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	<title>TERRITORI Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>TERRITORI Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>Stop al randagismo: i canili come business per aziende e istituzioni?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/06/20/stop-al-randagismo-i-canili-come-business-per-aziende-e-istituzioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A chi giova non trattare il problema del randagismo? Perché i Comuni decidono di non determinarsi per supportare il piccolo costo della sterilizzazione dei cani randagi e invece pagano tranquillamente migliaia e migliaia di euro per mantenerli reclusi e in cattivissime condizioni nei canili? A queste domande proveranno a rispondere esperti del settore, istituzioni ed [&#8230;]</p>
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<p>A chi giova non trattare il problema del randagismo? Perché i Comuni decidono di non determinarsi per supportare il piccolo costo della sterilizzazione dei cani randagi e invece pagano tranquillamente migliaia e migliaia di euro per mantenerli reclusi e in cattivissime condizioni nei canili?</p>



<p>A queste domande proveranno a rispondere esperti del settore, istituzioni ed associazioni nella manifestazione organizzata il 22 giugno 2025 a Cosenza in Piazza Loreto.</p>



<p>Per farsi un’idea di come risolvere questa atavica problematica è meglio sentire tutte le campane e non nascondere la polvere sotto il tappeto. Il costo è l’inutile sofferenza di essere viventi e senzienti per il solito e becero profitto.</p>



<p>Dal racconto delle associazioni che abbiamo sentito, emergerebbe, il condizionale è d’obbligo, un circuito ben organizzato tra istituzioni e privati per sfruttare al massimo il sistema dei canili che fa girare, con la solita tattica dell’emergenza, tantissimi soldi pubblici.&nbsp; L&#8217;ASP, ci dicono, punisce volontari ed associazioni con ispezioni (giuste) e multe (molto spesso meno condivisibili) nonostante questi siano motivati solo dall’amore per i randagi e ci mettano del loro, anche economicamente, per salvare tanti animali dalla strada e provare dargli un futuro migliore. Le multe scatterebbero perché, secondo l’interpretazione istituzionale delle norme, gli animalisti non farebbero il bene degli animali promuovendo l’adozione invece che l’internamento nelle strutture preposte. In realtà in questo discorso emergono molte ombre: non si capisce come vengono gestiti i canili e da chi, perché i volontari non possono entrare facilmente nelle strutture convenzionate, quanto costa questo sistema e se on ce ne siano altri meno impattanti sulle finanze pubbliche e sulla salute degli animali.</p>



<p><em>“Chi entra nei canili non si può permettere nemmeno di fare foto &#8211; chissà come mai &#8211; perché se all&#8217;esterno viene visto lo schifo che c&#8217;è dentro ovviamente tutti questi canili chiuderebbero all&#8217;istante”, affermano alcuni volontari.&nbsp; “Quando riusciamo ad entrare nei canili, quelle poche volte che ci fanno entrare, ci impediscono di fare foto e video a meno che non siano loro a portare il cane fuori in una zona del canile preposta dove ti permettono di fare le foto ai cani magari a scopo adozione. Spesso i gestori, in tutta Italia e particolarmente al Sud, sono incompetenti e non hanno le basi per accudire questi animali”.</em></p>



<p>La ricetta proposta dalle associazioni è chiara: sterilizzando i cani o i gatti che si catturano si risolverebbe il problema in pochissimi anni. Purtroppo non esistono campagne di sterilizzazione promosse dall’ASP o dai Comuni. Paradossalmente, e senza alcun criterio amministrativo e di bilancio, si preferisce regalare dai 10-50 mila euro al mese ai vari canili per tenere reclusi i randagi senza risolvere alla radice il problema. Molte strutture, inoltre, nella letteratura giornalistica, sono spesso visitate dalle forze dell’ordine perché sospettate di illeciti o di connivenze con la criminalità organizzata.</p>



<p>Per farci un’idea dei costi, prendiamo il caso del Comune di Rende (CS) dove, con Determinazione del Responsabile del Settore Polizia Locale N. 50 del 05.03.2025, è stato affidato alla ditta MISTER Dog srl, con sede in Rocca di Neto (KR), il servizio di ricovero, custodia e mantenimento di cani randagi catturati sul territorio comunale, impegnando, fino all’espletamento delle procedure di gara, la somma di € 122.035,00 compresa IVA.</p>



<p>La quota destinata al servizio e liquidata nel solo mese di maggio è di 26.560,82 €.</p>



<p>Quanto si potrebbe risparmiare se ci fosse una politica più sensibile alla questione del randagismo con una maggiore attività di analisi e di azione preventiva? A chi giova questa mancanza di controllo da parte delle istituzioni?</p>



<p>La manifestazione di domenica 22 giugno, incentrata sulla Legge 45/2023, potrebbe fornire uno spunto per l’Asp e per i Comuni qualora decidessero di presenziare all’iniziativa per esprimere il loro parere sulla prassi e sulle risoluzioni proposte dai volontari. Potrebbero rispondere, ad esempio, ad alcune domande:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>perché spesso le istituzioni intervengono prendendo in carico intere cucciolate?</li>



<li>perché assistiamo ad uno scaricabarile sulle competenze, su chi deve intervenire e non interviene e sul fatto che l’inadempiente non viene neanche denunciato?</li>



<li>perché non esistono corsi di aggiornamento nelle istituzioni preposte sulla materia della gestione del randagismo?</li>



<li>perché noi volontari ci troviamo davanti alle solite risposte: &#8220;non è di nostra competenza&#8221;, “tuteliamo il valore delle strutture autorizzate”, “è per il benessere degli animali”?</li>



<li>viene controllato, a livello sanitario, anche il box, la sua pulizia, le quantità di acqua e cibo e la presenza di aree sgambamento sufficienti?</li>



<li>le strutture adibite alla custodia dei cani hanno contratti con educatori, comportamentalisti per ciò che riguarda poi la reimmissione dei cani, ove possibile, che, seppur contemplata dalla normativa, non viene mai realizzata?</li>



<li>quale e quanto personale è previsto nei canili e nei rifugi? Quanto nei gattili?  </li>



<li>anche i gatti dovrebbero essere tutelati e, anche se tenuti allo stato libero, organizzarli in colonie riconosciute o no perché anche loro arrivano ad eguagliare la problematica del sovrannumero dei cani;</li>



<li>le associazioni convenzionate con queste strutture e i volontari, lamentano il sovrannumero e, per questo, definiscono lager i canili;</li>



<li>nelle campagne, nelle masserie, i &#8220;cani da lavoro&#8221; vengono controllati? Il problema randagismo sappiamo che sorge proprio in queste realtà e, i cani di proprietà, padronali, come vengono controllati?</li>



<li>chi controlla tutto il sistema locale?</li>



<li>dalla Regione che risposte arrivano, che controlli fanno sui comuni che non hanno provveduto a formare personale qualificato per i diritti degli animali? In quanti comuni la polizia municipale è dotata di lettore per i controlli?</li>



<li>quando si realizzeranno piccole oasi nei comuni così da evitare il numero elevato e sovrannumero negli attuali canili?</li>



<li>dove sono i fondi?</li>



<li>perché si fa la lotta a tutti i volontari con controlli asfissianti, ad alcuni con multe, e non si denunciano queste poche strutture autorizzate che, pur di intascare soldi arrivano a più di 2mila anime nei box?</li>



<li>perché voi del servizio sanitario permettete tutto ciò?</li>
</ul>



<p>Bisogna ricordate che se un giorno il volontariato scomparisse, tutto il sistema ne risentirà e in primis gli animali. La legge in materia non deve rimanere solo sulla carta o presa in considerazione e interpretata a piacimento.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="422" height="609" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image.png" alt="" class="wp-image-11177" style="width:680px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image.png 422w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image-208x300.png 208w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></figure>



<p></p>
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		<title>&#8220;QUI SI MUORE&#8221;: MANIFESTAZIONE DEL 10 MAGGIO PER LA SANITÀ IN CALABRIA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/05/12/qui-si-muore-manifestazione-del-10-maggio-per-la-sanita-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 07:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Fedele Berardelli CLAMOROSO FALLIMENTO DELLA CGIL E DEL CAMPO LARGO Su iniziativa del direttore del Quotidiano del Sud, la Cgil assieme ai comitati spontanei dei cittadini sorti sui territori contro il dramma della sanità calabrese, ha convocato una grande manifestazione regionale a Catanzaro il 10 maggio, pubblicizzandola al punto da dovere essere annoverata tra [&#8230;]</p>
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<p><em>di Fedele Berardelli</em></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-b5c6de52b1b91a1f0c918cc511cb5814"><strong>CLAMOROSO FALLIMENTO DELLA CGIL E DEL CAMPO LARGO</strong></p>



<p><strong>Su iniziativa del direttore del Quotidiano del Sud, la Cgil assieme ai comitati spontanei dei cittadini sorti sui territori contro il dramma della sanità calabrese, ha convocato una grande manifestazione regionale a Catanzaro il 10 maggio</strong>, pubblicizzandola al punto da dovere essere annoverata tra quelle piazze che purtroppo non spesso si vedono in Calabria, con migliaia di persone provenienti da ogni angolo della regione. Pulman organizzati, passaggi televisivi, copertura mediatica soprattutto sui social, presenza di importanti sindaci, deputati ed eurodeputati, doveva essere secondo gli organizzatori una prova generale per il lancio del campo largo calabro e la volata alle prossime regionali contro Occhiuto e la destra. Il risultato è stato però quello di portare in piazza soprattutto tantissime bandiere, anzi più bandiere che persone.</p>



<p>Il dato più rilevante più dolente è stato innanzitutto l&#8217;assenza pressoché totale della gente del capoluogo, Catanzaro, impegnata evidentemente a fare la passeggiata del sabato, piuttosto che in qualche riunione per il tifo dell&#8217;UC, o meglio in qualche adunata sediziosa di quei quattro massoncini che dominano la città e che alla fine, altro non sono che piccoli, squallidi e miserabili comitati d&#8217;affari con simpatie fasciste, gente che aiuta a sparecchiare e si nutre degli avanzi e delle briciole cadute sotto il tavolo, d&#8217;altra parte gli stessi presenti in tutto il resto della regione.</p>



<p>Bisognerebbe chiedere quindi ai dirigenti calabresi della Cgil com&#8217;è possible scegliere la città capoluogo della regione per un evento così importante, senza fare alcun lavoro sulla presenza della popolazione locale totalmente assente, a parte il solito meritorio circuito di attivisti, militanti e gente limitrofa agli ambienti della sinistra radicale. Come se a Catanzaro la questione non si ponesse e la sanità funzionasse allo stesso modo di una gigantesca clinica Svizzera, solo che pubblica. Insomma bisognerebbe chiedere ai vertici della Cgil in Calabria se per organizzare una grande manifestazione a loro basti soltanto avere parlato con il prefetto e non con le persone del posto, magari facendo un giro nelle scuole o delle iniziative preparatorie in qualche quartiere, oppure qualche altra azione di sensibilizzazione in città. A quanto pare nulla di tutto ciò è stato fatto.</p>



<p>La piazza infatti non era affatto gremita, bastava essere lì per vederlo, nonostante la presenza massiccia di alcuni comitati tra cui quello di San Giovanni in Fiore e quello di Serra San Bruno, dal resto della Calabria poco e niente, addirittura dalla provincia di Reggio sembra che sia venuto solo il sindaco della città matropolitana Falcomatà, come se pure nella locride e nel resto del reggino la sanità regionale funzionasse in modo impeccabile.</p>



<p>Tanta gente con la pettorina Cgil e la scritta staff. Partiti da campo largo, associazioni tra cui spicca quella dei papaveri rossi, poi altri sindacati come l&#8217;usb, partiti e realtà politiche come Potere al Popolo, il Fronte della Gioventù Comunista, la Base di Cosenza a tanti altri… Il ceto politico della sinistra c&#8217;era tutto, persino il Pd, e con quale faccia verrebbe da dire visto che ha governato la regione per decenni ed è responsabile del disastroso stato attuale delle cose.</p>



<p>Del resto la scelta di una manifestazione statica, senza corteo, davanti la prefettura di sabato pomeriggio a Catanzaro è evidentemente quella di volere disinnescare la rabbia dei comitati che portano ancora il lutto dei tanti morti ammazzati di malasanità in questa terra, l&#8217;<strong>ultimo in ordine cronologico è Serafino Congi di San Giovanni in Fiore stroncato in giovane età da un infarto semplicemente perché non c&#8217;era un&#8217;ambulanza disponibile nel raggio di decine di chilometri.</strong></p>



<p>Ma, oltre alla partecipazione, il vero fallimento è stato politico. Nel documento della piattaforma che convocava la manifestazione non si spende neppure una parola in merito agli imprenditori della sanità privata i quali attraverso il sistema delle convenzioni, con la complicità della politica di destra e di sinistra, da decenni sottraggono risorse al sanità pubblica regionale per riempire i loro conti in banca sulla pelle dei calabresi. Così il tenore degli interventi dal palco diventa immediatamente quello di un anestestetico. Sin da subito si ripete questa cantilena <strong>&#8220;questa non è una piazza contro nessuno&#8221;</strong>… <strong>&#8220;Non siamo qui per addossare colpe a qualcuno&#8221;</strong>… Come se fosse una iattura divina di qualche provvidenza maligna, una sfortuna come un&#8217;altra e non una scelta politica ponderata e reiterata in modo criminale negli anni. Al punto che dentro la piazza l&#8217;ironia prende il sopravvento sui tanti presenti che sospirando esclamavano guardando Il cielo: &#8220;È colpa dello spirito santo allora&#8221;. Intanto si susseguono gli interventi che addirittura rincarano la dose con <strong>&#8220;questa non è una piazza contro il presidente della regione Occhiuto&#8221; </strong>come se non fosse adesso proprio lui il commissario sulla sanità calabrese che con Azienda Zero sta accentrando i poteri tutti su di sé, nel mentre continua a riempire di soldi i ras delle cliniche private, utilizzando i medici cubani come paliativo per poter mantenere aperti gli ospedali pubblici ormai al collasso. No, evidentemente per la piazza sempre più caratterizzata dalla Cgil e dal campo largo e sempre meno dai comitati spontanei dei cittadini calabresi, non è neppure colpa sua, mentre manco per sbaglio si cita la sanità privata.</p>



<p>Sul palco, intanto, una sorta di presentatrice svolge il ruolo di cane da guardia pronta a ringhiare ed a rimbrottare subito qualsiasi esponente dei comitati che tenti di uscire fuori dal copione già scritto, secondo cui non è colpa di nessuno ma è una calamità naturale che si abbatte su di noi poveri peccatori calabresi. Nella piazza è tutto un sorriso amaro ed ironico, un triste scambio di sguardi sornioni, una gomitatina a quello a fianco. Fino agli interventi di Vittoria Morrone per Femin, Base ed altre realtà e di Vittorio Sacco per USB sanità e Potere al Popolo i quali tra le ovazioni della folla hanno urlato chiaramente che ci sono dei responsabili evidenti e che questo movimento è contro di loro. Contro le cliniche private che rapinano le risorse della sanità pubblica, contro la politica di centrodestra e del centrosinistra che in cambio dei loro soldi e dei loro pacchetti di voti continua a finanziare questo furto, contro il ricatto del debito e del piano di rientro con cui si strozza la sanità regionale e dunque la salute, la vita dei calabresi, contro l&#8217;attuale governatore Roberto Occhiuto nonché commissario straordinario alla sanità con pieni poteri che sta proseguendo quest&#8217;opera di demolizione favorendo i suoi amici della sanità privata calabra. Non a caso proprio questi sono stati gli interventi più applauditi ed ascoltati. <strong>Inoltre va ricordato l&#8217;appello di Vittorio Sacco a non aggredire il personale medico sanitario nei pronti soccorsi ma a prendersela con i politici e gli imprenditori veri responsabili di questo drammatica situazione. </strong>Da segnalare infine gli interventi del sindaco di Polistena Michele Tripodi e di Flavio Stasi sindaco di Corigliano-Rossano vero astro nascente della politica calabrese che speriamo non resti nascente per tutta la sua carriera. Per il resto nulla, esponenti dei comitati intimiditi dalla tizia che gestiva la cerimonia sul palco e poi le punte di diamante del campo largo calabrese, quali Tridico del movimento cinque stelle sonoramente fischiato dalla piazza e Nicola Irto leader del Pd calabrese chiamato a chiudere la manifestazione ma che dopo i fischi presi da Tridico ha rinunciato saggiamente al suo intervento.</p>



<p>In sostanza un flop totale della Cgil e del campo largo dopo il quale i comitati continueranno la loro lotta per una sanità decente in Calabria, per non morire ammazzati in qualche pronto soccorso in cui ogni giorno si svolge una vera e propria guerra per la vita o la morte.</p>



<p>Un fallimento politico su tutta la linea, dunque, perché se questa voleva essere la data zero del campo largo calabrese vista la partecipazione e la timidezza dei contenuti, Occhiuto può dormire sonni tranquilli anche per i prossimi cinque anni. Se voleva essere una sorta di analgesico per calmare gli animi sulla tragica condizione in cui versa la sanità calabrese questo ha sortito l&#8217;effetto contrario in quanto gli unici interventi ascoltati ed applauditi sono stati quelli che hanno denunciato la verità di una sanità distrutta dalla mafia dei privati in combutta con la politica regionale. Se voleva essere una sorta di strumento per i comitati civici sorti un poco dappertutto in Calabria, il campolarghismo presente ha schiacciato ogni rivendicazione facendola sparire sotto gli scarponi lerci della politica del centrosinistra calabrese che cerca vergognosamente di redimersi dalle sue evidenti e gravi responsabilità. Se voleva essere piuttosto una prova di forza delle Cgil sulla capacità di mobilitazione e la partecipazione popolare rispetto ad un tema così sensibile ed importante, anche qui, bastava essere presenti per rendersi conto che la risposta della piazza è stata al di sotto delle aspettative.</p>



<p>Se invece voleva essere un clamoroso buco nell&#8217;acqua allora bisogna riconoscere che l&#8217;obiettivo è stato pienamente raggiunto.</p>



<p>Alla fine sulle note di &#8220;Choparella Bella&#8221; suonata in acustico da Mimmo Cavallaro un bara, con alcune foto e le tessere elettorali attaccate con un nastro adesivo sopra, sfila portata in spalla nella piazza dalle persone dei comitati. È senza dubbio questa l&#8217;immagine più eloquente del 10 maggio.</p>



<p><em>Per l&#8217;osservatore politico.<br>Hombre del pueblo</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/image-4-768x1024.png" alt="" class="wp-image-11161" style="width:1113px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/image-4-768x1024.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/image-4-225x300.png 225w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/image-4-1152x1536.png 1152w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/image-4.png 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p></p>



<p>VIDEO: Intervento di Vittorio Sacco, infermiere e sindacalista USB</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="640" style="aspect-ratio: 360 / 640;" width="360" controls src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/05/AQPs577BM1QjKXDfLj32U9Ub9vKZ02PlT9Hay121HVVI9qVNJKlXug72y6ITZdONdG4ddNSGwOsLJwb-KeAZ7yBu.mp4"></video></figure>
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		<title>L&#8217;acqua è un bene comune. Contro la modifica statutaria di ABC Napoli</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/05/06/lacqua-e-un-bene-comune-contro-la-modifica-statutaria-di-abc-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.&#160;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/05/06/lacqua-e-un-bene-comune-contro-la-modifica-statutaria-di-abc-napoli/">L&#8217;acqua è un bene comune. Contro la modifica statutaria di ABC Napoli</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.</strong>&nbsp;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti di Cassano Irpino e del Serino. Davanti ai processi di privatizzazione in atto in Italia ci saremmo aspettati il rafforzamento di Abc Napoli, l’unica città metropolitana che ha obbedito al referendum 2011, trasformando l’Arin spa in Acqua Bene Comune azienda speciale. E invece dobbiamo prendere atto di una volontà politica del Consiglio comunale di abbandonare il modello pubblico, efficiente e partecipato, eliminando alcuni degli elementi che lo caratterizzano.</p>



<p><strong>Mai ci saremmo aspettati il tradimento del sindaco Gaetano Manfredi che aveva garantito ai comitati </strong>e a padre Alex Zanotelli <strong>che non avrebbe toccato lo statuto</strong>, né tanto meno avremmo creduto che la proposta di delibera provenisse dal consigliere D’Angelo, il quale da Commissario dell’azienda speciale ne aveva sempre sostenuto le caratteristiche. </p>



<p><strong>Queste sono le modifiche che attaccano al cuore lo schema dell’azienda speciale. In primo luogo sparisce il bilancio ecologico e partecipato che garantiva la vocazione pubblica di ABC e la natura dell’acqua bene comune. </strong></p>



<p><strong>Viene, poi, depotenziato il ruolo di controllo del Comitato di Sorveglianza</strong>, trasformato in un fantomatico Comitato di partecipazione, i cui membri passerebbero da 21 a 13, perdendo di fatto la possibilità di sorvegliare sul buon andamento dell’Ente. E <strong>infine è previsto che gli organi decidenti possono discostarsi dagli indirizzi espressi dal Comitato, senza nessun obbligo di motivazione. </strong>È chiaro che con queste modifiche s’intende mettere il bavaglio alle associazioni ambientaliste, stabilendo la possibilità di decidere qualsiasi cambiamento, senza tener conto degli indirizzi del Comitato.</p>



<p><strong>Manfredi imbocca la stessa strada di De Luca</strong>&nbsp;che, prima di procedere alla privatizzazione delle fonti regionali, ha l’abrogato l’art. 20 della L.15/2015, eliminando la partecipazione dei cittadini nelle decisioni per la tutela dell’acqua bene comune.</p>



<p>Per questi motivi lunedì 5 maggio&nbsp;<strong>ci siamo ritrovati</strong>&nbsp;in piazza Municipio con cittadini, comitati, associazioni, partiti politici e sindacati – insieme anche a Alex Zanotelli e del professor Alberto Lucarelli –<strong>&nbsp;in un’assemblea pubblica&nbsp;</strong>per chiedere di non modificare lo Statuto di Abc.</p>
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		<title>SANITA’, CALABRIA ALZA LA TESTA!</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/04/11/sanita-calabria-alza-la-testa/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 07:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[CURE/SALUTE/SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SI-LA Salute Bene Comune È un comitato nato dal basso costituito da forze sociali, associative e sindacali con l&#8217;obbiettivo di rivendicare il diritto alla sanità all&#8217;interno del territorio montano di San Giovanni in Fiore (CS). La situazione della sanità calabrese si è oramai cronicizzata tanto da impedire a molte persone semplicemente di curarsi. Questo perché [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61572637717871&amp;__cft__[0]=AZWytKlVZ3fsBvyf0yobJJhn8EO5x1XVmyDeEjqhwBGwyxZfQDbRR9NnQH4ZG4zNI47UjRXN5qBb47chaz1uvDf8CoyKssUAWAI3XHpAbIKLTPxsYMyerFmm6zTFTHk09JTt7tLNgnXK2vlEG0vldT49cgjouljS7uM1R9iwwElUlI4k17To0IEKuWIXLYMlTOUolZzhnTmAWS5xe4goDUc2dtYSzfnz8W51Og14_voi0peHnheIkU1ZpRsAQqfPOBM&amp;__tn__=-UC%2CP-R"><strong>SI-LA Salute Bene Comune</strong></a></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-ac4727230c069b8d0fa80c3413765134"><em>È un comitato nato dal basso costituito da forze sociali, associative e sindacali con l&#8217;obbiettivo di rivendicare il diritto alla sanità all&#8217;interno del territorio montano di San Giovanni in Fiore</em> <em>(CS). La situazione della sanità calabrese si è oramai cronicizzata tanto da impedire a molte persone semplicemente di curarsi. Questo perché a causa della mancanza di un reddito adeguato non possono accedere a cure mediche in strutture private e tagliare così le immani file al CUP che significano prenotazioni di esami medici anche a distanza di un anno. La spinta politico-ideologica alla privatizzazione sta costruendo lentamente in tutta Italia un panorama in stile americano fatto di cliniche private e assicurazioni.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Noi cittadini calabresi riteniamo che il nostro diritto alla salute sia stato e continui a essere calpestato.</p>



<p>Il sistema sanitario calabrese non funziona e mette continuamente i cittadini davanti alla scelta di andare a curarsi altrove o non curarsi per nulla. La salute è un diritto costituzionale ma, col tempo, il Sevizio Sanitario Nazionale ha subito una vera e propria aggressione fatta di tagli e riduzione delle prestazioni.</p>



<p>Anche per questo, da tempo protestiamo e ci battiamo per provare a risolvere i problemi che attanagliano i nostri singoli territori, ma oggi abbiamo deciso di fare un salto di qualità. Abbiamo deciso di unirci e di alzare la testa e la voce per farci sentire e ascoltare nelle stanze del potere regionale e portare le nostre legittime richieste al livello nazionale.</p>



<p>Il 10 maggio prossimo terremo una grande manifestazione regionale per il diritto alla salute, l’accesso alle cure, la difesa ed il rilancio della sanità pubblica. Andremo a Catanzaro davanti alla Cittadella della Regione e ci resteremo per far sentire la nostra voce e perché venga finalmente ascoltata.</p>



<p>La Calabria ha alzato la testa e nulla sarà più come prima.</p>



<p>Decidere quale posto spetti alla salute, in una scala di priorità, è un atto che qualifica politicamente una società, per cui salvare e rilanciare la sanità pubblica e universale si configura come un dovere morale per tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra Regione e dell’intero Paese.</p>



<p>Certi, dunque, che condividerete le motivazioni alla base della manifestazione, invitiamo associazioni, movimenti, partiti politici a formalizzare l’adesione; la chiediamo, in particolare, a tutti i Sindaci calabresi nella loro qualità di responsabili e custodi delle condizioni di salute dei cittadini delle comunità amministrate</p>



<p>Vi aspettiamo sabato 10 maggio 2025 alle ore 10.00 davanti la Cittadella Regionale a Catanzaro.</p>
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		<title>La salute, il dramma e la finta democrazia a San Giovanni in Fiore (CS)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/02/07/la-salute-il-dramma-e-la-finta-democrazia-a-san-giovanni-in-fiore-cs/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 11:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È morto Serafino, ma non tutti si sono immedesimati, non tutti hanno pianto per la sua storia che di sfortunato non ha proprio nulla. No, non è stato il fato cinico e baro ma un’assurda incapacità amministrativa che ha ridotto la sanità calabrese ad un’entità ectoplasmatica al contrario: si vede ma non esiste! La morte [&#8230;]</p>
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<p>È morto Serafino, ma non tutti si sono immedesimati, non tutti hanno pianto per la sua storia che di sfortunato non ha proprio nulla. No, non è stato il fato cinico e baro ma un’assurda incapacità amministrativa che ha ridotto la sanità calabrese ad un’entità ectoplasmatica al contrario: si vede ma non esiste!</p>



<p>La morte di Serafino non è una fatalità ma il prodotto di tanti anni di speculazione economica e politica: i governanti calabresi hanno “sapientemente” prosciugato le casse della sanità, il capitolo più importante del bilancio regionale, attraverso i loro interventi per favorire ditte amiche e clienti elettorali da sistemare come ausiliari, OSS o infermieri.</p>



<p>È morto Serafino, anche se era giunto vivo, verso le 15, a quel che rimane del Pronto soccorso di San Giovanni in Fiore dove si vive da tempo la cronica mancanza di medici, tanto che su una pianta organica di 6 dottori, già insufficienti per la popolazione che dovrebbero servire, ne sono attivi appena 2 che non possono coprire, in tutta evidenza, ogni &nbsp;turno ricompreso nelle 24h che compongono un giorno. Devi sperare, dunque, di sentirti male quando uno dei medici è in servizio.</p>



<p>Subito la città è insorta a causa di questo immenso dolore che ha visto soccombere una giovane vita e, provando quella solidarietà semplicemente umana nei confronti della famiglia di un concittadino, ha dato vita a manifestazioni spontanee di dolore e di protesta che poi sono confluite nel Comitato “Si-La Salute Bene Comune”. &nbsp;Tutti i cittadini si sono mobilitati, dicevamo, ma non tutta la città: la parte istituzionale pare ancora non voler capire il dramma accaduto alla comunità amministrata e gioca facendosi clamorosamente scudo della burocrazia istituzionale.</p>



<p>Il Comitato “Si-La salute Bene Comune” è composto da 2 organizzazioni sindacali (CGIL e CISL), da 13 associazioni che operano sul territorio di San Giovanni in Fiore e da 5 cittadini liberi. Ha partecipato, con una propria delegazione, alla riunione del 5 febbraio 2025 che avrebbe dovuto essere preliminare al consiglio comunale aperto richiesto e previsto per il 7 febbraio 2025. È in momenti come questi, infatti, di dolore, che la comunità si stringe e prova a reagire alle problematiche comuni. È in momenti come questi che chi governa dovrebbe agevolare il più possibile la partecipazione, partecipando anch’egli al dolore collettivo. Anche questa volta, non è andata così.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-full"><img decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-3.png" alt="" class="wp-image-11049" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-3.png 600w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-3-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><em><strong>“Il Comitato aveva chiesto la convocazione di un consiglio comunale aperto da tenersi prima del tavolo tecnico con l’Asp di Cosenza e in un luogo che avrebbe potuto offrire alla cittadinanza la possibilità di partecipare, assistere e ascoltare. Nonostante queste proposte non siano state tenute in considerazione, il comitato ha comunque inteso partecipare alla riunione del 5 febbraio vista l’importanza della tematica. In quella sede il comitato ha chiesto che l’orario della seduta del consiglio comunale aperto venisse posticipato poiché alle ore 9.15 del mattino l’eventuale pubblico ed anche i delegati delle associazioni e dei sindacati sarebbero stati impegnati nelle attività lavorative e famigliari. Il comitato ha chiesto anche che il tema della sanità diventasse il punto prioritario all’ordine del giorno poiché quest’ultimo prevedeva la discussione della sanità come terzo punto dopo l’approvazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica. Rispetto a queste due richieste non c’è stata apertura.&nbsp; Inoltre, durante la riunione si è appreso che vi erano già 16 associazioni prenotate che non erano presenti e delle quali non era possibile conoscere la loro identità per motivi di privacy. Il comitato ritiene che un consiglio comunale aperto sulla sanità non possa tenersi al mattino in un giorno lavorativo. La decisione di stabilire questo orario non testimonierebbe la dovuta apertura verso la partecipazione dei corpi sociali. Il comitato ‘Si-La salute bene comune’ immaginava il consiglio comunale aperto come un momento di partecipazione democratica retto dal senso di responsabilità inerente al contesto. A maggior ragione vista la delicatezza e l’importanza del tema trattato. La riunione del 5 febbraio è rimasta incompiuta e non è giunta ad un accordo sulle modalità di svolgimento della seduta a causa di una disfatta di intenti alimentata da una discussione politica che non ci appartiene e che sarebbe dovuta eventualmente tenersi in altra occasione&#8221;.</strong></em></p>



<p>Queste le motivazioni per cui il Comitato ha deciso di non prendere parte al consiglio comunale aperto del 7 febbraio. &nbsp;Ancora una volta il Re e la Regina si sono arroccati, come nella famosa mossa degli scacchi, per proteggersi da una cittadinanza che chiedeva solo di partecipare alla risoluzione di un problema che dovrebbe toccare il cuore di tutti, per evitare altri drammi futuri. No, a parte proclami di maniera non si è notata alcuna discontinuità rispetto al passato. Serafino è morto, non tutti se ne sono accorti!</p>



<p><em><strong>“Al consiglio comunale il comitato avrebbe chiesto di istituire un gruppo di lavoro con le parti sociali e con gli esperti della materia per elaborare una proposta programmatica per il rilancio della sanità pubblica sul nostro territorio. Inoltre avrebbe chiesto all’amministrazione comunale l’impegno ad aprire un’interlocuzione con il Commissario alla sanità Roberto Occhiuto.&nbsp; Il comitato crede, infatti, che per le funzioni conferitegli, solo il commissario potrebbe dare alla popolazione sangiovannese le risposte che oramai da troppo tempo aspetta. Il Comitato ricorda che a 32 giorni dalla morte di Serafino, nonostante si sia presa coscienza delle difficoltà che si incontrano a gestire le emergenze, ancora si sfugge alla discussione con i cittadini”.</strong></em></p>



<p>Gli “eletti” si ricordano dei cittadini solo nel momento cruciale del voto, qualche mese prima che si aprano le urne. È quello il tempo dei programmi, della trasparenza, della risoluzione dei problemi, delle liti con le controparti chiamate a rispondere dei drammi amministrativi perpetrati nel recente passato. È quello il tempo dei salvatori, dei messia, dei tribuni del popolo. All’apertura delle urne, il Re e la Regina di nuova nomina si scordano totalmente della plebe che li ha votati e si chiudono nel loro castello comunale che nel frattempo da trasparente come il diamante &#8211; secondo il programma elettorale &#8211; è tornato ad essere opaco come un muro di cemento armato, seguendo in questo un’oramai consueta tradizione amministrativa. Si costruiscono i fossati, si allevano i coccodrilli, si alza il ponte levatoio.</p>



<p>Il popolo non va più incontrato, la plebe non ha più diritto alla parola avendo oramai delegato il suo potere di amministrare il bene comune: ci rivedremo tra cinque anni. Eppure, il comitato popolare non ha chiesto la luna, non ha domandato di rientrare nel paradiso perduto, ma ha semplicemente chiesto di essere incontrato, sentito, per stringersi comunitariamente intorno al dramma, piangere insieme e provare a migliorare la propria condizione di vita affinché non si verifichino più eventi così traumatici, che nessun altro, come Serafino, debba morire per un’incapacità gestionale.</p>



<p>Per tutti questi motivi, conclude amaramente il comitato “Si-La Salute Bene Comune”, pur volendo non parteciperemo ad una liturgia meramente burocratica e asfittica:</p>



<p><em><strong>“Libertà, democrazia e verità si difendono con la libertà, con la democrazia e con la trasparenza. Non è tautologia; è realtà. Se non si è liberi e non si vive in un mondo libero non si può difendere la libertà. Se non si è democratici e non si vive in un mondo retto dalle regole della democrazia non si può difendere la democrazia. Se si concepisce la verità come esatta corrispondenza, e non si pratica la trasparenza, condizione dell’esatta corrispondenza, non si difende la verità”. (cit.)</strong></em></p>



<p>Nel frattempo non si può smobilitare, tutta la gente di Calabria dovrebbe continuare ad unirsi in solidarietà a San Giovanni in Fiore, a lottare affinché non si ripeta ancora una, cento o mille volte una morte come quella di Serafino!</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="705" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-2-1024x705.png" alt="" class="wp-image-11046" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-2-1024x705.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-2-300x206.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-2-768x528.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-2.png 1090w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>La città contro lo stato: locale versus globale (di F. Piperno)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/11/21/la-citta-contro-lo-stato-locale-versus-globale-di-f-piperno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 09:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[diritto alla città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dei nostri appunti sulle &#8220;comunità di senso&#8221;, antidoto per l&#8217;iper individualismo delle società info-capitaliste, proponiamo questo articolo di Franco Piperno che analizza il tema della città vista nel suo divenire storico e nella sua attualità e attraverso il suo respiro tra locale e globale, tra urbe e civitas. di Franco Piperno All&#8217;origine della parola: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-62db51eb9fbe9e5558f19324251481d9"><em>Nell&#8217;ambito dei nostri appunti sulle &#8220;comunità di senso&#8221;, antidoto per l&#8217;iper individualismo delle società info-capitaliste, proponiamo questo articolo di Franco Piperno che analizza il tema della città vista nel suo divenire storico e nella sua attualità e attraverso il suo respiro tra locale e globale, tra urbe e civitas. </em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>



<p></p>



<p><em>di Franco Piperno</em></p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">All&#8217;origine della parola: </h4>



<p>politica come bisogno specifico, naturale, di comunità &#8211; prima e al di fuori della statualità. Etimologicamente, con la parola <em>politica </em>s&#8217;intende la gestione collettiva di una comunità,  sia essa un&#8217;intera città o solo un quartiere. Così, la precondizione architettonica perché la politica si svolga è la costruzione di un luogo dove i cittadini possono  riunirsi &#8211; si  pensi  all&#8217;agorà   ateniese,  al forum  romano nell&#8217;epoca repubblicana, al centro storico del comune medievale italiano, alle piazze della rivoluzione francese e poi della Comune di Parigi, al Soviet della prima rivoluzione russa del 1905 e poi di nuovo di quella grande, quella dell&#8217;ottobre 1917. </p>



<p>Nella polis, il popolo, il <em>demos, </em>amministra la vita quotidiana tramite l&#8217;assemblea dei cittadini, un corpo politico in presenza &#8211; una condivisione sentimentale, di gioia e dolore, faccia a faccia, a contatto di gomito gli uni con gli altri. L&#8217;assemblea qualche volta elegge, altre volte sorteggia i delegati, per mandare ad effetto le decisioni comunemente prese; e questi delegati sono vincolati al mandato, sono in carica per un periodo breve non rinnovabile, e possono essere  revocati immediatamente qualora disattendano il mandato stesso.</p>



<p>La parola politica perciò rimandava a un&#8217;attività umana ben diversa da  quella oggi designata dall&#8217;uso comune del termine. Oggi per politica s&#8217;intende, per lo più, il governo del popolo tramite lo stato &#8211; il popolo possiede la sovranità giuridica ma non l&#8217;esercita, affidandola ai rappresentanti o, per dirla con involontario sarcasmo, agli &#8220;eletti&#8221;.</p>



<p>Bookchin, in più occasioni, ha ribadito come questo sistema di rappresentazione senza condivisione, elitario, professionistico, specializzato nelle tecniche di dominio, è emerso in Europa soltanto nel XVI secolo con le monarchie assolute. Nel nostro continente, la perdita  della sovranità civica avviene con l&#8217;emergere del &#8220;governo del re&#8221;, lo stato nazionale. In Francia Richelieu, il ministro del re, fa abbattere le mura della città proprio perché essa non possa più difendersi dallo stato. La distruzione delle mura cittadine, così come dei costumi connessi<img loading="lazy" decoding="async" width="2" height="37" src="">alla sovranità &#8211; gli usi civici per intenderci &#8211; è un portato della nascita dello stato nazionale in Europa.</p>



<p>Gli <strong>usi civici</strong> sono quell&#8217;insieme di abitudini che permettono al cittadino di usare la terra anche quando non può accampare nessun diritto di possesso su di essa; attraverso questi usi, si esercita una sorta di garanzia <em>erga omnes, </em>qualcosa di simile a quel che oggi chiamiamo <em>reddito di cittadinanza. </em></p>



<p>La politica, alla sua origine, è intrecciata al sentimento comunitario e solidaristico e coincide senza residui con la <em>città </em>&#8211; termine latino che etimologicamente indica il legame comunitario, l&#8217;abitare; esso si contrappone a <em><strong>urbe</strong> </em>che denota solo il mero risiedere. Così, nel Mezzogiorno, secondo una considerazione di Gramsci, la città rurale dell&#8217;osso appenninico è abitata dal contadino, che, contrariamente a quel che accade nella Valle Padana, non vive la  campagna, anche se per brevi periodi vi risiede.</p>



<p>La <em><strong>civitas</strong> </em>non si dà senza la campagna che ne assicura la sovranità energetica e alimentare &#8211; il presupposto stesso della sua indipendenza o, meglio, della sua libertà.</p>



<p>Può accadere quindi che per assicurarsi questa libertà la città si strutturi in forma federale fin dal suo inizio; è il caso di Cosenza, la capitale degli antichi Bruzii, che nasce priva di mura perché circondata dai Casali che ne assicurano la difesa e l&#8217;autonomia energetica e alimentare. Ora, come ognuno sa, le cose non stanno più così, al posto dei Casali vi sono i supermercati, la merce tutta  uguale viene dal mercato globale: l&#8217;arancia aggrinzisce sugli alberi del lungo Crati mentre il mercato offre lo stesso agrume lucidato che si può trovare a Palermo come a Brescia o a Barcellona. Sparita la produzione locale, ecco svanire l&#8217;orgogliosa indipendenza, la singolarità del luogo. La cooperazione città-campagna si è interrotta, per poi  andare  in  rovina,  trascinando con se gli usi civici e infine le stesse virtù civiche &#8211; in altre parole, la coscienza comunitaria non viene più coltivata. Un esempio tra tanti: il politico cosentino, il professionista  della politica, non deriva l&#8217;autorità dalla stima di cui lo circondano i suoi concittadini, piuttosto dalla capacità predatoria, dall&#8217;abilità con la quale intercetta e gestisce i fondi pubblici provenienti da Roma e ancor più da Bruxelles. La regola di contare sulle proprie forze, il far da sé, è sistematicamente evasa; si diffonde così in città un accidioso sentimento di auto disprezzo. D&#8217;altro canto, i politici, gli eletti, i rappresentanti abbisognano di consenso e non certo di condivisione; di conseguenza, trattano gli elettori come consumatori da accattivare, ai quali vendere una merce, indurre una preferenza. Per parte loro, ai cittadini è attribuito il dovere, periodico e rituale, di votare per dei candidati scelti dai partiti e senza vincolo di mandato; questi rappresentanti, così selezionati, sono agli antipodi dei delegati civici della democrazia comunale, il cui mandato &#8211; sempre revocabile,  giova  ripeterlo &#8211;  era quello  di gestire le decisioni politiche formulate e deliberate dall&#8217;assemblea dei cittadini.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La città da luogo ameno a nodo dei flussi mercantili</h4>



<p>Nel Mediterraneo, ogni città ha una leggenda di fondazione. Non solamente &#8220;le città madri&#8221;, ovvero Gerusalemme,  Damasco,  Atene, Roma,  Kiev ed alcune altre; anche quelle decisamente più modeste, quelle rurali dell&#8217;osso appenninico, hanno origine a partire dal gesto fondatore di un Dio o comunque di un eroe padre che ha indicato il luogo. Il mito racconta gli elementi di realtà, le condizioni ambientali singolari che hanno permesso la nascita. Infatti, nel Mediterraneo, la città non è un dormitorio ma il luogo della &#8220;buona vita&#8221;; essa quindi non può sorgere dovunque, abbisogna di un adattamento specifico al paesaggio, dove si dia, ad esempio, una sorgente d&#8217;acqua potabile o una rocca dove  rifugiarsi o un fiume dal quale ricavare energia o una insenatura della costa dove adagiarsi a contatto col mare. Accade così che nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, dove la religione cristiana è fortemente intrisa di paganesimo, la città sia sotto tutela di un santo del luogo che, se non l&#8217;ha fondata, l&#8217;ha almeno salvata dal terremoto o dalla malaria o da altre calamità naturali o dalle razzie dei saraceni. Il santo protettore è una metafora del legame civico, della cittadinanza come &#8220;persistenza dello spirito del luogo&#8221;.</p>



<p>Per contro, l&#8217;urbanesimo  moderno delinea una città paradigmatica, una sorta di Los Angeles, ancor meglio, di Brasilia: una gigantesca stazione di transito, un enorme aeroporto, un nodo di dispositivi disciplinari, del tutto estraneo se non ostile al paesaggio, un non-luogo che potrebbe sorgere ovunque, attrezzato non  per  l&#8217;abitare  ma per lo scambio mercantile. Così, l&#8217;urbanesimo statalista svuota la città dalla buona vita. Si pensi a cosa è accaduto alla &#8220;città madre&#8221; di Gerusalemme, la millenaria, dove lo stato nazionale ebraico al posto delle antiche mura che difendevano la città, ha eretto muri per separare i cittadini arabi dagli ebrei; o anche alla sorte di Venezia, intasata da turisti lungo i canali fetidi, divenuta un funebre museo all&#8217;aperto, che &#8220;non vive e non fiorisce se non come una nave in fondo al mare&#8221;.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;unificazione del mercato mondiale e la <strong>colonizzazione delle coscienze</strong> </h4>



<p>Dopo il fallimento del socialismo di stato, lo scioglimento dell&#8217;Unione Sovietica e l&#8217;unificazione del mercato mondiale, il modo di produzione capitalistico è entrato in una fase di accumulazione finanziaria che comporta una nuova distruzione di consuetudini, diritti acquisiti, relazioni sociali non mercantili. È un po&#8217; come se si tornasse alle origini, al XVII secolo, al tempo delle monarchie assolute, quando la polarizzazione della ricchezza monetaria (per esempio, l&#8217;oro e l&#8217;argento in arrivo dalle Americhe) da un lato e, dall&#8217;altro, la recinzione dei campi (il contadino liberato dalla terra, per intenderci) hanno creato le condizioni per la nascita e lo sviluppo del modo di produzione capitalistico e dei suoi dispositivi di dominio: lo stato nazionale. Quel che rende inedita  l&#8217;odierna  globalizzazione non è solo l&#8217;estensione riuscita dei costumi e delle istituzioni occidentali &#8211; i cosiddetti diritti umani &#8211; all&#8217;intero pianeta; quel che è specifico della nostra epoca è piuttosto quell&#8217;imprevedibile autonomia conseguita dal capitale rispetto a quel  lavoro astratto che esso stesso ha creato e col quale, secondo  le  circostanze,  ora  ha  collaborato  ora  è entrato  in conflitto. Detto altrimenti: mentre al suo inizio, il capitale ha lacerato il legame del contadino con la terra trasformandolo in salariato, oggi la gran parte  della produzione  mercantile  ha un bisogno quasi residuale, decisamente marginale, di lavoro vivo. Infatti, la riproduzione allargata, la crescita economica, l&#8217;aumento della dimensione finanziaria e industriale dell&#8217;impresa non richiedono tanto il lavoro umano (cognitivo o meno) quanto la macchina intelligente, l&#8217;automazione cibernetica, in altre parole, l&#8217;uso della tecno-scienza o quel che Marx chiamava &#8220;general intellect&#8221;.</p>



<p>Il capitale, nell&#8217;epoca dell&#8217;unificazione del mercato mondiale, mette al lavoro le macchine piuttosto che gli uomini, acquista una potenza senza precedenti, affrancandosi dal lavoro vivo, innovando ossessivamente processi e prodotti per sottrarsi alla saturazione dei mercati. Il capitale appare posseduto da uno spirito faustiano sicché il suo limite invalicabile risulta essere proprio  quella smodatezza, quel non riconoscere i suoi limiti. Detto altrimenti, trascorre la sua esistenza tra la crisi di sviluppo  e  lo  sviluppo  della  crisi.  L&#8217;esperienza storica mostra che la crescita ininterrotta dell&#8217;economia è una missione impossibile; prova ne è il suo sprofondare periodico nella sovrapproduzione di merci, nella distruzione di ricchezza sociale, nella disoccupazione, fino a produrre una sorta d&#8217;indigenza obesa, di paura senza oggetto, di angoscia, insomma. E tuttavia questa contraddizione sistemica non comporta nessun crollo automatico del modo di produzione capitalistico. Così c&#8217;è da aspettarsi, in Occidente, che nel medio periodo la ripresa instabile della crescita esponenziale (il PIL, per intenderci) avverrà senza alcun significativo allargamento della forza-lavoro occupata. Alla cibernetizzazione accelerata del processo produttivo si accompagna una colonizzazione delle coscienze, una specie di omologazione planetaria del cittadino ridotto a consumatore-elettore-spettatore. Stracciando le relazioni sociali comunitarie fondate sulla reciprocità e sullo scambio non-mercantile, fa così nido, nel senso comune, una sorta d&#8217;ideologia dell&#8217;arricchimento monetario individuale che, per di più, pretende di non essere una ideologia come le altre bensì  una  condotta  di vita  morale  e civile. Questo atteggiamento, piuttosto che inseguire utopie, bada al sodo, al concreto dove per concreto s&#8217;intende il denaro, la &#8220;cattiva astrazione del denaro&#8221;.</p>



<p>La nostra quotidianità è ormai  rigonfia come un vitello all&#8217;estrogeno di valori mercantili, accumulativi, competitivi che convergono nel corrompere i rapporti civici, quelli amicali e perfino quelli familiari; l&#8217;angoscia che ne risulta o resta muta o quando prende parola lo fa in quel cacofonico gergo finanziario, zeppo di feticci concettuali, un &#8220;latinorum&#8221; economicista, dove i termini d&#8217;origine anglo-americana conferiscono al discorso una autorevolezza scientifica posticcia. È un po&#8217; come se la sentimentalità caratteristica del capitale, quella che reifica il futuro, l&#8217;interesse composto, l&#8217;usura per dirla tutta, avesse conseguito una qualche egemonia etica, diffondendosi in modo molecolare nel senso comune tra banchieri, imprenditori, esperti ma anche tra milioni e milioni di esseri umani; non solo, quindi, tra i ricchi ma ancor più tra i poveri. Il futuro, il senso della temporalità, risulta così scandito dalla acquisizione e dal progressivo aumento del reddito monetario, prescindendo da ogni scelta vocazionale, dalla qualità della mansione lavorativa erogata.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/image-1.png" alt="" class="wp-image-10813" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/image-1.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/image-1-300x300.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/image-1-150x150.png 150w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/image-1-768x768.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading">La resistenza dei luoghi: le città a misura umana</h4>



<p>Va da sé che l&#8217;unificazione  del mercato mondiale non scivoli via senza attriti; al contrario, essa suscita potenti energie sociali che spontaneamente affiorano per contrastarla e arrestarla  &#8211; insomma la febbre della globalizzazione produce e riproduce i suoi anticorpi. Questa resistenza non è all&#8217;opera solo nelle aree del mondo invase di recente dal modo di produzione capitalistico; essa scava senza sosta anche nel ricco Occidente. Tanto Bookchin quanto Harvey hanno sottolineato più volte come la globalizzazione capitalistica abbia<br>suscitato, proprio negli USA, un&#8217;attenzione collettiva, senza precedenti, ai luoghi nei quali si abita &#8211; fenomeno etichettato dai media, non senza un retrogusto spregiativo, come localismo. La cura dei luoghi o, per dir meglio, il bisogno sentimentale di comunità in quanto tale, ha dato vita, tanto nell&#8217;America settentrionale quanto in Europa, a una miriade di comitati cittadini, associazioni, gruppi d&#8217;azione di base, tutti impegnati in questioni come la qualità della vita; il rapporto città-campagna; la sovranità alimentare, energetica e monetaria dei<br>luoghi; l&#8217;accoglienza dei migranti; la mobilità urbana soffocata dal traffico privato; la condivisione territoriale con le piante e gli animali; la denuncia dello &#8220;specismo&#8221; ovvero dell&#8217;ideologia che legittima la domesticazione, il commercio e l&#8217;uccisione delle specie diverse da quella umana; la gestione delle discariche tossiche e delle scorie nucleari; l&#8217;oppressione di genere, e così via. Si tratta di problemi urbani non sempre nuovi ma tutti incongrui ad una &#8220;analisi di classe&#8221; di tipo tradizionale. Infatti, ciò che queste esperienze richiedono non è un partito né un sindacato nuovo o vecchio che sia; esse non desiderano avere una rappresentanza che influenzi favorevolmente i dispositivi statuali; semmai pretendono che lo stato non si impicci, resti fuori, si astenga dall&#8217;intervenire per legiferare su queste tematiche. </p>



<p>Dal punto di vista del pensiero politico, si pongono alcune questioni cruciali: come sgravare questo movimento del valore d&#8217;uso della forma organizzativa che dorme latente nel suo seno? </p>



<p>Come favorire il riaffiorare delle istituzioni autentiche,  le  agenzie  della cooperazione basata sulla reciprocità, al di fuori del mercato e oltre lo stato, dove non domina lo scambio tra equivalenti, ma piuttosto dove ognuno dà quel di cui è capace e riceve secondo i suoi bisogni?  </p>



<p>A  ben  guardare questo luogo, nella tradizione italiana, esiste già; ed è la  città  che  si autogoverna:  articolata  nei  suoi quartieri  e          organizzata secondo le istituzioni confederali della democrazia diretta quella immediatamente accessibile al senso comune, che si svolge faccia a faccia, corpo a corpo, una democrazia senza rappresentanza, insomma.</p>



<p>Va così delineandosi una potenziale rifondazione delle città. Si badi non di tutte le città; non, ad esempio, delle poche megalopoli, che pure sono presenti nel nostro paese. Il riferimento va quindi segnatamente alle città che hanno conservato la qualità dell&#8217;abitare, un&#8217;architettura a misura del corpo umano, dove esiste una piazza in grado di accogliere la totalità dei cittadini. L&#8217;esempio più pertinente a proposito sono le città rurali del Meridione.</p>



<p>Quanto alle megalopoli Roma, Milano, Napoli, queste modeste Babilonie, le pratiche della democrazia diretta sono d&#8217;impianto più difficile, se non impossibile. E tuttavia, anche in questo caso; la democrazia senza rappresentanza può dispiegarsi articolando la megalopoli nei suoi quartieri storici. Esemplificativo è il caso della Comune di Parigi durante la Grande Rivoluzione, quando la città, pur avendo oltre un milione d&#8217;abitanti, si organizzò attraverso le Sezioni ponendo la sovranità nell&#8217;Assemblea di quartiere e offrendo un contributo decisivo affinché il sentimento repubblicano si riversasse nel senso comune. Questo elemento fu determinante per la Grande Rivoluzione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Da cittadino a individuo sociale</h4>



<p>La prassi della democrazia diretta ha una potenza sconosciuta alla  democrazia  rappresentativa. Questo risulta evidente in due aspetti della vita quotidiana: </p>



<p>a) l&#8217;efficacia delle decisioni comuni, il loro produrre effetti; </p>



<p>b) la formazione del cittadino<em>I</em> dell&#8217;autocoscienza civica.</p>



<p>Per quanto attiene all&#8217;esercizio del decidere,  laddove sono  in  gioco condotte abitudinarie  &#8211; che causano una sofferenza sorda e superflua al medesimo tempo &#8211;  è chiaro che l&#8217;efficacia viene dalla condivisione e non già per forza di legge, per applicazione di una disposizione statale.  Valga  per  tutti  un  esempio  minimo: la pedonalizzazione di piazze e strade, così importate per sottrarre la città all&#8217;automobile e restituirla  al corpo umano, non avverrà senza una condivisione di massa, una drastica e volontaria contrazione del traffico privato.</p>



<p>Quanto alla formazione del cittadino, una formazione in grado d&#8217;affrontare quelle tematiche alle quali si è fatto cenno poc&#8217;anzi, non basterà certo l&#8217;esangue istruzione pubblica. Occorre ben altro, qualcosa che non sia la registrazione passiva di un sapere già dato, recepito senza mai essere agito. Nell&#8217;Assemblea, come conseguenza automatica dei corpi in presenza, dove tutti possono prendere la parola, ognuno dà il meglio di sé. Ha così luogo una mobilitazione dell&#8217;energia simbolica, della capacità inventiva della cooperazione linguistica &#8211; la lingua del senso comune viene creata e ricreata di continuo; sicché le differenze convergono, e il conflitto perde la sua pesantezza e si alleggerisce risolvendosi interamente in discussione. Quando un&#8217;Assemblea è al lavoro, affiora la possibilità di una coscienza collettiva enorme, quella all&#8217;altezza della specie, quella per dirla con Marx, dell&#8217;individuo sociale.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/11/21/la-citta-contro-lo-stato-locale-versus-globale-di-f-piperno/">La città contro lo stato: locale versus globale (di F. Piperno)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 09:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta analizzate nel precedente articolo (link) le specifiche tecniche del Parco eolico flottante “Enotria” &#8211; che dovrebbe sorgere nel Golfo di Squillace &#8211; e confrontate le analisi progettuali con altri studi provenienti da associazioni ambientaliste e dalla Corte dei Conti Europea, è quasi inutile sottolineare che l’impatto visivo, nel caso degli impianti eolici, è [&#8230;]</p>
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<p>Una volta analizzate nel precedente articolo (<a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">link</a>) le specifiche tecniche del Parco eolico flottante “Enotria” &#8211; che dovrebbe sorgere nel Golfo di Squillace &#8211; e confrontate le analisi progettuali con altri studi provenienti da associazioni ambientaliste e dalla Corte dei Conti Europea, è quasi inutile sottolineare che l’impatto visivo, nel caso degli impianti eolici, è quello maggiormente problematico.</p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-df0c580f13e135a69fd7f7b59b996c47"><strong>Impatto visivo</strong></p>



<p>Su questo punto insistono le maggiori critiche agli impianti eolici (di terra o marini) da parte dei movimenti ambientalisti o da critici d’arte come Sgarbi che ha condotto e conduce una campagna personale contro i “mulini eolici”. L’impatto sul paesaggio è sicuramente molto forte ed invasivo e tale da provocare gravi ferite in aree particolarmente belle dal punto di vista naturalistico e di interesse turistico.</p>



<p>Seguendo, però, le analisi corredate al progetto, tutto questo non si evince o è quantomeno contraddittorio. L’impatto visivo risulterebbe basso nel tratto di costa più prossimo al parco eolico; dagli arenili più vicini all’opera, situati tra i comuni di Sant’Andrea dello Jonio a nord e Roccella Jonica a sud, la percezione delle turbine eoliche sarebbe tale da non incidere sul paesaggio mentre nella restante parte del litorale ionico calabrese l’impatto visivo sarebbe trascurabile o nullo. L’unico problema sollevato è che l’intero Parco Eolico si situa in un’area geografica particolarmente apprezzata per le sue bellezze paesaggistiche. Molti sono gli scorci collinari che permettono una visuale mozzafiato del contesto rurale e marittimo.</p>



<p>“<em>Nel tratto di costa considerato, come precedentemente descritto, si alternano promontori rocciosi e tratti di costa più bassa e lineare. I punti di maggior interesse panoramico sono quindi rappresentati dai promontori, che a partire da nord si individuano in Capo Rizzuto, Le Castella, Copanello, e Caminia. In corrispondenza di questi elementi sono presenti numerosi punti panoramici, che offrono scorci caratteristici del mare e della costa nel suo complesso, creando delle relazioni visive tra un promontorio e l’altro</em>. […] <em>Spostandosi nell’entroterra, nel tratto tra Squillace e Caulonia il sistema collinare e poi montuoso a ridosso dà luogo a un territorio ricco di punti di visuale, costellato di vere e proprie balconate panoramiche che guardano verso il mare e verso la costa. In alcuni borghi dell’entroterra, quali Riace, Monasterace, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, e Monasterolo (per citarne alcuni) sono presenti scorci caratteristici che creano relazioni visive interessanti tra il mare, la costa, il sistema collinare e gli agglomerati urbani. […] Allo stesso modo le strade che perpendicolarmente alla costa collegano i borghi dell’entroterra con la SS 106 generano dei percorsi viari con chiare caratteristiche panoramiche […]. Assume caratteristiche panoramiche di interesse l’area archeologica di Kaulon ed il vicino faro di Punta Stilo presso Monasterace, grazie alla loro posizione leggermente rialzata e al valore storico &#8211; culturale di entrambi i siti”.<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em></p>



<p>L’analisi progettuale continua affermando che il Parco Eolico nella sua parte marittima determinerà impatti a livello paesaggistico durante la fase di esercizio in quanto produrrà interazioni con lo skyline marino (sostanzialmente piatto e privo di isole o altri elementi naturalistici) generando visuali inedite tra il paesaggio costiero e marino. “<em>Il Progetto non determinerà impatti diretti sulla costa o su aree sottoposte a vincolo paesaggistico, ma modificherà la relazione visiva tra queste e il paesaggio marino. Terraferma e mare sono infatti un ambito paesaggistico con una forte interrelazione e modifiche al contesto marino, possono determinare modifiche alla percezione che si ha del mare dalla costa</em>”.<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a></p>



<p>Una grande incongruenza si nota, però, tra il paragrafo 4.4.3 del progetto dove alle voci “Interesse storico-artistico”, “Panoramicità”, “Fruizione paesistico ambientale” vengono assegnati valori di sensibilità paesaggistica alti o medio-alti con il paragrafo 5.2.1 che nega particolari impatti paesaggistici sia a livello di arenile che dall’entroterra e dai punti panoramici situati presso i centri storici dei borghi collinari.</p>



<p><em>“L’impatto visivo è essenzialmente basso nel tratto di costa tra Sant’Andrea dello Jonio a nord e Roccella Jonica a sud […] per un tratto di costa di circa 40 km. Nelle restanti porzioni di costa l’impatto risulta trascurabile, circa 111 km. Allontanandosi dalla costa verso l’entroterra, l’impatto risulta basso fino a circa 25 km di distanza dagli aerogeneratori, mentre […] oltre i 25 km di distanza dagli aerogeneratori più prossimi alla costa l’impatto risulta trascurabile”.<a id="_ftnref3" href="#_ftn3"><strong>[3]</strong></a></em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="509" height="434" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5.png" alt="" class="wp-image-10722" style="width:749px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5.png 509w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5-300x256.png 300w" sizes="auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px" /></figure>



<p>Ancora di più risalta l’incongruenza analizzando la chiusura del paragrafo dove in sintesi si afferma che il paesaggio è stato sempre modificato dall’azione umana e dagli eventi naturali e che il Parco Eolico non farà che aggiungere una nuova stratificazione moderna alla lunga evoluzione del paesaggio:</p>



<p><em>“Si ritiene quindi che il Progetto si inserisca in un contesto paesaggistico in continua evoluzione, inserendosi all’interno di dinamiche di trasformazione avvenute in epoche storiche passate e che ne hanno determinato le caratteristiche paesaggistiche attuali. <strong>Il Progetto potrà quindi stabilire delle nuove relazioni visive, di linguaggio e di funzione con gli elementi che attualmente compongono il paesaggio, andando ad aggiungere una nuova stratificazione che rappresenta la sfida del vivere contemporaneo</strong>”.<a href="#_ftn4" id="_ftnref4"><strong>[4]</strong></a></em></p>



<p>Non si capisce, dunque, come sia possibile prospettare in un paragrafo un impatto visivo del Parco eolico etichettato con termini che vanno da “basso” a “trascurabile”, e passare poi nel paragrafo successivo all’asserzione di come l’impianto eolico potrebbe creare una nuova stratificazione paesaggistica generando un’evoluzione dello skyline attraverso nuove relazioni visive. La forbice, come ammesso nello stesso elaborato progettuale, in realtà si genera nelle valutazioni soggettive e nelle priorità politiche del mondo attuale. Il dilemma sta nel pesare le varie sensibilità ed i vari impatti. In buona sostanza: quanto siamo disposti a cedere rispetto all’impatto ambientale e paesaggistico e alla perdita dell’ambiente marino naturale con l’evidente disturbo per la flora e la fauna marina per favorire un impatto energetico positivo sulla produzione di CO2 e sui cambiamenti climatici globali? Integrità paesaggistica, benessere animale o integrità climatica?</p>



<p>Questo è l’enigma che la grande mole della documentazione progettuale, e gli stessi proponenti l’opera, lasciano ai cittadini e alle istituzioni affinché possa essere da loro risolto.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="642" height="617" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6.png" alt="" class="wp-image-10723" style="width:978px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6.png 642w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6-300x288.png 300w" sizes="auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-f06424cd5087937126e3af74e0bc864c"><strong>I padroni dell&#8217;energia</strong></p>



<p>E’ bene ricordare, a questo punto, come “su scala nazionale, la Calabria, con 440 impianti eolici &#8211; il 70% è nelle province di Crotone e Catanzaro &#8211; contribuisce per il 7% alla produzione di energie rinnovabili (il 10% in termini di potenza installata) e di fatto potrebbe raggiungere l’autosufficienza energetica”<a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>. La Calabria produce più energia di quella che consuma (<a href="https://www.malanova.info/2022/03/11/produzione-energetica-quale-prospettiva/">Malanova 2022</a>), ma non riceve alcuna compensazione per ridurre i costi energetici dei cittadini. Come vedevamo nell’articolo precedente dalla relazione della Corte dei Conti Europea a riguardo degli investimenti sull’eolico offshore, anche il settore energetico e rinnovabile calabrese è sostanzialmente nelle mani dell’industria e degli interessi privati. I cittadini residenti subiscono l’impatto ambientale e a volte anche odorifero di alcuni impianti “rinnovabili” come le Centrali a biomasse, gli agricoltori sono penalizzati dalla gestione degli invasi idrici da parte di società private ma nessuna ricaduta positiva sui residenti è data dal fatto di vivere in una Regione tutto sommato con un alto grado di sostenibilità rispetto alla media e comunque autonoma dal punto di vista della produzione energetica. La bolletta, anzi, è per i singoli cittadini più pesante che nei territori del Nord Italia.</p>



<p><em>“Piero Polimeni, ingegnere di Net – Polo di innovazione Ambiente e Rischi naturali della Calabria e già docente nelle università di Messina e Reggio Calabria, nello spiegare i nodi che persistono sull’energia pulita e rinnovabile, punta su un fondamentale dato di partenza: «Il consumo della Calabria non richiede tutta l’energia che viene prodotta. Eppure, nel crotonese e nel lametino possiamo dire che ormai c’è un “paesaggio di ferro”, perché abbiamo una quantità considerevole di impianti eolici che producono energia che viene esportata sia in Italia che fuori. Per poter fare un bilancio energetico dobbiamo considerare che quello che consumiamo è molto inferiore rispetto all’energia che produciamo con tutti i tipi di impianti, da quelli a gas a quelli delle fonti rinnovabili. Con l’eolico e il fotovoltaico arriviamo a esportare i due terzi dell’energia che produciamo, si parla di miliardi di Kwh, 9 Gigawatt ne vengono prodotti e circa 6 ne vengono esportati ogni anno»”.</em><a href="#_ftn6" id="_ftnref6">[6]</a><em></em></p>



<p>Nonostante questo, risultano in costante aumento le richieste di concessioni (157 in corso di valutazione, anche per impianti offshore, 12 quelle approvate). Eolico, fotovoltaico, idroelettrico e termoelettrico. <em>“L’obiettivo del 2030, fissato dall’Unione Europea nel Fit for 55 (il piano per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55%), nella regione appare concretamente raggiungibile”.<a href="#_ftn7" id="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a></em></p>



<p>Siamo di fronte, dunque, ad una vera e propria colonizzazione, uno sfruttamento del territorio calabrese al fine della produzione energetica. Al di là degli impatti ambientali e paesaggistici, è questo il punto della questione che dovrebbe essere maggiormente sottolineato dai movimenti ambientalisti e salvaguardato dagli amministratori. Parallelamente alla massiccia produzione energetica e alla relativa colonizzazione e sfruttamento del paesaggio e delle risorse naturali non emergono dati positivi per la popolazione: i profitti scorrono tranquilli nelle tasche delle società quotate in borsa così come l’energia pacificamente si tuffa nella rete per essere venduta ed utilizzata su altri territori.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>È ancora peggio – chiarisce Polimeni – <em>“perché non solo non si è mai generata ricchezza attraverso questa produzione in eccesso, ma oggi il costo che paghiamo è quello del consumo di suolo con gli enormi impianti eolici e fotovoltaici. Impianti costruiti da imprese multinazionali che hanno portato fuori anche tutti i benefici”.<a href="#_ftn8" id="_ftnref8"><strong>[8]</strong></a></em></p>



<p>Le comunità non hanno alcun controllo di questa produzione e dei relativi proventi ad essa associata. Tutto il settore energetico è saldamente nelle mani di soggetti privati che fanno il buono ed il cattivo tempo sui territori e dispongono a loro piacimento dei beni comuni calabresi.</p>



<p>La richiesta e l’accelerazione degli investimenti, per come Europa comanda, è così pressante che un analogo progetto, che analizzeremo in un prossimo articolo, è previsto nei mari antistanti l’importante città di Corigliano Rossano nella fascia Jonica cosentina.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>NOTE:</p>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Progetto del Parco Eolico flottante Offshore, p. 134-135. <a href="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-Enotria-Parco-Eolico-Offshore.pdf">https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-Enotria-Parco-Eolico-Offshore.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> <em>Ibidem</em>, p. 147, p. 147</p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> Ibidem, p. 151</p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> <em>Ibidem</em>, p. 152</p>



<p><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB">https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB</a></p>



<p><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a> <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/economia/territorio-e-ambiente/2024/04/29/saccheggiata-lenergia-pulita-della-calabria">https://www.quotidianodelsud.it/calabria/economia/territorio-e-ambiente/2024/04/29/saccheggiata-lenergia-pulita-della-calabria</a></p>



<p><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB">https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB</a></p>



<p><a id="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Vedi nota 15</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p></p>



<p>ARTICOLO PRECEDENTE:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="LdTZVh8aS6"><a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/embed/#?secret=azRJiU97V1#?secret=LdTZVh8aS6" data-secret="LdTZVh8aS6" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 11:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scadenza per la presentazione delle osservazioni: 18/09/2024. Pochi giorni ci dividono dal “via libera” alla costruzione di un mega parco eolico offshore nel golfo di Squillace. Il parco, già ribattezzato “Enotria”, ha una potenza complessiva di 555 MW e verrà realizzato nello specchio marino del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo. LE SPECIFICHE [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scadenza per la presentazione delle osservazioni: 18/09/2024. </p>



<p>Pochi giorni ci dividono dal “via libera” alla costruzione di un mega parco eolico offshore nel golfo di Squillace. Il parco, già ribattezzato <em>“Enotria</em>”, ha una potenza complessiva di 555 MW e verrà realizzato nello specchio marino del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="571" height="683" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image.png" alt="" class="wp-image-10714" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image.png 571w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-251x300.png 251w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></figure>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-19f75c3444cb3e7893d37989139479ca"><strong>LE SPECIFICHE TECNICHE</strong></p>



<p>L’impianto eolico sarà composto da 37 aerogeneratori che galleggeranno nel Mar Ionio a circa 22 km dalla costa calabrese. Ciascun aerogeneratore, di potenza unitaria pari a 15 MW, ha un’altezza di 355 metri (compreso il diametro del rotore).</p>



<p>L’istanza per l’avvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stato presentato nel mese di maggio scorso al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dalla Società Parco Eolico Flottante Enotria S.r.l. con socio unico e sede legale in Roma che è subentrata nel progetto prima a capo della Società Acciona Energia Global Italia Srl, società facente parte del medesimo gruppo aziendale. Gli obiettivi che il progetto Enotria si propone spaziano dal cambiamento climatico (leggi green economy o capitalismo verde), alla produzione di energia rinnovabile, passando per la produzione di lavoro e il soddisfacimento degli obiettivi del Green Deal Europeo tanto sponsorizzato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.</p>



<p></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-afd28dd6d973b0394dc66f8eaa29fa2f"><strong>I dati dell&#8217;energia eolica</strong></p>



<p>L&#8217;energia eolica offshore è una delle fonti rinnovabili su cui si punta per la decarbonizzazione globale della produzione elettrica utile per il raggiungimento della neutralità climatica pensata come obiettivo per l’anno 2050. Attualmente, la capacità installata a livello globale supera i 62 GW, generando oltre 130 TWh di elettricità sostenibile ogni anno e si prevede una forte crescita che nel 2050, si stima, porterà la produzione dell’energia eolica offshore a rappresentare il 13% dell&#8217;elettricità prodotta nel mondo. Entro il 2030, invece, l’eolico nel suo insieme sarà una delle fonti di energia principali, in grado di soddisfare il 24% del fabbisogno energetico a livello globale.&nbsp;</p>



<p>La capacità operativa complessiva italiana dell&#8217;eolico offshore galleggiante, attualmente in funzione e collegato alla rete, ammonta a 120 MW (ricordiamo che in Calabria sarà istallato un impianto di 555 MW). Un esempio è quello di Taranto, che ha richiesto quattordici anni di lavoro tra progettazione e istallazione e rappresenta il primo impianto offshore del Mediterraneo. Ha una potenza di trenta megawatt e si stima riesca a coprire il fabbisogno energetico annuo di circa sessantamila famiglie, eliminando settecentotrentamila tonnellate di anidride carbonica nei suoi venticinque anni di funzionamento. Nove sono attualmente gli impianti di questo tipo in Europa: Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Francia e Spagna (112,97 MW) e due impianti in Asia &#8211; Giappone e Cina &#8211; (7,5 MW). Nel mondo, in questo momento, sono in fase di sviluppo 300 progetti eolici offshore galleggianti di cui 60 sono situati nelle acque italiane.</p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-4642338142eb54e0390141816822e0f9"><strong>L&#8217;impatto ambientale</strong></p>



<p>Il parco eolico del golfo di Squillace si basa tecnologicamente su una piattaforma galleggiante capace di fungere da fondazione per gli aerogeneratori, piattaforma che permette di installare le “eliche” in pieno mare e a grande distanza dalla costa. Questo, secondo i progettisti, porterebbe a ridurre il più possibile “interferenze con il paesaggio, la pesca, l’ambiente ed ogni altra attività costiera”.<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a></p>



<p>Un impatto ambientale certamente verificato è quello relativo, a livello del cantiere a terra, alla necessità di spostamento di alcuni ulivi per la realizzazione della Stazione Elettrica di Trasformazione. Gli ulivi espiantati, tengono a precisare i progettisti, saranno ripiantati in aree idonee. Il cavidotto interrato si sviluppa, inoltre, per una lunghezza complessiva pari a circa 46 km, interessando i comuni di Cropani, Botricello, Belcastro, Cutro, Roccabernarda, Crotone e Scandale. A partire dalla buca giunti terra &#8211; mare, punto di approdo dei cavi marini, il tracciato del cavidotto interrato si sviluppa principalmente lungo la rete stradale esistente e in parte sui terreni adiacenti alla stessa.</p>



<p>La costruzione del parco eolico interesserà sulla terraferma anche alcuni siti della Rete Natura 2000 e specificamente le aree naturali protette di:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><em>1</em></td><td>Marchesato e Fiume Neto</td><td><em>ZPS </em>IT9320302</td></tr><tr><td><em>2</em></td><td>Stagni sotto Timpone San Francesco</td><td><em>ZSC </em>IT9320046</td></tr><tr><td><em>3</em></td><td>Foce del Crocchio – Cropani</td><td><em>ZSC </em>IT9330105</td></tr><tr><td><em>4</em></td><td>Steccato di Cutro e Costa del Turchese</td><td><em>ZSC </em>IT9320106</td></tr></tbody></table></figure>



<p>L’area marittima, invece, sempre secondo i progettisti, non è una rotta frequentata massivamente nelle migrazioni degli uccelli ed in più l’impianto non recherebbe danni alla pesca locale. Solo per l’impatto acustico, durante il cantiere e ad impianto funzionante, risulterebbero impatti reali anche se non pericolosi per la fauna marina ma che sarebbero <em>“in grado di determinare un possibile disturbo comportamentale di alcune specie di cetacei”.</em></p>



<p>Questo dato così neutro non risulta in linea con gli studi ambientali specialistici prodotti, a titolo d&#8217;esempio, nel 2023 nei Paesi Bassi e relativi al Mare del Nord. La biologa marina&nbsp;Josien Steenbergen dell’Università di Wageningen&nbsp;ha compiuto&nbsp;una prima valutazione dell’impatto&nbsp;che avrà l’espansione della costruzione di centrali eoliche sulla fauna di quelle aree raccogliendo e sintetizzando le&nbsp;non poche ricerche già effettuate&nbsp;su questi temi e concludendo “che i danni che la generazione eolica può recare alla fauna non sono trascurabili”<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>. Certo, secondo la stessa studiosa, la ricerca sulle interazioni tra pale e fauna potrebbe migliorare di molto gli impatti ambientali. La nota di chiusura è in linea con l&#8217;entusiasmo di chi ha una fede assoluta nel progresso scientifico che sarà sempre capace di risolvere in una data futura gli eventuali squilibri prodotti nell&#8217;oggi.</p>



<p>Molto positiva anche l’opinione di Legambiente assolutamente a favore dell’eolico offshore, opinione che condensa in un recente e sintetico articolo dal titolo: <em>“Smontiamo le fake news sull’eolico offshore!”</em>.<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> Simile il parere del WWF nel suo report specialistico del 2022: <em>“L&#8217;energia rinnovabile offshore costituisce una parte essenziale della transizione energetica verso un&#8217;economia resiliente e completamente decarbonizzata, ed è indispensabile per raggiungere un&#8217;Europa climaticamente neutrale. Lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore raggiungerà il suo obiettivo […] se offrirà soluzioni per la crisi climatica che siano pienamente compatibili con la tutela della biodiversità marina, la resilienza degli oceani e una giusta transizione energetica”</em><a id="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>. In entrambe le analisi, però, spicca la relativizzazione dell’impatto ambientale dei parchi eolici offshore dovuto all’altra faccia della medaglia rappresentata dal riscaldamento globale e dalle energie rinnovabili considerate l’unica medicina per curare il grande malato climatico. In effetti il condizionale è molto presente in questi studi che affermano la bontà e la necessità dell’offshore se…non ha impatti, se&#8230;rispetta la fauna, se&#8230;mitiga le problematiche della fase di installazione (secondo molti esperti la più impattante). Molti ‘se’, poche certezze.</p>



<p>Più cauta la relazione speciale della Corte dei Conti Europea del 2023 dal titolo: “<em>Energie rinnovabili offshore nell’UE”</em><a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a> e sottotitolo: <em>“Piani di crescita ambiziosi, ma rimane la sfida della sostenibilità”</em>. L’energia proveniente da impianti offshore è stimata tra le più promettenti nella programmazione europea denominata Green Deal. Selezionando progetti finanziati tra il 2007 ed il 2022, la relazione ha provato a capire se la messa in produzione di questi impianti è davvero poi così sostenibile come si annunciava. La conclusione dell’analisi ha evidenziato come <em>“le azioni dell’UE, compresi i finanziamenti erogati, hanno contribuito allo sviluppo delle energie rinnovabili offshore, in particolare dell’energia eolica offshore. Tuttavia, gli obiettivi sono ambiziosi e può risultare difficile raggiungerli; inoltre, permane la sfida di garantire la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo delle energie rinnovabili offshore”</em>.<a id="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a> Gli obiettivi per le energie rinnovabili offshore sono stati stabiliti in 61 GW di capacità installata entro il 2030 e di 340 GW entro il 2050. Obiettivi che, viste le difficoltà di<br>progettazione, burocratiche e di installazione, sembrano troppo ambiziosi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="395" height="268" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1.png" alt="" class="wp-image-10715" style="width:597px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1.png 395w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1-300x204.png 300w" sizes="auto, (max-width: 395px) 100vw, 395px" /></figure>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-f06424cd5087937126e3af74e0bc864c"><strong>I padroni dell&#8217;energia</strong></p>



<p>Un altro tassello importante, nell’analisi che stiamo qui producendo, è quello relativo ai padroni dell’energia. Come sempre in uno spazio economico capitalistico e neo-liberista, <em>“la maggior parte degli investimenti nelle tecnologie per le rinnovabili a basse emissioni di carbonio provengono dall’industria e dagli investitori privati”.</em><a id="_ftnref7" href="#_ftn7"><sup>[7]</sup></a> Questi industriali però non sono lasciati soli ma coccolati dal bilancio dell’UE che ha sostenuto le energie rinnovabili con una serie di sovvenzioni. La Corte dei Corte in questa relazione speciale ha individuato sovvenzioni relative alle fonti di energia offshore per un importo di 2,3 miliardi di euro tra il 2007 e il 2022. Tutto questo senza contare le ulteriori possibilità di finanziamento attraverso il PNRR. Anche la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha fatto il suo fornendo prestiti e investimenti in capitale azionario per un totale di 14,4 miliardi di euro dal 2007. “<em>Gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi sono stati stimati a 800 miliardi di euro entro il 2050, provenienti per la maggior parte da investimenti privati”.<a id="_ftnref8" href="#_ftn8"><strong>[8]</strong></a></em></p>



<p>Significativo anche l’impatto del settore sul mondo del lavoro. Il solo ambito dell’eolico offshore è passato dal 2009 al 2020 da 400 occupati (diretti ed indiretti) a 77 mila. Nel 2021 un terzo delle imprese energetiche ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato. Di contro c’è da considerare l’impatto che l’installazione di questi Parchi eolici offshore possa limitare gli spazi per la pesca con una relativa contrazione dei posti di lavoro nel settore. In effetti tra le proteste e le resistenze a questo tipo di impiantistica molto presente è la voce dei pescatori che esprimono preoccupazione per gli sviluppi e le ricadute future di una presenza massiccia di impianti offshore nei mari europei.</p>



<p>Ritornando all’impatto ambientale, seguendo la programmazione europea, il raggiungimento delle percentuali di produzione di energia eolica offshore fissate richiederà meno del 3% dello spazio marittimo europeo che è compatibile con la strategia dell’UE sulla biodiversità. Quello che sembra mancare, però è una valutazione seria degli effetti cumulati sull’ambiente marino. Il mare europeo, infatti, non è sfruttato solo per la produzione di energia ma vede la concomitanza di altre attività economiche (pesca, trasporti, logistica,<br>turismo etc..) i cui impatti cumulativi sono sconosciuti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="444" height="429" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4.png" alt="" class="wp-image-10718" style="width:546px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4.png 444w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4-300x290.png 300w" sizes="auto, (max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>



<p><em>“Vi sono dati empirici insufficienti e conoscenze limitate sulle specie e sugli ambienti marini non settentrionali, dal momento che la maggior parte degli studi esistenti si basa sugli impianti offshore del Mare del Nord. La Corte ritiene che, date le attività umane esistenti in mare e la portata del previsto dispiegamento delle ERO, dagli attuali 16 GW di capacità installata a 61 GW solo nel 2030, l’impronta ambientale sulla vita marina possa essere significativa e non sia stata presa sufficientemente in considerazione dalla Commissione e dagli Stati membri. […] La prevista crescita delle energie rinnovabili offshore pone sfide per la sostenibilità ambientale. Nel proporre la strategia dell’UE sulle energie rinnovabili offshore, </em><strong><em>la Commissione non ha stimato i potenziali effetti sull’ambiente”</em>.</strong><em> <a id="_ftnref9" href="#_ftn9"><strong>[9]</strong></a></em></p>



<p></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-8006be0c7871415dab66dcd8fc677377">SECONDA PARTE</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="vzFYSTKvfz"><a href="https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/">“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/embed/#?secret=oDidn6CExK#?secret=vzFYSTKvfz" data-secret="vzFYSTKvfz" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>NOTE:</p>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Avviso al pubblico del 19/08/2024</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> <a href="https://www.qualenergia.it/articoli/contenere-impatto-eolico-offshore-su-specie-animali/">https://www.qualenergia.it/articoli/contenere-impatto-eolico-offshore-su-specie-animali/</a></p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> <a href="https://golettaverde.legambiente.it/2024/08/01/fake-news-eolico-off-shore/">https://golettaverde.legambiente.it/2024/08/01/fake-news-eolico-off-shore/</a></p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> <a href="https://www.wwf.it/uploads/WWF_Linee-Guida-Eolico-Offshore_04.11.22_AZ.pdf">https://www.wwf.it/uploads/WWF_Linee-Guida-Eolico-Offshore_04.11.22_AZ.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a> <a href="https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2023-22/SR-2023-22_IT.pdf">https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2023-22/SR-2023-22_IT.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a> <em>Ibidem</em>, p. 5</p>



<p><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a> <em>Ibidem</em>, p.9</p>



<p><a href="#_ftnref8" id="_ftn8">[8]</a> <em>Ibidem</em>, p. 12</p>



<p><a href="#_ftnref9" id="_ftn9">[9]</a> <em>Ibidem</em>, p. 40-43</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ce lo dice l’Europa: la politica del copia e incolla</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/08/29/ce-lo-dice-leuropa-la-politica-del-copia-e-incolla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 07:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono tante le necessità che affliggono le nostre comunità. Poche le risorse per soddisfarle tutte, dicono gli amministratori. Così, la rete idrica è un colabrodo con punte che toccano il 60-70% di perdite del prezioso e vitale liquido, per fare una visita o delle analisi e non aspettare due anni c’è bisogno dei soldini per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono tante le necessità che affliggono le nostre comunità. Poche le risorse per soddisfarle tutte, dicono gli amministratori. Così, la rete idrica è un colabrodo con punte che toccano il 60-70% di perdite del prezioso e vitale liquido, per fare una visita o delle analisi e non aspettare due anni c’è bisogno dei soldini per rivolgersi ai privati, le strade e gli edifici pubblici (scuole, municipi, case popolari) sono al limite dell’agibilità.</p>



<p>In questo stato delle cose, la nostra matrigna chiamata Europa programma l’ennesimo finanziamento calato dall’alto per la realizzazione dell’ennesimo Palasport polivalente condendola con la notizia, sempre gradita, che parte della struttura è riservata all&#8217;esercizio anche agonistico da parte delle persone con disabilità. Non importa se sia vero o meno. Ricordiamo a questo riguardo, come un flash, l’impossibilità di utilizzare il palazzetto nuovo di zecca del Villaggio Europa a Rende (CS) per il torneo di Torball organizzato dall’Unione Italiana Ciechi con annessa figura di merda amministrativa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="644" height="217" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1.png" alt="" class="wp-image-10705" style="width:1019px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1.png 644w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-1-300x101.png 300w" sizes="auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px" /></figure>



<p>Dunque, dietrofront, il nuovissimo palazzetto non potrà essere utilizzato per eventi sportivi di ragazzi con disabilità ma potrà ospitare fiere ed esposizioni. Di contro, una struttura oramai datata, preesistente e funzionante, era sufficiente &#8211; anzi spesso sottoutilizzata &#8211; e in grado di ospitare l’evento (sic!).</p>



<p>Nel comunicato del Sindaco di Cosenza, Franz Caruso, di presentazione dell’opera si afferma<em>: “Soprattutto, [il Palasport] è <strong>un presidio di inclusione sociale</strong> che, per le sue caratteristiche, vanta pochi altri esempi nel resto del Paese, collocando Cosenza all’avanguardia per qualità e prestigio delle attività sportive. Il Palazzetto dello Sport, in poche parole, rappresenta l’ennesimo tassello del mosaico di città moderna, sostenibile ed inclusiva che stiamo realizzando”.</em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="292" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png" alt="" class="wp-image-10706" style="width:727px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png 410w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-2-300x214.png 300w" sizes="auto, (max-width: 410px) 100vw, 410px" /></figure>



<p>Peccato che a pochi metri (non kilometri) di distanza, in quel di Rende, nella stessa Area Urbana, sta prendendo vita un progetto fotocopia.</p>



<p>“<em>È stato approvato il progetto definitivo per la realizzazione del centro sportivo polifunzionale paralimpico a Rende, in contrada Marchesino. Il centro di preparazione per atleti non vedenti sarà finanziato dal PNRR per oltre 4 milioni di euro. […] Con la partecipazione della <a href="http://www.fispic.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi FISPIC</a>, si provvederà a costruire un centro sportivo polivalente che potrà ospitare oltre agli sport più classici come pallavolo, basket, atletica leggera anche lo squash e <strong>discipline paralimpiche come il goalball e il torball</strong></em><strong>”.  (Fonte: </strong><a href="https://www.sporteimpianti.it/notizie/il-centro-sportivo-paralimpico-di-rende/"><strong>sporteimpianti.it</strong></a><strong>)</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="565" height="255" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3.png" alt="" class="wp-image-10707" style="width:874px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3.png 565w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-3-300x135.png 300w" sizes="auto, (max-width: 565px) 100vw, 565px" /></figure>



<p>Con un sincronismo quasi perfetto anche l’Università della Calabria (sempre a Rende e a poche centinaia di metri dal precedente) vince un bando per l’edilizia sportiva. Quest’anno sarebbe previsto l’avvio dei lavori per la Cittadella dello Sport ed il potenziamento delle strutture del Campus. <em>“<strong>Con 8,6 milioni è il più grande progetto finanziato nel Mezzogiorno. […] </strong>La centralità che rivestirà sempre più lo sport all’Unical non può prescindere dal coinvolgimento attivo degli studenti con disabilità iscritti all’ateneo. Si procederà con l’allestimento delle palestre per la pratica di due discipline sportive sempre più diffuse e preferite<strong>: il&nbsp;torball, gioco sportivo a squadre per non vedenti,&nbsp;e il&nbsp;sitting volley, la pallavolo paralimpica</strong>”</em>. <strong>(Fonte: </strong><a href="https://www.unical.it/contents/news/view/8071-lo-sport-invade-lunical-nasce-una-cittadella-con-pista-datletica-olimpica-e-campi-polivalenti/"><strong>unical.it</strong></a><strong>)</strong></p>



<p>Per farvi comprendere ulteriormente come oramai la politica non sia più visione del mondo e anticipazione dei tempi, programmazione, profezia, idea ma un mero copia e incolla ed un immane giro di denari pubblici centrato nell’Unione Europea, ci spostiamo poco più in là, a Corigliano-Rossano, e troviamo un altro progetto, questa volta ancora con fondi PNRR, molto simile persino nell’espressione grammaticale della sua presentazione:</p>



<p><em>“Dopo aver ottenuto un finanziamento per oltre un milione e mezzo di euro, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 – Componente 2 – Investimento 3.1 “Sport e inclusione sociale”, sono partiti i lavori per la realizzazione della Cittadella dello Sport nel Centro Storico di Rossano. Il bando Pnrr in oggetto si pone l’obiettivo di incrementare l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso la realizzazione o la rigenerazione di impianti sportivi che favoriscano il recupero di aree urbane. L’intervento previsto grazie al finanziamento prevede la realizzazione di un impianto sportivo polivalente indoor ed outdoor, con spazi per praticare basket, calcetto, pallavolo, pallamano, ginnastica, arti marziali, scherma, padel e pista di pattinaggio, nell’area comunale di circa 5.000 mq, in località Sant’Antonio, nei pressi del Teatro Maria De Rosis”. (Fonte: </em><a href="https://www.comunecoriglianorossano.eu/2024/01/24/cittadella-dello-sport-partiti-i-lavori/"><em>comunecoriglianorossano.eu</em></a>)</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="534" height="292" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png" alt="" class="wp-image-10708" style="width:762px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png 534w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-4-300x164.png 300w" sizes="auto, (max-width: 534px) 100vw, 534px" /></figure>



<p>Stesso copione a Crotone, Torino, Vercelli, Cesano, Bologna: tanti nuovi impianti sportivi mentre quelli preesistenti chiudono per la mancanza di manutenzione.</p>



<p>Sono gli stessi cittadini di Cosenza che lo testimoniano commentando il post del primo cittadino di Cosenza:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Benissimo!</p>



<p>Ma la palestra della scuola primaria di via Misasi?</p>



<p>Possibile che non si riesce a fare nulla?</p>



<p>Si trova in centro e ricomincerebbe a essere risorsa sia per gli alunni che per la cittadinanza come lo era un tempo ( riducendo anche l&#8217;utilizzo di automobili di chi abita lì vicino e vuole svolgere o far svolgere ai propri figli attività motoria)</p>



<p>É stato previsto qualche intervento&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/franzcaruso?__cft__%5b0%5d=AZUPkYYfbJ3HTXr3irbNyo0b-gFl4R4wH6LemNBbJxQMA_ZKa2WGv2F5mFRlSzuwWakRqdky475ZoDfr2yQIKNlXpeW9lH5-AMJxefh6o6up1hU30weVmApoXEE3kbvi23210ojKuKLRNY1Ed4xvsTXOJBu5LQ-eGv3enbVQDKhH29zhrdNgKz5kalch5R6_UQybhVHPelykkuHFbd30mD9r&amp;__tn__=R%5d-R">Franz Caruso</a>&nbsp;?”</p>



<p>[…]</p>



<p>Lo stadio tra 30 anni?? Per un po’ di intonaco la tribuna B chiusa 2 anni.. immagino per il resto…..</p>



<p>[…]</p>



<p>Il planetario intanto crolla&#8230;</p>



<p>[…]</p>



<p>Franz Caruso: “Nel Planetario ci sono stati atti vandalici che hanno riguardato anche le lenti Zeiss, che hanno un costo elevato.</p>



<p>Noi non possiamo chiamare Zeiss perchè abbiamo scoperto che non sono stati pagati.</p>



<p>Quell&#8217;opera io non posso metterla in funzione perchè ci vogliono 450 mila euro per pagare la Zeiss”</p>



<p>[…]</p>



<p>Il 4* palazzetto mancava proprio.. ristrutturare e rendere più moderni i tre che abbiamo già no eh?</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="642" height="541" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5.png" alt="" class="wp-image-10709" style="width:974px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5.png 642w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/08/image-5-300x253.png 300w" sizes="auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Progetti analoghi in giro per l&#8217;Italia</strong></figcaption></figure>



<p>A queste giuste osservazioni dei cittadini, molti dei quali anche favorevoli al Palasport, risponde la signora Carla Perris, sembrerebbe a nome del Comune di Cosenza, che snocciola alcuni altri finanziamenti per recuperare strutture al momento inagibili perché vandalizzate o nuovi progetti sulle strutture sportive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>3 milioni e 800 mila euro per il recupero del Palazzetto dello Sport di Casali;</li>



<li>7 milioni di euro per “avvicinare” le curve del San Vito – Marulla.</li>
</ul>



<p>Se facciamo una somma di tutti questi finanziamenti, qui ne abbiamo raccolti solo alcuni, e aggiungiamo la pioggerella di prebende elargite sempre con i fondi PNRR, possiamo realizzare finalmente che i soldi ci sono ma che spessissimo sono male investiti in tutta Italia e alle nostre latitudini, spesso, le opere poi inaugurate sono consegnate “chiavi in mano” alla gestione degli amici degli amici o utilizzate per pagare qualche cambiale elettorale. Pensiamo allo scempio del Parco Acquatico o al Palasport di Villaggio Europa sempre a Rende o ai tanti impianti sportivi ed edifici pubblici lasciati a marcire o regalati a canone zero o quasi a personaggi vicini alle amministrazioni o alle cosche.</p>



<p>Allora, cari amministratori europei, nazionali, regionali o cittadini, la prossima volta, quando si chiederà conto delle strade colabrodo, dei servizi pubblici essenziali inesistenti, delle scuole che cascano a pezzi, della rete idrica “buchi buchi”, del Pronto Soccorso inefficiente, non date la colpa alle precedenti amministrazioni o alla mancanza di risorse: confessate più candidamente che avete pensato per il nostro bene di investirli in palazzetti, parchi acquatici, campi di padel, cittadelle dello sport e in una miriadi di altre strutture pubbliche che presto verranno dimenticate, vandalizzate e che poi serviranno certamente per nuovi finanziamenti atti a ripristinarle!</p>



<p>Va bene lo sport inclusivo &#8211; è salutare, è un ammendante sociale, è una fucina di valori comunitari &#8211; ma, forse, tre cittadelle dello sport tra Rende e Cosenza di nuova costruzione inserite tra le strutture già esistenti (tre palazzetti tra Via Popilia, Donnici e Casali, il Chiappetta Village a Rende, gli Stadi Marulla e Lorenzon, il Campo Scuola, il CUS, l’area del Marchesino, le Piscine di Rende e Cosenza, l’area tra il Marca e la Pro-Cosenza, l’area tra il Real Cosenza e le defunte cupole geodetiche, il viale Parco con i nuovi impianti ed i campi nuovissimi di Viale dei Giardini di calcio a 5 in sintetico e di padel del Centro Storico di Rende entrambi inutilizzati, il Palasport di Villaggio Europa, il Parco Acquatico, le varie palestre scolastiche e quelle private, la bocciofila etc.. etc…) sono effettivamente troppe o comunque inutili: cosa me ne faccio infatti della possibilità di allenarmi e tenermi in forma se poi sono destinato a morire per la carenza di medici ed infermieri presso le strutture sanitarie?</p>



<p>Avremo forse l’Area Urbana più sportiva d’Europa ma senza trasporti pubblici per raggiungere le strutture, con le strade da affrontare preparati come in una gara Off-Road, i marciapiedi invasi di spazzatura non raccolta e senz’acqua per farsi una doccia dopo gli allenamenti viste le troppe falle della rete idrica.</p>



<p>Questa dovrebbe essere la Politica: un’idea di città inserita in una visione del mondo, una costruzione di comunità partendo dal basso verso l’alto, uno sguardo agli esclusi ed agli emarginati del sistema, una partecipazione entusiasta e vibrante al bene comune.</p>



<p>Questa invece è la politica attuale: un copia incolla di progetti pensati in Europa, dall’alto in basso, e gettati sul territorio per il solo scopo di ‘muovere’ le risorse pubbliche ad esclusivo vantaggio dei potentati economico-finanziari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/08/29/ce-lo-dice-leuropa-la-politica-del-copia-e-incolla/">Ce lo dice l’Europa: la politica del copia e incolla</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>RASPA: a Villapiana si progetta un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/07/30/raspa-a-villapiana-si-progetta-un-nuovo-impianto-per-il-trattamento-dei-rifiuti-speciali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 11:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO ALLA SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[RIFIUTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/07/30/raspa-a-villapiana-si-progetta-un-nuovo-impianto-per-il-trattamento-dei-rifiuti-speciali/">RASPA: a Villapiana si progetta un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti speciali</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il canovaccio della questione della gestione dei rifiuti pare rimanere sempre lo stesso. Passano gli anni e gli attori politici ma non cambiano le modalità corredate da scarsa informazione e nessuna partecipazione popolare. </p>



<p>In provincia di Cosenza si continuano a cercare aree dove installare impianti privati per il trattamento, il riciclo o lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Non piccoli impianti a gestione pubblica, diffusi sul territorio e sorgenti in aree non urbane, ma megaimpianti &#8216;privati&#8217; capaci di macinare grandi utili senza considerare il dato dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente e sulla salute dei residenti. E&#8217; per questo motivo, la massimizzazione dei profitti, che gli impianti per la gestione dei rifiuti, in Calabria come altrove, vengono collocati vicino alle principali arterie di comunicazione (porti, ferrovie ed autostrade) per abbattere i costi di gestione che decuplicherebbero in caso di una progettazione in aree periferiche e non abitate.  Pensiamo, ad esempio, all'&#8221;innocuo&#8221; organico. Nella città di Rende (CS) sorge uno dei più grandi impianti per il trattamento dei rifiuti alimentari prodotti in contesti cittadini che ha la finalità di trasformarli in compost e biogas. Il sito è stato progettato e costruito nella zona industriale rendese che si colloca a due passi dal centro urbano ma anche vicino all&#8217;uscita autostradale. Questa presenza, purtroppo, provoca da anni l&#8217;impossibile coabitazione tra i cittadini residenti e i miasmi maleodoranti che con una certa continuità ammorbano l&#8217;area delle zone limitrofe, da Montalto Uffugo ad Arcavacata. </p>



<p>&#8220;Ieri, R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l&#8217;Autotutela) ha depositato presso l&#8217;Ufficio Protocollo del Comune le proprie osservazioni riguardo al progetto dell&#8217;impianto per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi presentato da un soggetto privato e che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Villapiana. Il progetto, consultabile sul sito della Regione Calabria, mostra delle criticità di ordine tecnico-amministrativo, ambientale e anche politico.</p>



<p>Per ciò che riguarda le questioni tecniche, R.A.S.P.A. ha segnalato diverse lacune rispetto a ciò che prevedono i piani vigenti che inficerebbero tanto l&#8217;impianto già realizzato quanto il paventato ampliamento. Per quanto concerne l&#8217;aspetto ambientale, le criticità di un impianto del genere attengono, in particolare, alla presenza di polveri respirabili (inerti) che potrebbero causare danni alla salute. Anche nel caso di esposizione a polveri a basso livello di tossicità, quelle rilasciate dal materiale inerte trattato nell&#8217;impianto, bisogna prestare particolare attenzione. Il contatto con queste polveri a basso grado di tossicità può comunque causare lo sviluppo di processi infiammatori delle vie respiratorie, irritazioni alla vie aeree superiori, riniti e asma e altre patologie che potrebbero anche cronicizzarsi.</p>



<p>Quanto all&#8217;aspetto politico, anche se la costruzione dell&#8217;impianto, di dimensioni tutt&#8217;altro che ristrette, è prevista all&#8217;interno dell&#8217;area PIP, quella destinata agli insediamenti produttivi, è fondamentale salvaguardare la sicurezza dei cittadini. <strong>Area PIP NON significa area INQUINABILE</strong>&#8220;. </p>



<p>Già nel recente passato si era proposta l&#8217;area PIP di Villapiana per ospitare altri impianti come l&#8217;ecodistretto che avrebbe coperto le esigenze della gestione dei rifiuti dell&#8217;intera provincia. All&#8217;epoca (Luglio 2021) oltre 500 cittadini di Villapiana e dei comuni limitrofi presero parte ad una manifestazione di piazza per ribadire la contrarietà popolare alla sua realizzazione. In effetti poi il progetto non si realizzò.</p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="449" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png" alt="" class="wp-image-10684" style="width:539px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png 600w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/07/image-2-300x225.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p></p>



<p>Anche per questo motivo, R.A.S.P.A denuncia che &#8220;si sta profilando una pronunciata caratterizzazione dell&#8217;Area PIP in termini di HUB dei rifiuti che mal si sposa con la vocazione turistica e agricola del territorio e con il carattere degli altri insediamenti industriali presenti.</p>



<p>È arrivato il momento che Villapiana &#8211; prosegue la Rete &#8211; decida cosa vuole nel suo territorio. La domanda a cui i cittadini e gli amministratori devono rispondere è la seguente: <strong>chi vogliamo attirare all&#8217;interno dell&#8217;area PIP?</strong> Eccellenze di trasformazione agricolo-alimentare e realtà che da anni hanno costituito un riferimento per la produzione e il commercio oppure <strong>ci va bene qualsiasi cosa?</strong></p>



<p>                                                                                   </p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="O7OYPY7YkR"><a href="https://www.malanova.info/2021/07/15/villapiana-cs-la-comunita-scende-in-piazza-contro-lecodistretto/">VILLAPIANA (CS): LA COMUNITÀ SCENDE IN PIAZZA CONTRO L&#8217;ECODISTRETTO.</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;VILLAPIANA (CS): LA COMUNITÀ SCENDE IN PIAZZA CONTRO L&#8217;ECODISTRETTO.&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2021/07/15/villapiana-cs-la-comunita-scende-in-piazza-contro-lecodistretto/embed/#?secret=zM4YEUbNIX#?secret=O7OYPY7YkR" data-secret="O7OYPY7YkR" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p></p>
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