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	<title>ELEZIONI 2020 Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>ELEZIONI 2020 Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>FRUSTRAZIONE MOVIMENTISTA E DERIVE ELETTORALISTICHE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 14:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Jammy REBELDE* Prologo Assumo come ipotesi il fatto che l’attuale fase storica nella sua complessità sia spesso fraintesa, non sufficientemente indagata e spesso interpretata parzialmente e tendenziosamente. Questa ipotesi, a mio modesto giudizio, calza purtroppo a pennello a molta parte del pantheon politico, tanto dal lato istituzionale o istituzionalizzato, quanto da quello che per [&#8230;]</p>
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<p>di Jammy REBELDE*</p>



<p><strong>Prologo</strong></p>



<p>Assumo come ipotesi il fatto che l’attuale fase storica nella sua complessità sia spesso fraintesa, non sufficientemente indagata e spesso interpretata parzialmente e tendenziosamente. Questa ipotesi, a mio modesto giudizio, calza purtroppo a pennello a molta parte del pantheon politico, tanto dal lato istituzionale o istituzionalizzato, quanto da quello che per comodità continueremo a definire movimentista. Credo che la crisi di comprensione del cambiamento in atto, sia divenuta incontrovertibilmente evidente con Genova 2001, c’è stato un momento in cui, peccando di presunzione giovanile, ebbi a dire che Genova fu l’inizio della spirale discendente del movimento, in realtà ho dovuto ricredermi.<strong>[1]</strong> Quel momento ha rappresentato l’evidenza di una crisi già in atto, che fino a quei giorni covava sottotraccia, un lento processo di dismissione progressiva dell’agire il conflitto, portandolo sempre più dai territori ai tavoli di concertazione. In poco più di due lustri lustri dal ’78 all’’89 è stata operata una destrutturazione costante del linguaggio politico, seguito a ruota da quella del significato dei concetti espressi da quello stesso linguaggio. Ad un tratto significati e pratiche hanno cambiato radicalmente senso. Tutto ha cominciato a divenire “evento”, il conflitto è divenuto un evento estetico, da narrare con enfasi, i sit-in sono diventati flash-mob, lo scontro di piazza un evento epico, la morte di un compagno un martirio ecc. In pratica prima abbiamo lasciato marcire i concetti teorici che hanno supportato l’azione politica per un paio di secoli, finendo poi per abbandonare anche i significanti, preferendo coniare neologismi intriganti che tenessero il passo con la penetrazione del linguaggio neoliberista in ogni dove, diventando “fluidi” e atomizzati per meglio incarnare la società, ma pretendendo di interpretarla come se ne fossimo al di fuori.</p>



<p>Ma andiamo oltre, le lotte sono diventate “campagne” da riarticolare di anno in anno cambiando obiettivo e ridefinendo le strategie, così e di stagione in stagione quello che contava era “stare sul pezzo” ed egemonizzare quella specifica lotta facendola poi risaltare come la madre di tutte le lotte. E di anno in anno, di campagna in campagna e di corteo nazionale in corteo nazionale, il moto di deriva si faceva sempre più rapido, finché l’unico intento reale non è stato quello di egemonizzare un conflitto, ora tutto interno al movimento, salvo poi fare contorsioni filologiche per incastrare rivendicazioni varie ed eventuali, in piattaforme di manifestazioni tra le più improbabili; ma per fare numero tutto fa brodo tanto all’indomani del corteo nemici come prima. Lo scollamento con la realtà e la difficoltà di analizzare la fase, si sono tradotte in una quasi totale incomprensione dell’agire politico movimentista da parte di quei soggetti che avrebbero dovuto essere l’effettivo riferimento di classe (si sarebbe detto un tempo). Quindi linguaggi nuovi e scopi cangianti hanno trasformato l’avanguardia movimentista in una carovana al traino degli eventi, con annessi il rifiuto per ogni tipo di organizzazione, e una sorta di fobia per le utopie. L’hic et nunc come strategia, e la derubricazione dell’analisi della fase ad un mero “far poesia”, anelano ad una concretezza dell’azione che riproduce sé stessa. Un viaggio di sola andata ad abbracciare la postmodernità, esasperando tutto ed in un impeto di zelo s’è buttato via il bimbo, l’acqua sporca e tutta la tinozza.</p>



<p>Cosa che s’è guardato bene dal fare il pensiero capitalista, o neoliberismo se preferite, ebbene sbarazzatosi di ogni tipo di convincimento teorico di lungo respiro sostenuto da uno straccio di utopia, ha potuto urlare che l’ideologia è morta, che il fardello del 900’ è stato gettato alle spalle, che finalmente guardiamo in faccia il futuro e possiamo realizzare ognuno il mondo che vuole. Parole troppo spesso sentite anche in tante assemblee; superere il ‘900 magari reinventandosi la rivoluzione. In questo forse Genova è stata la chiusura di una stagione e l’apertura di una fase confusa e convulsa. L’ultimo grande momento di immaginario collettivo ma che già aveva perso aderenza con la realtà. Peccato che il mantra della fine delle ideologie sia un’ideologia in sé, che si nasconda nell’estrema evidenza del suo esserci. La forma mercato ha talmente infiltrato tutto il sensibile che spesso non si fa neanche caso al fatto di parlare la sua stessa lingua. Si scavano nicchie nel mercato nella convinzione di esserne affrancati, un misto tra una buca per struzzi e un loculo per le rivoluzioni. L’importante è chiamare questi loculi in maniera consona, aggettivandoli come clandestini, fuori mercato, anticapitalisti, etici equi o solidali. Il nome è suggestione e la suggestione è tutto, ti fa sentire parte di qualcosa, partecipe o addirittura sostenitore attivo di un processo “differente”. Differente da cosa? Questo è uno dei punti in cui si inciampa più spesso, se la rivendicazione dalla pretesa del cambiamento di rotta attraverso un’azione di forza collettiva o un tentativo di costruzione di alternative praticabili, passa ad una richiesta rivolta alla governane, qualcosa comincia a non funzionare.</p>



<p>Se la rivendicazione non è più mirata all’ottenimento di un’esistenza libera da legacci, ma alla possibilità di sentirsi liberi di comperare quello di cui prima non sentivamo la necessità, se il conflitto è per recuperare un vantaggio perso con la chiusura della stagione delle vacche grasse, c’è un problema. E se da un genuino rifiuto dell’esistente come narrazione del potere dominante si passa a voler “cambiare le cose dall’interno”, vuol dire che il paradigma è stato capovolto, e l’alternativa diventa il famoso “tutti a casa” con l’implicito “ora ci pensiamo noi”. Una parola d’ordine trasversale che va un capo all’altro del parlamento ma che ora comincia a rimbombare nel vuoto del movimento. Un vuoto anche fisico, che si misura negli spazi di agibilità lasciati al primo che passa, dall’arruffa popoli in cerca di qualche voto, ad improvvisate teorie anti qualcosa che riprendono slogan che richiamano a battaglie storiche del movimento. Ma anche in questo si ravvede la stanchezza della fase, lì dove ci si dovrebbe prendere la briga di capire il perché del proliferare di “rivoluzioni” e movimenti dal respiro corto, ci si abbandona alla critica feroce, spesso foriera di una genuina invidia; perché loro portano gente in piazza e noi no? E l’insana invidia per un evento riuscito ad altri, spalanca le porte della frustrazione. Manca però quella genuina curiosità del voler capire, la “pietà del domandare” si sarebbe detto un tempo. Domandarsi il perché dei fenomeni invece di liquidare il tutto elargendo patenti di imbecillità agli astanti.</p>



<p>Quelle persone, quelle categorie sociali, quei vissuti, sono i pezzi rotti rimasti dopo il collasso dell’agire politico nel reale e lo sviluppo dell’agire virtuale. Sono i tasselli del puzzle della responsabilità collettiva di aver optato per la visibilità delle lotte al posto dell’incisività reale nei territori. Quando si è scelto di creare opinione invece che consapevolezza, di polemizzare invece di criticare, si è dovuto giocoforza adattarsi alle nuove regole, da qui il proliferare di nuovi linguaggi per esprimere un disaggio vecchio quanto l’avidità umana. Morale della favola non solo non ci capisce più nessuno ma non ci capiamo neanche tra noi. Divide et impera, noi a scannarci strologando sui punti e virgola e sulle innumerevoli sfumature dell’oblio che ci stritola, mentre la governance, globale o locale che sia, invece parla la stessa lingua da Bombai a Canicattì, da New York a Mexicali. In ogni contesto locale il capitale si riproduce con le stesse identiche logiche adottando tattiche e strategie differenti in quanto ogni territorio offre risorse differenti, quindi si è ben pensato di creare solidarietà fra i conflitti cercando di trovare un comune denominatore ai fenomeni per unire le lotte. Unico problema riscontrato è che spesso questi tentativi di unione somigliavano più a delle jointventure che a strategie di superamento delle differenze. Quello che metteva il capitale maggiore aveva più diritti di altri, o chi si trovava ad avere in casa la madre (stagionale) di tutte le battaglie dettava il passo. Un turbinio di assemblee ufficiali e incontri carbonari a latere, sgambetti e colpi bassi da far impallidire finanche i lupi di Wall Street.</p>



<p><strong>Frustrazione e dintorni</strong></p>



<p>Se dovessimo, e dobbiamo, a questo punto delineare in sintesi il movimento o i movimenti di opposizione, in Europa in generale e in Italia in particolare, si dovrebbe quindi affermare che si sono contraddistinti per l’eterogeneità delle tematiche trattate, ma prontamente controbilanciata da una debolezza latente che si è tradotta in una discontinuità strutturata; le campagne annualmente diverse, l’inseguire l’evento o farsi dettare il passo dalle agende di qualcun altro. Il tatticismo in luogo delle strategie meditate, un’idiosincrasia progettuale che trascina con sé forti problemi organizzativi; è difficile tenere coeso un gruppo se di anno in anno si fa tutto e il contrario di tutto. Il capitalismo impera, in quanto la sua fisiologica schizofrenia appare come una mite eccentricità rispetto ad analisi contrastanti, e spesso incomprensibili, fatte da molta parte dei suoi detrattori. Il neoliberismo si impone come unica e sola realtà possibile non in quanto tale, ma per il semplice e banalissimo motivo che non vi si oppone nulla di “altro”. Altro non in senso antitetico o alternativo, ma di radicalmente incompatibile, non un semplice opposto o contrario, ma qualcosa di assolutamente contrastante e conflittuale. All’individualismo spinto e all’atomizzazione sociale si dovrebbe contrapporre la necessità strutturale dell’agire comunitario, ma non è così semplice, bisogna sradicare il concetto di “Io” e quello di “Mio”, il mio problema è “Il” problema in quanto sono Io che lo patisco.</p>



<p>A questa posizione si è risposto spesso e volentieri con tentativi inconcludenti di collettivizzare una vertenza sperando che guardare tutti verso la stessa direzione potesse indurre un cambiamento dall’io al noi, evidentemente questo non basta. Evidentemente manca qualcosa. Una proposta praticabile antisistema, che riesca a mettere in crisi i fondamenti strutturali di quella che ci viene imposta come unica realtà possibile. Un realtà nella quale sei non in funzione del fatto che pensi &#8211; anzi quello meno lo fai e meglio è &#8211; ma esisti solo se sei un utente, un utilizzatore, un consumatore quindi pesi per il debito che sei o per il tuo potere d’acquisto. Se l’unica proposta alternativa che il o i movimenti sono in grado di elaborare è liberarsi dalla precarietà stabilendo pratiche di <em>autoreddito</em> senza però scardinare il sistema che riassorbe quel reddito nel consumo tradizionale, si continuerà ad essere ingranaggi di un sistema che ha un modo alternativo di portare linfa al processo di riproduzione capitalista. Anzi ancor peggio si agisce da ammortizzatori, garantendo la circolazione economica anche lì dove apparentemente ci dovrebbe essere il reddito zero, flussi flebili ma costanti che poi tornano sempre in quello principale. Non si incappa spesso in proposte di progressivo abbassamento dell’esigenza di reddito attraverso pratiche di mutualismo conflittuale. Al più si assiste alla banalità del baratto, o alla banalizzazione del concetto di “time bank” in una pratica per personaggi frustrati che hanno bisogno di lavarsi la coscienza o lenire la loro frustrazione “aiutando il prossimo”.</p>



<p>Davanti all’incapacità di strutturare un sistema per vibrare una stoccata in un punto vitale del processo di riproduzione del capitale, ci si arrabatta nel vissuto reale, si intraprendono crociate, si sovraccarica di senso anche l’azione più insignificante e nel momento in cui i riflettori si spostano su qualcos’altro si ripiomba nell’oblio. Si imbastiscono battaglie territoriali dimenticandosi spesso del territorio, si tenta di cavalcare anche l’onda più piatta, si riempiono le piazze più per far capire di esistere che per ottenere qualcosa, ma alla fine resta solo una grande frustrazione, quella di non essere riusciti a cambiare neanche le nostre esistenze personali.</p>



<p><strong>Voto ergo sum</strong></p>



<p>Il punto di rottura oramai raggiunto e superato quasi vent’anni fa, ha posto una serie di interrogativi e sfide, in verità quasi mai raccolti o addirittura quasi mani neanche ponderati come tali. Rompere col sistema più che rompere il sistema. In questa fase storica il sistema è estremamente agile e cangiante difficile da rompere non essendo un regime monolitico. La capacità di sussunzione da parte del mercato è tale che nel momento in cui stiamo ancora a chiederci il perché di un qualcosa e a baloccarci con idee di contropotere, il linguaggio del mercato ci ha già superati rubacchiando slogan e parole d’ordine e risparandoceli addosso come spam pubblicitario. Il marketing prende tutto quello che gli serve e lo trasforma in consenso e opinione interessata, dalle esperienze della produzione biologica e biodinamica abbiamo ottenuto di dare un assist alla grande distribuzione che ora fa linee di produzione di “healthy food” molto più economiche di quanto si trova nei mercatini dei GAS o di genuino clandestino e chi ha gli spiccioli contati in tasca ma vorrebbe dare ai suoi cari cibo decente tenderà a credere allo spot della famigliola felice e dei contadini allegri.</p>



<p>Bisogna cambiare le regole quindi! Sembra essere il mantra imperante. E come si cambiano le regole? Beh se si gioca sulo steso terreno le regole non le facciamo noi, quindi si cerca di cambiare qualcosa sulla quale non abbiamo controllo, quindi l’idea di andare a premere qualche bottone a caso nella cabina di regia. ma qual è a regia? dov’è la cabina? Sicuramente non è quella elettorale, e la sala comandi non è il parlamento, allora forse sta nel governo del territorio, da qui forse la smania di farsi eleggere sindaco in piccoli comuni nei quali lavorando qualche anno forse ci si arriva. Peccato che i giochi si facciano altrove, e che il parlamento ratifichi i dispositivi strutturali e poi si accapigli su idiozie tipo crocifissi nelle scuole quando oramai non ci sono neanche più i muri per attaccarceli. I comuni più sono piccoli e meno decidono, soprattutto se fanno parte di aree metropolitane, ma più sono piccoli e più si pensa sia fattibile prenderli. Ma anche quando?, tra fiscal compact, patto di stabilità pareggio di bilancio e altre allegre trovate, al massimo si ha la libertà di ridisegnare la toponomastica.</p>



<p>Morale della favola, perse le piazze, persi i quartieri, perso il contatto con la realtà si corre nelle competizioni elettorali per dare un senso alla propria frustrazione e per poter poi incolpare il resto del mondo di non averla spuntata. Questo nella migliore delle ipotesi, nella peggiore si prende un posto, un seggio, un posticino da consigliere o un parlamentare, per farci cosa? Per contare meno dell’istituzione nella quale si è stati eletti?</p>



<p><strong>*articolo pubblicato su Umanità Nova n.27/2020</strong></p>



<p><strong>Note</strong></p>



<p><strong>[1]</strong> Jammy, Generazione Genova, Umanità Nova <a href="https://www.umanitanova.org/?p=2315">https://www.umanitanova.org/?p=2315</a></p>
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		<title>ELEZIONI CALABRIA. UNA REGIONE INVISIBILE AI MEDIA E POCO CONTESA, NELLE MANI DELL’ALTERNANZA DEI POTENTATI TRANSUMANTI</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/31/elezioni-calabria-una-regione-invisibile-ai-media-e-poco-contesa-nelle-mani-dellalternanza-dei-potentati-transumanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2020 13:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni regionali del 2020 ribaltano nella sostanza il plebiscito del 2014, a favore del candidato del centrosinistra Gerardo Mario Oliverio che incamerò il 61,41% dei suffragi, determinando il successo di Jole Santelli, con il 51,27% delle preferenze e dello schieramento del Centrodestra che rispetto al 2014 ha dalla sua parte la novità della Lega. [&#8230;]</p>
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<p>Le elezioni regionali del 2020 ribaltano nella sostanza il plebiscito del 2014, a favore del candidato del centrosinistra Gerardo Mario Oliverio che incamerò il 61,41% dei suffragi, determinando il successo di Jole Santelli, con il 51,27% delle preferenze e dello schieramento del Centrodestra che rispetto al 2014 ha dalla sua parte la novità della Lega.</p>



<p> Si ribaltano anche i dati sul numero di liste in campo. Nel 2014, infatti, il centrosinistra si presenta compatto con ben 8 liste mentre l’altro schieramento si presenta spaccato con i candidati Wanda Ferro supportata da 3 liste (Forza Italia, Casa delle Libertà e Fratelli d’Italia) e D&#8217;Ascola Vincenzo supportato dalle liste del Nuovo Centro Destra e dell’UDC. Gli altri competitor erano il M5S e L’Altra Calabria&#8230; </p>



<p><strong>C<em>ontinua a leggere il <a href="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/Elezioni_2020-01-27_CALABRIA.pdf">documento di analisi</a> redatto della redazione di MALANOVA</em>&#8230; </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="684" src="http://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-6318" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-1024x684.jpg 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-300x200.jpg 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-768x513.jpg 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-1536x1026.jpg 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova-675x450.jpg 675w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2020/01/santelli-e-callipo-insieme_malanova.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Elelzioni 2014. Santelli e Callipo a sostegno della candidata del Centrodestra Wanda Ferro</figcaption></figure>



<p></p>


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		<title>ANALISI DEL VOTO</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/30/analisi-del-voto-in-rete-ferdinando-gentile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 10:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PENSIERI AD ALTA VOCE]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ferdinando GENTILE &#8211; Quanti amici ho visto partire in questi anni. Dopo anni di ricatti, stipendi non pagati, diritti a singhiozzo e condizioni sempre peggiori hanno deciso di andarsene.Loro non si sono mai accorti della differenza tra un governo regionale di destra e di sinistra.In questi anni migliaia di pazienti hanno vissuto l&#8217;inferno della [&#8230;]</p>
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<p><strong>di Ferdinando GENTILE</strong> &#8211; </p>



<p></p>



<p>Quanti amici ho visto partire in questi anni. Dopo anni di ricatti, stipendi non pagati, diritti a singhiozzo e condizioni sempre peggiori hanno deciso di andarsene.<br>Loro non si sono mai accorti della differenza tra un governo regionale di destra e di sinistra.<br>In questi anni migliaia di pazienti hanno vissuto l&#8217;inferno della nostra sanità, nonostante l&#8217;opera quasi eroica di centinaia di lavoratori. Loro non si sono mai accorti della differenza tra un governo regionale di destra e uno di sinistra.</p>



<p>Chi è stato al potere in questi anni in Calabria sembra non abbia fatto altro che accanirsi contro i diritti delle persone, disintegrando le possibilità dei cittadini senza amicizie importanti, privando la maggior parte dei calabresi di ogni prospettiva futura.</p>



<p>Perché allora ci stupiamo dell’astensione?<br>Il 55% che ha deciso di non votare ha bisogno di trovare nella Politica una speranza concreta per questa terra, delle risposte ai problemi più urgenti e un’arma contro gli abusi di potere, contro la precarietà e contro le clientele</p>
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		<title>INFOAUT, CALABRIA: VINCE IL CENTRODESTRA, MA LA LEGA NON SFONDA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/28/infoaut-calabria-vince-il-centrodestra-ma-la-lega-non-sfonda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 15:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo per facilitare la riflessione collettiva sulle ultime elezioni, creiamo questa rubrica di analisi del voto prese in giro sui social e ri-socializzate. Chiaramente il contenuto riflette le convinzioni del singolo o del gruppo che le ha redatte. da INFOAUT.ORG In primo luogo si conferma un livello dell&#8217;astensione praticamente invariato dalle scorse regionali, nonostante la forte polarizzazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em> Solo per facilitare la riflessione collettiva sulle ultime elezioni, creiamo questa rubrica di analisi del voto prese in giro sui social e ri-socializzate. Chiaramente il contenuto riflette le convinzioni del singolo o del gruppo che le ha redatte. </em></p>



<p>da INFOAUT.ORG</p>



<p>In primo luogo si conferma <strong>un livello dell&#8217;astensione</strong> praticamente invariato dalle scorse regionali, nonostante la forte polarizzazione inscenata dai media per la campagna elettorale. A recarsi alle urne è appena un 44% dei calabresi.</p>



<p>A contribuire alla disaffezione è sicuramente il profilo dei due candidati: da un lato Jole Santelli, cosentina, socialista di nascita e Forzista dal 1996, espressione di un accordo tra i vari plenipotenziari storici del centrodestra nella regione che mantengono il loro, se pur risicato, margine di manovra in termini di<strong>&nbsp;pacchetti di voti</strong>. Dall&#8217;altro Pippo Callipo di Pizzo,&nbsp;<strong>l&#8217;imprenditore del tonno</strong>, già candidatosi nel 2010 (con l&#8217;Italia dei Valori e varie componenti della &#8220;società civile&#8221;, ma senza la copertura del PD). Uno scontro in sostanza dentro le borghesie regionali che hanno diversi interessi strategici, con i candidati che si collocano a riferimento di settori divergenti dell&#8217;impresa locale.</p>



<p>La campagna elettorale, al solito, si svolge sulle patenti antimafia di questo o quel candidato, in special modo dopo le inchieste sulla &#8216;ndrangheta che ne hanno accompagnato lo svolgimento, tenendo&nbsp;<strong>quasi completamente fuori i temi sociali</strong>&nbsp;d&#8217;interesse per i settori popolari che infatti rimangono a casa. In questo senso non si può parlare di una rinascita del sistema clientelare, in special modo perché la coperta è corta e nessuno sgocciolamento di ricchezze è possibile verso il basso in un quadro di compatibilità neoliberista. Reggono alcuni assetti calcificati degli interessi specifici di varie consorterie, ma&nbsp;<strong>si riducono costantemente le aree di consenso</strong>.</p>



<p>A pesare è stato anche il giudizio sulla precedente amministrazione di centrosinistra di Mario Oliverio, incapace di un progetto politico che non riguardasse la spartizione del denaro pubblico e il mantenimento dell&#8217;apparato regionale.</p>



<p>Dunque il centrodestra festeggia, ma la Lega più o meno. Il partito &#8220;nazionale&#8221; di Salvini non riesce a sfondare nella regione, nonostante le rosee previsioni della vigilia. Si ferma al 12,1% con Forza Italia che conquista il 12,8% e Fratelli d&#8217;Italia che si attesta all&#8217;11,2. La Lega in termini di voti assoluti sugli aventi diritto arriva appena al 5%, inoltre molti dei candidati con più preferenze sono &#8220;in prestito&#8221;: cioè sono politici che se si fossero candidati nelle liste di Forza Italia probabilmente non sarebbero entrati in consiglio regionale per una questione di preferenze e dunque hanno preferito presentarsi con la Lega.</p>



<p>Ad essere particolarmente interessante è lo<strong>&nbsp;&#8220;sfarinamento&#8221;</strong>&nbsp;del voto: il partito con il risultato migliore è il PD ad appena il 16,3%. Un ulteriore segnale, ci pare, dell&#8217;incapacità dei partiti nella regione, oggi come oggi, di ricomporre un consenso di massa.</p>



<p>Da notare ancora una volta è la scarsa tenuta a livello regionale del M5S, specie in un territorio in cui appena due anni fa, in occasione delle elezioni nazionali, aveva raggiunto il 43,39% dei consensi. Il candidato dei grillini, Francesco Aiello, arriva appena al 7,4%. A contribuire probabilmente alla debacle dei 5S è il risultato significativo dell&#8217;indipendente Carlo Tansi che fa il 7,2%. Tansi con un programma che rispecchia molti temi dell&#8217;agenda sociale del 5stelle originario e con una campagna sostanzialmente portata avanti da liste civiche e associazioni (spendendo all&#8217;incirca 2000 &#8211; 3000 euro) è a suo modo un altro dei fenomeni &#8220;particolari&#8221; di queste elezioni.</p>



<p>Probabilmente in termini generali esiste una permanenza dei&nbsp;<strong>temi del &#8220;neopopulismo&#8221;</strong>&nbsp;nei settori popolari che al momento è uno spazio politico vuoto, in cui nessuna rappresentanza per ora riesce a piantare la propria tenda.</p>



<p>Il risultato in Calabria sicuramente non coincide con i trend nazionali, ma ancora una volta segnala le dinamiche specifiche di un territorio tra i più poveri ed espropriati d&#8217;Italia, dove sussistono (a dispetto dei presunti schemi di immutabilità) enormi contraddizioni scoperte e faglie di rottura in cui si possono annidare delle&nbsp;<strong>possibilità di massa</strong>&nbsp;per un punto di vista antagonista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2020/01/28/infoaut-calabria-vince-il-centrodestra-ma-la-lega-non-sfonda/">INFOAUT, CALABRIA: VINCE IL CENTRODESTRA, MA LA LEGA NON SFONDA</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>MALANOVA CCHI ELEZIONI!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/28/malanova-cchi-elezioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 15:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’analisi del voto è cosa assai più complessa di un post su facebook. Il momento voto, al netto delle convinzioni individuali sul suo valore intrinseco di scelta autentica e simbolo di democraticità in sé, è comunque un dato rilevante sulla fase e sulla condizione socio-economica di un’area. Bisogna prima di tutto partire con delle premesse, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’analisi del voto è cosa assai più complessa di un post
su facebook. Il momento voto, al netto delle convinzioni individuali sul suo
valore intrinseco di scelta autentica e simbolo di democraticità in sé, è
comunque un dato rilevante sulla fase e sulla condizione socio-economica di
un’area.</p>



<p>Bisogna prima di tutto partire con delle premesse, senza
le quali questo scritto avrebbe forse meno senso dei tanti sbotti e rimbrotti
che si succedono sui social. Le premesse sono in primis la non omogeneità delle
zone in senso socio-economico e culturale, se ciò non fosse il voto
esprimerebbe lo stesso significato tanto a L’Aquila quanto a Ficarazzi, tanto a
Milano quanto a Napoli; così non è. La seconda si basa sulla possibilità, zona
per zona, di orientare il voto o di abbancare un certo numero di voti come
tesoretto da vendere al miglior offerente; la storia della DC negli ultimi 15
anni della sua esistenza si reggeva sulle correnti e sulle preferenze che ogni
aderente garantiva. La terza è che anche nel nostro assurdo Bel Paese, esiste
una composizione sociale divisa per classi, siano esse più o meno evidenti,
nella quale per gli strati più disagiati il voto è ancora un momento di
scambio, certo uno scambio impari, che spesso si riduce al pagamento di qualche
decina di euro o una bolletta scaduta ecc.</p>



<p>Fatte queste precisazioni, possiamo ora operare una sana e doverosa decostruzione delle analisi un tanto al chilo apparse tanto sui social quanto sui giornali. Alla vittoria del centrodestra parecchi<strong> sinistrati</strong> oppongono l’influenza della ‘ndrangheta, l’incapacità culturale delle masse ignoranti, lo scarso senso civico degli astenuti. </p>



<p><strong>Siamo proprio sicuri che il crimine organizzato voti solo il centrodestra? </strong></p>



<p>La malavita mette a disposizione i sui bacini di voto al
miglior offerente, un meccanismo che Sciascia evidenziò già negli anni ’60,
quando ancora si riteneva che la parola mafia fosse un’aggettivazione
folcloristica o un’invenzione letteraria.</p>



<p>Ricordiamoci che usciamo da un governo regionale targato
centrosinistra. Ricordiamoci che Gerardo Mario Oliverio fu eletto con il 61,40%
dei suffragi. <strong>In questo risultato,
ancora più clamoroso di quello attuale, possiamo leggere un sussulto di dignità
del popolo calabrese con relativa sconfitta della ‘ndrangheta?</strong> Quanto può
aver contato il fallimento della gestione Scopelliti nel 2014? Rammentiamo che
alle ultime politiche la lega di Salvini ha fatto incetta di voti in Calabria
in quanto le cordate che sostenevano Scopelliti si sono “messe a disposizione”.
</p>



<p>Ma c’è anche il dato dello scontento che non può non
essere preso in considerazione. In quest’ottica quanto ha contato l&#8217;immobilismo
degli ultimi 5 anni di governo regionale PD che si concludono con una Calabria
senza bilancio e con tanti settori fondamentali come la Sanità, Rifiuti e
risorse idriche in forte crisi? Il voto a Callipo sarebbe stato per i calabresi
più dignitoso del voto alla Santelli?&nbsp;
Aiello praticamente abbandonato anche dai suoi amici di partito a Cinque
Stelle o Tansi con una lista regionale e due locali potevano, conoscendo il
meccanismo elettorale, avere qualche possibilità di vittoria?</p>



<p>A quesiti come questi sarebbe interessante dare delle
risposte che siano più precise e ragionate della colpevolizzazione somaresca per
gli astenuti o del giubilo altrettanto stolto per l’astensionismo. Un dato
letto in maniera diametralmente opposta ma in entrambi i casi suona come una
stonatura.</p>



<p><strong>Giudicare chi si astiene come gente incivile che regala la regione alle mafie è uno strale tanto in malafede quanto lo è chi plaude ad un astensionismo consapevole e maturo. </strong>Entrambe le letture sono viziate da pregiudizi rugginosi e da miopie strutturali. Chi non va a votare non è né una larva sociale né si è risvegliato militante astensionista. È una parte del corpo sociale semplicemente nauseata e delusa, che forse si è perfino stancata della logica del meno peggio, del voto utile, del turiamoci il naso e votiamo un pesce fetente!</p>



<p>Nei vari discorsi tornano, sempre come colpevoli, i
migranti (ovviamente nostrani) che dalle amare Calabrie sono partiti per un
altrove, e nonostante ciò vengono sempre tirati per la giacchetta da destroidi
e sinistrati di varia risma, da un lato sono delle merdacce incivili perché non
tornano a votare, dall’altra (parole della neoeletta governatrice) si vorrebbe
chiedere “alle migliori menti calabresi che vivono fuori di restituire (??)
almeno un giorno al mese del loro tempo ad aiutare questa terra”.</p>



<p>Quindi la colpa è sempre di chi parte (quando non è
sempre di chi arriva), non importa che qui non si riesca a lavorare senza
sottostare a ricatti di ogni sorta, ma uno deve sentirsi pur colpevole per non
voler sottostare a tutto ciò. Qui siamo alla follia!</p>



<p><strong>Non meno assurda è l’analisi che vede nella bassa affluenza un presunto
astensionismo attivo</strong>, un moto di coscienza che rifiuta la delega,
se così fosse per riempire le piazze non avemmo bisogno delle sardine, ma
sarebbero bastate le centinaia di chiamate per protestare contro lo sfacelo dei
territori, l’emergenza rifiuti, il dissesto del servizio idrico, la sanità alla
rovina ecc. dove albergherebbe questo moto di coscienza, questo attivismo
inespresso, quando serve o nel lavoro quotidiano sui territori?</p>



<p>Purtroppo il discorso, come si è appena dimostrato, è
molto più vasto dell&#8217;analisi della semplice astensione o della capacità della
‘ndrangheta di spostare i voti in quanto o questa capacità c’è sempre o non c’è
mai! Non si può urlare ai voti pilotati solo quando vince chi non piace. Passiamo
all’incapacità culturale delle masse ignoranti. </p>



<p>La questione è assai più complessa di un dualismo tra astensione e voti pilotati. Altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno grillino e questo non per validare la retorica di un Di Maio che afferma che la rivoluzione passa da una matita. È una retorica che non funziona più almeno da quando il popolo italiano ha dato a loro questa possibilità di rivoluzionare tutto.</p>



<p>L&#8217;italiano stanco e depresso ci aveva creduto, ha votato
il vento grillino, ma, da quando ci sono i 5 stelle al governo nella versione
giallo-verde o giallo-arancio, dove è che si è manifestata in tutta la sua
potenza questa nuova fase rivoluzionaria? </p>



<p><strong>Ritorniamo alla massa ignorante e pecoreccia</strong>. Chi ha mai fatto dei test attitudinali per comprendere la reale capacità
delle masse di scegliere bene una volta arrivate alle urne? <strong>Ma soprattutto perché &#8211; parliamo ai
sinistrati &#8211; quelle masse che diedero il 61,40% ad Oliverio sarebbero tutto
d’un tratto diventate incapaci di intendere e di volere?</strong></p>



<p>Il problema è un altro, molto più multiforme. Non è
affatto vero che basta un X per cambiare il mondo. Non è affatto vero che le
rivoluzioni si fanno dal divano di casa mettendo un mi piace all’ultimo
discorso di Di Maio o all’ultima citofonata di Salvini. Non è affatto vero che
sia un buon investimento delegare totalmente la responsabilità del governo a
qualcun altro, dare carta bianca al salvatore di turno.</p>



<p>Dove siamo tutti noi tra un&#8217;elezione e l&#8217;altra? Dopo aver apposto un X su un pezzo di carta la maggioranza dei calabresi si interessa del bene comune? Ci interessiamo del problema della gestione dei rifiuti, dell’utilizzo dei fondi pubblici, dell’edilizia pubblica e sociale, di come vengono stabilite e realizzate le “grandi opere” almeno allo stesso livello di quanto ci interessano le ultime esternazioni della D’Urso, le ultime uscite dalla Casa del Grande Fratello, le ultime indiscrezioni sul Festival di Sanremo, le ultime boutade di Salvini? </p>



<p>Analizzate gente, scrivete post, ma purtroppo la realtà
alle nostre latitudini è più complessa di quanto si pensi, anche se la
soluzione potrebbe essere più semplice di quanto appaia, basta non affidarsi
alle crocette e ai pifferai della provvidenza!</p>



<p>Questa cosa costa lavoro, un lavoro che si chiama partecipazione e che spesso non regala i frutti sperati ma che <strong>sempre</strong> fa fare piccoli o grandi passi in avanti. <strong>Conoscete una via più semplice? Parliamone!</strong></p>



<p><strong>MALANOVA VOSTRA</strong>!</p>
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		<title>ANALISI DEL VOTO IN RETE: Francesco Cirillo</title>
		<link>https://www.malanova.info/2020/01/28/analisi-del-voto-in-rete-francesco-cirillo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 12:32:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[ELEZIONI 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo per facilitare la riflessione collettiva sulle ultime elezioni, creiamo questa rubrica di analisi del voto prese in giro sui social e ri-socializzate. Chiaramente il contenuto riflette le convinzioni del singolo o del gruppo che le ha redatte. Non disperiamoci la Calabria è così di Francesco Cirillo Non potevano andare meglio o peggio queste elezioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Solo per facilitare la riflessione collettiva sulle ultime elezioni, creiamo questa rubrica di analisi del voto prese in giro sui social e ri-socializzate. Chiaramente il contenuto riflette le convinzioni del singolo o del gruppo che le ha redatte</em>.</p>



<p><strong>Non disperiamoci la Calabria è così </strong></p>



<p>di F<em>rancesco Cirillo</em></p>



<p>Non potevano andare meglio o peggio queste elezioni regionali e state tutti tranquilli tanto non cambierà nulla. La Calabria è così e i calabresi sono fatti così. Votare o non votare, astenersi o non astenersi il risultato non sarebbe cambiato. Tutto viene deciso all&#8217;inizio di ogni campagna elettorale. Le persone in corsa sanno già di vincere o perdere, così i candidati sanno già di vincere o perdere. Non c’è mai stata nella storia recente elettorale della Calabria , un solo candidato che sia partito dal territorio, da lotte , da campagne su tematiche sociali, ambientali, operaie . Ricordiamo nella storia i vari Gullo, Mancini, Donadio, personaggi che provenivano dalle lotte contadine ed operaie, o da militanze attive nei partiti. I candidati, e non da oggi,  partono sempre da situazioni di potere personali, da camarille politiche prestabilite, da logge massoniche potenti, da eredità elettorali dovute a clientele e favoritismi, approntandosi a lotte di potere interne al SISTEMA, Santelli è SISTEMA, Callipo è SISTEMA, Tansi e Aiello non sono SISTEMA  ma nemmeno anti SISTEMA  e già in partenza si identificano in opposizione per diventare in caso di vittoria SISTEMA  anche loro. Nessuno dei quattro candidati ha parlato mai del SISTEMA  calabrese se non le solite  parole di convenienza che si devono dire per forza, come quando si va ad un funerale e tutti ripetono “era una brava persona”, “muoiono i migliori”, parole di circostanza, per cui tutti a dire di essere per il progresso, tutti per il lavoro, tutti per la rinascita, ma nessuno che abbia spiegato come creare lavoro, come creare progresso, come cambiare una strategia politica che davvero fosse diversa dalle precedenti. Tutti a dire di fare “piazza pulita” ma nessuno ad indicare che tipo di piazza, che tipi di personaggi, che tipi di lavori fermare. Quindi tutti a prostrarsi ai poteri, al SISTEMA , ai Gratteri, alla magistratura, alla Chiesa ed ai poteri clericali, ai padroni ed ai loro investimenti, alle logge massoniche, al SISTEMA  burocratico che è sempre lo stesso da 50 anni e nel quale sono infiltrati ingegneri, geologi, geometri, funzionari vari, che portano avanti la stessa politica di sempre e che hanno permesso, avallandole,  le peggiori progettazioni e gli scempi dei quali siamo pieni in Calabria e dei quali hanno usufruito i politici a tutti i livelli .  Hanno votato quindi  coloro che vogliono il SISTEMA  così com’é, avant&#8217;ieri hanno votato per Scopelliti, ora in carcere, ieri avevano votato per Oliverio, poi eliminato dal suo stesso partito ritenuto ingombrante, oggi per la Santelli amica di Scopelliti. Molti hanno votato anche per  Callipo, Tansi e Aiello anche se nessuno ne avesse ben compreso la progettualità di ognuno. Verso di loro è stato un voto di protesta ma non convinto, prima perché avrebbero dovuto dimostrare UNITA’, piuttosto che divisione, e questo ha fatto perdere ad ognuno di loro di credibilità, a differenza della destra che invece si è unita superando le palesi divisioni al proprio interno, ponendosi quindi con credibilità anche a ceti che non li avrebbero votati. Hanno ragione quindi  gli astensionisti che sono oltre il 50%? In parte si, in parte no, dico. Si, perché è stato un segnale forte verso quei partiti di opposizione più che per la destra. L’appello di Callipo al voto utile, è stato un boomerang, in quanto ha aperto gli occhi a parecchi sull&#8217;avere tre liste di “sinistra” contro una sola di destra, per cui anche quello di Callipo era diventato paradossalmente un voto inutile. No, perché, tutta questa massa di astensionisti non la si ritroverà nelle piazze a protestare sotto gli ospedali, sotto le scuole, davanti le fabbriche, davanti le discariche, per cui anche questo andrebbe considerato astensionismo inutile. Bene sarebbe stato un astensionismo attivo, proiettato nel futuro, con gente di strada e di lotta, pronta a protestare, occupare, far valere i propri diritti, essere riferimento per i giovani e le masse di disoccupati, di emigrati, di sfruttati. La Calabria ha dimostrato di essere quella di sempre, non rassegnata né sfiduciata, ma estranea allo Stato e allo status quo, pronta ad attendere il prossimo fallimento della Santelli, per dire io non l’ho votata, o a rimpiangere Oliverio, che tutto sommato per i calabresi di questo genere sarebbe restato il male minore. <strong>In Calabria, manca ed ha sempre mancato un movimento di società civile, di gente normale che protesta per i diritti civili, di sardine se vogliamo usare un termine di moda adesso. Manca l’INDIGNAZIONE, la semplice indignazione, contro il sopruso, l’arroganza, la strafottenza, che viviamo ogni giorno per le nostre strade, nei luoghi di lavoro, nella vita quotidiana. Se non si passa da questa strada non si arriverà mai a nulla, e anche la prossima volta i Tansi, gli Aiello, i Callipo non fermeranno l’onda nera, l’orda nella terra di mezzo come la Calabria è diventata. </strong></p>
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