Scorie</a></strong></em></p>
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		<item>
		<title>FUORI DAL VIRUS, FUORI DAL FOSSILE!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/07/fuori-dal-virus-fuori-dal-fossile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 12:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l&#8217;oriente né l&#8217;occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l&#8217;oriente né l&#8217;occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine. Laddove fanno il deserto, lo chiamano pace”. (Tacito)</em></p></blockquote>



<p>L’esplosione del Covid-19 e lo stato di emergenza economica e sociale da esso provocato ha scoperchiato le molteplici contraddizioni dell’attuale ed egemone modo di produzione e riproduzione della vita, come un mostruoso e moderno vaso di Pandora. Le emergenze che c’erano prima, nella cosiddetta “normalità”, come quella economica e climatica, permangono ingigantite ed accelerate e potrebbero aumentare nel futuro. &nbsp;Per i “signori del mondo” ed i poteri politici che li sostengono, intere popolazioni, ambienti, territori, forme di vita sono sacrificati e sacrificabili in nome del profitto, del mercato, del denaro. Lo chiamano sviluppo, lo chiamano progresso: è il deserto che avanza!</p>



<p>Il nemico si rivela in tutta la sua barbarie e violenza: è lo strapotere del capitalismo estrattivista, predatorio e patriarcale delle banche e della finanza, delle multinazionali dell’intelligenza artificiale, della robotica, del fossile, delle banche e della finanza, dello sfruttamento mondiale della catena alimentare. Ed è anche il capitalismo <em>greenwashing</em>&nbsp;che tenta di trarre profitto dalla gestione di mercato di una riconversione ecologica sbagliata, falsa, improbabile. Inoltre, per assicurare continuità alle forze dominanti, assistiamo alla restrizione dei diritti, al controllo sempre più stringente su persone e territori, alla concentrazione di potere decisionale e questo costituisce una seria minaccia alla democrazia reale.</p>



<p>Una svolta radicale è sempre più necessaria nelle politiche economiche, nel modello produttivo ed in quello sociale per la salvezza del pianeta e delle nostre vite.</p>



<p>È necessario rilanciare l’opposizione dal basso ed una nuova resistenza di popolo contro questo modo di produzione e riproduzione sociale in tutte le sue articolazioni. È necessario progettare e praticare in comune alternative sociali ed economiche materiali per un nuovo mondo possibile. E dobbiamo farlo pur sapendo che, allo stesso tempo, nella realtà sociale c’è il rischio che, ingigantito dalla attuale emergenza, prevalgano l’individualismo, le solitudini competitive della cultura liberista, la rassegnazione derivante dall’inesistenza di riferimenti ideali, di capacità organizzative di cambiamento credibili. C’è il rischio che si radichi ancor più un senso di impotenza ed isolamento a livello sociale, nonostante la sofferenza e l’indignazione dei tanti; c’è soprattutto il rischio che la retorica della ripresa economica metta nel cassetto le poche norme di salvaguardai ambientale o gli stessi i progetti virtuosi di riconversione e transizione energetica come quelli delineati dagli obiettivi dell’IPCC.</p>



<p>In questo scenario i movimenti contro il disastro climatico ed ambientale dovranno avere fin da ora la capacità di respingere quell’odioso ricatto occupazionale che da decenni permette alle multinazionali del fossile di tenere sotto scacco governi, istituzioni di prossimità ed intere comunità. Il futuro, anche in ambito occupazionale, non può quindi che essere green, clean e fuori dal fossile. &nbsp;Ebbene, contro i cambiamenti climatici, per la giustizia ambientale e sociale, si sono mobilitati in questi mesi molti movimenti in tutto il mondo. Anche qui da noi, in Italia, nelle lotte dei comitati, nell’esplosione di Fridays For Future ed altro ancora. La campagna “Per il clima fuori dal fossile” è parte attiva di queste mobilitazioni e di questi movimenti. Una Campagna dalle centinaia di battaglie quotidiane, a volte vittoriose, nei territori di molte regioni d’Italia, che ha prodotto azioni concrete contro un simbolo dell’estrattivismo, l’Eni e che ha avuto il suo peso qualitativo e quantitativo nella stessa straordinaria mobilitazione a Roma del 23 marzo 2019, con centomila persone in piazza. Noi siamo parte dei grandi movimenti moltitudinari per la giustizia climatica, conosciamo la complessità del problema e le molte dimensioni in cui esso si manifesta: dal piano territoriale a quello nazionale, a quello europeo. Così come sappiamo necessario tenerle tutte insieme per rafforzare la nostra progettualità e potenza di agire.</p>



<p>Rompere il muro della solitudine significa comunicare, prendere parola, organizzarci anche dentro l’emergenza, con tutti gli strumenti a disposizione, per ritornare a far sentire le nostre voci ora ed anche quando essa finirà.</p>



<p>Solo così potremmo uscire dal tempo egemonico del capitale e dal vuoto di senso nel quale crescono, isterismi, paure, riflessi d’ordine, razzismi e svolte autoritarie anche nel nostro mondo di riferimento sociale.</p>



<p>Per tutto questo dobbiamo lottare, anche in collegamento con altre realtà di movimento, su questi punti specifici:</p>



<p>1 &#8211; <strong>Stop a tutti i nuovi cantieri estrattivisti ed a proposte di grandi opere inutili e di estrazioni fossili</strong>, sia per garantire la salute dei lavoratori che per garantire l’effettiva riduzione dell’aumento delle temperature globali, contenere il consumo di territorio e l’aggressione agli ecosistemi, evitare ulteriori costi ai cittadini e favorire la piena occupazione.</p>



<p>2 &#8211; <strong>Fermare immediatamente i progetti</strong> relativi alla realizzazione di nuove centrali turbogas sul territorio nazionale a cominciare da quelle di Brindisi, Civitavecchia, Fusina e La Spezia. L’uscita dal carbone in Italia non può infatti passare attraverso gli investimenti miliardari sul gas, il quale resta, è bene ricordarlo, un combustibile fossile comunque inquinante e climalterante.</p>



<p>3 &#8211; <strong>Uscire fuori dalla logica anacronistica delle mega centrali</strong> e dei grandi poli di produzione energetica anche quando riguardano il voltaico ed eolico; investire ingenti fondi pubblici per ammodernare la rete, ottimizzare il sistema di accumulo e sviluppare centri di produzione di energia rinnovabile più piccoli, più efficienti e delocalizzati. Incentivare quindi l’uso delle fonti rinnovabili e del loro indotto (progettazione, manifattura, installazione e manutenzione degli impianti), garanzia di salute e occupazione.</p>



<p>4 &#8211;<strong> Fermare la devastazione del Salento e dell’Appennino e bloccare i progetti TAP e SNAM. Stop alla metanizzazione della Sardegna.</strong> Spendere miliardi di euro per un hub del gas significa non solo compromettere la biodiversità di interi territori, ma anche legare fisicamente e per diversi decenni le sorti del Paese che ospita i giacimenti di gas a quelle del mercato di arrivo. Una scelta che non tiene conto né delle continue turbolenze geopolitiche di vaste aree del pianeta, né del rispetto dei diritti umani nei paesi che ospitano le strutture estrattive o in cui transitano i gasdotti. Una scelta ingiusta non solo perché è stata presa contro la volontà della maggioranza delle popolazioni ma anche perché la produzione attuale è più che sufficiente mentre il consumo diminuisce anno dopo anno.</p>



<p>5 &#8211; <strong>Stornare i fondi pubblici concessi alle aziende del fossile (19 miliardi) ed utilizzarli per:</strong></p>



<p>&#8211;&nbsp; investimenti in sanità pubblica che ha mostrato tutte le sue carenze dopo decenni di privatizzazioni;</p>



<p>&#8211; progetti di riconversione energetica che escludano la metanizzazione privilegiando gli interventi dal basso proposti da enti locali e reti di cooperative e comunità energetiche che punti all’autoproduzione, all’efficientamento. Comunità energetiche già presenti in Italia che forniscono energia al 100% rinnovabile ed etica.</p>



<p>-mettere in sicurezza i territori devastati da colpevoli incurie, inondazioni e terremoti, complice anche la dissennata cementificazione e speculazione immobiliare;</p>



<p>-bonificare le centinaia di discariche tossiche e di siti inquinati, proteggere l’aria dagli inquinanti e risanare i sistemi idrici</p>



<p>6 &#8211; <strong>Garanzie e gratuità </strong>per utilizzo di acqua e dei servizi energetici di base a tutte le persone senza tetto o indigenti, a quelli che vivono in campi anche illegali ed alle popolazioni rifugiate a qualunque titolo.</p>



<p>7 &#8211; <strong>Revisione partecipata</strong> dagli attori sociali che lottano per l’ambiente del “Decreto clima” del 2019 e ridiscussione del Collegato ambientale.</p>



<p>8 &#8211; <strong>Recuperare investimenti per riparare i danni causati dall’epidemia che non devono trasformarsi in debito pubblico,</strong> la Cassa Depositi e Prestiti ritorni a finanziare a tassi agevolati gli enti locali e pubblici.</p>



<p>9 &#8211; <strong>Reddito di quarantena </strong>per i settori sociali non occupati o precari, <strong>rimborso del 50% delle bollette</strong> di acqua, luce e gas per i mesi di quarantena (febbraio, marzo, aprile…) visti, tra l’altro, i continui ribassi dei costi energetici, <strong>da coprire attraverso una patrimoniale sui redditi milionari.</strong></p>



<p><strong>IL FUTURO C’E’, RIPRENDIAMOCELO!</strong></p>



<p class="has-text-color has-background has-luminous-vivid-amber-color has-very-dark-gray-background-color"><strong><a href="https://www.facebook.com/events/239705960446464/">PARTECIPA</a> </strong>all&#8217;assemblea del<strong> 9 di maggio </strong>(ore <strong>17:30</strong>) della nostra Campagna, fai ascoltare  la tua voce, le tue proposte, troviamo le modalità  e le azioni da movimentare  da  ora e nel futuro. <strong>Perché da soli non se ne esce,</strong> perché vogliamo, tutti ed insieme<strong>, costruire un nuovo mondo di relazioni umane e sociali fuori dal ricatto del mercato, delle Borse e dalla violenza del sistema estrattivista e patriarcale!</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>LA FINANZIARIZZAZIONE DEL CLIMA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/11/29/la-finanziarizzazione-del-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 08:14:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA E FINANZA]]></category>
		<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’inizio del terzo millennio, uno dei grandi nodi del modello capitalistico è giunto al pettine. La relazione attività umane-natura ha da tempo superato i limiti necessari per permettere la rigenerazione del ciclo biologico, e la contraddizione ecologica si presenta in tutta la sua evidenza: mutamenti climatici ormai in atto e dovuti all’aumento della concentrazione di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>All’inizio del terzo millennio, uno dei grandi nodi del modello capitalistico è giunto al pettine.</p>



<p>La relazione attività umane-natura ha da tempo superato i limiti 
necessari per permettere la rigenerazione del ciclo biologico, e la 
contraddizione ecologica si presenta in tutta la sua evidenza: mutamenti
 climatici ormai in atto e dovuti all’aumento della concentrazione di 
anidride carbonica e di altri gas nell’atmosfera, erosione ed 
impoverimento della fertilità dei suoli, distruzione delle foreste e 
diminuzione della biodiversità, inquinamenti industriali, contaminazione
 chimica dei prodotti agricoli, congestione delle città, produzione 
esponenziale e dispersione di rifiuti.</p>



<p>E, ancora, guerre globali per l’appropriazione delle risorse naturali e fenomeni di migrazione ambientale senza precedenti.</p>



<p>Se la consapevolezza della drammaticità della situazione sembra ormai
 aver raggiunto una diffusione sociale sufficiente a far scendere in 
piazza in tutto il mondo una nuova generazione di giovani e 
giovanissimi, le decisioni messe in campo dalle diverse classi dirigenti
 nazionali ed europee sono sconfortanti per la sproporzione fra entità 
del problema e misure approntate per affrontarlo.</p>



<p>La ragione sarebbe facilmente comprensibile, se solo si partisse 
dalla premessa dell’elaborazione sul&nbsp; tema di Andrè Gorz: “E’ 
impossibile evitare una catastrofe climatica senza rompere radicalmente 
con i metodi e la logica economica che sono condotti da 
centocinquant’anni”<sup><a href="https://www.italia.attac.org/la-finanziarizzazione-del-clima/#_ftn1">[1]</a></sup>.</p>



<p>Se questo è vero, occorre avere chiaro come non sia possibile una 
soluzione solo tecnologica alla sfida del cambiamento climatico, bensì 
occorra una rimessa in discussione del capitalismo.</p>



<p>D’altronde, lungi dall’essere l’umanità sulla stessa barca, mentre la
 crisi climatica miete le sue vittime soprattutto nei paesi poveri e tra
 le fasce più disagiate della popolazione, i capitali finanziari vi 
hanno trovato da tempo nuovi e profittevoli territori di espansione.</p>



<p><strong><em>Il mercato finanziario del carbonio</em></strong></p>



<p>A partire dall’accordo di Kyoto, dietro il paravento del contrasto ai
 cambiamenti climatici e con l’obiettivo, attraverso il mercato, di 
ridurre le emissioni di anidride carbonica, sono stati avviati due nuovi
 meccanismi.</p>



<p>Il primo è il Sistema di Scambio delle Quote Emesse (ETS, Emissions 
Trading System); attraverso questo strumento, viene fissato un tetto al 
totale di anidride carbonica che ciascun Paese può emettere, stabilito 
il quale i paesi sottoscrittori dell’accordo, se superano la quota 
assegnata, possono acquistare sul mercato i permessi di emissione da 
quelli che emettono di meno. Non c’è di conseguenza nessun obbligo alla 
riduzione delle proprie emissioni: è sufficiente avere i soldi per 
comprare i permessi di emissioni per risultare fra i paesi virtuosi.</p>



<p>Il secondo è il Meccanismo per lo Sviluppo Pulito (Clean Development 
Mechanism); attraverso questo strumento, i produttori di anidride 
carbonica, invece di ridurre le proprie emissioni, possono finanziare 
progetti di riduzione di emissioni in altri paesi.</p>



<p>Il sistema ETS, nato nel 2005, è diventato un grande mercato 
finanziario: solo nel continente europeo, fra il 2010 e il 2015 sono 
state scambiate 480 miliardi di t di CO2 per un valore di 500 miliardi 
di euro.</p>



<p>Il sistema, che, a parole, si prefiggeva di far lievitare il prezzo 
del carbonio per favorire le innovazioni tecnologiche volte a ridurre le
 emissioni, si è di fatto rivelato un dispensatore di sussidi per i 
grandi produttori di CO2, sia perché l’offerta ha notevolmente superato 
la domanda, facendo crollare il prezzo, sia perché sono stati concessi 
un numero molto rilevante di permessi gratuiti. Inoltre, nella seconda 
fase (2008–2012) si è consentito ai produttori di energia elettrica di 
scaricare sui consumatori il futuro costo dell’adeguamento tecnologico, 
attraverso l’aumento dei prezzi, e relativa raccolta di risorse 
finanziarie tra i 23 ed i 71 miliardi di euro (in Italia, i cittadini 
hanno pagato 13,4 miliardi/anno in più per sussidiare le energie 
rinnovabili).</p>



<p>Nel 2013 vi erano sul mercato 2,2 miliardi di quote in eccesso: la 
Ue, per il timore di una crisi finanziaria, ne ha ritirate 900, con una 
spesa di 4,5 miliardi di euro; mentre, tra il 2021 e il 2030 è prevista 
un’assegnazione gratuita alle imprese di circa 6,3 miliardi di quote, 
per un valore di 160 miliardi di euro, al fine d’impedire il 
trasferimento dei siti di produzione al di fuori dell’Ue.</p>



<p>Il decantato meccanismo di tutela ambientale si è dunque rivelato per
 quello che era: uno strumento di speculazione finanziaria, un mercato 
di titoli nel quale oggi gli operatori possono comprare e vendere la CO2
 non ancora prodotta.</p>



<p>Ma il business del clima non finisce qui: ammontano a diverse 
centinaia di miliardi i finanziamenti pubblici nazionali e 
internazionali, al punto che il cambiamento climatico è ormai 
considerato dai grandi capitali finanziari la nuova svolta economica da 
cui estrarre valore.</p>



<p>Per avere un’idea dell’interesse che la finanza internazionale mostra per le politiche climatiche, si può aprire la <a href="https://www.fsb.org/"><em>home page</em> dell’FSB</a>
 (Financial Stability Board). Gli scritti che trattano l’argomento 
clima, dal punto di vista finanziario, sono circa 3510. L’FSB fornisce 
informazioni agli investitori sulla possibilità di limitare i costi, 
ampliare le opportunità e ridurre i rischi degli investimenti 
nell’affare clima. Vi sono moltissime organizzazioni che gestiscono i 
fondi per il clima o che danno consulenze per gli investimenti. Il fondo
 per il clima dell’ONU convoglia miliardi di dollari per i progetti 
energetici nei paesi in via di sviluppo, le cui realizzazioni saranno 
ovviamente attuate dalle multinazionali occidentali.</p>



<p><strong><em>Il business dei derivati climatici e dei bond catastrofe</em></strong></p>



<p>La riassicurazione è lo strumento che usano le compagnie di 
assicurazione per assicurarsi a loro volta per la copertura di rischi 
che sarebbero intollerabili da sostenere persino per colossi del genere:
 catastrofi naturali, terremoti, tsunami, attentati.</p>



<p>Munich Re è una delle più antiche e grandi compagnie di 
riassicurazione: nel suo curriculum troviamo il pagamento delle 
conseguenze del terremoto&nbsp; di San Francisco nel 1906, dell’affondamento 
del Titanic e degli attacchi al World Trade Center a New York.</p>



<p>I ricercatori di Munich Re monitorano e analizzano ogni tipo di dato 
potenzialmente legato a un qualche rischio e i database della società 
contengono informazioni sui disastri già avvenuti, su quelli che stanno 
accadendo e su quelli che potrebbero accadere in futuro, raccogliendo 
dati su ogni terremoto e ogni scossa della crosta terrestre. oltre che 
sull’altezza delle onde degli oceani, le temperature dell’aria e 
dell’acqua, la direzione e la velocità delle correnti.</p>



<p>E’ probabile che in nessun altro posto della Terra i rischi climatici
 vengano studiati con così grande intensità e dettaglio. Ma, 
naturalmente, non allo scopo di aiutare la prevenzione o il soccorso 
alle popolazioni eventualmente colpite, bensì per capire dove porre 
l’asticella dell’azzardo per estrarre profitti da dati e previsioni.</p>



<p>Oggi, in piena crisi climatica, il legame tra assicurazioni e finanza
 è sempre più saldo, e i titoli finanziari di trasferimento dei rischi 
climatici, i <em>derivati climatici</em> e le <em>obbligazioni catastrofe,</em> sono ormai ampiamente utilizzati.</p>



<p>Nel novembre del 2013 il super-tifone Haiyan colpì le Filippine: 8000
 tra morti e dispersi, più di un milione di case colpite – di cui 
550.000 completamente spazzate via – danni stimati per 13 miliardi di 
dollari.</p>



<p>Tre mesi dopo il tifone, Munich Re e Willis Re, un’altra società di riassicurazione<em>, </em>fiutarono
 l’opportunità e si presentarono al senato federale. Accompagnati da 
alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite, proposero al parlamento un 
nuovo prodotto finanziario, <em>PRISM – Philippines risk and insurance scheme for municipalities</em></p>



<p>Come ha raccontato Razmig Keucheyan, professore di sociologia all’Università di Bordeaux<sup><a href="https://www.italia.attac.org/la-finanziarizzazione-del-clima/#_ftn2">[2]</a></sup>,
 PRISM è uno schema assicurativo ideato su misura per supplire alle 
mancanze di liquidità nelle casse dello Stato filippino piegato dalle 
catastrofi climatiche e incapace di risarcire le vittime o persino di 
ricostruire le proprie infrastrutture.</p>



<p>La geometria di PRISM è tutto sommato simile a quella dei titoli spazzatura: prevede che lo Stato si metta a vendere <em>insurance bond </em>ai
 privati, titoli dal rendimento elevato e ad alto rischio. Nel caso in 
cui gli eventi atmosferici superino una certa entità e gravità 
prestabilita, i privati perdono tutto. Una sorta di scommessa sulla 
catastrofe (rischiosa anche nel senso che sin dall’inizio non era chiaro
 neanche da dove le Filippine avrebbero preso i soldi per pagare 
eventuali premi assicurativi in caso di mancati diluvi e uragani).</p>



<p>Strumenti finanziari come i “derivati climatici” <em>(weather derivates)</em> e le “obbligazioni catastrofe”<em> (catastrophe bond) </em>sono ormai in uso in Messico, Turchia, Cile e Alabama (post-Katrina).</p>



<p>Di fatto, scrive Keucheyan, citando Gramsci: ”[…] le crisi sono 
sempre momenti ambivalenti per il capitalismo – se da un lato 
rappresentano un rischio per la sopravvivenza del sistema, dall’altro 
sono anche occasioni per creare nuove opportunità di profitto.</p>



<p>E così, davanti a una crisi potenzialmente letale come quella 
climatica, che potrebbe portare a ridiscutere le basi di un sistema non 
più sostenibile, il sistema stesso si sta riorganizzando per trovare 
nuovi modi di riassorbire l’emergenza senza doversi per questo mettere 
in discussione”.</p>



<p>Sembra molto evidente come da parte dei grandi capitali finanziari 
non si tratta di salvare il pianeta, ma di salvare il capitalismo 
facendo finta di salvare il pianeta.</p>



<p><a href="https://www.italia.attac.org/la-finanziarizzazione-del-clima/#_ftnref1">[1]</a> A. Gorz,<em> Capitalismo, socialismo, ecologia</em>, Manifestolibri, Roma 1992</p>



<p><a href="https://www.italia.attac.org/la-finanziarizzazione-del-clima/#_ftnref2">[2] </a>R. Keucheyan, <em>La natura è un campo di battaglia,</em> Ombre Corte, Verona 2019</p>



<p><em><strong>Articolo  di Marco BERSANI (Attac Italia) tratto dal Granello di Sabbia n. 42 di Novembre – Dicembre 2019. “<a href="http://www.italia.attac.org/anticipazioni-del-granello-42-di-novembre-dicembre-2019-il-sol-dellavvenire-e-lavvenire-del-sole/">Il Sol dell’avvenire e l’avvenire del Sole</a>“</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/11/29/la-finanziarizzazione-del-clima/">LA FINANZIARIZZAZIONE DEL CLIMA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>FFF COSENZA: PARLARE DI ECOLOGIA È FORSE REATO?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/11/28/fff-cosenza-parlare-di-ecologia-e-forse-reato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 08:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE E REPRESSIONE]]></category>
		<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stamattina mentre volantinavamo, come Friday for Future Cosenza, siamo stati fermati e schedati dalle forze dell&#8217;ordine.È inaccettabile questa volontà di boicottare la partecipazione studentesca alla giornata del 29, tra l&#8217;altro con una modalità così becera.Le istituzioni che dovrebbero &#8220;salvaguardarci&#8221; pensano invece a reprimere la nostra lotta.Una lotta per la salvaguardia del pianeta che ci riguarda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/11/28/fff-cosenza-parlare-di-ecologia-e-forse-reato/">FFF COSENZA: PARLARE DI ECOLOGIA È FORSE REATO?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Stamattina mentre volantinavamo, come Friday for Future Cosenza, siamo stati fermati e schedati dalle forze dell&#8217;ordine.<br>È inaccettabile questa volontà di boicottare la partecipazione studentesca alla giornata del 29, tra l&#8217;altro con una modalità così becera.<br>Le istituzioni che dovrebbero &#8220;salvaguardarci&#8221; pensano invece a reprimere la nostra lotta.<br>Una lotta per la salvaguardia del pianeta che ci riguarda tutte e tutti.</p>



<p>La chiamata è partita dalla scuola.<br>Complimenti a questo luogo della formazione che, invece di incoraggiare alla discussione e analisi di contenuti quali l&#8217;emergenza climatica, pensa a salvaguardare l&#8217;ignoranza e a reprimere il fervore degli studenti.<br>La Dirigente scolastica Loredana Giannicola dovrebbe solo VERGOGNARSI! Lei del sapere e la formazione studentesca è l&#8217;antitesi!</p>



<p>Non ci si lascia intimidire.<br>Il 29 tutte e tutti in piazza!&nbsp;&#x1f4aa;&#x1f49a;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/11/28/fff-cosenza-parlare-di-ecologia-e-forse-reato/">FFF COSENZA: PARLARE DI ECOLOGIA È FORSE REATO?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<item>
		<title>PESCARA. L&#8217;ASSEMBLEA HA ESPRESSO E RIBADITO LA PROPRIA CONTRARIETÀ AI PROGETTI DI SNAM, ENEL, ENI E A2A</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/11/19/pescara-lassemblea-ha-espresso-e-ribadito-la-propria-contrarieta-ai-progetti-di-snam-enel-eni-e-a2a/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 18:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna fuori dai combustibili fossili va avanti in tutta Italia e continua a mettere in rete decine di territori mobilitati contro le grandi lobby del carbone, del petrolio e del gas. Durante i lavori dell&#8217;assemblea nazionale svoltasi a Pescara il 17 novembre è emersa tra le altre cose l&#8217;esigenza di rispondere collettivamente ad un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/11/19/pescara-lassemblea-ha-espresso-e-ribadito-la-propria-contrarieta-ai-progetti-di-snam-enel-eni-e-a2a/">PESCARA. L&#8217;ASSEMBLEA HA ESPRESSO E RIBADITO LA PROPRIA CONTRARIETÀ AI PROGETTI DI SNAM, ENEL, ENI E A2A</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La campagna fuori dai combustibili fossili va avanti in tutta Italia e continua a mettere in rete decine di territori mobilitati  contro le grandi lobby del carbone, del petrolio e del gas.</p>



<p>Durante i  lavori dell&#8217;assemblea nazionale svoltasi a Pescara il 17 novembre è  emersa tra le altre cose l&#8217;esigenza di rispondere collettivamente ad un  disegno nazionale che sta spacciando la transizione dal carbone al gas  come una svolta &#8220;green&#8221; da legittimare, autorizzare e finanziare con  incentivi e fondi pubblici.</p>



<p>I comitati intervenuti a Pescara ritengono invece che investire nel gas, in ogni sua declinazione, dall&#8217;estrazione al trasporto, dallo stoccaggio alla combustione, rappresentanti oggi un  passo indietro rispetto alla fondamentale lotta contro i cambiamenti  climatici e per il diritto alla salute, alla tutela ambientale e alla  buona occupazione di cui i territori inquinati italiani hanno assoluto  bisogno.</p>



<p>Da questo punto di vista l&#8217;assemblea, dopo aver raccolto la  testimonianza di diverse realtà, ha manifestato l&#8217;esigenza di analizzare  le varie situazioni all&#8217;interno di un unico e preoccupante contesto.</p>



<p>La  dismissione delle centrali a carbone italiane, prevista entro la fine  del 2025, rischia infatti di inaugurare nottetempo la nuova era del gas  attraverso la realizzazione di gasdotti, hub del combustibile e nuovi  impianti termoelettrici meno costosi per le imprese energetiche, ma  comunque inquinanti e climalteranti.</p>



<p>Si ritiene inoltre inaccettabile  continuare ad investire sui combustibili fossili rinviando ancora una  volta quel piano di investimenti pubblici che servirebbe finalmente a  sviluppare una strategia energetica nazionale basata esclusivamente  sulle fonti rinnovabili, sull&#8217;ammodernamento della rete e sulle  tecnologie di accumulo di ultima generazione. </p>



<p>L&#8217;assemblea ha dunque espresso e ribadito la propria contrarietà ai progetti di Snam, Enel,  Eni e A2A ed in particolare a quelli relativi alla realizzazione di  gasdotti, rigassificatori, hub del gas e nuove centrali; denuncia  altresì che in Italia non è in corso nessuna transizione ecologica e che  l&#8217;utilizzo del gas ha come unico obiettivo quello di aumentare i  profitti delle multinazionali dell&#8217;energia così come dimostrano le aste  del capacity market; afferma la necessità urgente di attivarsi affinché  il Ministero dell&#8217;Ambiente respinga subito e senza esitazione  l&#8217;autorizzazione ai progetti di realizzazione di nuovi impianti a gas  per Civitavecchia,  Brindisi, La Spezia e Fusina; ribadisce infine che,  da questo momento, la lotta di ogni singolo territorio sarà la lotta di  tutti i territori in movimento.  </p>



<p>Contro le finte riconversione  ecologiche, per la giustizia climatica e sociale, per un mondo che  inverta la rotta e che metta finalmente al bando i combustibili fossili.<br><br><strong>Campagna Nazionale Fuori dal Fossile </strong><br>Pescara, 17 novembre 2019 </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/11/19/pescara-lassemblea-ha-espresso-e-ribadito-la-propria-contrarieta-ai-progetti-di-snam-enel-eni-e-a2a/">PESCARA. L&#8217;ASSEMBLEA HA ESPRESSO E RIBADITO LA PROPRIA CONTRARIETÀ AI PROGETTI DI SNAM, ENEL, ENI E A2A</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>86 ASSOCIAZIONI DA TUTTA ITALIA SUL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA (PNIEC): NON È UN PIANO; È INADEGUATO, ILLEGITTIMO E VIOLA IL DIRITTO UMANO AL CLIMA.</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/10/09/86-associazioni-da-tutta-italia-sul-piano-nazionale-integrato-energia-e-clima-pniec-non-e-un-piano-e-inadeguato-illegittimo-e-viola-il-diritto-umano-al-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 09:32:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 2 ottobre è scaduto il termine di presentazione delle Osservazioni da parte del pubblico nell&#8217;ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica della Proposta italiana di Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC). Così come previsto dal regolamento di Governance dell&#8217;Unione Europea, il PNIEC è il documento politico-programmatico con cui anche il Governo italiano deve [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/10/09/86-associazioni-da-tutta-italia-sul-piano-nazionale-integrato-energia-e-clima-pniec-non-e-un-piano-e-inadeguato-illegittimo-e-viola-il-diritto-umano-al-clima/">86 ASSOCIAZIONI DA TUTTA ITALIA SUL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA (PNIEC): NON È UN PIANO; È INADEGUATO, ILLEGITTIMO E VIOLA IL DIRITTO UMANO AL CLIMA.</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo scorso 2
ottobre è scaduto il termine di presentazione delle Osservazioni da parte del
pubblico nell&#8217;ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica della
Proposta italiana di Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC).</p>



<p>Così come
previsto dal regolamento di Governance dell&#8217;Unione Europea, il PNIEC è il
documento politico-programmatico con cui anche il Governo italiano deve
identificare le politiche e le misure da mettere in campo per il raggiungimento
degli obiettivi europei al 2030 definiti nel pacchetto &#8220;Energia
Pulita&#8221;. </p>



<p>A fronte
della crisi già in atto e della particolare vulnerabilità del nostro
territorio, così come del colpevole enorme ritardo della politica italiana
nell&#8217;affrontare la questione climatica in maniera decisa e sistemica, il Piano
avrebbe dovuto rappresentare un documento programmatico di reale svolta e
ispirato alle più recenti raccomandazioni della comunità scientifica in tema di
mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici</p>



<p>Il 2 ottobre
scorso, per l&#8217;appunto, con un corposo documento indirizzato al Ministero
dell&#8217;Ambiente, ben 86 tra associazioni, movimenti e comitati, tra cui anche
ISDE, A Sud Onlus, Coordinamento Nazionale No Triv, Movimento No Tap, e tanti
altri, hanno espresso la loro posizione di netta contrarietà alla proposta di
PNIEC dello Stato italiano. Il documento, il cui testo è liberamente
consultabile sul sito istituzionale del Ministero dell&#8217;Ambiente, è frutto del
lavoro di un gruppo di giuristi, tra i quali il costituzionalista Michele
Carducci, coordinati nella Rete “<em>Legalità per il clima: rete di informazione,
formazione e difesa climatica e analisi ecologica del diritto</em>”.</p>



<p>La posizione
espressa dalle 86 associazioni è netta: a dispetto della denominazione, il
PNIEC tutto è fuorché un Piano; non è un Piano per il Clima; non integra
l&#8217;aspetto climatico con quello energetico; viola il diritto al clima ed e
illegittimo oltre che debole nei contenuti. È il frutto del tentativo mal
riuscito di rendere socialmente accettabili e di ammantare di &#8220;verde&#8221;
gran parte delle scelte fossili, incentrate sul gas per la gestione della
transizione energetica, già contenute nella Strategia Energetica Nazionale
2017.</p>



<p>A
conclusione delle 34 pagine del documento, associazioni, comitati e movimenti
chiedono un drastico cambio di rotta nelle policy governative ai fini del
miglioramento della tutela dell’ambiente presente e futuro, e che il PNIEC
dichiari l’emergenza climatica a tutela del diritto umano al clima sicuro.<br>
<br>
* * *</p>



<p>I rilievi
mossi dalle 86 associazioni concernono soprattutto gli aspetti programmatici,
progettuali, ambientali e metodologici del PNIEC.</p>



<p><strong>Nella
proposta italiana di Piano risulta assente l&#8217;approccio ecosistemico e questo
svuota di contenuto il Piano e ne determina l&#8217;illegittimità.</strong></p>



<p>&#8220;<em>Il
PNIEC è stato pubblicamente presentato come conforme alle indicazioni della
Unione europea – </em>scrivono Associazioni e Comitati<em>-. Tale conformità,
però, è risultata solo di carattere redazionale, e neppure del tutto, come si
evince dalle Raccomandazioni della Commissione europea del 18 giugno
2019&#8243;. E ancora: &#8220;Senza approccio ecosistemico, qualsiasi V.A.S.
diventa giuridicamente illegittima per violazione di legge ed eccesso di
potere. Senza approccio ecosistemico, il PNIEC resta un mero piano energetico,
non un piano per l’energia e il clima, perché di clima in esso non si parla proprio
se non come variabile dipendente dagli interessi economici energetici e non
viceversa, come se la emergenza climatica non esistesse, pianificando il futuro
in modo neutrale e lineare senza alcuna considerazione delle concatenazioni
causali connesse alla situazione di “emergenza climatica” in corso.</em>&#8220;.<br>
<br>
<strong>Il PNIEC italiano ignora le fonti di lotta ai cambiamenti climatici ed elude
il grave problema vulnerabilità climatica dell’Italia</strong>: &#8220;<em>Il PNIEC ignora
tutte le implicazioni dell’Accordo di Parigi, con i suoi obblighi di mezzi e di
risultato &#8230; i Report dell’IPCC e dell’UNEP, con le loro finestre temporali e
le loro linee di policy, pur approvate dall’Italia &#8230; le fonti informative e i
dati sia del SNPA che dell’Agenzia europea dell’ambiente &#8230; i 17 SDGs 2030
dell’ONU &#8230; i Report di OMS, FAO, ISS, ENEA e altre Istituzioni che
definiscono il quadro ecosistemico di vulnerabilità climatica del contesto
italiano, i determinanti della salute coinvolti dal situazione di emergenza
climatica, il consumo di suolo ecc.</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Il PNIEC non
è un piano bensì l&#8217;elenco dei desiderata del &#8220;partito fossile del gas</strong>&#8220;: &#8220;<em>Il PNIEC non si
presenta come un Piano -rincarano la dose i Movimenti- bensì come una
fotografia dell’esistente, con accessi sulle sue possibili evoluzioni future.
Come da questa fotografia si possa far derivare la valutazione delle ricadute
su occupazione, competenze e distribuzione del reddito, resta un mistero</em>&#8220;.</p>



<p>Non
considera la responsabilità dello Stato nell’adempimento dei propri doveri di
protezione e di miglioramento ambientale anche futuro, per la tutela del
diritto umano al clima sicuro, dei diritti fondamentali alla informazione
ambientale e del diritto alla scienza.</p>



<p>Non prende
minimamente in considerazione gli esiti della chiusura della indagini penali su
TAP per violazione del diritto ambientale europeo sugli impatti cumulativi
interni ed esterni, diretti e indiretti dell’opera.<br>
<br>
Al termine delle 34 pagine del documento, associazioni, comitati e movimenti
chiedono un drastico cambio di rotta nelle policy governative ai fini del
miglioramento della tutela dell’ambiente presente e futuro, e che il PNIEC
dichiari l’emergenza climatica a tutela del diritto umano al clima sicuro.</p>



<p>RETE LEGALITÀ PER IL CLIMA: RETE DI INFORMAZIONE, FORMAZIONE E DIFESA CLIMATICA E ANALISI ECOLOGICA DEL DIRITTO</p>



<p><strong><a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/10/osservazioni-PNIEC_2019.pdf">Scarica il testo con le osservazione e le realtà firmatarie</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/10/09/86-associazioni-da-tutta-italia-sul-piano-nazionale-integrato-energia-e-clima-pniec-non-e-un-piano-e-inadeguato-illegittimo-e-viola-il-diritto-umano-al-clima/">86 ASSOCIAZIONI DA TUTTA ITALIA SUL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA (PNIEC): NON È UN PIANO; È INADEGUATO, ILLEGITTIMO E VIOLA IL DIRITTO UMANO AL CLIMA.</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GERMANIA. 8000 PERSONE HANNO MANIFESTATO PER LE STRADE DI BOCHUM PER UNA MAGGIORE PROTEZIONE DEL CLIMA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/09/29/germania-8000-persone-hanno-manifestato-per-le-strade-di-bochum-per-una-maggiore-protezione-del-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 19:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[FRIDAYS FOR FUTURE]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=5502</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alcuni militanti calabresi hanno avuto la possibilità di seguire da vicino le iniziative e i cortei che nella scorsa settimana hanno letteralmente invaso le piazze e le strade della Ruhr in Germania. Quello che segue è un breve report direttamente da Bochum. Ven. 20 settembre 2019. Fridays for Future Reno e Ruhr &#8211; In questa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/29/germania-8000-persone-hanno-manifestato-per-le-strade-di-bochum-per-una-maggiore-protezione-del-clima/">GERMANIA. 8000 PERSONE HANNO MANIFESTATO PER LE STRADE DI BOCHUM PER UNA MAGGIORE PROTEZIONE DEL CLIMA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Alcuni militanti calabresi hanno avuto la possibilità di seguire da vicino le iniziative e i cortei che nella scorsa settimana hanno letteralmente invaso le piazze e le strade della Ruhr in Germania. Quello che segue è un breve report direttamente da Bochum</em></strong>.</p>



<p><strong>Ven. 20 settembre 2019. Fridays for Future Reno e Ruhr</strong> &#8211; In questa occasione sono state superate tutte le aspettative nella regione della Ruhr, infatti decine di migliaia di manifestanti sono scesi in strada. Questa volta non solo l&#8217;alleanza sostenuta dagli studenti, ma anche chiese, sindacati e organizzazioni ambientaliste. </p>



<p>E&#8217; stata la più grande manifestazione
di protesta organizzata dagli studenti di Bochum (secondo le stime della
polizia, circa 8000 persone erano in strada).</p>



<figure class="wp-block-image"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="619" height="464" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/ed005640-dbaf-11e9-a305-ebcc39643418.jpg" alt="" class="wp-image-5504" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/ed005640-dbaf-11e9-a305-ebcc39643418.jpg 619w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/ed005640-dbaf-11e9-a305-ebcc39643418-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></figure>



<p>Il giovane movimento di Bochum del
&#8220;Fridays for Future&#8221; ha mobilitato diverse migliaia di persone per &nbsp;il &#8220;Klimastreik&#8221; [Sciopero del
clima] del venerdì e la cosa più sorprendente è stata quella di vedere per
strada non solo studenti e loro coetanei. Quattro generazioni si sono riunite
nel luogo di ritrovo, la piazza Dr. Ruer.</p>



<p>&#8220;Siamo qui! Siamo forti. Perché
ci rubate il futuro&#8221; (uno dei motti dell&#8217;intero movimento nazionale) cantavano
i partecipanti mentre si spostavano in corteo nel centro città e c’erano così
tante persone che è servita mezz&#8217;ora prima che la piazza si svuotasse.</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="1024" height="768" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_123528-1024x768.jpg" alt="" data-id="5505" data-link="http://www.malanova.info/?attachment_id=5505" class="wp-image-5505" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_123528-1024x768.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_123528-300x225.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_123528-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="1024" height="768" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_124338-1024x768.jpg" alt="" data-id="5506" data-link="http://www.malanova.info/?attachment_id=5506" class="wp-image-5506" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_124338-1024x768.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_124338-300x225.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_124338-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>dig</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_130129-1024x768.jpg" alt="" data-id="5507" data-link="http://www.malanova.info/?attachment_id=5507" class="wp-image-5507" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_130129-1024x768.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_130129-300x225.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/09/IMG_20190920_130129-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>sdr</figcaption></figure></li></ul>



<p>Una moltitudine variegata ed
eterogenea, composta da studenti, uomini d&#8217;affari, banchieri, insegnanti,
avvocati, famiglie intere (da nonni a nipoti), si è radunata per dimostrare con
forza all’opinione pubblica che l’emergenza climatica della Terra è il più
grande pericolo che si stia correndo. </p>



<p>L’atteggiamento delle scuole nei
confronti della manifestazione è stato tutt’altro che omogeneo. 600 studenti
dell&#8217;Alice Salomon Vocational College hanno partecipato alla manifestazione con
il permesso della direzione scolastica, alcune scuole hanno preso nota della
mancanza degli studenti alle lezioni per la loro presenza al corteo, mentre per
altre è diventato addirittura un evento formativo obbligatorio. A tal punto che
un ragazzo ha dichiarato «<em>Io sono qui
volentieri, ma che gli alunni debbano partecipare obbligatoriamente ad una
manifestazione, offende la libertà di espressione. Una cosa del genere
indebolisce comunque solo il movimento</em>».</p>



<p>Su alcuni cartelli &nbsp;si leggeva: “Omas gegen rechts [Nonne contro le
destre] Tutto per il clima 20.09.2019&#8243;, &#8220;Nonna, cos&#8217;è un pupazzo di
neve?&#8221; oppure &#8220;Per il futuro dei nostri nipoti: nonne per il
futuro&#8221;.</p>



<p>Una portavoce sedicenne della FFF Bochum ha dichiarato «[…] <em>Siamo qui per scioperare insieme a tutte le altre generazioni. Solo insieme siamo forti</em>. <em>Così che i bambini fra 20 anni sappiano ancora cos&#8217;è un&#8217;ape o una farfalla</em>».</p>



<p><strong>DI SEGUITO LE RIVENDICAZIONI DI FRIDAYS FOR FUTURE BOCHUM </strong></p>



<p>Ieri (11.07.2019 ndr) abbiamo portato le nostre richieste alla riunione del consiglio comunale di Bochum. L&#8217;emergenza climatica è stata dichiarata. È ora di agire, perché abbiamo distolto lo sguardo troppo a lungo e non abbiamo fatto nulla.</p>



<p><strong>EMERGENZA CLIMATICA A BOCHUM</strong></p>



<p>Per rispettare gli obiettivi dell&#8217;accordo di Parigi, limitazione del riscaldamento terrestre a 1,5 ° C, la Germania ha la responsabilità di diventare gas serra-neutrale entro il 2035 al più tardi. Anche la città di Bochum deve dare il suo contributo.<br> Per quanto riguarda l&#8217;emergenza climatica, noi, l&#8217;Orga-Team di Fridays For Future Bochum, anche in considerazione della posizione nazionale, abbiamo sviluppato le seguenti richieste di base.<br> <br> La città di Bochum dovrebbe:</p>



<p> <strong>nel campo dell&#8217;energia</strong>&#8230;<br> &#8230; vendere immediatamente le azioni e gli interessi di RWE e STEAG;<br> &#8230; attuare un concetto di riscaldamento rigenerativo;<br> <strong>nel campo della mobilità</strong>&#8230;<br> &#8230; puntare alla gratuità dei trasporti pubblici a lungo termine e ridurre notevolmente i prezzi a breve termine. Inoltre, il trasporto pubblico deve essere ampliato e reso disponibile come alternativa allettante per tutte le zone della città;<br> &#8230; promuovere ed espandere i concetti di bike-sharing e includervi bici da carico;<br> &#8230; concentrarsi sulle opzioni di trasporto a zero emissioni di CO2 nei concetti di trasporto (per questo, ad esempio, espandere l&#8217;infrastruttura ciclabile);<br> <strong>nel campo dell&#8217;inverdimento e del microclima</strong>&#8230;<br> &#8230; non urbanizzare grandi aree e, quando urbanizzate, garantire l’infiltrazione;<br> &#8230; preservare, pretendere ed espandere le aree verdi e l&#8217;inverdimento di tetti/facciate;<br> &#8230; creare, promuovere e prevenire la morte di superfici acquatiche per inquinamento;<br> &#8230; promuovere il giardinaggio urbano e attuare concetti per la protezione delle api selvatiche con, ad esempio, strisce di fiori;<br> <strong>nel campo del consumo e della nutrizione&#8230;<br> </strong>&#8230; incoraggiare i negozi e i venditori al dettaglio ad evitare gli sprechi e a ridistribuire gli avanzi ancora commestibili (ad esempio, Foodsharing e banche alimentari);<br> &#8230; creare una fornitura gratuita di acqua potabile negli spazi pubblici; &#8230;.consentire la separazione dei rifiuti nello spazio pubblico<br> <strong>In contesti urbani (educativi), il cibo dovrebbe essere &#8230;</strong><br> 1) prodotto a livello regionale e stagionale.<br> 2) possedere certificazione biologica (se possibile secondo lo standard Bioland o equivalenti)<br> 3) essere prevalentemente vegetale (dovrebbe essere disponibile un&#8217;alternativa vegana)<br> 4) essere privo di olio di palma</p>



<p><strong>Oltre a questo elenco approssimativo di richieste, sono necessarie molte altre misure per contenere la rapida escalation della catastrofe climatica. La storia ci giudicherà tutti in base alla determinazione con cui avremo agito di fronte alla più grande sfida dell&#8217;umanità.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/29/germania-8000-persone-hanno-manifestato-per-le-strade-di-bochum-per-una-maggiore-protezione-del-clima/">GERMANIA. 8000 PERSONE HANNO MANIFESTATO PER LE STRADE DI BOCHUM PER UNA MAGGIORE PROTEZIONE DEL CLIMA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CLIMA: C’È VERDE E VERDE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/09/29/clima-ce-verde-e-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 12:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[FRIDAYS FOR FUTURE]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;“(..) una violenta decarbonizzazione dei portafogli mondiali rischia di destabilizzare il sistema finanziario internazionale. Quindi sì agli investimenti green, ma con regole chiare su cosa significhi essere “verde” e senza creare scossoni troppo forti nell&#8217;abbandono degli asset legati ai combustibili fossili”. Non poteva essere più chiaro il quotidiano della Confindustria (Il Sole 24ore, 21 settembre): [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/29/clima-ce-verde-e-verde/">CLIMA: C’È VERDE E VERDE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&nbsp;“<em>(..)
 una violenta decarbonizzazione dei portafogli mondiali rischia di 
destabilizzare il sistema finanziario internazionale. Quindi sì agli 
investimenti green, ma con regole chiare su cosa significhi essere 
“verde” e senza creare scossoni troppo forti nell&#8217;abbandono degli asset 
legati ai combustibili fossili</em>”.</p>



<p>Non 
poteva essere più chiaro il quotidiano della Confindustria (Il Sole 
24ore, 21 settembre): c&#8217;è il verde del dollaro e il verde dell&#8217;ambiente,
 e, tra un applauso e l&#8217;altro a Greta, nessuno può avanzare dubbi sul 
fatto che debba essere il primo a prevalere.&nbsp;</p>



<p>D&#8217;altronde,
 se i grandi capitali finanziari possono rimanere insensibili alle 
mobilitazioni di Friday For Future o agli studi dell&#8217;IPPC (il gruppo di 
scienziati dell&#8217;Onu sul cambiamento climatico), non possono certo 
sottovalutare quanto prodotto in casa propria: secondo Moody&#8217;s 
Analytics, il costo dell&#8217;innalzamento della temperatura di due gradi 
centigradi raggiungerebbe i 69 trilioni di dollari entro il 2100, pari a
 27 volte il debito pubblico italiano.</p>



<p>Ecco 
allora la svolta green che attraversa l&#8217;elite del pianeta: oltre trenta 
tra banche centrali e autorità di regolamentazione hanno unito le 
proprie forze nel nuovo <em>“Network for Greening and Financial System”</em>,
 che può contare su asset gestiti pari a 100mila miliardi di dollari, 
pronte a rilanciare investimenti finanziari sul “verde” per compensare i
 drastici cali della profittabilità che settori, come le società 
petrolifere e quelle assicurative, hanno iniziato ad accusare.</p>



<p>Non si 
tratta naturalmente di salvare il pianeta, ma di salvare il capitalismo 
facendo finta di salvare il pianeta; negando l&#8217;alterità insopprimibile 
tra ciò che è necessario, ovvero <em>“stabilizzare il clima al massimo 
che è ancora possibile, mobilitando tutti i mezzi che si conoscono, 
indipendentemente dal costo”</em> e ciò che per l&#8217;attuale modello è compatibile, ovvero <em>“cercare
 di salvare il clima nella misura in cui questo non costi niente, o non 
troppo, e nella misura in cui questo consenta alle imprese di ricavare 
profitti”.</em></p>



<p>Per 
questo Greta può essere -per ora- applaudita (in attesa di dedicarle un 
profondo disprezzo, in quanto giovane, donna e “fuori norma”), ma 
nessuna elite mondiale prenderà in considerazione la regola prima che 
utilizzava&nbsp; Einstein nei suoi studi <em>&#8220;Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo&#8221;</em> .</p>



<p>In 
nessun campo la radicalità -ovvero l&#8217;andare alla radice del problema- 
diviene necessaria, come sul terreno della contraddizione ecologica.</p>



<p>Andare 
alla radice farebbe per esempio scoprire come diverse crisi ecologiche 
si siano puntualmente presentate nella storia dell&#8217;umanità, ma nessuna 
con le caratteristiche dell&#8217;attuale shock climatico: se tutte le crisi 
precedenti erano dettate da una tendenza alla sottoproduzione e alla 
penuria, questa è la prima dettata, al contrario, dalla sovrapproduzione
 e dal sovraconsumo, figlia senz&#8217;altro dell&#8217;attività umana, ma dentro 
un&#8217;epoca storicamente e socialmente determinata, il modello 
capitalistico e l&#8217;economia di mercato.</p>



<p>Andare 
alla radice farebbe scoprire la necessità di invertire la trasformazione
 dei concetti di tempo e di spazio innescata dal modello neoliberale: 
dall&#8217;espansione senza limiti dello<em> spazio</em> -pianeta come unico 
grande mercato- alla riduzione dello stesso, attraverso la 
riterritorializzazione e l&#8217;autogoverno delle produzioni; dalla drastica 
riduzione del <em>tempo</em> -scelte prese sull&#8217;indice di Borsa del 
giorno successivo- alla sua espansione, misurando le decisioni sulle 
conseguenze possibili per decine di generazioni future.</p>



<p>C&#8217;è il 
pianeta di Greta che pulsa di vita e c&#8217;è il pianeta di Goldman Sachs che
 produce dividendi. Noi vogliamo vivere in quello di Greta.</p>



<p><em>di <strong>Marco BERSANI</strong> (Attac Italia)</em> &#8211; <em>Pubblicato su <a href="https://ilmanifesto.it/clima-ce-verde-e-verde/">Il Manifesto</a> del 28.9.2019</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/29/clima-ce-verde-e-verde/">CLIMA: C’È VERDE E VERDE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>QUALE STRADA CI INDICA LO SCIOPERO GLOBALE DEL FRIDAYS FOR FUTURE</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/09/27/quale-strada-ci-indica-lo-sciopero-globale-del-fridays-for-future/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 14:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CRISI CLIMATICA]]></category>
		<category><![CDATA[FRIDAYS FOR FUTURE]]></category>
		<category><![CDATA[STOP FOSSILE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte piazze in Italia si sono riempite di colore e voglia di fare, cartelli fantasiosi e slogan hanno fatto da sfondo ad un momento di partecipazione genuino. Lo stesso si può dire per le piazze molto partecipate in Calabria nei capoluoghi di provincia e nei centri maggiori, anche qui molto colore e tanto entusiasmo. Al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Molte piazze in Italia si sono riempite di colore e voglia di fare,
cartelli fantasiosi e slogan hanno fatto da sfondo ad un momento di
partecipazione genuino. Lo stesso si può dire per le piazze molto partecipate
in Calabria nei capoluoghi di provincia e nei centri maggiori, anche qui molto
colore e tanto entusiasmo. </p>



<p>Al di là dei
facili criticismi sterili, sul senso complessivo di questo tipo di
mobilitazioni, esse hanno il merito di aver indicato un nervo scoperto, una
contraddizione insanabile della nostra contemporaneità, il fato che il sistema
Terra è un sistema chiuso e che lo sviluppo industriale, più votato alla
crescita economica che al progresso sociale, ha prodotto disastri
socio-ambientali oramai in ogni angolo del pianeta. Ma non si sono limitate a
ciò, stanno man mano indicando una serie di responsabilità collettive e
soprattutto, che i disastri ambientali non sono materia per i soli ecologisti o
terreno per i soli ambientalisti, su questi problemi si misura il livello di
educazione delle collettività al rispetto per sé stessi, è un termometro che
rileva il grosso problema dell’individualismo spinto di questa sciagurata
contemporaneità. </p>



<p>Al di là della
centralità del tema ambientale, quel che pare trasparire da molte piazze sia una
certa rivalsa generazionale, uno scatto d’orgoglio di una generazione spesso
etichettata come dormiente, incerta, distratta e insensibile. Cadere nelle
facili catalogazioni è sempre un rischio, soprattutto quando su tali
catalogazioni ci si costruiscono improbabili impalcature pseudo sociologiche.</p>



<p>Gli slogan
scanditi in strada e gli interventi dai vari palchi, depurati da alcuni
contrappunti stonati del solito ceto politico in cerca di rifarsi un’immagine,
riportano il rifiuto di un’etichetta imposta da quella stessa generazione che
ha creato il disastro ambientale che stiamo vivendo o che nella migliore delle
ipotesi non ha potuto fare molto per frenarlo.</p>



<p>Quindi molta
animosità ed entusiasmo, molta voglia di protagonismo e di rivalsa, per
scrollarsi di dosso alcuni cliché, tanta voglia di fare che, si spera, riesca
ad andare oltre la data, oltre il momento topico dell’appuntamento di piazza,
in questo aspetto le piazze da Roma in giù non possono essere paragonabili a
quelle del resto del Paese. In un territorio, quello meridionale, nel quale
ormai non è più possibile parlare di migrazione dovuta ad uno specifico
fenomeno, ma come di un meccanismo di riproduzione di forza lavoro (cognitiva,
bracciantile e operaia) da esportare in altri luoghi; in questa latitudine diviene
assai più arduo sperare che questi giovani possano perpetuare l’impegno preso
in queste piazze.</p>



<p>È in questo
elemento di crisi che si rafforza quel conflitto generazionale, enunciato in
maniera genuinamente epidermica negli interventi dalle piazze. È in questa
criticità devastante, in questa contraddizione esplosiva che bisogna affondare
il conflitto. Uno scontro tra una generazione che ha deciso e ancora decide le
strategie per il futuro, che ipoteca l’esistenza e precarizza la vita, e una
generazione che non solo la subisce ma che viene stigmatizzata per il suo
tentativo di fuga da una realtà che non riconosce.</p>



<p>Cosa si può pretendere da un soggetto che non conosce il suo passato dal momento che gli è stato suggerito che il passato è barbarie, è arretratezza e colpa, che il presente è incerto e che il futuro, qualunque sia, non è qui ma sarà in un altrove, in un’altra città o in un’altra nazione. Come si può pretendere un’assunzione di responsabilità per “salvare” una terra che non f altro che dargli una patente di conformità per l’estero. Sono questi i punti di crisi da analizzare, la visione di un futuro compatibile con la vita e l’esistenza, il benessere come equilibrio tra le esigenze sociali e quelle ambientali, rifiutare la schiavitù derivata dal ricatto del reddito, lo strumento preferito da un sistema economico che precarizza finanche l’equilibrio climatico.</p>



<p><strong><em>La redazione di Malanova</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2019/09/27/quale-strada-ci-indica-lo-sciopero-globale-del-fridays-for-future/">QUALE STRADA CI INDICA LO SCIOPERO GLOBALE DEL FRIDAYS FOR FUTURE</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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