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	<title>ELEZIONI 2019 Archivi | MALANOVA</title>
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	<title>ELEZIONI 2019 Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>TONI NEGRI: Dalle resistenze al contropotere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 14:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di&#160;SANDRO MEZZADRA&#160;e&#160;TONI NEGRI. Il voto europeo ci consegna scenari fluidi e in evoluzione. L’indebolimento dei popolari e dei socialisti corre parallelo alla crescita dei liberali e soprattutto dei verdi. Nelle prossime settimane si verificherà la possibilità di costruire coalizioni che all’interno del Parlamento europeo rilancino e riqualifichino (in direzioni che possono essere anche sensibilmente diverse) [&#8230;]</p>
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<p>Di&nbsp;<strong>SANDRO MEZZADRA</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>TONI NEGRI</strong>.</p>



<p>Il voto europeo ci consegna scenari fluidi e in evoluzione. L’indebolimento dei popolari e dei socialisti corre parallelo alla crescita dei liberali e soprattutto dei verdi. Nelle prossime settimane si verificherà la possibilità di costruire coalizioni che all’interno del Parlamento europeo rilancino e riqualifichino (in direzioni che possono essere anche sensibilmente diverse) il processo di integrazione. Le forze sovraniste e nazionaliste nel complesso non sfondano, rendendo vani gli auspici di Matteo Salvini di avere istituzioni europee allineate alle sue posizioni. Rappresentano tuttavia un elemento di potenziale disgregazione e frammentazione all’interno del Parlamento. I grandi temi della politica europea – dalla continuità dell’austerity e del rigore fiscale al governo delle migrazioni – rimangono in ogni caso aperti, e non è detto che i nuovi equilibri non consentano sperimentazioni innovative e qualche avanzamento. Resta il fatto che anche a livello europeo si subirà soprattutto la spinta imposta dal potere capitalistico a livello globale, dopo la crisi del 2008, a trasformare e rafforzare le politiche neoliberali in forma autoritaria.</p>



<p>Vogliamo qui, tuttavia, occuparci in modo specifico della situazione italiana. L’affermazione della Lega – pur scontato il dato dell’astensionismo – pone questioni a nostro giudizio non aggirabili. Lo spostamento a destra del quadro politico italiano è nettissimo e inquietante. Non consola né rassicura registrare – come pure occorre fare – che questo spostamento a destra appare coerente con la congiuntura globale appena richiamata, segnata da una vera e propria controrivoluzione autoritaria, dall’abbandono dei caratteri “promissori” del neoliberalismo e da una sua coniugazione con nazionalismo e sovranismo. In Italia lo spostamento è profondo, non si limita al piano elettorale ma investe e trasforma il senso comune. L’uso selettivo da parte di Salvini di retoriche e simbologie del fascismo storico non annuncia certo un lineare ritorno al passato. Parla tuttavia di un clima generale e legittima tra l’altro l’attivismo di gruppi fascisti come Casa Pound e Forza Nuova, le cui iniziative contro rom e migranti nelle periferie romane rappresentano un bonus elettorale prontamente incassato dalla Lega. E perfino Fratelli d’Italia, alla perenne ricerca di candidati che possano vantare il cognome Mussolini, aumenta complessivamente i suoi voti.</p>



<p>Sentendo la necessità di collocare questa affermazione della destra in una vicenda di medio periodo, essa sembra caratterizzata nel nostro Paese – quantomeno a partire dai primi anni Novanta dello scorso secolo – dall’emergere di diverse varianti di quello che si può definire “giustizialismo”. Intendiamoci: attorno al giustizialismo si sono espresse di volta in volta rivendicazioni materialmente significative di giustizia, tanto sul terreno della giustizia sociale quanto su quello della democrazia. La stessa battaglia per i “beni comuni” (con il suo culmine nel referendum per l’acqua pubblica nel 2011) era sostenuta da questa domanda di giustizia. Ma la giustizia (non certo per la prima volta in questi trent’anni!) è stata spogliata dei suoi referenti materiali, è stata spostata su un terreno meramente formale e ridotta in modo misero e unilaterale alla battaglia contro la corruzione. I 5 Stelle hanno interpretato e spinto questo passaggio, che gli ha procurato successi che oggi appaiono effimeri (per quanto rimanga significativo il loro insediamento elettorale al Sud, circostanza su cui occorrerà approfondire la discussione): Salvini ha efficacemente spostato il giustizialismo sul terreno di una domanda di ordine, di autorità e di obbedienza.</p>



<p>Di fronte all’incalzare dell’iniziativa leghista, la “sinistra” appare frastornata. Il PD recupera qualcosa e festeggia il sorpasso dei 5 Stelle, senza rendersi conto che nelle attuali condizioni di polarizzazione la sua strategia ossessivamente centrista, la sua ricerca della rappresentanza di una classe media sempre più erosa tanto dal punto di vista delle sue basi economiche quanto da quello della sua identità sociale e culturale non consente di uscire dalla marginalità. E che dire delle forze alla sinistra del PD? Resta quasi misterioso come non sia stato possibile costruire attorno a un’alleanza “rosso-verde” un soggetto politico realmente nuovo, capace di suscitare passioni ed entusiasmo e di agganciarsi all’onda verde nord-europea. Piccole burocrazie hanno impedito che avvenisse, a dimostrazione del fatto che i “partiti” di cui si considerano proprietarie non sono mai stati attraversati da ondate di democrazia di base, l’unica condizione per rinnovarli e per strapparli all’irrilevanza.</p>



<p>Che fare, dunque, per porre una domanda non nuova? Occorre in primo luogo prendere atto del fatto che oggi&nbsp;<em>siamo minoranza</em>. E tuttavia siamo una minoranza straordinariamente ricca di competenze e saperi, variegata e diffusa, capace di agire e di costruire intanto un tessuto articolato di&nbsp;<em>resistenze</em>. Ne diamo qualche esempio. Il ciclo di manifestazioni anti-fasciste delle ultime settimane (Bologna, Genova e Roma, per citare tre luoghi particolarmente significativi) ha mostrato una grande capacità di articolare l’azione di piazza puntuale e radicale con l’affermazione di massa di un’altra società che esiste già, qui e ora. Collocate all’interno di una proliferazione di iniziative contro la Lega di Salvini (i “lenzuoli” e manifestazioni come quella di Firenze), queste mobilitazioni dimostrano la possibilità di riqualificare l’antifascismo all’altezza delle sfide del presente. Ovunque, in queste iniziative, è stato tangibile il salto di paradigma che negli ultimi due anni ha determinato il movimento transfemminista “NonUnaDiMeno”, la continuità della cui iniziativa (formidabile tanto l’8 marzo quanto a Verona contro il Congresso delle famiglie) va ben oltre la “resistenza” per assumere tratti direttamente costituenti. Attorno alla “questione sociale”, ovvero contro l’immiserimento di massa determinato da un decennio di crisi si moltiplicano quotidianamente le lotte (da vertenze sindacali a occupazioni di case), mentre i processi di auto-organizzazione dei&nbsp;<em>rider</em>&nbsp;alludono a un salto di qualità nell’organizzazione del lavoro precario. I “Fridays for future” hanno portato finalmente anche in Italia la lotta contro il cambiamento climatico, determinando la politicizzazione delle giovani e giovanissime generazioni. La migrazione continua infine a essere terreno duramente conflittuale, sia per quel che riguarda le pratiche dei e delle migranti sia per quel che riguarda iniziative come quella di “Mediterranea”, che è stata capace di aggregare attorno a sé un ampio tessuto di associazionismo laico e cattolico nonché il sostegno della stessa Chiesa (mentre non si era mai visto un Cardinale che riallacciasse la corrente tagliata in un’occupazione abitativa).</p>



<p>Queste resistenze si aggregano in modo particolare all’interno delle città, a conferma del fatto che il municipalismo indica oggi, in termini affatto materiali, un campo di lotta fondamentale. Le iniziative dei Comuni di Palermo e Napoli sulla migrazione, in aperta contrapposizione al governo, sono da questo punto di vista fondamentali e prefigurano una pratica di disobbedienza che rompa gli assetti istituzionali e veda appunto protagoniste le città. Anche qui siamo su un piano che va oltre la mera resistenza (se di quest’ultima si dà una definizione “difensiva” e “reattiva”): in questione è piuttosto l’affermazione di modi di vivere e cooperare, di immaginari irriducibili alla torsione autoritaria impressa all’azione del governo nazionale. Ci pare che questo sia un dato che emerge in modo ancora più evidente in città come Milano e Bologna, governate da giunte di centro-sinistra “moderate”, che tuttavia – perlomeno in alcuni momenti – non possono che esprimere anche attraverso l’azione amministrativa bisogni e desideri che vivono nel tessuto metropolitano, che fanno delle città che amministrano organismi geneticamente insubordinati.</p>



<p>Abbiamo parlato di “resistenze”, ma poi – ad esempio a proposito di NonUnaDiMeno e delle città – abbiamo indicato come emergano già oggi molteplici elementi che spingono le lotte oltre la resistenza, in direzione del&nbsp;<em>contropotere</em>. A noi pare che il passaggio dalla resistenza al contropotere sia oggi il “compito di fase” a cui lavorare. Un agire&nbsp;<em>minoritario</em>, dicevamo, ma orientato alla ricomposizione di una molteplicità di lotte che non sempre comunicano tra loro – mantenendone la dimensione plurale ma unendole contro un comune avversario. Si tratta di sviluppare quegli elementi di “democrazia di base” che vivono all’interno di queste lotte, inventando la forma politica che consenta di formulare e approfondire elementi di programma: salario sociale, libertà di movimento, welfare del comune, lotta contro il cambiamento climatico. La difesa e la liberazione della terra sono ormai costitutive della lotta di classe. Si tratta dunque di consolidare ed estendere le forme di associazione, solidarietà e sindacalismo sociale che costituiscono strumenti necessari per lottare in modo efficace attorno a questi elementi di programma. Siamo al punto nel quale potremmo costruire, ed essere riconosciuti, come il&nbsp;<em>movimento</em>&nbsp;di queste resistenze che contrasti, dal basso, l’agenda dell’azione di governo, sviluppando forme organizzative di consenso democratico di base.&nbsp;<em>Contropotere</em>&nbsp;significa infatti costruire, difendere, sviluppare e vincere su obiettivi che siano insieme costruttivi di organizzazione sovversiva e distruttivi dei programmi di governo capitalistico.</p>



<p>Sulla base di questo tipo di lavoro politico si potrà riprendere – anche a partire dall’Italia – un ragionamento sulla politica europea.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="XvdQCacXoR"><a href="https://www.euronomade.info/dalle-resistenze-al-contropotere/">Dalle resistenze al contropotere</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Dalle resistenze al contropotere&#8221; &#8212; EuroNomade" src="https://www.euronomade.info/dalle-resistenze-al-contropotere/embed/#?secret=5YCNKWXNv4#?secret=XvdQCacXoR" data-secret="XvdQCacXoR" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Analisi delle ultime elezioni e piccolo breviario del &#8220;Che fare?&#8221;</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/06/franco-piperno-analisi-delle-ultime-elezioni-e-piccolo-breviario-del-che-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 14:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Franco PIPERNO &#8211; Note sui risultati dell&#8217;ultima tornata elettorale : la globalizzazione e la crisi della democrazia rappresentativa. 1). La globalizzazione e la&#160;crisi della democrazia rappresentativa. Le elezioni politiche italiane hanno confermato, e certo non si può dire che ve ne fosse bisogno, l&#8217;impotenza fatale nella quale versa il sistema della rappresentanza, sistema chiamato,per abuso [&#8230;]</p>
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<p>Franco PIPERNO &#8211; </p>



<p>Note sui risultati dell&#8217;ultima tornata elettorale : la globalizzazione e la crisi della democrazia rappresentativa.</p>



<p>1). La globalizzazione e la&nbsp;crisi della democrazia rappresentativa.</p>



<p>Le elezioni politiche italiane hanno confermato, e certo non si può dire che ve ne fosse bisogno, l&#8217;impotenza fatale nella quale versa il sistema della rappresentanza, sistema chiamato,per abuso lessicale, &#8220;democrazia rappresentativa&#8221;. Il fenomeno che si svolge sotto i nostri occhi ha un aspetto, nel breve medio periodo, propriamente epocale&#8211; investe contemporaneamente pressoché tutto l&#8217;Occidente e non solo; ed in questo senso, è la più grande crisi che la rappresentanza abbia conosciuto nella storia della modernità.</p>



<p>Come tutti sanno, non è certo la prima volta che la rappresentanza si inceppa e precipita nella crisi. Quel che v&#8217;è di inedito è la vastità spaziale &#8212; riguarda oltre un miliardo di esseri umani&#8211; e la concentrazione temporale &#8212; tutti i paesi sono coinvolti ad un tempo.<br>Questo avviene perché , caduto il sistema del socialismo di stato, ovvero l&#8217;Unione Sovietica, la globalizzazione ha proceduto in fretta,troppo in fretta; e l&#8217;unificazione del mercato mondiale, come profeticamente aveva notato Rosa Luxembourg già all&#8217;inizio del secolo appena trascorso, consegna il sistema capitalistico ai suoi limiti intriseci ed insuperabili : non vi può essere sviluppo economico stabile ( ed proprio questa crescita della ricchezza senza fine, che, viceversa, costituisce il fascino esclusivo del modo di produzione capitalistico &#8212; senza l&#8217;esistenza di mercati aldifuori di quello capitalistico, estranei, vergini,da invadere.</p>



<p>In Italia, i dolorosi travagli della rappresentanza non derivano dalla pochezza dei rappresentanti ma dal venir meno di quel sentimento di massa, quel senso comune fondato sulla possibilità di migliorare la condizioni di vita &#8212; dell&#8217;arricchirsi insomma &#8212; che la democrazia rappresentativa prometteva e sembrava garantire; in ogni caso con maggiore credibilità che il socialismo di stato.<br>Detto altrimenti &#8212; correndo il rischio di una eccessiva semplificazione &#8212; a far data dal secondo dopoguerra, l&#8217;abitudine di misurare, introdotta dall&#8217;amministrazione Truman, attraverso il PIL (prodotto interno lordo) il grado di sviluppo economico-sociale di un paese; questa abitudine fonda e rivela la legittimità della rappresentanza : nel senso che la democrazia rappresentativa assicura,almeno tendenzialmente,un benessere crescente.<br>La crisi della rappresentanza in Occidente,quindi, è,in primo luogo, il riverbero politico dei limiti dello sviluppo capitalistico. Sviluppo che,contrariamente a quel che accadeva prima, si basa ora sull&#8217;automazione; il che comporta un divorzio tra investimenti industriali e posti di lavoro creati; ovvero le innovazioni sono quasi tutte a risparmio di lavoro.<br>La globalizzazione ha bisogno di una fase intensa d&#8217;accumulazione originaria; il che,se da una parte, favorisce il segmento finanziario del capitale &#8212; i ricchi diventano sempre di meno ma sempre più ricchi &#8212; dall&#8217;altra, comporta un angoscioso trasalimento lungo che attraversa l&#8217;anima delle moltitudini : in conseguenza nel senso comune, nidifica l&#8217;ostilità verso l&#8217;altro, massimamente il migrante.</p>



<p>2). Il successo grillino e la rappresentanza come &#8221; governo del caso&#8221; &#8211;ovvero Di Maio ha vinto alla lotteria, è incespicato nel numero vincente</p>



<p>Del resto, in Italia, il rigetto elettorale dell&#8217;esangue mito del Super Stato Europeo appare del tutto in sintonia con il generale rifiuto della globalizzazione da parte delle moltitudini del mondo intero; ovvero con la Grande Crisi dell&#8217;Occidente &#8212; crisi che abbiamo la fortuna di vivere in presa diretta,a chilometro zero per dir così.<br>Per altro, i nostri guai,come paese europeo,non sono forse i più gravi ma solo i più coloriti &#8212; si pensi che la parola seriosa, che sembra guidare i grillini, il ceto politico emergente, è appunto quella di un comico.<br>I penta stellati più che richiamare il fenomeno populista &#8212; di ben altra profondità e consistenza teorica &#8212; ricordano da vicino la vicenda tutta italiana, nota come &#8220;Uomo Qualunque&#8221;,<br>esperienza dalla quale deriva l&#8217;epiteto di &#8220;qualunquista&#8221;. Nel secondo dopoguerra il movimento dell&#8217;Uomo Qualunque, al grido rauco di &#8220;onestà,onestà &#8221; , divenne, in pochi anni, contrapponendosi ai partiti ideologici ( cattolici e socialcomunisti, destra e sinistra ) una forza parlamentare di tutto rispetto; per poi sgonfiarsi e sparire nel giro di qualche stagione; sommerso, come suole accadere, dalla sua stessa attività parlamentare, segnata da una imbarazzante assenza di pensiero politico.</p>



<p>Per mettere in rilievo la parabola descritta dal M5S, giova notare che tra i due filoni che avevano caratterizzato la nascita di quel movimento &#8212; ovvero il reddito di cittadinanza e la democrazia diretta &#8212; la propaganda elettorale ha insistito sul primo mentre ha lasciato cadere di fatto il secondo. E questo non a caso; si tratta infatti del segnale di compimento della normalizzazione del movimento, la prova provata che un movimento radicale, nella misura in cui concentra la sua lotta per il potere sul piano elettorale, viene assorbito da quello stesso potere di cui pure intendeva impadronirsi. Le elezioni hanno suggellato la domesticazione del M5S&#8211; in effetti ora questo movimento è divenuto un partito, dotato per di più non solo di un Capo Politico ma perfino di un Garante &#8212; figure bizzarre, non propriamente &#8220;roussoiane&#8221; diciamo.<br>Si badi: non siamo in presenza di tradimento e men che mai di corruzione personale; semmai è qualcosa di più nefasto, una prova della cattiva potenza del sistema della rappresentanza.&nbsp;<br>Del resto, le convulsioni, di Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, costituiscono una evidenza empirica di questa capacità d&#8217;integrazione normalizzante.</p>



<p>3). M5S e l&#8217;accidia del Meridione.</p>



<p>Passando poi al successo plebiscitario del M5S nel Mezzogiorno appare evidente che è la registrazione di una rottura tra il sistema della rappresentanza e gli elettori meridionali; i quali, per ragioni storiche, non avvertono alcuna avversione per una politica assistenziale; tanto è vero che il reddito di cittadinanza &#8212; sia pure nella forma raccapricciante,aggrovigliata ed imprevedibile dell&#8217;assistenza governativa, cioè in quanto sussidio alla disoccupazione &#8212; nel Sud esiste da tempo; e i penta stellati si limitano a promettere furbescamente di estenderlo.&nbsp;<br>Così il plebiscito stravinto nel Sud dai grillini dipende in gran parte dall&#8217;incontro tra il protagonismo mediatico M5S &#8212; improvvisato ed adolescenziale &#8212; e l&#8217;anima plebea, anzi propriamente qualunquista ,che sonnecchia accidiosa nel Sud; quella che che vive di rancorosa speranza; anima destinata alla coazione a ripetere, alla illusione che attende solo d&#8217;essere puntualmente delusa.</p>



<p>A riprova di questo giudizio, basterà qui ricordare che i penta stellati non hanno mai elaborato una qualche inchiesta etico-politica sul Mezzogiorno e tanto meno proposto politiche specifiche di intervento nella economia meridionale.&nbsp;<br>Il partito grillino ha fatto propria la rappresentazione mediatica, quella della così detta opinione pubblica,che fa delle comunità criminali solo un problema di polizia; e quindi, rimuove la qualità culturale &#8212; che non è l&#8217;istruzione ma il legame associativo dell&#8217;abitare; legame non detto ma condiviso, fondato sul luogo, la &#8221; Bildung&#8221; , per dirla in tedesco &#8212; e così facendo ignora il consenso sociale che circonda e protegge queste stesse comunità.&nbsp;<br>Così, M5S ha introiettato, in un silenzio quasi inconsapevole, la legislazione speciale antimafia nonché le pratiche liberticide che essa autorizza : il 41 bis, il carcere speciale,ovvero la pratica sistematica della tortura per costringere i detenuti alla delazione; l&#8217;uso di un reato, indefinito e quindi arbitrariamente configurabile, come quello di &#8220;associazione esterna&#8221;; la sottrazione giudiziaria dei minori alla patria potestà e via enumerando.</p>



<p>In realtà bisogna costatare che dopo un secolo e mezzo di repressione sabauda e leggi eccezionali, le comunità criminali nel Sud non solo continuano ad esistere ma stanno diventando borghesia criminale, nel senso che usano il crimine per assicurarsi una sorta di accumulazione originaria; per poi investire, localmente come nei mercati esteri. con una capacità imprenditoriale sorprendente.&nbsp;<br>Detto altrimenti,le mafie sono le uniche comunità meridionali che creano posti di lavoro stabili &#8212; e di una questione così drammaticamente singolare, non v&#8217;è stata alcuna traccia nella campagna elettorale M5S, come in quella dei partiti tradizionali.</p>



<p>4). L&#8217;evaporazione della sinistra, moderata ed antifascista.</p>



<p>Quanto alla sinistra italiana, intesa come ceto politico, non ha semplicemente perduto : si è perduta, quasi che, frantumandosi, abbia finito col evaporare.&nbsp;<br>Essa non c&#8217;è più; il che, a ben guardare, può considerarsi l&#8217;unica buona notizia di questa tornata elettorale.&nbsp;<br>Un malinteso di massa, che viene dritto dritto dalla fine dall&#8217;Ottocento, è stato per il momento almeno, chiarito.<br>Ed il ricorso tartufesco all&#8217;antifascismo, una sorta di fibrillazione fuori tempo massimo per l&#8217;attività cardiaca della sinistra, non ha sortito alcun esito &#8212; fatta salva la conferma del giudizio impietosamente lucido di Amedeo Bordiga, che, elencando i mali che il nostro paese ha ricevuto in eredità dall&#8217;epoca fascista, poneva, tra i più subdoli, proprio l&#8217;ideologia antifascista.</p>



<p>5). Un breviario del &#8220;Che fare?&#8221;.</p>



<p>La prima cosa è sottrarsi alla seduzione del giovanilismo innovatore per uscire dalla crisi : i giovani sono tali solo perché hanno tanto tempo per sbagliare.</p>



<p>In secondo luogo, lasciarsi inebriare dalla profondità abissale della crisi &#8212; come quando, in un pomeriggio assolato, beviamo un vino forte.</p>



<p>Ancora, privilegiare la dimensione del l&#8217;agire politico comune : praticato come esodo dalla rappresentanza e dalla tradizione sindacal-rivendicativa.<br>E poi, rievocare i miti delle autonomia produttiva e della democrazia diretta, queste antiche divinità delle città libere.</p>



<p>Rovesciare la noia provocata dalla disoccupazione in occasione d&#8217;autorealizzazione, di ricerca del proprio demone, di una attività attrattiva.</p>



<p>Fondare uno,due, cento comitati di quartiere come anticipazione dell&#8217;auto governo.</p>



<p>Convocare entro l&#8217;anno gli Stati Generali Continentali, delle comunità elettive e dei comitati di quartiere &#8212; e questo per consentire, allo Spettro del Comunismo, di riprendere ad aggirarsi per l&#8217;Europa.</p>
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		<title>LA SINISTRA È MORTA? CHE VIVA LA SINISTRA…</title>
		<link>https://www.malanova.info/2019/06/04/la-sinistra-e-morta-che-viva-la-sinistra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 07:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno spettro s&#8217;aggira per l&#8217;Europa. Un senso di smarrimento si respira nell’aria. Utilizzando il noto aforisma di Nietzsche contenuto ne “La gaia scienza” potremmo così reinterpretare oggi il racconto dell’uomo folle: “Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: [&#8230;]</p>
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<p>Uno spettro s&#8217;aggira per l&#8217;Europa. Un senso di smarrimento si respira
nell’aria. </p>



<p>Utilizzando il noto aforisma di <em>Nietzsche</em> contenuto ne “La gaia scienza” potremmo così reinterpretare oggi il racconto dell’uomo folle:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em><strong>“Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco la Sinistra! Cerco la Sinistra!”. </strong></em></p><p><em><strong>E poiché proprio al mercato si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano più nella Sinistra ed avevano votato Salvini ed i 5 Stelle, suscitò grandi risa. “È forse perduta?” disse uno. “Si è perduta come una bambina?” fece un altro. “Oppure sta ben nascosta? Ha paura di noi? Si è imbarcata? È emigrata?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. </strong></em></p><p><em><strong>Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andata la Sinistra? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderla: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo?  Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono la Sinistra, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della putrefazione politica? Anche gli svariati simboli, delle svariate liste, delle svariate competizioni elettorali si decompongono! La Sinistra è morta! La Sinistra resta morta! E noi lo abbiamo uccisa! </strong></em></p><p><em><strong>Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare di destra, per apparire almeno degni di essa? </strong></em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em><strong>A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Zingaretti ha ancora da scavare e Renzi ancora da andare verso il centro! Potere al Popolo indietreggiare, Rifondazione riprovare, Rizzo continuare a spaccare! </strong></em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em><strong>Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diversi sindacati, sedi di partito e centri sociali e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam alla Sinistra. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora questi sindacati e questi partitini, se non le fosse e i sepolcri della Sinistra</strong>?<strong>”.</strong></em></p></blockquote>



<p>Le generazioni politiche che si sono susseguite in alto a sinistra
hanno portato all’annichilimento di questo spazio politico-culturale. L’Italia
madre del fascismo si è poi liberata per mano dei partigiani ed ha ospitato il
più grande Partito Comunista d’Europa. Successivamente alla caduta del muro di
Berlino ed alla morte dell’esperimento del socialismo reale con la scomparsa
del blocco comunista e la dichiarata “fine della storia”, una sorta di pudore
ha portato i dirigenti della sinistra a rinnegare completamene le proprie
radici ed a trasformare lo spazio a sinistra in altro. PCI,
PDS, DS, PD, con le varianti a sinistra di Rifondazione e Comunisti Italiani
che partendo da una rivendicazione di storia e simboli si sono sempre più
avviati nella medesima avventura di occultamento attraverso il varo di diversi
simboli e “liste civiche nazionali” in un tentativo di fare rete tra le realtà
a sinistra di quello che sinistra nel frattempo non era più: il Partito Democratico.
Sinistra arcobaleno, Sinistra Ecologia Libertà, Rivoluzione Civile, Lista
Tsipras, Sinistra Italiana, Liberi e Uguali. Tutti esperimenti meramente
elettorali che hanno avuto genesi qualche mese prima delle elezioni per morire
subito dopo.&nbsp; Con fatica riusciremmo a
descrivere i programmi e l’identità di questi contenitori e la fisionomia dei
tentativi attuali di rinascita a sinistra: Partito Comunista di Rizzo, Potere
al Popolo, Sinistra Italiana, Possibile etc. etc..</p>



<figure class="wp-block-image"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="445" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/evoluzione_sinistra-1024x445.png" alt="" class="wp-image-4842" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/evoluzione_sinistra-1024x445.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/evoluzione_sinistra-300x130.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/evoluzione_sinistra-768x334.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/evoluzione_sinistra.png 1524w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Evoluzione della Sinistra-Sinistra istituzionale</figcaption></figure>



<p>Una cosa contraddistingue gli attuali schieramenti al governo. Slogan chiari, presenza costante sui media, fluidità della forma “partito”-“movimento”-“lista”, scarsa presenza sul territorio (con le dovute differenziazioni e particolarità) e leaderizzazione. I pentastellati sono quelli della lotta alla casta, alla corruzione, del superamento delle categorie destra e sinistra, dell’uso politico della rete, di Grillo e della Casaleggio. La Lega è quella che dalla proposta federalista anti “Romacentrismo” è poi divenuta quella della svolta sovranista/nazionalista che continua a &nbsp;parlare alla pancia della gente e che non teme di buttare benzina sul fuoco riguardo a tematiche delicate e complesse come migranti, sicurezza, armi o sull’uscita dall’Europa delle banche per la riacquisizione della sovranità nazionale. E’ l’era del Vinci Salvini, delle argomentazioni spot poco articolate e che riducono ad hashtag la complessità del reale, l’era del Vaffaday e del click sulla piattaforma Rousseau.</p>



<p><strong>Non basta demonizzare il “popolo”, non serve appiccicare etichette di “fascismo”, “trogloditismo” o “deviazionismo meridionale”. Quelli che oggi hanno scelto la Lega tempo fa avevano consentito al PD di raggiungere il 40% dei consensi (non erano trogloditi razzisti allora?). Quelli che hanno eletto per tre mandati Lucano a Riace oggi preferiscono la Lega e un Sindaco lombardo.</strong></p>



<p><strong>La “gente” ha scelto tra simboli riconoscibili e con un’identità forte. Dovremmo chiederci qual è l’identità oggi della Sinistra</strong>, quale immaginario circonda i suoi simboli, quale cambiamento ci si aspetta dagli attori che oggi la incarnano. Soprattutto quale sinistra? E’ ancora etichettabile così il PD? Quella dell’Arcobaleno, quella di Ingroia e della Rivoluzione Civile, quella di De Magistris, quella di Tsipras o quella che ultimamente si è semplicemente chiamata Sinistra raggiungendo un elettorato che rappresenta l’uno virgola qualcosa percento?</p>



<p>Ma soprattutto quali sono i suoi programmi, i suoi progetti ed i suoi slogan? Al di là dell’apprezzabile e faticoso lavoro svolto da chi in questi anni ha tentato in tutti i modi di mantenere alta la &#8220;bandiera rossa&#8221; è necessario ora prendersi del tempo. Accantonato l’ennesimo tentativo elettorale è ora di aprire un cantiere permanente che regali una nuova e forte identità a quel fantasma che un tempo aleggiava sull’Europa.</p>



<p>E’ di nuovo tempo costituente, “tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito stesso”.  <em>(Manifesto del Partito Comunista)</em></p>



<p><strong>La Sinistra è morta? Che viva la Sinistra…</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="322" height="401" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/52516547_2098367800210771_4357083140259315712_n.jpg" alt="" class="wp-image-4844" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/52516547_2098367800210771_4357083140259315712_n.jpg 322w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2019/06/52516547_2098367800210771_4357083140259315712_n-241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 322px) 100vw, 322px" /></figure></div>
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