<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>R.A.S.P.A. Archivi | MALANOVA</title>
	<atom:link href="https://www.malanova.info/tag/raspa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.malanova.info/tag/raspa/</link>
	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Oct 2021 19:34:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/09/cropped-tondo_malanova_rev1-32x32.jpg</url>
	<title>R.A.S.P.A. Archivi | MALANOVA</title>
	<link>https://www.malanova.info/tag/raspa/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>ALTO IONIO. DI CEMENTO, PONTI E BANDIERE BLU</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/20/alto-ionio-di-cemento-ponti-e-bandiere-blu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2020 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo aspettato un giorno prima di commentare quello che ieri è successo a Francavilla Marittima. Abbiamo aspettato perché di parole, proteste, suggerimenti, riflessioni e commenti sul 3° Megalotto, Raspa ne ha fatte tante. E probabilmente non ci sarebbe neanche più niente da dire. Tutto (quasi) l’Alto Ionio, sicuramente tutti i sindaci che per anni hanno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/20/alto-ionio-di-cemento-ponti-e-bandiere-blu/">ALTO IONIO. DI CEMENTO, PONTI E BANDIERE BLU</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Abbiamo aspettato un giorno prima di commentare quello che ieri è successo a Francavilla Marittima. Abbiamo aspettato perché di parole, proteste, suggerimenti, riflessioni e commenti sul 3° Megalotto, Raspa ne ha fatte tante. E probabilmente non ci sarebbe neanche più niente da dire.</p>



<p>Tutto (quasi) l’Alto Ionio, sicuramente tutti i sindaci che per anni hanno finto di voler tutelare il territorio, stanno festeggiando l’inaugurazione di un cantiere. Non di un’opera, di un cantiere. Questa è la logica strisciante e viscida a cui ci hanno abituati. L’opera arriverà chissà quando, se arriverà. Ma la vera conquista è l’inizio dei lavori. Perché tra l’inizio e la fine, non conta quello che ci passa in mezzo. E sotto.</p>



<p>Nessuno conosce la visione territoriale di questi sindaci. Nessun sindaco spiega come possa sposarsi il cemento di quest’opera con le famigerate bandiere blu, che sventolano con orgoglio.</p>



<p>Continuano a parlare di indotto economico e posti di lavoro. Noi ora ci sediamo e aspettiamo tutto questo boom economico che ci travolgerà. Voi quando vi piegherete a raccogliere le briciole, prendete anche i resti della devastazione e portateveli a casa.</p>



<p>Vorremo tanto avere torto ed esserci sbagliati su tutto, dai posti di lavoro (che non ci saranno) alla devastazione ambientale (unica cosa certa).</p>



<p>Gli affari saranno per pochi, per quelli che si stanno fregando le mani. Gli affari non riguardano mai la collettività. I danni irreversibili sul territorio invece saranno a carico di tutti. Ma queste cose a voi non interessano. Lo sappiamo. L’importante è che si faccia qualcosa. A qualsiasi costo. A qualsiasi condizione. Anche se quel qualcosa costa <strong>UN MILIARDO E QUATTROCENTO MILIONI DI EURO</strong>. Anche se quei soldi si sarebbero potuti spendere per altro. Magari per la dignità di una terra saccheggiata e spogliata di tutto.</p>



<p>Ma si sa, per alcuni la dignità si consuma su una strada.</p>



<p><strong>R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela)</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/20/alto-ionio-di-cemento-ponti-e-bandiere-blu/">ALTO IONIO. DI CEMENTO, PONTI E BANDIERE BLU</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CAPRAI O PECORONI?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/18/caprai-o-pecoroni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 07:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7628</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Gaudio* «Quando partecipo ad una cerimonia che consiste nella posa di una prima pietra, io sono generalmente grigio, perché ho constatato che talvolta l&#8217;erba cresce sulla prima pietra prima che vi si posi la seconda». A dichiararlo è un inedito Benito Mussolini, ad Anzio, il 12 ottobre 1925. Secondo Leonardo Sciascia (che ne [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/18/caprai-o-pecoroni/">CAPRAI O PECORONI?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro Gaudio*</p>



<p>«<em>Quando partecipo ad una cerimonia che consiste nella posa di una prima pietra, io sono generalmente grigio, perché ho constatato che talvolta l&#8217;erba cresce sulla prima pietra prima che vi si posi la seconda</em>». A dichiararlo è un inedito Benito Mussolini, ad Anzio, il 12 ottobre 1925. Secondo Leonardo Sciascia (che ne parla in uno scritto del 1969, poi inserito nella <em>Corda pazza</em>), l&#8217;umore del capo del governo era forse giustificato dalla mancata fondazione della città di <em>Mussolinia</em>, in Sicilia, la cui prima pietra era stata posata l&#8217;anno precedente, ma che mai vide la luce. La pomposa cerimonia era stata accompagnata dagli acutissimi fischi di numerosi caprai che contestavano la decisione del governo di sospendere i lavori della linea ferroviaria Gela-Caltagirone.</p>



<p>Domani, 19 maggio 2020, per la posa della prima pietra del terzo megalotto della s.s. 106 a Francavilla Marittima, sicuramente non ci saranno caprai a fischiare le decisioni del governo che, a onor del vero, non si sa ancora quali siano. La strada si farà, questo è purtroppo sin troppo chiaro, ma sulla sua prima pietra rischia davvero di crescere l&#8217;erba visto che, a dispetto delle dichiarazioni di ministri, sottosegretari e assessori regionali alle infrastrutture, diversi sono gli intoppi che Anas e contraente generale dovranno risolvere prima che il cantiere venga aperto: il progetto esecutivo è stato approvato da Anas? È dunque avvenuta la consegna dei lavori al consorzio di Impregilo e Astaldi?</p>



<p>Questa domanda introduce un&#8217;ulteriore questione. Astaldi, società che si è aggiudicata l&#8217;appaltone del terzo megalotto, era finita in piano di concordato. Così Impregilo ne ha rilevato il 65% delle quote con un affare da 600 milioni di euro al quale ha partecipato anche Cassa Depositi e Prestiti. Cassa Depositi e Prestiti, lo sanno anche i bambini, raccoglie il risparmio postale dei cittadini italiani e, fino a un certo punto, aveva lo scopo di finanziare a tassi agevolati gli investimenti degli enti locali. Poi, nel 2003 e con il grande Tremonti al governo, è diventata s.p.a., trasformandosi, di fatto, in un fondo sovrano le cui azioni vengono comprate dai maggiori istituti bancari. Quali? I soliti: Unicredit, Intesa, Bpm, Bnp Paribas, Mps. Da quel momento, invece di finanziare opere immaginate dalle singole comunità, con i suoi 280 miliardi di euro dei risparmiatori, ha puntato alla competizione di mercato. Insomma, l&#8217;ennesima privatizzazione.</p>



<p>Ora, come è noto, i pochi caprai rimasti conservano i loro cospicui guadagni sotto al materasso di foglie. E allora a contestare decisioni governative quanto meno inique non possiamo aspettarci certamente i discendenti di coloro che fischiarono Mussolini. A farlo, però, potrebbero essere i legittimi proprietari di quei 280 miliardi: se almeno una parte di essi dissentisse in maniera schietta e reiterata sarebbero in molti a vivere una giornata grigia&#8230; Ma quanti di questi potenziali contestatori saranno presenti domani a Francavilla Marittima? Si accettano scommesse.</p>



<p><strong><em>*R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/18/caprai-o-pecoroni/">CAPRAI O PECORONI?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL &#8220;ROMANZO&#8221; DEI PRECARI E DEI DISOCCUPATI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/13/il-romanzo-dei-precari-e-dei-disoccupati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 13:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7601</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* Trenta per cento di disoccupazione giovanile, precariato e inattività di milioni di persone, salari bassissimi e stages gratuiti, oltre a totale assenza di tutele per tantissime categorie di lavoratori: sono alcuni degli aspetti, ai quali si aggiungano i numeri del cosiddetto lavoro grigio e dell&#8217;economia sommersa e illegale, già adesso dolorosi, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/13/il-romanzo-dei-precari-e-dei-disoccupati/">IL &#8220;ROMANZO&#8221; DEI PRECARI E DEI DISOCCUPATI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>Trenta per cento di disoccupazione giovanile, precariato e inattività di milioni di persone, salari bassissimi e stages gratuiti, oltre a totale assenza di tutele per tantissime categorie di lavoratori: sono alcuni degli aspetti, ai quali si aggiungano i numeri del cosiddetto <em>lavoro grigio</em> e dell&#8217;economia sommersa e illegale, già adesso dolorosi, in un quadro che sarà presto aggravato dall&#8217;emergenza sanitaria, economica e sociale nella quale ci ha catapultati il Covid-19.</p>



<p>Detto questo, nessuna metafisica e nessun &#8220;romanzo&#8221;, ossia nessuna illusione, nessun progetto inattuabile, sogno vano o prodotto dall&#8217;abbandono sentimentale, dall&#8217;immaginazione o da false speranze, andrebbero costruiti sulla sostanza, sulla storia e sulla vita di precari e disoccupati, figure che devono la loro matrice attuale alle esigenze di struttura e di sviluppo di un capitalismo avanzato il quale geneticamente tende a estendere le forme e i tempi della sua organizzazione a tutti i settori della vita civile.</p>



<p>Trovandosi fuori dal processo democratico, già solo la loro posizione è potenzialmente rivoluzionaria, anche se non sempre si può dire che lo sia la loro coscienza. La cultura borghese, infatti, non è ancora riuscita a renderli del tutto organici a essa: dunque, è proprio tra loro che sarebbe possibile trovare quel lievito della coesione sociale che fino a trenta o quarant&#8217;anni fa era possibile recuperare tra gli operai, nelle fabbriche, o nei campi, tra i contadini. Sottomessi e integrati, nonché negati dai concreti processi di sviluppo dell&#8217;organizzazione capitalistica della società, precari e disoccupati, invocati a destra e a manca e poi spolpati in chiave quasi esclusivamente elettorale, possono diventare un elemento positivo della lotta di classe.</p>



<p>Perché ciò avvenga, dovremmo superare la fase astratta, contemplativa, tutta soggettiva, che stiamo vivendo oggi: quella in cui si piange sulla propria sorte, ci si lecca le ferite e non si riesce a guardare al di là dell&#8217;ombelico/<em>caput mundi</em>. Vige, insomma, un certo lirismo nell&#8217;immagine del precario e del disoccupato (ne abbiamo parlato diverse volte nelle ultime settimane, ma specialmente qui: <a href="http://www.malanova.info/2020/05/03/lavoro-non-ce-ne-ma-analisi-neppure/">http://www.malanova.info/2020/05/03/lavoro-non-ce-ne-ma-analisi-neppure/</a>) che impedisce di cogliere la rete di nervature che legano reciprocamente quei soggetti reali complessivi e questo mondo capovolto. Vederla consentirebbe di distinguere i falsi bisogni dai bisogni di emancipazione e, più oltre, arrivare a discernere questi ultimi dai valori, in un percorso che dall&#8217;antropologia porterebbe all&#8217;etica. Tale &#8220;romanzo&#8221;, coprendo interamente il soggetto, finirebbe per svalutarlo del tutto: ne farebbe svanire l&#8217;identità.</p>



<p>Per evitare questo rischio è necessaria una risposta critica, in una società che invece ha paralizzato la critica, che combatta quello spiritualismo esistenzial-ontologico che circonfonde la figura di precari e disoccupati persino in certe forme pseudo-politiche di protesta e danneggia il loro rapporto con la realtà, la spontaneità, la capacità d&#8217;esperienza, assecondando quel meccanismo antiumano proprio della <em>ratio</em> <em>capitalistica</em> e del suo mondo capovolto.</p>



<p>È fondamentale, dunque, una teoria dei bisogni (che si ponga l&#8217;obiettivo del pieno impiego e non quello del sussidio generalizzato), magari un piano oggettivo ma non empirico, uno spazio potenziale che consenta l&#8217;autocostituirsi di una soggettività che sia in grado di sviluppare una coscienza dialettica tra identità e opposizione. Vale a dire una superficie, i cui limiti non sono quelli cristallizzati reperibili tra gli scaffali di una biblioteca, che finalmente ponga le basi per affrontare quella <em>mancanza a essere</em>, nella relazione irrisolta che Lacan istituisce tra desiderio come mancanza e desiderio come produzione,che permette di discutere dell&#8217;incidenza del reale, anche di quello odierno segnato da una crisi sociale senza precedenti, sull&#8217;individuo. È ancora possibile che ciò avvenga prima che il grido di precari e disoccupati, sommerso dall&#8217;allucinazione &#8220;romanzesca&#8221;, resti, come già quello di stranieri, reietti e irregolari, senza parole?</p>



<p><strong><em>*R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/13/il-romanzo-dei-precari-e-dei-disoccupati/">IL &#8220;ROMANZO&#8221; DEI PRECARI E DEI DISOCCUPATI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ITALIA SI È FERMATA A SIBARI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/05/08/litalia-si-e-fermata-a-sibari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 16:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA MONDIALE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il settore infrastrutturale del trasporto ha avuto e continua ad avere un peso non indifferente sul livello di produzione interno e mondiale di ricchezza, non soltanto per le ricadute immediate sui settori imprenditoriali direttamente e a vario titolo coinvolti nella realizzazione delle opere stesse, ma soprattutto per il ruolo strategico che oggi le reti e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/08/litalia-si-e-fermata-a-sibari/">L’ITALIA SI È FERMATA A SIBARI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il settore infrastrutturale del trasporto ha avuto e continua ad avere un peso non indifferente sul livello di produzione interno e mondiale di ricchezza, non soltanto per le ricadute immediate sui settori imprenditoriali direttamente e a vario titolo coinvolti nella realizzazione delle opere stesse, ma soprattutto per il ruolo strategico che oggi le reti e il sistema nodale infrastrutturale nel suo complesso ricoprono per la valorizzazione delle merci. Se il punto di vista resta quello delle merci è innegabile che un capillare sistema infrastrutturale rappresenti una condizione necessaria per aumentare la produttività e la competitività di un territorio. Necessaria ma non sufficiente.</p>



<p>Come ci ricorda la <em>Banca d’Italia</em>, le misure di dotazione fisica non sono tuttavia <em>sufficienti a stabilire la necessità di un investimento. Le indicazioni da essa fornite variano in funzione della variabile di scala adottata: la popolazione, la superficie, l’attività economica. Va assicurata una dotazione adeguata di infrastrutture in tutte le aree del Paese, in particolare va prestata attenzione alle carenze nel Mezzogiorno, ma è importante confrontare le dotazioni fisiche con la domanda, mediante il grado di utilizzo delle strutture</em>.<strong>(1)</strong></p>



<p>Restando alle sole infrastrutture stradali, secondo i dati <em>Eurostat</em>, il trasporto su gomma rappresenta il metodo di spedizione di gran lunga più utilizzato nel nostro Paese. Il 76,4% del traffico merci domestico – circa 900 milioni di tonnellate movimentate all’anno – viaggia su gomma e soltanto il 17,4% e il 6,2% viaggiano rispettivamente su rotaia e via acqua. Giocoforza siamo anche il Paese con i costi del trasporto pesante su gomma tra i più elevati in Europa, con un saldo negativo di 3,2 miliardi (anno 2017) pari al 54,6% sul totale trasportato.</p>



<p>Anche i dati riportati in un recente rapporto dell’<em>Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica</em><strong>(2)</strong> chiariscono i flussi della merce nel nostro Paese. Alla ripresa dell’economia nell’ultimo triennio è corrisposta una ripresa, anche se lenta, del traffico delle merci nel suo complesso; il dato resta a ogni modo sotto i volumi di merci pre-crisi del 2008.</p>



<p>Per quanto riguarda le destinazioni, l’ANFIA riporta Germania, Polonia, Austria e Francia come Paesi principali in uscita, mentre i principali Paesi di origine delle merci in entrata sono stati Germania, Austria, Francia, Polonia e Ungheria.</p>



<p>Basandosi sui dati rilasciati dal <em>Logistic Performance Index 2018</em> (Banca Mondiale) possiamo notare come l’Unione Europea la faccia ancora da padrone in tema di trasporto internazionale. Nei primi 20 posti infatti 10 sono dell’UE, con l’Italia che si colloca diciannovesima.</p>



<p>Parliamo di 3.661 miliardi di tkm (tonnellate per chilometro): è questo il numero di merci mobilitato nel 2016 nell’intera Unione Europea. Un dato importante, che è però inferiore dell’8,2% rispetto ai valori pre-crisi del 2007. Questo dà la misura di come sia stata impattante la crisi del 2008 ma anche dell’enorme mole di merci che inizia il suo processo di valorizzazione lungo gli assi stradali europei.</p>



<p>Rimanendo su un piano nazionale non è assolutamente un caso se le infrastrutture di trasporto rappresentano una quota rilevante della copertura artificiale di suolo: con diverse metodologie di calcolo, l’impatto può essere valutato a oggi tra il 30 e il 40% del totale, con molteplici effetti negativi su habitat frammentati e attrazione di nuovo consumo e degrado.<strong>(3)</strong></p>



<p>Il <em>Conto nazionale delle infrastrutture e dei trasporti anni 2017-2018 (Mit, 2018)</em> evidenzia che al 31 dicembre 2017 la rete stradale complessiva italiana ha un’estensione di 246.215 km. Se consideriamo inoltre una stima dell’<em>Agenzia europea per l’ambiente</em><strong>(4)</strong> è possibile quantificare l’impatto sul consumo di suolo, in base alla tipologia stradale, tra 0,7 e 2,5 ha/km (ettari per chilometro quadrato) e riferito al solo consumo diretto cioè relativo all’area direttamente coperta dalla infrastruttura di trasporto. Considerando, dunque, le estensioni riportate nel rapporto del Conto nazionale, è possibile stimare la superficie a livello nazionale direttamente coperta dalla rete stradale in un valore di 3.277 km<sup>2</sup> pari al 14% del totale di suolo consumato.</p>



<p>Stime più recenti, che si sono spinte a considerare anche le strade secondarie sterrate (prevalentemente in aree agricole) utilizzando anche i dati dell’osservazione della Terra, ci indicano valori nettamente superiori: 8320 km<sup>2</sup> pari al 40% del totale del suolo consumato (<em>ISPRA, 2013</em>) e 6627 km<sup>2</sup> pari al 29% del totale del suolo consumato (<em>SNPA, 2018</em>).</p>



<p>L’<em>Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale</em><strong>(5)</strong> in un recente studio ha evidenziato come il consumo di suolo in Italia produce un danno economico potenziale che può raggiungere i 3 miliardi di euro all’anno, dovuti proprio alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo tra l’altro minacciato da processi di erosione, perdita di habitat e desertificazione.</p>



<p>Queste stime indicano con estrema chiarezza che le infrastrutture del trasporto rappresentano una quota rilevante sul totale del suolo consumato in Italia e appare chiaro come la stima della dimensione economica della perdita di servizi ecosistemici potrebbe, se adeguatamente presa in considerazione, inficiare molte analisi sui costi e i benefici di un opera infrastrutturale.</p>



<p>Se a queste associamo lo stato di degrado in cui versano le infrastrutture stesse, il limite del ragionamento economicista si palesa.</p>



<p>È proprio di ieri l’articolo del <em>Sole24ore</em><strong>(6)</strong> relativo al ritardo nella stesura della mappa dei grandi rischi relativa alle strutture stradali. Dopo quasi due anni dal crollo del viadotto Morandi a Genova, la maggior parte delle strade e delle opere a esse connesse resta fuori dall’<em>Archivio Informatico delle Opere Pubbliche (AINOP) </em>che, istituito nell’ottobre del 2018 dal cosiddetto Decreto Genova, doveva essere uno strumento operativo per il monitoraggio permanente delle condizioni strutturali delle nostre arterie viarie. I diversi soggetti gestori nazionali sono indietro nel lavoro di implementazione del database: <em>Aspi</em> ha caricato le schede di 4500 opere mentre l’<em>Anas</em> ha iniziato a farlo solo dopo il recente crollo del viadotto sul Magra. Si tratta sostanzialmente soltanto di schede anagrafiche di ponti, viadotti e gallerie ma ancora nulla sui valori relativi a controlli e ispezioni di tipo strutturale.</p>



<p>A questo punto potremmo chiederci come mai non viene pianificato un enorme intervento pubblico per la messa in sicurezza delle rete infrastrutturali nazionali. Sarebbe più razionale e garantirebbe più occupazione rispetto alla realizzazione di nuove arterie lineari.</p>



<p>Ma, come accennavamo nell’introduzione, il capitale ha altre necessità; deve chiudere il suo ciclo di messa a valore spingendo le proprie merci in ogni angolo del mondo e poco importa se le condizioni strutturali delle strade esistenti siano pessime, se ogni tanto crolla qualche ponte e ci scappa il morto o se il trasporto su gomma risulta ecologicamente più impattante rispetto ad altri vettori; l’importante per il capitale è avere a disposizione una maglia infrastrutturale sempre più ampia e soprattutto sempre più veloce.</p>



<p>Non è un caso che i cosiddetti lavori di “adeguamento” alle normative vigenti di molte infrastrutture viarie (vedi ad esempio i lavori sull’ex A3 SA-RC, ora A2 del Mediterraneo) hanno ben poco a che fare con la sicurezza del viaggiatore e hanno invece come scopo “adeguare” l’asse viario e la sezione trasversale per permettere un transito più agevole e veloce ai vettori-merce.</p>



<p>Anche la permanente kermesse politica sul 3° megalotto della SS 106 risponde a questa logica: creare un corridoio Tirreno-Adriatico che possa permettere una circolazione più fluida delle merci che, dallo svincolo di Firmo posto lungo l’asse autostradale tirrenico, dovranno raggiungere velocemente la dorsale adriatica con buona pace per tutti i sostenitori delle <em>magnifiche sorti e progressive</em> di questa grande opera che avrebbe dovuto portare sviluppo, benessere e posti di lavoro per la Calabria intera. Appare del tutto evidente che gli interventi ex novo sulla SS 106 moriranno con il 3° megalotto; il resto sarà solo <em>restyling</em> dell’esistente. Parafrasando Carlo Levi potremmo dire: <em>l’Italia si è fermata a Sibari</em>!</p>



<p>Dentro la profonda crisi di identità comunitaria e territoriale, oramai da decenni si baratta il territorio con pochi posti di lavoro che, tra le altre cose, anno dopo anno vengono retribuiti sempre peggio. Ma oggi a smentire i dati occupazionali non sono i lavori d’inchiesta, spesso pubblicati dalle pagine di questo giornale, ma sono i dati ufficiali comunicati dal Sottosegretario alle infrastrutture e trasporti Salvatore Margiotta in una missiva inviata al capogruppo del PD del consiglio regionale della Calabria e pubblicata recentemente dal <em>Quotidiano del Sud</em><strong>(7)</strong>.&nbsp; Tra le diverse informazioni, oramai arcinote, sulla lunghezza del tracciato e altri dati tecnici, vengono esplicitamente dichiarati i dati sulla forza lavoro potenziale (e non necessariamente reale) che potrebbe garantire il cantiere: si parla di circa 330 addetti che potranno essere impegnati durante l’intera durata del lavoro che, lo vogliamo ricordare, è di 7 anni circa. Anche i numeri (sempre potenziali) sull’indotto appaiono modesti: 1170 persone tra fornitori, subfornitori e subappaltatori.</p>



<p>Chi è del mestiere sa benissimo che questi numeri, una volta incrociati con i dati del reale cronoprogramma dei lavori, avranno un impatto sul tessuto economico locale pressoché nullo se distribuiti su un arco temporale di 7 anni. Probabilmente qualche signorotto locale avrà i suoi lauti guadagni, ma la comunità nel suo intero continuerà a vivere nelle condizioni attuali di marginalità economica.</p>



<p>In conclusione continuiamo a ribadire un concetto: un reale benessere collettivo (che è cosa diversa dallo sviluppo) lo raggiungeremo se saremo in grado di valorizzare le nostre risorse esogene. Se proprio dobbiamo chiedere un’occupazione stabile facciamolo per un lavoro “ad alto contenuto sociale” come ad esempio quello legato alla cura e alla tutela del territorio. Facciamo assumere centralità alla riproduzione sociale rispetto alla produzione economica, spezziamo la catena della valorizzazione del capitale che passa attraverso la messa a valore delle comunità e dei suoi territori. Non abbiamo altre vie se non quelle dell’alterità e dell’incompatibilità. Iniziamo a praticarle!</p>



<p><em><strong>Re</strong></em><strong><em>dazione di Malanova</em></strong></p>



<p>*****</p>



<p><strong>Note:</strong></p>



<p>(1) Banca d’Italia, 2011 &#8211; <em>L’efficienza della spesa per infrastrutture.</em></p>



<p>(2) Anfia (Area studi e statistiche), 2019 &#8211; <em>Dossier: Trasporto merci su strada.</em></p>



<p>(3) Ecoscienze n.6/2019 &#8211; <em>Il consumo di suolo delle infrastrutture stradali.</em></p>



<p>(4) Eea, Environmental issue report No 23/2001 &#8211; <em>Indicators tracking transport and environment in the European Union.</em></p>



<p>(5) Ispra, Rapporti 288/2018 &#8211; <em>Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici</em>.</p>



<p>(6) Il Sole24Ore, 07/05/2020 &#8211; Autostrade, c’è la prima mappa dei grandi rischi sulla rete Aspi.</p>



<p>(7) Il Quotidiano del Sud, 05/05/2020 &#8211; <em>Terzo Megalotto il 12 maggio apre il cantiere.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/05/08/litalia-si-e-fermata-a-sibari/">L’ITALIA SI È FERMATA A SIBARI</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SS106. I CANTIERI DEL TERZO MEGALOTTO PARTONO A METÀ MAGGIO, IL LAVORO RESTA A ZERO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/30/ss106-i-cantieri-del-terzo-megalotto-partono-a-meta-maggio-il-lavoro-resta-a-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 07:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7450</guid>

					<description><![CDATA[<p>Diciamolo una volta per tutte: è inutile attardarsi a parlare del fatto che la crisi sanitaria cui ci ha costretti il Covid-19 stia comportando una complessiva ridefinizione dell&#8217;idea di lavoro. È ancora fondata su di esso la nostra Repubblica? Da diritto inalienabile che ci consenta di condurre una vita dignitosa è stato ridotto a semplice [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/30/ss106-i-cantieri-del-terzo-megalotto-partono-a-meta-maggio-il-lavoro-resta-a-zero/">SS106. I CANTIERI DEL TERZO MEGALOTTO PARTONO A METÀ MAGGIO, IL LAVORO RESTA A ZERO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Diciamolo una volta per tutte: è inutile attardarsi a parlare del fatto che la crisi sanitaria cui ci ha costretti il Covid-19 stia comportando una complessiva ridefinizione dell&#8217;idea di lavoro. <strong>È ancora fondata su di esso la nostra Repubblica?</strong> Da diritto inalienabile che ci consenta di condurre una vita dignitosa è stato ridotto a semplice concessione per la quale ringraziare chi lo elargisce.</p>



<p>In Italia non abbiamo alcun bisogno di immaginare un nuovo modo di legare lavoro, ambiente, salute ed esigenze sociali: preferiamo affidarci al <strong>consueto paradigma che sovrappone ancora una volta benessere e sviluppo a cantieri di grandi opere</strong> che, quando e se saranno chiusi, lasceranno persone e territori nelle medesime condizioni di miseria in cui versano adesso. E, così, saremo di nuovo pronti ad avventarci sugli ossi che avranno la bontà di lanciarci.</p>



<p>Deve leggersi in quest&#8217;ottica la bellissima notizia appena diffusa, con il tovagliolo sulla mano e la mano sui testicoli, da <strong>Giancarlo Cancelleri</strong>, viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: a metà maggio, <strong>gli italiani</strong>, che non aspettano altro che rimettersi in moto e rimboccarsi le maniche, <strong>potranno sfogarsi sui cantieri del terzo megalotto della s.s. 106</strong>. È da chiarire come faccia il viceministro a dirlo visto che ancora mancano l&#8217;approvazione del progetto esecutivo del secondo lotto funzionale e la verifica di ottemperanza ambientale.</p>



<p>Dettagli! Le lungaggini burocratiche sono state finalmente vinte e, allora, avvisate i vostri cari, spolverate cazzuole e cambiate i manici ai picconi: <strong>la s.s. 106 TER comincia il suo viaggio e avrà sicuramente bisogno di tutti quelli a cui il baronetto locale ha promesso un posticino! </strong>Salvo poi, quando la festa sarà passata e il santo gabbato, ricominciare a bussare con i piedi alle solite porte. In fondo, sono queste le risposte che ci aspettiamo da chi governa: risposte fatte di concretezza e prive di svolazzanti fantasie inneggianti alla qualità del lavoro, della vita e delle infrastrutture; risposte rivolte a comunità che, nel tempo, hanno accettato la distorsione progressiva e inesorabile delle vocazioni territoriali e che, talvolta inconsapevolmente, hanno contribuito alla definitiva destabilizzazione del tessuto sociale di cui ancora oggi riteniamo essere i primi depositari nel mondo. Inconsapevolezza che, però, non riguarda sindaci e amministratori, i quali hanno sempre saputo cosa fare e perché farlo. Vero?</p>



<p><strong>Il processo di svendita della nostra terra giunge adesso alla sua acme con la loro connivenza e il loro contributo decisivo.</strong> Ciò li rende colpevoli di non aver avuto nessuna visione e di essere stati incapaci di immaginare una prospettiva che fosse in grado davvero di tutelare il nostro futuro.</p>



<p><strong><em>R.A.</em></strong><em><strong>S.P.A. (Rete Autonoma</strong></em> <em><strong>Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/30/ss106-i-cantieri-del-terzo-megalotto-partono-a-meta-maggio-il-lavoro-resta-a-zero/">SS106. I CANTIERI DEL TERZO MEGALOTTO PARTONO A METÀ MAGGIO, IL LAVORO RESTA A ZERO</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CRITICA È RESISTENZA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/24/critica-e-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 11:53:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7337</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* Dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio u.s. e dall&#8217;adozione da parte del governo di misure molto restrittive delle libertà personali (il 12 marzo) sono trascorse ormai diverse settimane. Stampa, politica e una parte cospicua della comunità scientifica hanno lanciato una campagna che ha convinto moltissimi italiani della necessità di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/24/critica-e-resistenza/">CRITICA È RESISTENZA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>Dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio u.s. e dall&#8217;adozione da parte del governo di misure molto restrittive delle libertà personali (il 12 marzo) sono trascorse ormai diverse settimane. Stampa, politica e una parte cospicua della comunità scientifica hanno lanciato una campagna che ha convinto moltissimi italiani della necessità di queste misure autoritarie (che si protrarranno almeno fino al 4 maggio p.v.) inducendoli a ignorare le poche voci critiche.</p>



<p>Tralasciando per un momento la virulenza innegabile dell&#8217;epidemia, ho ritenuto opportuno segnalare l&#8217;inadeguatezza del nostro sistema sanitario che ha dovuto operare, e in alcune regioni continua a farlo, in una totale mancanza di idee e di risorse. Questo rilievo introduce la questione delle responsabilità politiche: certe quelle passate, da riconsiderare sotto diversi aspetti quelle presenti. In più di un&#8217;occasione non è stato difficile osservare come le risposte di governo all&#8217;emergenza fossero dettate da panico, inadeguatezza e carenza di programmazione: il controverso caso della residenza sanitaria assistenziale di Torano Castello è soltanto l&#8217;ultimo in ordine di tempo, ben lontano, essendo vicino Cosenza, dallo sfacelo accertato in Lombardia, ma ugualmente preoccupante. Per uscire dalla crisi sanitaria, sociale ed economica non mi risulta che la nostra politica abbia prospettato la necessità di cambiamenti radicali, né ha seguito un principio di massima diverso da quello della mera imitazione: quale sarebbe la ratio della app Immuni, sistema ancora in fase di elaborazione per tracciare i contatti delle persone contagiate e che dovrebbe aiutare a gestire la fase 2?</p>



<p>Del resto, la politica ha individuato soluzioni spesso incongruenti, incostituzionali e, in molti casi, assistenzialistiche, per lo più richiamandosi pedissequamente a posizioni volte a un cieco sovranismo o, obbligatoriamente, a uno sfolgorante e vuoto europeismo: corni di una questione che va ben al di là della mera permeabilità dei nostri confini.</p>



<p>Ad ogni modo si continua a ripetere che non ci sono i soldi per fare tamponi a tutti e che non si possono controllare gli spostamenti degli infetti, in particolare degli asintomatici, rendendo così vane le misure di contenimento attuali: ma invece di ripristinare il servizio attivo della medicina di base o l&#8217;assistenza degli affetti da Covid-19 in strutture apposite o magari a casa loro, preferiamo tracciare con una app, che si appoggerà sulla disastrata rete bluetooth, i dati dei cittadini coperti da privacy e farli gestire chissà da chi. Siamo tutti al corrente del fatto che ancora adesso moltissime persone, app o non app, continuano a essere lasciate in balia di se stesse? Davvero si crede che queste persone riusciranno a scaricare questa app o, per lo meno, a dotarsi di smartphone che ne supportino la tecnologia?</p>



<p>Anche il sostegno alle attività lavorative, che, motivatamente o no, sono bloccate da più di un mese, è largamente insufficiente e sta generando una profondissima crisi sociale e psicologica. Crisi che impedirà a molti di reagire con prontezza quando il virus si riproporrà o allorché dovremo far fronte a un&#8217;altra catastrofe. La soluzione c&#8217;è e, pur avendola considerata più volte in queste note, non è inutile riproporla alla vigilia del 25 aprile: essa prevede l&#8217;acquisizione di una coscienza critica che superi la propria passività e passi da una valutazione attenta dei fatti, che non si esaurisca in un passivo assorbimento delle decisioni altrui e che si sottragga con lucidità ai tentativi di manipolazione intellettuale operati da media, amministratori e, talvolta, anche dalla scienza.</p>



<p>T<em>orre della Signora, 24 aprile 2020</em></p>



<p><strong>*R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/24/critica-e-resistenza/">CRITICA È RESISTENZA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OLTRE LA POST-VERITÀ</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/20/oltre-la-post-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 12:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7280</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* Che una disgrazia, un&#8217;epidemia, una crisi economica o qualsiasi altra cosa che odiamo possa essere provocata dal diretto intervento di un gruppo di potenti è una convinzione più radicata di quel che si crede e va ad alimentare quella paranoia del complotto di cui ha parlato in tante occasioni Popper (ma anche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/20/oltre-la-post-verita/">OLTRE LA POST-VERITÀ</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>Che una disgrazia, un&#8217;epidemia, una crisi economica o qualsiasi altra cosa che odiamo possa essere provocata dal diretto intervento di un gruppo di potenti è una convinzione più radicata di quel che si crede e va ad alimentare quella paranoia del complotto di cui ha parlato in tante occasioni Popper (ma anche Eco), derubricandola poi in termini di secolarizzazione di una convinzione religiosa.</p>



<p>Benissimo, ma perché le bufale hanno successo? Oltre che per motivi riconducibili alla psichiatria, è perché promettono un sapere negato agli altri che ci libera dal peso di doverci impegnare e confrontare con una verità diversa da quella che abbiamo facilmente decretato essere la nostra. Una credenza, in misura ancora maggiore se condivisa da molte persone con le quali si è in comunicazione sui social network e rafforzata così da questa specie di pregiudizio di conferma, può assumere sembianze di verità, prima ancora di essere confermata. Diventa, cioè, post-verità, parola nella quale il prefisso post- relativizza il concetto di verità, caricandolo di aspetti dettati da emotività e convinzioni personali.</p>



<p>È come se accontentarsi di ciò che già crediamo sia vero o, ma è quasi la medesima cosa, di un&#8217;allucinazione, anche di carattere collettivo, sostituisse efficacemente la volontà di risalire all&#8217;effettiva ragione dei fatti o la capacità di accettare una semplice coincidenza per quella che è. Perché mettere in crisi le nostre convinzioni, il nostro pensiero politico o religioso o lo stesso pensiero in sé, se possiamo contare su una spiegazione semplice e alla portata della mente di tutti? Si sa, noi mal sopportiamo le crisi esistenziali: preferiamo farci contagiare, senza colpo ferire; figuriamoci quanta voglia abbiamo di imparare per una volta la lezione della storia, magari accettando di avere torto, e di lavorare, quindi, sulla realtà, sulla sua complessità, su una sua nuova misura e sul modo in cui viene quotidianamente descritta, uscendo da queste camere dell&#8217;eco costruite intorno a uno stato di emergenza ormai quasi permanente e alle fake news.</p>



<p>Il risparmio di risorse cognitive prodotto da notizie false di fronte alle quali siamo sovraesposti e di cui non sentiamo alcun bisogno di verificare la veridicità si traduce in un generale abbassamento della soglia di attenzione e della nostra disposizione, più o meno naturale, all&#8217;impegno e alla vita. Tutto questo assume una gravità ancora maggiore in un momento in cui sono sempre più necessari il coraggio e la capacità di autoeducarsi e di andare al di là della nostra limitatissima percezione.</p>



<p><em>Torre della Signora, 20 aprile 2020</em></p>



<p><strong><em>* R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/20/oltre-la-post-verita/">OLTRE LA POST-VERITÀ</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA NORMALITÀ È IL PROBLEMA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/17/la-normalita-e-il-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 09:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7226</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* Si fa sempre più evidente la correlazione tra proliferazione del Covid-19, produzione industriale di alimenti e sviluppo degli allevamenti intensivi: a statuirla, di recente, ha contribuito un lungo articolo di ángel Luis Lara, studioso madrileno di cinema, apparso su «El Diario» alla fine dello scorso marzo e poi tradotto in Italia, per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/17/la-normalita-e-il-problema/">LA NORMALITÀ È IL PROBLEMA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>Si fa sempre più evidente la correlazione tra proliferazione del Covid-19, produzione industriale di alimenti e sviluppo degli allevamenti intensivi: a statuirla, di recente, ha contribuito un lungo articolo di ángel Luis Lara, studioso madrileno di cinema, apparso su «<em>El Diario</em>» alla fine dello scorso marzo e poi tradotto in Italia, per «<em>il Manifesto</em>», da Pierluigi Sullo. Già solo il titolo incuriosisce e inquieta: <em>Non torniamo alla normalità. La normalità è il problema</em>.</p>



<p>Il processo globale di &#8220;urbanizzazione&#8221; della popolazione di animali allevati − che, è bene ricordarlo, è quasi tre volte maggiore di quella umana − è all&#8217;origine della generazione di tempeste virali zoonotiche come quella che stiamo attraversando. Alla luce di quanto detto, appare ancora più assurdo fronteggiare questa emergenza senza affrontarne le cause strutturali, cioè combattendola come se fosse un fenomeno isolato e secondo quella logica emergenziale cui ci hanno abituato governi nazionali e amministrazioni locali. Sul pericolo di una stagionalizzazione di un virus così mobile e aggressivo non c&#8217;è bisogno di soffermarsi, anche perché c&#8217;è chi lo ha fatto prima e meglio di me. In assenza di un vaccino efficace o di un qualche farmaco, da più parti si paventano ipotesi che prevedono periodi di quarantena e di autoisolamento fino al 2022 e nuove ondate di Covid-19 addirittura fino al 2025. Siamo davvero pronti ad attenerci periodicamente e per chissà quanti anni a un modello di interazione sociale studiato, di volta in volta, a tavolino?</p>



<p>Se la risposta a questa domanda è no, cerchiamo di considerare alcune evidenze e di ripartire da quelle. Di un paio ho discusso largamente in queste note di confinamento: l&#8217;industrializzazione capitalista del ciclo alimentare e la drammatica erosione dei sistemi sanitari pubblici avrebbero contribuito in maniera decisiva, insieme ad altri fattori, a trasformare un microorganismo in tempesta. E, allora, invece di prendersela di volta in volta con tizio e caio, invece di individuare un comodo capro espiatorio, perché non mettere in questione l&#8217;intera ragione neoliberista? Non sarà questa la vera formazione sociale cui è sempre più necessario contrapporsi con decisione? Come farlo?</p>



<p>Ángel Luis Lara fornisce una risposta a questa domanda invitandoci ad affrontare non solo il capitalismo in sé, ma anche il capitalismo in me, per evitare che ci impongano la restaurazione intatta della normalità, ossia della struttura che ci ha condotti a questo punto. Insomma, sarebbero gli stessi concetti di genere umano e di bene comune quelli dai quali ricominciare. E nonostante siamo congenitamente disillusi e viviamo in Calabria, dobbiamo sforzarci di non considerarla un&#8217;utopia. Se poi utopia fosse, ritengo che come modello sia di gran lunga preferibile a quello che quotidianamente, da troppo tempo, ci impone la realtà.</p>



<p><em>Torre della Signora, 17 aprile 2020</em></p>



<p><em><strong>* R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/17/la-normalita-e-il-problema/">LA NORMALITÀ È IL PROBLEMA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NESSUN PIANO E NESSUNA TUTELA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/10/nessun-piano-e-nessuna-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 11:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=7089</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* La scienza sa da tempo, sicuramente da più di vent&#8217;anni, che periodicamente nel mondo i virus, risultando sconosciuti al sistema immunitario, possono arrivare a fare danni enormi. I Paesi asiatici − dopo alcune difficoltà iniziali e nonostante una certa vulgata complottista − hanno tenuto conto dell&#8217;avviso della scienza. In Italia, ma in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/10/nessun-piano-e-nessuna-tutela/">NESSUN PIANO E NESSUNA TUTELA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>La scienza sa da tempo, sicuramente da più di vent&#8217;anni, che periodicamente nel mondo i virus, risultando sconosciuti al sistema immunitario, possono arrivare a fare danni enormi. I Paesi asiatici − dopo alcune difficoltà iniziali e nonostante una certa vulgata complottista − hanno tenuto conto dell&#8217;avviso della scienza. In Italia, ma in tutto l&#8217;Occidente, oltre ad aver probabilmente sottovalutato il problema, non ci siamo dotati di alcun piano per far fronte all&#8217;allarme che arrivava dalla scienza, prima, e dall&#8217;esperienza di Cina, Giappone e Corea, successivamente. Al di là dell&#8217;endemica resistenza della nostra politica ad approntare piani e alla disposizione, altrettanto radicata, a piegare la scienza al profitto, a detta di tutti, si è fatto pochissimo per proteggere ospedali e operatori sanitari. Poche ore fa, in un&#8217;intervista apparsa su «Business Insider Italia», lo ha ribadito Ernesto Burgio, pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare, nonché presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale e membro del consiglio scientifico dell’European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles.</p>



<p>Proprio in questi giorni, molti esponenti politici (appartenenti a tutto l&#8217;arco parlamentare) hanno pensato di ovviare alla nostra deficienza nel far fronte per tempo all&#8217;emergenza caldeggiando, mediante il ricorso a più di un subdolo emendamento, la modifica del disegno di legge n. 18 del 17 marzo scorso (il famoso decreto Cura Italia) e l&#8217;introduzione di fatto di un vergognoso scudo civile, penale ed erariale per chi guida le strutture sanitarie pubbliche e private. Lo scudo, giustificato per i medici che hanno operato in condizioni drammatiche proprio per l&#8217;assenza di un piano d&#8217;emergenza, avrebbe esteso la tutela anche ai vertici amministrativi e addirittura a quelli politici e di governo, ledendo così i diritti di tantissimi operatori sanitari e dei familiari di coloro che, in corsia, hanno perso la vita: al momento più di 100 medici sono morti e non disponiamo di dati certi sugli oltre 12 mila infermieri, paramedici e operatori sanitari contagiati.</p>



<p>Gli emendamenti, anche in seguito alle pressioni piovute da più parti e all&#8217;intervento del Consiglio Nazionale Forense che è l&#8217;organo di rappresentanza istituzionale dell&#8217;avvocatura italiana, sono stati poi ritirati. Tuttavia, colpisce la duplicità di uno Stato che, da un lato, continua a eleggere i propri eroi tra i membri del personale sanitario, strumentalizzando il loro impegno a ogni pie&#8217; sospinto, dall&#8217;altro, si disinteressa totalmente dell&#8217;assistenza igienica, sanitaria e, infine, legale dei suoi &#8220;amati&#8221; eroi.</p>



<p>Pare che adesso la questione sia passata al vaglio di alcuni esperti individuati da quelle stesse forze politiche che avevano presentato gli emendamenti incriminati: insieme ai vertici dei ministeri competenti e a quelli delle regioni hanno istituito un tavolo e valuteranno il da farsi. Insomma, non c&#8217;è da stare tranquilli.</p>



<p>Torre della Signora, 10 aprile 2020</p>



<p><strong>*R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/10/nessun-piano-e-nessuna-tutela/">NESSUN PIANO E NESSUNA TUTELA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CASA COME ETEROTOPIA O SPAZIO DI PSICOSI?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/04/06/casa-come-eterotopia-o-spazio-di-psicosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 17:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDEMIA]]></category>
		<category><![CDATA[DECIDIAMO NOI]]></category>
		<category><![CDATA[R.A.S.P.A.]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.malanova.info/?p=6990</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandro GAUDIO* Le nostre abitazioni, durante questa quarantena forzata, si sono trasformate in contro-spazi. Come diceva Michel Foucault, i contro-spazi non sono frutto soltanto della capacità inventiva dei bambini: sono nuovi luoghi reali che la società adulta ha all&#8217;improvviso dovuto creare fuori da tutti i luoghi. Casa nostra è diventata una zona, allo stesso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/06/casa-come-eterotopia-o-spazio-di-psicosi/">CASA COME ETEROTOPIA O SPAZIO DI PSICOSI?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandro GAUDIO*</p>



<p>Le nostre abitazioni, durante questa quarantena forzata, si sono trasformate in contro-spazi. Come diceva Michel Foucault, i contro-spazi non sono frutto soltanto della capacità inventiva dei bambini: sono nuovi luoghi reali che la società adulta ha all&#8217;improvviso dovuto creare fuori da tutti i luoghi. Casa nostra è diventata una zona, allo stesso tempo mitica e concreta, di contestazione dello spazio che abbiamo vissuto fino a ieri; si è tramutata in uno spazio altro, in un&#8217;utopia materiale, riconducibile a un luogo preciso e reale. Si parla in questi casi di eterotopia che è il luogo, familiare e privatissimo, riservato all&#8217;isolamento e che serve, in primo luogo, a far fronte a una crisi biologica senza precedenti.</p>



<p>La società in crisi non ha potuto individuarla ai suoi margini estremi, alla stregua di una prigione, di un manicomio o di un ospizio, perché era necessario che ciascuno di noi avesse la sua regione chiusa, la sua scatola per decomporsi: pertanto, ne ha individuato la presenza nel cuore pulsante della nostra quotidianità.</p>



<p>Ad ogni modo, la nostra casa si è trasformata in una specie di tappeto orientale, un giardino magico (per alcuni in una specie d&#8217;inferno) nel quale si raccolgono tutte le bellezze e le brutture di un mondo, che mai è stato così piccolo, dal quale si possono sorprendentemente esercitare delle attività che consentono un passaggio che comporti trasformazione o, magari, rigenerazione. Quanto meno, da questo spazio illusoriamente circoscritto sul quale possiamo contare, si può denunciare l&#8217;illusione che la realtà di fuori sia perfetta e ordinata; oppure si può fare di esso una specie di invito alla pausa, di riserva della nostra immaginazione che ci servirà quando la nostra casa-imbarcazione tornerà, per così dire, in porto.</p>



<p>Questo spazio dell&#8217;eterotopia che è la casa in cui siamo confinati, essendo fuori luogo, ha la capacità paradossale di insinuare un dubbio nei confronti del nostro benessere autarchico, a patto, però, che sia in grado di rendere sostanziale la nostra discontinuità, critica e dunque effettiva, rispetto a quello che adesso è il terreno su cui imperversa la malattia e che non si riduca a spazio di disperazione, a scenario di psicopandemia o, peggio ancora, di esaltazione del luogo comune.</p>



<p><em>Torre della Signora, 6 aprile 2020</em></p>



<p><strong>* R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela)</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/04/06/casa-come-eterotopia-o-spazio-di-psicosi/">CASA COME ETEROTOPIA O SPAZIO DI PSICOSI?</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
