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	<title>Amazon Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>Amazon Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>Il prezzo della velocità: l&#8217;inchiesta del Senato USA svela la verità sui magazzini Amazon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 11:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMAZIONE E ROBOTICA]]></category>
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		<category><![CDATA[INCHIESTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’indagine condotta dal Comitato HELP del Senato statunitense rivela un sistema produttivo che sacrifica la salute dei lavoratori sull&#8217;altare della rapidità. Ecco cosa succede dietro le quinte del gigante dell’e-commerce. Washington, dicembre 2024. La reputazione di Amazon è, per milioni di clienti nel mondo, quella di efficienza e velocità: ordini che arrivano a casa in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/04/29/il-prezzo-della-velocita-linchiesta-del-senato-usa-svela-la-verita-sui-magazzini-amazon/">Il prezzo della velocità: l&#8217;inchiesta del Senato USA svela la verità sui magazzini Amazon</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-5228966f31ad1ec21d77a8496a0743b6"><em>Un’indagine condotta dal Comitato HELP del Senato statunitense rivela un sistema produttivo che sacrifica la salute dei lavoratori sull&#8217;altare della rapidità. Ecco cosa succede dietro le quinte del gigante dell’e-commerce.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>



<p><strong>Washington, dicembre 2024.</strong> La reputazione di Amazon è, per milioni di clienti nel mondo, quella di efficienza e velocità: ordini che arrivano a casa in poche ore, confezioni impeccabili, assistenza puntuale, diritto di recesso. Questa reputazione è fondamentale per il colosso della logistica. Ma dietro la promessa di consegne sempre più rapide si cela un sistema che, secondo un’indagine ufficiale del Senato degli Stati Uniti, ha trasformato la velocità in un imperativo disumano.</p>



<p>L&#8217;inchiesta è durata diciotto mesi, guidata dal senatore Bernie Sanders e dal Comitato per la Salute, l’Educazione, il Lavoro e le Pensioni (HELP), ha raccolto le testimonianze di quasi 500 lavoratori e migliaia di documenti. Il risultato è un rapporto dal titolo emblematico: <strong>“Il compromesso tra infortuni e produttività”</strong> (ingl: The “Injury-Productivity Trade-off), che descrive un ecosistema dove le condizioni di lavoro non solo mettono a rischio la salute dei dipendenti, ma vengono scientemente ignorate — o peggio, coperte — dall’azienda.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’ossessione per la velocità</strong></h4>



<p>Il rapporto parte da una constatazione semplice: la velocità è il cuore del modello di business di Amazon. Dal magazzino alla porta di casa del cliente, tutto è progettato per massimizzare la rapidità. Ma a farne le spese sono i lavoratori. &#8220;Non userei mai Amazon — ha dichiarato uno di loro al Comitato — preferisco aspettare, piuttosto che sapere che qualcuno si sta spezzando la schiena per consegnarmi un libro in sei ore.&#8221;</p>



<p>Nei magazzini Amazon, ogni dipendente è costantemente monitorato da sistemi automatizzati che misurano la produttività in tempo reale. Tre parametri guidano la performance:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Rate</strong>: il numero di compiti completati all’ora.</li>



<li><strong>Takt time</strong>: il tempo massimo per completare ogni singolo compito.</li>



<li><strong>Time off task (TOT)</strong>: il tempo in cui un dipendente non è attivamente impegnato in un’attività.</li>
</ul>



<p>Se i lavoratori rallentano — per stanchezza, per andare in bagno, per sollevare un pacco pesante in sicurezza — rischiano ammonizioni o licenziamenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Infortuni sistemici e taciuti</strong></h4>



<p>La velocità, tuttavia, ha un costo fisico. I lavoratori Amazon soffrono <strong>tassi di infortuni muscolo-scheletrici</strong> (MSD) ben superiori alla media del settore. Movimenti ripetitivi, carichi pesanti, posture forzate: ogni turno è una corsa a ostacoli contro il proprio corpo. Il Comitato ha scoperto che <strong>più del 30% degli infortuni in Amazon supera la media dell’intero settore della logistica</strong>. In alcune sedi, si <strong>registrano oltre 25 infortuni ogni 100 lavoratori.</strong></p>



<p>Ma c’è qualcosa di più grave. Il rapporto depositato presso il Senato americano accusa Amazon di <strong>manipolare i dati</strong> sugli infortuni, mettendo in atto confronti favorevoli e ritardando o evitando le segnalazioni alle autorità. I centri medici interni, chiamati <strong>AMCARE</strong>, spesso non indirizzano i lavoratori a cure esterne e, talvolta, operano senza supervisione medica adeguata. L’obiettivo? Evitare che l’infortunio diventi “registrabile” secondo le norme federali.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I progetti interni ignorati: Soteria ed Elderwand</strong></h4>



<p>Il punto forse più inquietante del rapporto è la prova che <strong>Amazon conosce da anni la correlazione tra ritmi imposti e infortuni</strong>, ma ha scelto di ignorarla.</p>



<p>Nel 2020, l’azienda ha lanciato <strong>Project Soteria</strong>, uno studio interno per analizzare le cause degli infortuni. Le raccomandazioni erano chiare: ridurre la pressione sui ritmi, abolire le sanzioni per chi non raggiungeva le quote, aumentare le pause. Tuttavia, quando i risultati hanno mostrato che queste misure miglioravano la sicurezza ma riducevano la produttività, Amazon ha abbandonato le raccomandazioni.</p>



<p>Poco dopo, è partito <strong>Project Elderwand</strong>, che ha identificato il numero massimo di ripetizioni giornaliere sostenibili per evitare danni fisici, specialmente alla schiena. Anche in questo caso, l’azienda ha ignorato i dati, preferendo mantenere le prestazioni alte.</p>



<p>In un passaggio del rapporto, si legge che i dirigenti Amazon hanno persino imputato la causa degli infortuni non alla velocità, ma alla “fragilità intrinseca” dei lavoratori. Un’accusa che suona come un’aggravante, più che una giustificazione: i lavoratori sarebbero umani, troppo umani! In attesa del superuomo robotico meglio non staccare il piede dall&#8217;acceleratore della produttività!</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Una cultura del silenzio e della paura</strong></h4>



<p>Molti dei lavoratori intervistati dal Comitato hanno dichiarato di <strong>temere ritorsioni</strong> per aver segnalato problemi di sicurezza. Alcuni hanno raccontato di <strong>essere stati licenziati mentre erano in congedo medico</strong>, altri di aver rinunciato a chiedere accomodamenti per non compromettere il proprio impiego. Il sistema disciplinare automatizzato di Amazon lascia poco spazio alla compassione o alla flessibilità: un algoritmo decide chi viene sanzionato, spesso senza nessuna interazione umana o possibilità di appello.</p>



<p>Non è un caso che in molti magazzini americani — da New York al Missouri — siano nati movimenti sindacali per rivendicare condizioni più dignitose. “È tutto per i numeri — ha detto un lavoratore — non importa se ti fai male. Devi solo andare più veloce.”</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Amazon risponde: negazioni e minimizzazioni</strong></h4>



<p>Amazon ha contestato le conclusioni del rapporto, sostenendo di aver condiviso “migliaia di pagine di documenti” con il Comitato (molti dei quali, secondo il rapporto, erano solo manuali di pronto soccorso). Ha anche ribadito che “non esistono quote fisse” e che l’azienda “investe in sicurezza”.</p>



<p>Ma i numeri e le testimonianze raccontano una storia diversa. <strong>Due terzi dei magazzini Amazon hanno tassi di infortuni superiori alla media</strong>. Le “quote non fisse” sono nella pratica obiettivi produttivi imposti e monitorati digitalmente. E i lavoratori, stando al rapporto, continuano a lavorare in ambienti che “non rispettano gli standard minimi di sicurezza”.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: un bivio per Amazon e per il lavoro moderno</strong></h4>



<p>Il caso Amazon è un simbolo. Non solo del potere di un colosso tecnologico, ma anche della <strong>trasformazione del lavoro nell’era digitale</strong>: un mondo dove i ritmi sono dettati da algoritmi, dove l&#8217;efficienza ha un costo umano, e dove la logistica diventa invisibile ma centrale.</p>



<p>Il rapporto del Senato USA lancia un messaggio chiaro: non possiamo più permetterci che l’innovazione proceda a scapito della dignità e della salute dei lavoratori. Il futuro della logistica non può essere costruito sul dolore di chi la rende possibile.</p>



<p>Il report:</p>



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		<title>Lavoratori tecnologici contro Google e Amazon per il sostegno al genocidio palestinese</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/04/17/lavoratori-tecnologici-contro-google-e-amazon-per-il-sostegno-al-genocidio-palestinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 13:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BIG DATA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il movimento No Tech for Apartheid (NoTA) si è costituito partendo da una campagna internazionale lanciata nel 2021 da dipendenti di Google e Amazon, in collaborazione con le organizzazioni MPower Change e Jewish Voice for Peace. L&#8217;obiettivo scatenante è stato quello di opporsi al ‘Project Nimbus’, un contratto da 1,2 miliardi di dollari attraverso il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-d5c8eee3e90e7f027ee3b9d0dbb561dc">Il movimento <strong>No Tech for Apartheid (NoTA)</strong> si è costituito partendo da una campagna internazionale lanciata nel 2021 da dipendenti di Google e Amazon, in collaborazione con le organizzazioni MPower Change e Jewish Voice for Peace. L&#8217;obiettivo scatenante è stato quello di opporsi al ‘<strong>Project Nimbus’</strong>, un contratto da 1,2 miliardi di dollari attraverso il quale Google e Amazon forniscono servizi di cloud computing e intelligenza artificiale al governo e all&#8217;esercito israeliano.​ (vedi precedente articolo su <a href="https://www.malanova.info/2025/04/17/genesi-ed-evoluzione-del-grande-fratello-il-tecnoautoritarismo-che-si-fa-istituzione/">malanova.info</a>)</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-de804c7253a84eaa842182bff9f0ab15"><strong>I dipendenti delle Big Tech hanno chiesto anche che <em>“le aziende smettano di diffondere disinformazione israeliana e di censurare contenuti solidali con i palestinesi.</em></strong><em>&nbsp;I nostri datori di lavoro hanno una vasta esperienza nella tutela della libertà di espressione, in particolare quella delle comunità emarginate e oppresse, e nel garantire che gli utenti abbiano accesso a informazioni verificate.[…] È ora che le aziende tecnologiche riconoscano che i lavoratori che impiegano hanno voci, prospettive ed esigenze che non possono più ignorare. La tecnologia dovrebbe essere utilizzata per costruire un mondo migliore, non per distruggerlo, ed è ora che chiediamo ai nostri datori di lavoro di costruirlo”. </em>(Fonte: <a href="https://techworkerscoalition.org/no-tech-for-apartheid/?utm_source=chatgpt.com">techworkerscoalition.org</a>)</p>



<p>La preoccupazione principale dei tech workers è che la tecnologia fornita attraverso il Project Nimbus possa essere utilizzata per attività militari e di sorveglianza contro i palestinesi. I lavoratori coinvolti temono che, a causa della mancanza di trasparenza e della clausola contrattuale che impedisce alle aziende di rifiutare servizi a enti governativi, le tecnologie possano essere impiegate in azioni di guerra.</p>



<p>NoTA ha organizzato diverse azioni di protesta, tra cui sit-in negli uffici di Google a New York e Sunnyvale, California. Ad aprile 2024, queste manifestazioni hanno portato al licenziamento di oltre 50 dipendenti, alcuni dei quali non erano direttamente coinvolti nelle proteste. Inoltre, più di 1.100 studenti e giovani professionisti nel settore tecnologico hanno firmato un impegno a non lavorare per Google o Amazon fino a quando le aziende non si ritireranno dal Project Nimbus.</p>



<p>In una lettera aperta del novembre del 2023 questi dipendenti Google hanno denunciato:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-f3bbdaa829180c2bab43019a91502cee"><em>“</em><em>Siamo dipendenti Google, musulmani, palestinesi e arabi, affiancati da colleghi ebrei antisionisti. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte all&#8217;odio, agli abusi e alle ritorsioni a cui siamo sottoposti sul posto di lavoro in questo momento. Mentre piangiamo la continua e incessante perdita di vite innocenti palestinesi, comprese quelle dei nostri cari, il nostro dolore collettivo è esacerbato da campagne di odio, abusi e ritorsioni all&#8217;interno di Google. I palestinesi sono stati pubblicamente definiti &#8220;animali&#8221; sulle piattaforme di lavoro ufficiali di Google, mentre la dirigenza è rimasta inerte. I musulmani hanno sopportato accuse di sostenere il terrorismo come parte della loro religione mentre […] i manager di Google hanno definito i dipendenti &#8220;malati&#8221; e una &#8220;causa persa&#8221; per aver mostrato empatia verso i residenti assediati di Gaza, e hanno persino chiesto pubblicamente ai dipendenti arabi e musulmani di Google se sostenessero Hamas, in risposta alle loro espressioni di empatia o preoccupazione per la sicurezza delle famiglie palestinesi. Ci sono persino sforzi coordinati per rendere difficile la vita pubblica dei dipendenti simpatizzanti per la Palestina e per segnalarli sia a Google che alle forze dell&#8217;ordine per &#8220;sostegno al terrorismo&#8221;. Altri esempi di repressione e punizione nei confronti dei dipendenti di Google che si esprimono contro quello che giustamente considerano un genocidio contro il popolo palestinese, così come altri esempi di diffuso odio anti-musulmano sistematicamente tollerato dalla dirigenza di Google”.</em> (<a href="https://medium.com/@notechforapartheid/googleopenletter-868f0c4477db">https://medium.com/@notechforapartheid/googleopenletter-868f0c4477db</a>)</p>



<p>Dal suo lato, Google ha dichiarato in più occasioni che il contratto con Israele non è destinato a usi militari e che i servizi forniti sono conformi alle politiche aziendali. Tuttavia, le dichiarazioni di funzionari israeliani suggeriscono che la tecnologia cloud fornita da Google e Amazon sta avendo un impatto significativo nelle operazioni militari. Anche alcuni articoli del 2024 hanno confermato questa verità.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-14c9261c96c35e6b47f653fa16779a9f">In un’importante inchiesta pubblicata da&nbsp;<a href="https://theintercept.com/2024/05/01/google-amazon-nimbus-israel-weapons-arms-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Intercept</a>&nbsp;si evince che, nonostante Google continui a sostenere che il Progetto Nimbus &#8220;non è rivolto a situazioni altamente sensibili, classificate o militari o rilevanti per i servizi segreti o le armi&#8221;, sia Google che Amazon sono da considerarsi ‘<em>embedded’</em> con le Forze di occupazione israeliane<em>. “</em><em>Secondo il documento di appalto del governo israeliano di 63 pagine”, afferma l’inchiesta, “due dei principali produttori di armi statali israeliani sono obbligati contrattualmente a utilizzare Amazon e Google per le esigenze di cloud computing. Sebbene i dettagli del lavoro contrattuale di Google e Amazon con l&#8217;industria bellica israeliana non siano descritti nel documento di gara, che delinea come le agenzie israeliane otterranno servizi software tramite Nimbus, le aziende sono responsabili della produzione di droni, missili e altre armi che Israele ha utilizzato per bombardare Gaza”.</em></p>



<p>Prendendo spunto da questa inchiesta gli attivisti della campagna <strong>No Tech For Apartheid</strong> hanno chiaramente dichiarato <strong>che l&#8217;intelligenza artificiale sta diventando la spina dorsale della violenza di stato e Google e Amazon così come altri titani della Silicon Valley si contendono il ruolo di infrastruttura per eserciti, polizia, ICE e altre forze violente in tutto il mondo. La guerra diventa una nuova linea di business molto redditizia</strong>.</p>



<p id="6f9f"><em>“Con queste nuove informazioni, non c&#8217;è più spazio per i dubbi:&nbsp;Google e Amazon stanno potenziando la macchina di morte dell&#8217;esercito israeliano. I dirigenti di Google e Amazon sono speculatori del genocidio con le mani sporche di sangue”.</em></p>



<p>Il movimento ha ampliato la sua portata, coinvolgendo anche Microsoft con la campagna &#8220;No Azure for Apartheid&#8221;, che chiede la cessazione di tutti i contratti Azure con il governo e l&#8217;esercito israeliani. Il movimento NoTA continua a raccogliere adesioni e a organizzare proteste, con l&#8217;obiettivo di interrompere la collaborazione tra le grandi aziende tecnologiche e il governo israeliano in ambiti che potrebbero contribuire alla repressione dei diritti dei palestinesi.​</p>



<p></p>



<p>Leggi anche:</p>



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		<title>GENESI ED EVOLUZIONE DEL GRANDE FRATELLO: IL TECNOAUTORITARISMO CHE SI FA ISTITUZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 11:09:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno sguardo alla prima fila della cerimonia di inaugurazione in Campidoglio del mandato presidenziale di Trump, ci ha fatto capire plasticamente il ruolo delle Big Tech nel passato e nel futuro della politica mondiale. &#160;Jeff Bezos (Amazon),&#160;Sundar Pichai (Goolge),&#160;Mark Zuckerberg&#160;(Meta) e&#160;Tim Cook&#160;(Apple) sono i volti del “nuovo” capitalismo tecnocratico. Ovviamente, Elon Musk era presente da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Uno sguardo alla prima fila della cerimonia di inaugurazione in Campidoglio del mandato presidenziale di Trump, ci ha fatto capire plasticamente il ruolo delle Big Tech nel passato e nel futuro della politica mondiale. &nbsp;<strong>Jeff Bezos (Amazon)</strong>,&nbsp;<strong>Sundar Pichai (Goolge)</strong>,&nbsp;<strong>Mark Zuckerberg</strong>&nbsp;(Meta) e&nbsp;<strong>Tim Cook</strong>&nbsp;(Apple) sono i volti del “nuovo” capitalismo tecnocratico. Ovviamente, Elon Musk era presente da una posizione privilegiata, direttamente sul palco!</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-7a2bb7f52a33d1a22e093fcb011f76c8"><em>“Non mi capita spesso di ringraziare Elon Musk, ma ha fatto un lavoro eccezionale nel dimostrare un punto che sosteniamo da anni: viviamo in una società oligarchica in cui i miliardari non solo dominano la politica e le informazioni che consumiamo, ma anche il nostro governo e le nostre vite economiche. E oggi questo è più evidente che mai. Ma […] cosa vogliono davvero lui e gli altri multimiliardari? Qual è il loro obiettivo finale? A mio avviso, ciò per cui Musk e chi gli sta attorno stanno lottando con tanta aggressività non è qualcosa di nuovo, né di complesso. È ciò che le classi dominanti hanno sempre desiderato e creduto fosse loro di diritto: più potere, più controllo, più ricchezza. E non vogliono che le persone comuni e la democrazia intralcino il loro cammino. Elon Musk e i suoi colleghi oligarchi vedono il governo e le leggi semplicemente come ostacoli ai loro interessi e a ciò che ritengono di meritare. Nell’America prerivoluzionaria, la classe dominante governava attraverso il “diritto divino dei re”, la convinzione che il re d’Inghilterra fosse un agente di Dio, e quindi non dovesse essere messo in discussione. Oggi, gli oligarchi credono che, in quanto padroni della tecnologia e “individui dall’intelligenza superiore”, abbiano il diritto assoluto di governare. In altre parole, sono i re dei nostri tempi”. </em>&nbsp;(Bernie Sanders, <a href="https://www.malanova.info/2025/02/24/documenti-unanalisi-di-bernie-sanders-sulla-situazione-statunitense/">febbraio 2025</a>)</p>



<p>Negli ultimi decenni,&nbsp;il potere politico e finanziario delle Big Tech è diventato sempre più evidente&nbsp;e le grandi aziende del digitale sono diventate oramai direttamente degli attori politici di primo piano. È del 2020 l’espressione “Amazon-Capitalism”&nbsp;formulata da Jake Alimahomed-Wilson, Juliann Allison, Ellen Reese (2020) per evidenziare l’estensione sempre maggiore dei campi di interesse delle multinazionali della logistica associata all’informatica che le doterebbe di un potere sempre più forte sulle nostre vite. Un altro termine molto azzeccato è Amazonism, intraducibile in italiano, che indica il sistema caratterizzato dalla forza tentacolare di queste super-aziende. Amazon, infatti, è l&#8217;azienda-studio più conosciuta e assunta come caso esemplare del nuovo capitalismo in molte inchieste. Nota per la sua piattaforma e-commerce globale, ha anche, ad esempio, una grande forza nel campo dei cloud. Secondo Statista, alla fine del primo trimestre del 2024 il podio del mercato globale dell’infrastruttura e servizi cloud vede al primo posto proprio Aws (Amazon web services) con un 31% del mercato, seguita da Azure che è il cloud di Microsoft (25%) e quindi Google cloud (11%).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="850" height="487" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/04/image-1.png" alt="" class="wp-image-11113" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/04/image-1.png 850w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/04/image-1-300x172.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/04/image-1-768x440.png 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></figure>



<p class="has-text-align-left has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-3de382b6fb8a42241281d75f6928eca0">Fonte: <a href="https://www.money.it/classifica-10-societa-piu-alta-capitalizzazione-aprile-2025www.money.it">money.it</a></p>



<p>Le ramificazioni di queste aziende&nbsp;inglobano direttamente o indirettamente&nbsp;gran parte della nostra quotidianità, creano immaginario e nuovi orizzonti di consumo attraverso la progettazione e l&#8217;invenzione di nuovi bisogni fondamentali. Le strategie imprenditoriali e di marketing delle Big Tech diventano sempre più direttamente la vera voce narrante dello svolgersi della storia:&nbsp;si fanno Stato, diventano governo.</p>



<p>Con la sua infrastruttura satellitare Starlink, migliaia di&nbsp;satelliti miniaturizzati&nbsp;prodotti in massa e collocati nell&#8217;orbita terrestre bassa, SpaceX è divenuto un player privato pressoché monopolistico nell’ambito della connessione satellitare ad internet ma anche, o soprattutto, fondamentale in ambito militare, scientifico ed esplorativo. <em>&#8220;La spina dorsale dell&#8217;esercito ucraino&#8221;,</em>&nbsp;così Elon&nbsp;Musk&nbsp;ha definito il suo sistema satellitare in un post su X (altra ramificazione del suo ecosistema imprenditoriale) ventilando l&#8217;ipotesi di &#8216;spegnerlo&#8217; e affermando che se lo facesse&nbsp;&#8220;<em>l&#8217;intera linea del fronte crollerebbe&#8221;.</em></p>



<figure class="wp-block-video"><video height="480" style="aspect-ratio: 640 / 480;" width="640" controls src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/04/musk.mp4"></video></figure>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-7c7fb879c1207c4b5a78d266319b3c4e">D&#8217;altra parte, in un altro <a href="https://www.infopal.it/ordine-da-amazon-come-i-giganti-della-tecnologia-stanno-immagazzinando-grandi-quantita-di-dati-per-la-guerra-di-israele/">articolo del 2024</a>, si afferma che l’esercito israeliano sta utilizzando il servizio cloud di&nbsp;Amazon&nbsp;mentre acquisisce ulteriori strumenti di intelligenza artificiale da&nbsp;Google&nbsp;e&nbsp;Microsoft&nbsp;per scopi militari.&nbsp;L’enorme mole di dati immagazzinati da questi colossi dell’informatica sono fonte di importanti informazioni utili alla sorveglianza sulla popolazione di Gaza e alla direzione degli attacchi.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-c702e5a8387e775828e1e508214ea9d0"><em>“Ma il vantaggio “più significativo”</em> fornito dalle aziende cloud, ha affermato Dembinsky (comandante dell’unità militare israeliana&nbsp;<em>Center of Computing and Information Systems,</em>&nbsp;che fornisce elaborazione dati per tutto l’esercito), è stata la loro sofisticata capacità di intelligenza artificiale. <em>“L’enorme disponibilità di servizi, big data e IA: siamo arrivati a un punto in cui i nostri sistemi ne hanno veramente bisogno”</em>, ha affermato con un sorriso. Collaborare con queste aziende, ha aggiunto, garantisce all’esercito “un’efficacia operativa notevole” nella Striscia di Gaza. (fonte: <a href="https://www.972mag.com/cloud-israeli-army-gaza-amazon-google-microsoft/">972mag.com</a>)</p>



<p>La capacità impressionante delle piattaforme informatiche legate al cloud <em>AWS</em>&nbsp;di raccolta e immagazzinamento dati consente all’esercito di avere <em>“spazio di archiviazione infinito” </em>per conservare informazioni di intelligence su quasi <em>“tutti”</em> gli abitanti di Gaza.&nbsp;</p>



<p>Pensiamo a quali usi “normali” e “civili” possono essere implementati sfruttando la potenza di questo intreccio tra piattaforme e cloud. Le piattaforme di servizi online ed i social hanno un quadro pressoché perfetto delle nostre azioni, dei nostri gusti, della nostra personalità e dei nostri movimenti. Gli acquisti su Amazon, i “mi piace” e le “condivisioni” su Facebook, Instagram o X, i nostri itinerari su Google Maps o i nostri ascolti su Spotify…tutto è sapientemente registrato e catalogato.</p>



<p>Con in mano questo potere di “conoscenza” e di “predizione” statistica, dovremmo chiederci, quali sono oggi le relazioni tra Big Tech e istituzioni nazionali e sovranazionali? Con la discesa diretta nel campo politico di questi tecnocrati, quali confini rimangono fra il pubblico ed il privato?&nbsp;</p>



<p>Con questa mole di nostri dati personali (che scambiamo gratuitamente per utilizzare gratuitamente alcuni servizi online), attraverso questo immenso database di informazioni sensibili e persino di dati biometrici &#8211; impronte digitali, mappatura del viso o dell’iride &#8211; nelle mani di soggetti privati, quali sono i destini della privacy di ogni cittadino?</p>



<p>C&#8217;è ancora la possibilità di parlare di democrazia nel mondo o ci apprestiamo a veder emergere sempre più nitidamente e alla luce del sole un&#8217;oligarchia di tecnocrati plurimilionari alla testa di una sorta di internazionale tecnologica?</p>



<p></p>



<p>Leggi anche:</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="SoZ692cW9L"><a href="https://www.malanova.info/2025/04/17/lavoratori-tecnologici-contro-google-e-amazon-per-il-sostegno-al-genocidio-palestinese/">Lavoratori tecnologici contro Google e Amazon per il sostegno al genocidio palestinese</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Lavoratori tecnologici contro Google e Amazon per il sostegno al genocidio palestinese&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2025/04/17/lavoratori-tecnologici-contro-google-e-amazon-per-il-sostegno-al-genocidio-palestinese/embed/#?secret=GMsIPtFZHx#?secret=SoZ692cW9L" data-secret="SoZ692cW9L" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Da New York a Passo Corese. (II)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 08:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AUTOMAZIONE E ROBOTICA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO E CAPITALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Altri contributi alla riflessione alla presentazione del libro di Marco Veruggio, &#8220;Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Da New York a Passo Corese&#8221;. Michele De Rose, Segretario Nazionale della Filt CGIL, ha ricordato come proprio in questo periodo il Sindacato ha dischiarato lo stato di agitazione per tutto il personale Amazon in Italia. Il motivo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/01/25/conflitto-di-classe-e-sindacato-in-amazon-da-new-york-a-passo-corese/">Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Da New York a Passo Corese. (II)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-122d789cc0cf314fcb00c3aec6806f00">Altri contributi alla riflessione alla presentazione del libro di Marco Veruggio, &#8220;Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Da New York a Passo Corese&#8221;.</p>



<p></p>



<p><strong>Michele De Rose,</strong> Segretario Nazionale della Filt CGIL, ha ricordato come proprio in questo periodo il Sindacato ha dischiarato lo stato di agitazione per tutto il personale Amazon in Italia. Il motivo scatenante della protesta è stata la percezione dell’intenzione dell’azienda di non voler procedere, dal mese di gennaio 2025, all’erogazione di quanto previsto dal rinnovo del Contratto Nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. Il dato particolare, sottolineato dal sindacalista, è che in Italia, unico caso al mondo, si è riusciti ad imporre all’azienda la firma di un accordo che prevede un sistema di relazioni sindacali e l’individuazione di temi su cui articolare il confronto tra le Parti, alcuni dei quali a livello nazionale, altri a livello territoriale. Si è ampliata la sindacalizzazione dei lavoratori ed Amazon ha dovuto accettare il sistema italiano regolato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Amazon, spiega De Rose, in una prima fase definiva autonomamente le politiche retributive, ritenendo essere suo appannaggio esclusivo il rapporto con il dipendente, non assoggettato a mediazione alcuna. Con l’accordo sulle relazioni industriali del 2021, dopo uno storico sciopero contro l’azienda, il tema dello stipendio del personale è diventato elemento di negoziazione tra sindacato e azienda. La contrattazione del 2024 è slittata proprio a causa della ridefinizione del CCNL del comparto che è stato rinnovato solo lo scorso 6 dicembre 2024. A questo punto “è emerso che “Amazon ha messo in previsione che le retribuzioni del 2025 non modifichino quelle del 2024 e quindi non applicherebbe di fatto la parte economica del nuovo contratto. Le motivazioni addotte dall’azienda sarebbero relative alla necessità di rifare la previsione dei costi e la definizione del budget; a ciò si aggiungerebbe che esiste già per i dipendenti un trattamento economico superiore alla retribuzione prevista dal rinnovo del CCNL”. I lavoratori hanno evidenziato la scorrettezza dell’azienda americana che non vorrebbe riconoscere alcun incremento retributivo dal rinnovo del CCNL e hanno dichiarato lo stato di agitazione. La mobilitazione si trasformerà in sciopero se Amazon non adeguerà le retribuzioni riconoscendo gli incrementi economici previsti dal nuovo Contratto Nazionale. È interessante, comunque, evidenziare come, mentre nel mondo Amazon stabilisce in autonomia i livelli di retribuzione senza minimamente pensare a forme di contrattazione, in Italia la piattaforma rivendicativa del sindacato é riuscita a creare forme di contrattazione e a sottoporre il rapporto lavorativo al contratto nazionale di lavoro. Proprio lo sciopero dei lavoratori italiani del marzo 2021, che ha messo insieme i lavoratori degli appalti con quelli dell’azienda in un’unica piattaforma rivendicativa, è da considerarsi il primo esempio mondiale di protesta organizzata contro il colosso del commercio on line. Il Contratto Nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione si applica a circa 1 milione di lavoratori e lavoratrici in Italia. Il settore della logistica, è giusto ricordare, vale oramai circa il 10% del PIL del nostro Paese. Non è tutto rose e fiori, ha proseguito il segretario Filt, ma il sindacato in Italia sta facendo tutto il possibile per portare un colosso economicamente e politicamente così potente ad accettare un ruolo di mediazione, per altro inscritto nella nostra Costituzione. Al di là della vertenza sulla della retribuzione, rimane forte anche la questione del turnover molto accentuato, nei magazzini e tra i driver, soprattutto riconducibile agli onerosi carichi di lavoro.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-73377522ed791c90ff18ca7aec8c066d"><strong>Maite Tapia</strong> (1), professoressa di relazioni industriali in Michigan, ha ricordato la sua personale esperienza lavorativa in un magazzino di Amazon dalla quale è scaturita la sua ricerca degli ultimi due anni. Da questa posizione &#8220;privilegiata&#8221; è riuscita a cogliere il grado di sorveglianza di Amazon sui dipendenti e soprattutto sui dipendenti razializzati. Innanzitutto, la ricercatrice ha affermato che le condizioni dei magazzinieri di Amazon negli Stati Uniti, partendo dalle sue interviste in Alabama principalmente ma anche in tutti gli States, possono definirsi militarizzate. Pratiche che si ripercuotono come controllo sui corpi dei lavoratori e, in particolare modo, sulla forza di lavoro &#8216;nera&#8217;. I dipendenti sono sottoposti ad un&#8217;obbedienza quasi carceraria. Il controllo è fortissimo. La sorveglianza intensiva, incessante, per monitorare la produttività e anche l&#8217;attività sindacale. Questa pervasività del controllo è visibilente percepita, ad esempio, dalla quantità di telecamere installate in magazzino e nei parcheggi. C&#8217;è una sorveglianza informatica attuata attraverso le azioni, lo scanner, il software di magazzino etc&#8230; L&#8217;algoritmo testa il ritmo di lavoro e avverte l&#8217;operatore quando è troppo lento e lo invita a velocizzare l&#8217;azione. Anche il tempo trascorso in bagno viene monitorato. Persino la polizia pubblica e la sicurezza privata sono utilizzate da Amazon per sorvegliare i lavoratori. I poliziotti pubblici vengono retribuiti, fuori dell&#8217;orario di lavoro, per sorvegliare i dipendenti Amazon che hanno quindi la viva sensazione di essere come in carcere, sorvegliati dalla polizia della loro stessa città. All&#8217;interno dei magazzini Amazon lo stile di lavoro e tipo quello di una piantagione. Siamo ad un livello di tipo schiavistico. Sono i lavoratori stessi, così come si evince dalle interviste, a definirsi schiavi moderni, prosegue la ricercatrice. In Italia è abbastanza diverso che negli States. In America, i padroni hanno meno lacci e possono utilizzare più liberamente la forza lavoro. I sindacati sono molto più deboli. Il lavoro di magazzino comunque è molto standardizzato e quindi è sostanzialmente uguale a New York come a Passo Corese. Le interviste ai lavoratori in Italia come in Alabama restituiscono elementi comuni come la sorveglianza, i tempi di lavoro: l&#8217;algoritmo che detta i tempi di questa modalità schiavistica di organizzazione del lavoro che anche in Italia è definito disumano. Tutto è finalizzato alla produttività. In Italia, Amazon utilizza abbondantemente per il reclutamento agenzie private per avvantaggiarsi al meglio dei buchi nelle maglie della legge. Mentre in America non ci sono molte differenze tra i lavoratori perché sono tutti ugualmente e facilmente licenziabili, in Italia è diverso l&#8217;uso che si fa del lavoro a tempo determinato. Innanzitutto sono lavoratori più performanti, soprattutto agli inizi del rapporto lavorativo, perché hanno ancora il sogno della sistemazione definitiva. Attendono con ansia i messaggi dal sistema Amazon che li richiama al lavoro e che non gli consentento tanta libertà di organizzare la propria vita. Un lavoratore ha riferito di non essere potuto andare in vacanza d&#8217;estate perché era in costante attesa di essere chiamato anche nei week end. Ovviamente, è chiaro che Amazon osteggia frontalmente il sindacato e la sindacalizzazione negli Stati Uniti. Al momento solo un magazzino a New York é riuscito a sindacalizzarsi ma ad oggi non c&#8217;è&#8217; stata alcuna contrattazione con l&#8217;azienda. In Italia, invece, esiste un accordo di settore nazionale, esiste un protocollo, diversi magazzini hanno l&#8217;RSU e l&#8217;RSA o anche l&#8217;RLS, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e la prevenzione dei rischi alla salute. In Italia si è anche iniziato a contrattare nel merito dell&#8217;algoritmo utilizzato per l&#8217;organizzazione del lavoro mentre negli States ancora non ci siamo arrivati e quindi è interessante per noi in America studiare il cammino del sindacato italiano.</p>



<p class="has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-2862ee9df015d55e488a6fb678872d6f"><strong>Marco Veruggio</strong> (2), continuando il giro di approfondimento, spiega che il tema Amazon non riguarda solo l&#8217;azienda Amazon ma è interessante perché incarna un paradigma dell&#8217;organizzazione del lavoro futura. Ecco perché alle nostre presentazioni ci sono molti giovani che percepiscono questa attualità e pervasività, praticamente militare, del modello Amazon. Anche l&#8217;ingresso di Amazon in Italia è avvenuta seondo una strategia che ha seguito la logica di una occupazione militare di un paese: oggi è onnipresente dal Nord al Sud. A dire di più, la stessa logistica è una disciplina che nasce in ambiente militare per escogitare metodologie razionali per rifornire di beni i soldati al fronte. I magazzini Amazon si sono moltiplicati con il passare del tempo rendendo sempre più fitta la sua rete logistica. Se riprendiamo nella mente l&#8217;immagine dei miliardari presenti alla cerimonia di insediamento di Trump, possiamo vedere chiaramente i padroni del potere negli USA. La sola Amazon è presente in cinque continenti e lo è in maniera capillare. In Africa è presente solo in Egitto ma è capillarmente presente in Europa e nei principali centri asiatici e del Sud America. I lavoratori sono oltre 1 milone e mezzo in tutto il mondo. 200 milioni sono gli abbonati ad Amazon Prime. Possiede un fatturato di irca 600 miliardi di dollari, superiore al PIL dell&#8217;Austria. Questi i dati della potenza economica e politica di questa azienda.La sua corsa inizia dalla vendita dei libri per poi allargarsi a quasi tutte le categorie merciologiche. Amazon arriva fino a fornire il servizio cloud alle forze armate americane e israeliane. Il Washington Post è di Bezos. L&#8217;intero catalogo della Metro Goldwyn Mayer è stato comprato da Bezos. Amazon utilizza le nuovissime tecnologie applicate alle antiche organizzazioni scientifiche del lavoro: fordismo e taylorismo. Il lavoratore che svolge azioni sempre più semplici è ancora più alienato rispetto al lavoratore descritto dall&#8217;analisi marxista ottocentesca. Gli articoli vengono messi sugli scaffali alla rinfusa per essere meglio individuati e per evitare affollamento di operatori intorno ad uno stesso scaffale. Una Bibbia tra un Big Jim ed una lampada è più visibile che in mezzo ad una pila di libri. Il ritrovamento dell&#8217;oggetto cercato avviene grazie ad uno scanner che è fondamentale per il magazziniere. Il lavoratori non sono che un&#8217;appendice del software gestionale, considerati alla stregua di una commodities, una materia prima indistinta: non importa l&#8217;età, la razza, li sesso ma interessa solo il ivello di produttività che spesso non può essere garantito che per brevi periodi, spesso un anno o due. Molti lavoratori vanno via molto prima: da qui l&#8217;utilizzo di molta manodopera interinale. I lavoratori che passano da tempo determinato a tempo indeterminato sono solo il 30,3%. Addirittura i lavoratori impiegati da molti anni sono incentivati, pagati per lasciare il lavoro. La militarizzazione è molto forte. I sindacalisti che provano a parlare con i lavoratori sono dissuasi anche attraverso le forze di polizia pubblica che, come sottolineato su da Maite, vengono pagati da Amazon per fare dei turni fuori dal loro proprio orario di lavoro. Ovviamente, nei magazzini è vietato parlare tra i lavoratori. La disciplina è fortissima e necessaria per garantire il metodo di produzione specifico dei magazzini. Molto spesso Amazon, proprio per questo motivi, si rivolge nel suo reclutamento a ex soldati che hanno un alto livello di disciplina dovuto all&#8217;addestramento militare. Bezos li ha soprannominati Amazon&#8217;s Warriors. Anche in Italia ci sono due stabilimenti, uno in Puglia e l&#8217;altro in Lombardia, che sono diretti da due ex ufficiali, uno dell&#8217;esercito e uno della marina. In un nostro studio, in uno dei primi colloqui con Charmaine Chua coautrice del libro, è uscito fuori che l&#8217;organizzazione della rete lavorativa di Amazon segue l&#8217;organizzazione della rete internet che come sappiamo viene fuori da esigenze militari. Internet, organizzata in nodi, permette di bypassare un nodo al momento non funzionante o irraggiungibile. Dall&#8217;altro lato internet ha bisogno di nodi più importanti chiamati hub che creano forti disagi e disfunzionalità in caso di malfunzionamento. Amazon è vulnerabile proprio a causa del suo tipo di organizzazione ed è particolarmente sensibile al consenso pubblico. L&#8217;immagine dell&#8217;azienda è fondamentale. Per questo, ad esempio, Amazon non pubblicizza i suoi prodotti ma i suoi lavoratori. Vediamo pubblicità con lavoratori di ogni razza e genere che lavorano sorridenti. I mega magazzini Amazon, inoltre, sono molto seducenti anche per i sindaci: l&#8217;azienda riesce così a lucrare dai comuni condizioni favorevoli per la costruzione di un hub logistico nel loro territorio mettendo sul banco tanti soldi e soprattutto molte assunzioni. La costruzione di un Hub significa anche gestione di appalti per strade, sottoservizi, indotto etc.. etc..Amazon, comunque, ha investito tutto sul tempo. Se i pacchi non arrivano per come preventivato questo diventa un grosso danno all&#8217;immagine dell&#8217;azienda. Ritornando a volo sulla sindacalizzazione, la prima RSU in Amazon fu aperta a Piacenza ma solo dopo il Covid e le problematiche relative alla sicurezza sollevate dai dipendenti. Successivamente, dopo lo sciopero del 2021, il sindacato sempre più ha preso piede in molti magazzini arrivando al primo protocollo e poi al contratto.Quindi, ha concluso Veruggio, dalle esperienze narrate pare che sia possibile trovare dei vulnus nel gigante Amazon, è possibile una qualche forma di sindacalizzazione dei lavoratori, ma come diceva una dipendente polacca, Amazon pensa globale, anche i lavoratori ed i sindacati devono pensare globalmente. L&#8217;obiettivo per cui è nato questo libro, non è quello di fare dei voli intellettuali ma quello di mettere a disposizione alcuni dati e degli elementi di riflessione colti dalla vicinanza con i lavoratori per arrivare a fare capire che anche Amazon può essere contenuta se non anche battuta.</p>



<p></p>



<p>NOTE:</p>



<p>(1) docente associata di Sistemi occupazionali comparati e autrice di numerosi studi su Amazon tra cui<br>“La militarizzazione dei rapporti di lavoro: sorveglianza razzializzata e controllo dei lavoratori nei centri di distribuzione Amazon”</p>



<p></p>



<p>(2) scrittore e giornalista di puntocritico.info</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>



<p>PARTE PRIMA</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.malanova.info/2025/01/27/conflitto-di-classe-e-sindacato-in-amazon-da-new-york-a-passo-corese-i
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/01/25/conflitto-di-classe-e-sindacato-in-amazon-da-new-york-a-passo-corese/">Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Da New York a Passo Corese. (II)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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