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	<title>BigTech Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>Lavoratori tecnologici contro Google e Amazon per il sostegno al genocidio palestinese</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 13:44:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il movimento No Tech for Apartheid (NoTA) si è costituito partendo da una campagna internazionale lanciata nel 2021 da dipendenti di Google e Amazon, in collaborazione con le organizzazioni MPower Change e Jewish Voice for Peace. L&#8217;obiettivo scatenante è stato quello di opporsi al ‘Project Nimbus’, un contratto da 1,2 miliardi di dollari attraverso il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-d5c8eee3e90e7f027ee3b9d0dbb561dc">Il movimento <strong>No Tech for Apartheid (NoTA)</strong> si è costituito partendo da una campagna internazionale lanciata nel 2021 da dipendenti di Google e Amazon, in collaborazione con le organizzazioni MPower Change e Jewish Voice for Peace. L&#8217;obiettivo scatenante è stato quello di opporsi al ‘<strong>Project Nimbus’</strong>, un contratto da 1,2 miliardi di dollari attraverso il quale Google e Amazon forniscono servizi di cloud computing e intelligenza artificiale al governo e all&#8217;esercito israeliano.​ (vedi precedente articolo su <a href="https://www.malanova.info/2025/04/17/genesi-ed-evoluzione-del-grande-fratello-il-tecnoautoritarismo-che-si-fa-istituzione/">malanova.info</a>)</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-de804c7253a84eaa842182bff9f0ab15"><strong>I dipendenti delle Big Tech hanno chiesto anche che <em>“le aziende smettano di diffondere disinformazione israeliana e di censurare contenuti solidali con i palestinesi.</em></strong><em>&nbsp;I nostri datori di lavoro hanno una vasta esperienza nella tutela della libertà di espressione, in particolare quella delle comunità emarginate e oppresse, e nel garantire che gli utenti abbiano accesso a informazioni verificate.[…] È ora che le aziende tecnologiche riconoscano che i lavoratori che impiegano hanno voci, prospettive ed esigenze che non possono più ignorare. La tecnologia dovrebbe essere utilizzata per costruire un mondo migliore, non per distruggerlo, ed è ora che chiediamo ai nostri datori di lavoro di costruirlo”. </em>(Fonte: <a href="https://techworkerscoalition.org/no-tech-for-apartheid/?utm_source=chatgpt.com">techworkerscoalition.org</a>)</p>



<p>La preoccupazione principale dei tech workers è che la tecnologia fornita attraverso il Project Nimbus possa essere utilizzata per attività militari e di sorveglianza contro i palestinesi. I lavoratori coinvolti temono che, a causa della mancanza di trasparenza e della clausola contrattuale che impedisce alle aziende di rifiutare servizi a enti governativi, le tecnologie possano essere impiegate in azioni di guerra.</p>



<p>NoTA ha organizzato diverse azioni di protesta, tra cui sit-in negli uffici di Google a New York e Sunnyvale, California. Ad aprile 2024, queste manifestazioni hanno portato al licenziamento di oltre 50 dipendenti, alcuni dei quali non erano direttamente coinvolti nelle proteste. Inoltre, più di 1.100 studenti e giovani professionisti nel settore tecnologico hanno firmato un impegno a non lavorare per Google o Amazon fino a quando le aziende non si ritireranno dal Project Nimbus.</p>



<p>In una lettera aperta del novembre del 2023 questi dipendenti Google hanno denunciato:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f3bbdaa829180c2bab43019a91502cee"><em>“</em><em>Siamo dipendenti Google, musulmani, palestinesi e arabi, affiancati da colleghi ebrei antisionisti. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte all&#8217;odio, agli abusi e alle ritorsioni a cui siamo sottoposti sul posto di lavoro in questo momento. Mentre piangiamo la continua e incessante perdita di vite innocenti palestinesi, comprese quelle dei nostri cari, il nostro dolore collettivo è esacerbato da campagne di odio, abusi e ritorsioni all&#8217;interno di Google. I palestinesi sono stati pubblicamente definiti &#8220;animali&#8221; sulle piattaforme di lavoro ufficiali di Google, mentre la dirigenza è rimasta inerte. I musulmani hanno sopportato accuse di sostenere il terrorismo come parte della loro religione mentre […] i manager di Google hanno definito i dipendenti &#8220;malati&#8221; e una &#8220;causa persa&#8221; per aver mostrato empatia verso i residenti assediati di Gaza, e hanno persino chiesto pubblicamente ai dipendenti arabi e musulmani di Google se sostenessero Hamas, in risposta alle loro espressioni di empatia o preoccupazione per la sicurezza delle famiglie palestinesi. Ci sono persino sforzi coordinati per rendere difficile la vita pubblica dei dipendenti simpatizzanti per la Palestina e per segnalarli sia a Google che alle forze dell&#8217;ordine per &#8220;sostegno al terrorismo&#8221;. Altri esempi di repressione e punizione nei confronti dei dipendenti di Google che si esprimono contro quello che giustamente considerano un genocidio contro il popolo palestinese, così come altri esempi di diffuso odio anti-musulmano sistematicamente tollerato dalla dirigenza di Google”.</em> (<a href="https://medium.com/@notechforapartheid/googleopenletter-868f0c4477db">https://medium.com/@notechforapartheid/googleopenletter-868f0c4477db</a>)</p>



<p>Dal suo lato, Google ha dichiarato in più occasioni che il contratto con Israele non è destinato a usi militari e che i servizi forniti sono conformi alle politiche aziendali. Tuttavia, le dichiarazioni di funzionari israeliani suggeriscono che la tecnologia cloud fornita da Google e Amazon sta avendo un impatto significativo nelle operazioni militari. Anche alcuni articoli del 2024 hanno confermato questa verità.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-14c9261c96c35e6b47f653fa16779a9f">In un’importante inchiesta pubblicata da&nbsp;<a href="https://theintercept.com/2024/05/01/google-amazon-nimbus-israel-weapons-arms-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Intercept</a>&nbsp;si evince che, nonostante Google continui a sostenere che il Progetto Nimbus &#8220;non è rivolto a situazioni altamente sensibili, classificate o militari o rilevanti per i servizi segreti o le armi&#8221;, sia Google che Amazon sono da considerarsi ‘<em>embedded’</em> con le Forze di occupazione israeliane<em>. “</em><em>Secondo il documento di appalto del governo israeliano di 63 pagine”, afferma l’inchiesta, “due dei principali produttori di armi statali israeliani sono obbligati contrattualmente a utilizzare Amazon e Google per le esigenze di cloud computing. Sebbene i dettagli del lavoro contrattuale di Google e Amazon con l&#8217;industria bellica israeliana non siano descritti nel documento di gara, che delinea come le agenzie israeliane otterranno servizi software tramite Nimbus, le aziende sono responsabili della produzione di droni, missili e altre armi che Israele ha utilizzato per bombardare Gaza”.</em></p>



<p>Prendendo spunto da questa inchiesta gli attivisti della campagna <strong>No Tech For Apartheid</strong> hanno chiaramente dichiarato <strong>che l&#8217;intelligenza artificiale sta diventando la spina dorsale della violenza di stato e Google e Amazon così come altri titani della Silicon Valley si contendono il ruolo di infrastruttura per eserciti, polizia, ICE e altre forze violente in tutto il mondo. La guerra diventa una nuova linea di business molto redditizia</strong>.</p>



<p id="6f9f"><em>“Con queste nuove informazioni, non c&#8217;è più spazio per i dubbi:&nbsp;Google e Amazon stanno potenziando la macchina di morte dell&#8217;esercito israeliano. I dirigenti di Google e Amazon sono speculatori del genocidio con le mani sporche di sangue”.</em></p>



<p>Il movimento ha ampliato la sua portata, coinvolgendo anche Microsoft con la campagna &#8220;No Azure for Apartheid&#8221;, che chiede la cessazione di tutti i contratti Azure con il governo e l&#8217;esercito israeliani. Il movimento NoTA continua a raccogliere adesioni e a organizzare proteste, con l&#8217;obiettivo di interrompere la collaborazione tra le grandi aziende tecnologiche e il governo israeliano in ambiti che potrebbero contribuire alla repressione dei diritti dei palestinesi.​</p>



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<p>Leggi anche:</p>



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