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	<title>CRITICA ECOLOGICA Archivi | MALANOVA</title>
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	<description>Solo cattive notizie per il Mondo di Sopra</description>
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	<title>CRITICA ECOLOGICA Archivi | MALANOVA</title>
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		<title>Nei documenti della CIA declassificati,  gli esperimenti per controllare il clima.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COMPLOTTARDO]]></category>
		<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[Geoingegneria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un rapporto di 18 pagine del 1965, pubblicato nel 2003, si esaminano le possibilità di &#8220;modificazione meteorologica&#8221;, una pratica che prevede l&#8217;utilizzo di aerei o missili per disperdere sostanze chimiche nell&#8217;atmosfera, con l&#8217;obiettivo di alterare le condizioni meteorologiche. Sebbene i documenti non menzionino sostanze specifiche, rivelano un forte interesse ad aumentare i finanziamenti per [&#8230;]</p>
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<p>In un rapporto di 18 pagine del 1965, pubblicato nel 2003, si esaminano le possibilità di &#8220;modificazione meteorologica&#8221;, una pratica che prevede l&#8217;utilizzo di aerei o missili per disperdere sostanze chimiche nell&#8217;atmosfera, con l&#8217;obiettivo di alterare le condizioni meteorologiche.</p>



<p>Sebbene i documenti non menzionino sostanze specifiche, rivelano un forte interesse ad aumentare i finanziamenti per tali programmi. Si dice infatti che i fondi sarebbero stati quadruplicati entro il 1967, anno in cui gli Stati Uniti iniziarono le operazioni in Vietnam. In questo scenario sarebbe stato utile per le forze di occupazione statunitensi provocare inondazioni e frane.</p>



<p>Lo stesso rapporto include una lettera dell&#8217;allora presidente Lyndon B. Johnson, che sembra sostenere attivamente i programmi specifici. Questa posizione non sorprende, dato che già nel 1962, quando era vicepresidente, aveva annunciato le ambizioni degli Stati Uniti in questo campo.</p>



<p>In un discorso tenuto alla Southwest Texas State University, affermò, con la sua consueta schiettezza, che questa sperimentazione<em> &#8220;<strong><strong><strong>pone le basi per lo sviluppo di un satellite meteorologico che permetterà all&#8217;uomo di determinare lo strato nuvoloso del mondo e, in definitiva, di controllare il clima; e chi controlla il clima controllerà il mondo</strong></strong>”,</strong></em>&nbsp;sottolineando l&#8217;importanza strategica di questa tecnologia nel contesto del confronto con l&#8217;Unione Sovietica.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/03/LJ.mp4"></video></figure>



<p>Poco tempo dopo, in qualità di presidente, ha supervisionato due dei programmi di intervento meteorologico più noti: <strong>Project Stormfury</strong> e <strong>Project Popeye</strong>.</p>



<p>Il Progetto Stormfury si concentrava sull&#8217;indebolimento degli uragani. Gli scienziati provarono a raggingere il centro delle tempeste per disperdere ioduro d&#8217;argento, con l&#8217;obiettivo di alterarne la struttura e ridurne l&#8217;intensità. In una lettera del 1965, Johnson fa riferimento a un&#8217;operazione relativa all&#8217;uragano Betsy, che colpì il sud degli Stati Uniti.</p>



<p>Tuttavia, il programma più controverso fu il Progetto Popeye, attuato durante la guerra del Vietnam. L&#8217;obiettivo era quello di prolungare artificialmente la stagione dei monsoni per allagare le vie di rifornimento nemiche cruciali, come il Sentiero di Ho Chi Minh. Queste operazioni si basavano sulla semina delle nuvole con sostanze chimiche, tra cui lo ioduro di piombo, una sostanza nota per la sua tossicità.</p>



<p>In breve, si trattò di un&#8217;operazione di <strong>guerra meteorologica</strong> condotta dagli Stati Uniti durante il conflitto in Vietnam (tra il 1967 e il 1972).</p>



<p>I militari utilizzarono una tecnica chiamata <strong>cloud seeding</strong> (inseminazione delle nuvole):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L&#8217;azione:</strong> Gli aerei dell&#8217;Air Force (WC-130 e RF-4C) lanciavano cartucce di <strong>ioduro d&#8217;argento</strong> o <strong>ioduro di piombo</strong> all&#8217;interno delle nuvole.</li>



<li><strong>L&#8217;effetto:</strong> Queste sostanze chimiche favorivano la condensazione dell&#8217;acqua, provocando piogge artificiali o intensificando quelle esistenti.</li>
</ul>



<p>Il progetto rimase segretissimo finché non venne rivelato nel 1971 dal giornalista Jack Anderson e successivamente discusso durante le audizioni al Senato nel 1974. Lo slogan dell&#8217;operazione, coniato dai piloti, era quasi ironico: <em>&#8220;Make mud, not war&#8221;</em> (Fate fango, non fate la guerra). La rivelazione del Progetto Popeye portò a una forte condanna internazionale, poiché manipolare l&#8217;ambiente per scopi bellici veniva considerato eticamente inaccettabile. Questo portò alla firma della <strong>Convenzione ENMOD</strong> (Environmental Modification Convention) nel 1977, un trattato internazionale che proibisce l&#8217;uso militare o comunque ostile delle tecniche di modifica ambientale.</p>



<p>Il rapporto originale, che alleghiamo in nota con un link alla pagina della CIA, rileva che tali tecnologie erano considerate cruciali nella competizione con l&#8217;Unione Sovietica, poiché entrambe le superpotenze cercavano modi per ottenere un vantaggio strategico anche in questo campo.</p>



<p>Il riemergere di questi documenti ha riacceso le teorie del complotto sulle cosiddette &#8220;scie chimiche&#8221;, ovvero le scie bianche lasciate dagli aerei nel cielo. Alcuni sostengono che si tratti del rilascio deliberato di sostanze pericolose, come alluminio, bario o persino mercurio.</p>



<p>Di recente, tra coloro che hanno espresso preoccupazione c&#8217;è Robert F. Kennedy Jr., ministro del governo Trump, il quale ha dichiarato di voler indagare su questi dati. Nel frattempo, ricercatori come Dane Wigington sostengono che vi siano prove di vasti programmi di irrorazione. Uno dei profili del programma MAGA è proprio quello di smascherare l&#8217;ideologia dei cambiamenti climatici che secondo la loro dottrina è pari ad una immensa fake nuws.</p>



<p>Nonostante le teorie opposte, è un dato di fatto che la modificazione del clima non sia un mito, bensì un campo scientifico esistente con applicazioni che continuano ancora oggi, principalmente per aumentare le precipitazioni nelle zone soggette a siccità o per ridurre l&#8217;intensità delle grandinate. La scienza che si occupa di questi studi si chiama <strong>Ingegneria Climatica</strong> (o Geoingegneria), ed è un campo di ricerca molto attivo, anche se estremamente dibattuto.</p>



<p>Non è più, quindi, materia da &#8220;teoria del complotto&#8221; o un esperimento segreto, ma una pratica scientifica applicata in oltre 50 paesi. La tecnica principale rimane l&#8217;<strong>inseminazione delle nuvole</strong> (<em>cloud seeding</em>), evoluta rispetto ai tempi del Progetto Popeye.</p>



<p>Molti paesi investono cifre considerevoli in questi programmi per scopi civili e non bellici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Cina:</strong> Ha il programma di modificazione meteorologica più vasto al mondo. Lo usa per pulire lo smog prima di grandi eventi (come le Olimpiadi), combattere la siccità e proteggere i raccolti dalla grandine.</li>



<li><strong>Emirati Arabi Uniti:</strong> Investono massicciamente nel <em>cloud seeding</em> per aumentare le scarse riserve idriche nel deserto, utilizzando anche droni che rilasciano cariche elettriche nelle nuvole per stimolare la pioggia.</li>



<li><strong>Stati Uniti:</strong> In stati come lo Utah o il Wyoming, viene usato regolarmente per aumentare il manto nevoso sulle montagne, garantendo più acqua dolce durante il disgelo primaverile.</li>



<li><strong>Europa:</strong> In paesi come la Francia o la Spagna (e a volte anche in Italia del Nord), si usano &#8220;cannoni antigrandine&#8221; o piccoli aerei per proteggere i vigneti dalle grandinate distruttive.</li>
</ul>



<p>La <strong>Geoingegneria</strong> oggi punta a modificare il clima dell&#8217;intero pianeta per contrastare il riscaldamento globale. Secondo molti studi scientifici, però, questa pratica della modifica climatica non è totalmente sicura. Non si conoscono i rischi legati a tali modificazioni, alle conseguenze di queste sostanze chimiche diffuse in atmosfera e il legame con eventi climatici che possono sfuggire dall previsioni causando veri e propri cataclismi.</p>



<p>FONTI:</p>



<p><a href="https://www.cia.gov/readingroom/document/cia-rdp68r00530a000200110022-0">https://www.cia.gov/readingroom/document/cia-rdp68r00530a000200110022-0</a></p>



<p><a href="https://www.cia.gov/readingroom/docs/cia-RDP68R00530A000200110020-2.pdf">https://www.cia.gov/readingroom/docs/cia-RDP68R00530A000200110020-2.pdf</a></p>



<p>Traduzione in italiano del rapporto (<a href="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/03/traduzione_CIA_modifica_tempo_malanova.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">.pdf</a>)</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="614" height="786" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/03/image.png" alt="" class="wp-image-11259" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/03/image.png 614w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2026/03/image-234x300.png 234w" sizes="(max-width: 614px) 100vw, 614px" /></figure>
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		<title>Stop al randagismo: i canili come business per aziende e istituzioni?</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/06/20/stop-al-randagismo-i-canili-come-business-per-aziende-e-istituzioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO ALLA CITTÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A chi giova non trattare il problema del randagismo? Perché i Comuni decidono di non determinarsi per supportare il piccolo costo della sterilizzazione dei cani randagi e invece pagano tranquillamente migliaia e migliaia di euro per mantenerli reclusi e in cattivissime condizioni nei canili? A queste domande proveranno a rispondere esperti del settore, istituzioni ed [&#8230;]</p>
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<p>A chi giova non trattare il problema del randagismo? Perché i Comuni decidono di non determinarsi per supportare il piccolo costo della sterilizzazione dei cani randagi e invece pagano tranquillamente migliaia e migliaia di euro per mantenerli reclusi e in cattivissime condizioni nei canili?</p>



<p>A queste domande proveranno a rispondere esperti del settore, istituzioni ed associazioni nella manifestazione organizzata il 22 giugno 2025 a Cosenza in Piazza Loreto.</p>



<p>Per farsi un’idea di come risolvere questa atavica problematica è meglio sentire tutte le campane e non nascondere la polvere sotto il tappeto. Il costo è l’inutile sofferenza di essere viventi e senzienti per il solito e becero profitto.</p>



<p>Dal racconto delle associazioni che abbiamo sentito, emergerebbe, il condizionale è d’obbligo, un circuito ben organizzato tra istituzioni e privati per sfruttare al massimo il sistema dei canili che fa girare, con la solita tattica dell’emergenza, tantissimi soldi pubblici.&nbsp; L&#8217;ASP, ci dicono, punisce volontari ed associazioni con ispezioni (giuste) e multe (molto spesso meno condivisibili) nonostante questi siano motivati solo dall’amore per i randagi e ci mettano del loro, anche economicamente, per salvare tanti animali dalla strada e provare dargli un futuro migliore. Le multe scatterebbero perché, secondo l’interpretazione istituzionale delle norme, gli animalisti non farebbero il bene degli animali promuovendo l’adozione invece che l’internamento nelle strutture preposte. In realtà in questo discorso emergono molte ombre: non si capisce come vengono gestiti i canili e da chi, perché i volontari non possono entrare facilmente nelle strutture convenzionate, quanto costa questo sistema e se on ce ne siano altri meno impattanti sulle finanze pubbliche e sulla salute degli animali.</p>



<p><em>“Chi entra nei canili non si può permettere nemmeno di fare foto &#8211; chissà come mai &#8211; perché se all&#8217;esterno viene visto lo schifo che c&#8217;è dentro ovviamente tutti questi canili chiuderebbero all&#8217;istante”, affermano alcuni volontari.&nbsp; “Quando riusciamo ad entrare nei canili, quelle poche volte che ci fanno entrare, ci impediscono di fare foto e video a meno che non siano loro a portare il cane fuori in una zona del canile preposta dove ti permettono di fare le foto ai cani magari a scopo adozione. Spesso i gestori, in tutta Italia e particolarmente al Sud, sono incompetenti e non hanno le basi per accudire questi animali”.</em></p>



<p>La ricetta proposta dalle associazioni è chiara: sterilizzando i cani o i gatti che si catturano si risolverebbe il problema in pochissimi anni. Purtroppo non esistono campagne di sterilizzazione promosse dall’ASP o dai Comuni. Paradossalmente, e senza alcun criterio amministrativo e di bilancio, si preferisce regalare dai 10-50 mila euro al mese ai vari canili per tenere reclusi i randagi senza risolvere alla radice il problema. Molte strutture, inoltre, nella letteratura giornalistica, sono spesso visitate dalle forze dell’ordine perché sospettate di illeciti o di connivenze con la criminalità organizzata.</p>



<p>Per farci un’idea dei costi, prendiamo il caso del Comune di Rende (CS) dove, con Determinazione del Responsabile del Settore Polizia Locale N. 50 del 05.03.2025, è stato affidato alla ditta MISTER Dog srl, con sede in Rocca di Neto (KR), il servizio di ricovero, custodia e mantenimento di cani randagi catturati sul territorio comunale, impegnando, fino all’espletamento delle procedure di gara, la somma di € 122.035,00 compresa IVA.</p>



<p>La quota destinata al servizio e liquidata nel solo mese di maggio è di 26.560,82 €.</p>



<p>Quanto si potrebbe risparmiare se ci fosse una politica più sensibile alla questione del randagismo con una maggiore attività di analisi e di azione preventiva? A chi giova questa mancanza di controllo da parte delle istituzioni?</p>



<p>La manifestazione di domenica 22 giugno, incentrata sulla Legge 45/2023, potrebbe fornire uno spunto per l’Asp e per i Comuni qualora decidessero di presenziare all’iniziativa per esprimere il loro parere sulla prassi e sulle risoluzioni proposte dai volontari. Potrebbero rispondere, ad esempio, ad alcune domande:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>perché spesso le istituzioni intervengono prendendo in carico intere cucciolate?</li>



<li>perché assistiamo ad uno scaricabarile sulle competenze, su chi deve intervenire e non interviene e sul fatto che l’inadempiente non viene neanche denunciato?</li>



<li>perché non esistono corsi di aggiornamento nelle istituzioni preposte sulla materia della gestione del randagismo?</li>



<li>perché noi volontari ci troviamo davanti alle solite risposte: &#8220;non è di nostra competenza&#8221;, “tuteliamo il valore delle strutture autorizzate”, “è per il benessere degli animali”?</li>



<li>viene controllato, a livello sanitario, anche il box, la sua pulizia, le quantità di acqua e cibo e la presenza di aree sgambamento sufficienti?</li>



<li>le strutture adibite alla custodia dei cani hanno contratti con educatori, comportamentalisti per ciò che riguarda poi la reimmissione dei cani, ove possibile, che, seppur contemplata dalla normativa, non viene mai realizzata?</li>



<li>quale e quanto personale è previsto nei canili e nei rifugi? Quanto nei gattili?  </li>



<li>anche i gatti dovrebbero essere tutelati e, anche se tenuti allo stato libero, organizzarli in colonie riconosciute o no perché anche loro arrivano ad eguagliare la problematica del sovrannumero dei cani;</li>



<li>le associazioni convenzionate con queste strutture e i volontari, lamentano il sovrannumero e, per questo, definiscono lager i canili;</li>



<li>nelle campagne, nelle masserie, i &#8220;cani da lavoro&#8221; vengono controllati? Il problema randagismo sappiamo che sorge proprio in queste realtà e, i cani di proprietà, padronali, come vengono controllati?</li>



<li>chi controlla tutto il sistema locale?</li>



<li>dalla Regione che risposte arrivano, che controlli fanno sui comuni che non hanno provveduto a formare personale qualificato per i diritti degli animali? In quanti comuni la polizia municipale è dotata di lettore per i controlli?</li>



<li>quando si realizzeranno piccole oasi nei comuni così da evitare il numero elevato e sovrannumero negli attuali canili?</li>



<li>dove sono i fondi?</li>



<li>perché si fa la lotta a tutti i volontari con controlli asfissianti, ad alcuni con multe, e non si denunciano queste poche strutture autorizzate che, pur di intascare soldi arrivano a più di 2mila anime nei box?</li>



<li>perché voi del servizio sanitario permettete tutto ciò?</li>
</ul>



<p>Bisogna ricordate che se un giorno il volontariato scomparisse, tutto il sistema ne risentirà e in primis gli animali. La legge in materia non deve rimanere solo sulla carta o presa in considerazione e interpretata a piacimento.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="422" height="609" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image.png" alt="" class="wp-image-11177" style="width:680px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image.png 422w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/06/image-208x300.png 208w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></figure>



<p></p>
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		<title>L&#8217;acqua è un bene comune. Contro la modifica statutaria di ABC Napoli</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/05/06/lacqua-e-un-bene-comune-contro-la-modifica-statutaria-di-abc-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
		<category><![CDATA[ACQUA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.&#160;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il coordinamento Campano dei comitati per l’acqua pubblica esprime la sua ferma e totale disapprovazione a ogni modifica dello statuto di Abc Napoli azienda speciale e agli aumenti delle tariffe.</strong>&nbsp;La prossima estate ci aspetta una siccità devastante che interesserà tutta la Regione causata da una riduzione delle portate di 2.200 litri al secondo delle sorgenti di Cassano Irpino e del Serino. Davanti ai processi di privatizzazione in atto in Italia ci saremmo aspettati il rafforzamento di Abc Napoli, l’unica città metropolitana che ha obbedito al referendum 2011, trasformando l’Arin spa in Acqua Bene Comune azienda speciale. E invece dobbiamo prendere atto di una volontà politica del Consiglio comunale di abbandonare il modello pubblico, efficiente e partecipato, eliminando alcuni degli elementi che lo caratterizzano.</p>



<p><strong>Mai ci saremmo aspettati il tradimento del sindaco Gaetano Manfredi che aveva garantito ai comitati </strong>e a padre Alex Zanotelli <strong>che non avrebbe toccato lo statuto</strong>, né tanto meno avremmo creduto che la proposta di delibera provenisse dal consigliere D’Angelo, il quale da Commissario dell’azienda speciale ne aveva sempre sostenuto le caratteristiche. </p>



<p><strong>Queste sono le modifiche che attaccano al cuore lo schema dell’azienda speciale. In primo luogo sparisce il bilancio ecologico e partecipato che garantiva la vocazione pubblica di ABC e la natura dell’acqua bene comune. </strong></p>



<p><strong>Viene, poi, depotenziato il ruolo di controllo del Comitato di Sorveglianza</strong>, trasformato in un fantomatico Comitato di partecipazione, i cui membri passerebbero da 21 a 13, perdendo di fatto la possibilità di sorvegliare sul buon andamento dell’Ente. E <strong>infine è previsto che gli organi decidenti possono discostarsi dagli indirizzi espressi dal Comitato, senza nessun obbligo di motivazione. </strong>È chiaro che con queste modifiche s’intende mettere il bavaglio alle associazioni ambientaliste, stabilendo la possibilità di decidere qualsiasi cambiamento, senza tener conto degli indirizzi del Comitato.</p>



<p><strong>Manfredi imbocca la stessa strada di De Luca</strong>&nbsp;che, prima di procedere alla privatizzazione delle fonti regionali, ha l’abrogato l’art. 20 della L.15/2015, eliminando la partecipazione dei cittadini nelle decisioni per la tutela dell’acqua bene comune.</p>



<p>Per questi motivi lunedì 5 maggio&nbsp;<strong>ci siamo ritrovati</strong>&nbsp;in piazza Municipio con cittadini, comitati, associazioni, partiti politici e sindacati – insieme anche a Alex Zanotelli e del professor Alberto Lucarelli –<strong>&nbsp;in un’assemblea pubblica&nbsp;</strong>per chiedere di non modificare lo Statuto di Abc.</p>
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		<title>&#8216;Terre rare&#8217;: il ruolo strategico di Ucraina e Russia</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/03/13/terre-rare-il-ruolo-strategico-di-ucraina-e-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 16:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA E FINANZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>13/03/2025 Negli scorsi giorni, il dibattito geopolitico si è incentrtato sulla richiesta di Trump all&#8217;Ucraina di ripagare gli aiuti militari ricevuti attraverso una risorsa strategica dell&#8217;economia globale chiamata terre rare. Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per la tecnologia moderna, utilizzati in settori chiave come elettronica, energia rinnovabile, difesa e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>13/03/2025</p>



<p>Negli scorsi giorni, il dibattito geopolitico si è incentrtato sulla richiesta di Trump all&#8217;Ucraina di ripagare gli aiuti militari ricevuti attraverso una risorsa strategica dell&#8217;economia globale chiamata terre rare.</p>



<p>Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per la tecnologia moderna, utilizzati in settori chiave come elettronica, energia rinnovabile, difesa e mobilità elettrica. A dispetto del nome non sono poi così “rare” in quanto ampiamente diffuse nel mondo, ma difficili da estrarre con processi ecosostenibili. Per questo motivo le attività di estrazione si sono concentrate in Paesi con una legislazione ambientali molto &#8216;leggera&#8217;.</p>



<p>I principali produttori mondiali di terre rare sono la Cina, che detiene oltre il 60% della produzione globale, seguita da Stati Uniti, Australia e Myanmar. Altri Paesi, tra cui Canada, Brasile e India, possiedono riserve significative, ma la loro estrazione è ancora limitata rispetto alla domanda crescente.</p>



<p>La quota di mercato cinese sale all’85% nella fase successiva della filiera, quella della raffinazione oltre a rappresentare una fetta quasi monopolistica, intorno al 90%, dei magneti a base di terre rare. Questi magneti hanno un vasto mercato a livello globale trattandosi di componenti centrali per veicoli elettrici e turbine eoliche. Per la sua politica di conversione all&#8217;elettrico, la domanda di tali prodotti da parte dell’Unione Europea raddoppierà entro il 2030. Ma al momento sul territorio europeo non si estraggono terre rare e si producono solo l’1% dei magneti.</p>



<p>Ad oggi, l&#8217;Unione Europea è fortemente dipendente dalle importazioni, motivo per cui si stanno intensificando gli sforzi per diversificare l&#8217;approvvigionamento e sviluppare una filiera più autonoma.</p>



<p>La Russia possiede alcune delle più grandi riserve di terre rare al mondo, concentrate principalmente nella Siberia orientale e nella regione di Murmansk. Sebbene il Paese non sia tra i maggiori produttori globali, sta cercando di aumentare la propria capacità estrattiva per ridurre la dipendenza dalla Cina e rafforzare la propria posizione geopolitica.</p>



<p>Nel 2023, la Russia ha annunciato piani per espandere la produzione di terre rare, puntando su nuovi giacimenti nella regione di Krasnoyarsk e sulla costruzione di impianti di raffinazione. L&#8217;obiettivo è quello di diventare un fornitore alternativo per Paesi in cerca di una diversificazione dell’approvvigionamento, specialmente dopo le tensioni economiche con l’Occidente.</p>



<p>L’Ucraina, pur non essendo attualmente un grande produttore di terre rare, possiede importanti giacimenti minerari, in particolare nella regione <strong>del Donbass e nel bacino del Dnepr</strong>. Alcuni studi indicano che il sottosuolo ucraino potrebbe contenere riserve significative di terre rare, ma l’instabilità geopolitica e il conflitto con la Russia hanno ostacolato lo sviluppo di un’industria mineraria su larga scala.</p>



<p>Nel 2021, l’Ucraina ha firmato un accordo con l’Unione Europea per rafforzare la cooperazione nel settore minerario, con l’obiettivo di sviluppare una produzione di terre rare che possa ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Cina. Tuttavia, la guerra ha reso incerto il futuro di questi progetti.</p>



<p>La competizione per il controllo delle terre rare sta diventando un tema centrale nella geopolitica globale. La Cina mantiene un dominio quasi assoluto sulla raffinazione di questi elementi, mentre Stati Uniti ed Europa cercano alternative per ridurre la dipendenza da Pechino. In questo contesto, Russia e Ucraina potrebbero giocare un ruolo strategico nei prossimi anni.</p>



<p>Per l’Europa, investire nella produzione ucraina potrebbe rappresentare un’opportunità per diversificare le fonti di approvvigionamento, ma il successo dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla stabilità del Paese. D’altro canto, la Russia, già sotto sanzioni internazionali, potrebbe cercare di rafforzare la propria posizione come esportatore di materie prime verso Paesi non allineati con l’Occidente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="622" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-3-1024x622.png" alt="" class="wp-image-11076" style="width:771px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-3-1024x622.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-3-300x182.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-3-768x467.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-3.png 1458w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ridurre il divartio con la Cina, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha approvato di recente il finanziamento di due impianti di separazione delle terre rare sul suolo statunitense. È un piccolo passo verso l&#8217;obiettivo dichiarato dell&#8217;amministrazione Trump di rompere la dipendenza del paese dalle forniture cinesi di minerali critici.</p>



<p>In questo progetto c&#8217;è il coinvolgimento diretto del Pentagono che deve coadiuvare l&#8217;arduo compito della creazione da zero di una catena di approvvigionamento di terre rare non cinesi.</p>



<p>Gli Stati Uniti, infatti, sono quasi interamente dipendenti dalle importazioni di composti di terre rare e metalli nell&#8217;ultimo anno, proprio come nei due anni precedenti. Secondo lo United States Geological Survey (USGS), la Cina è rimasta il principale fornitore con circa l&#8217;80% di tutte le importazioni.</p>



<p>Questa dipendenza dalla Cina per i minerali in usi critici per un&#8217;ampia gamma di applicazioni civili e militari è sempre più problematica visto il deterioramento delle relazioni commerciali e geopolitiche sino-statunitensi. </p>



<p>Gli USA attualmente non hanno praticamente alcuna capacità di produrre magneti al neodimio-ferro-boro (NdFeB), l&#8217;uso finale più comune per le terre rare che è fondamentale per il passaggio dell&#8217;industria automobilistica globale ai veicoli elettrici.</p>



<p>Strano ricordare che la General Motors, proprietaria di due brevetti originali per tali magneti, ha venduto i diritti proprio alla Cina. </p>



<p>&#8220;La maggior parte dei magneti sono prodotti in Cina&#8221;, ha detto ad Argus Media Pol Le Roux, vice presidente vendite e marketing di Lynas Corp. (&#8220;Argus White Paper: How to build a rare earth supply chain&#8221;, luglio 2020).</p>



<p>Certamente continueremo a sentire parlare di terre rare a lungo visto la loro centralità economica e geopolitica. La corsa agli armamenti e allo sviluppo tecnologico è appena iniziato e continuerà sulla linea di sviluppo di razzi spaziali, tecnologie energetiche e militari. Non importa alle elite globali quando questo impattera sull&#8217;ambiente e in termini di vite umane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/03/13/terre-rare-il-ruolo-strategico-di-ucraina-e-russia/">&#8216;Terre rare&#8217;: il ruolo strategico di Ucraina e Russia</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>DOCUMENTI: La &#8216;Chimera del Nucleare&#8217; tra costi, tempi e incertezze</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/03/13/documenti-la-chimera-del-nucleare-tra-costi-tempi-e-incertezze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 12:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA E FINANZA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto “Elementi per un’Italia 100% rinnovabile”, elaborato da 21 docenti e ricercatori di diverse università e centri di ricerca, presentato di recente, espone come sia possibile, ecologico e conveniente, decarbonizzare la produzione di elettricità utilizzando unicamente fonti energetiche rinnovabili e come sia destituito da ogni logica il ritorno al nucleare. 11 marzo 2011 – [&#8230;]</p>
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<p></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-e585df2a1a92bbf211a332877c9577a6"><em><strong>Il Rapporto “Elementi per un’Italia 100% rinnovabile”, elaborato da 21 docenti e ricercatori di diverse università e centri di ricerca, presentato di recente, espone come sia possibile, ecologico e conveniente, decarbonizzare la produzione di elettricità utilizzando unicamente fonti energetiche rinnovabili</strong></em> <strong><em>e come sia destituito da ogni logica il ritorno al nucleare.</em></strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>11 marzo 2011 – 2025: 14esimo anniversario dell’incidente nucleare di Fukushima</strong></p>



<p>L&#8217;Italia torna a discutere di energia nucleare, ma il rapporto <em>La Chimera del Nucleare</em> lancia un allarme chiaro: questa tecnologia rischia di essere un&#8217;opzione costosa, tardiva e scarsamente competitiva rispetto alle fonti rinnovabili. Il dibattito si inserisce all&#8217;interno del nuovo Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che ipotizza un ritorno graduale del nucleare con piccoli reattori modulari (SMR) e investimenti futuri sulla fusione nucleare. Tuttavia, il documento evidenzia una serie di criticità che rendono il progetto poco convincente.</p>



<p>Il PNIEC sostiene che l&#8217;inserimento del nucleare nel mix energetico italiano potrebbe portare a un risparmio di 17 miliardi di euro rispetto a uno scenario basato esclusivamente sulle rinnovabili. Tuttavia, come sottolineato dal rapporto, mancano studi dettagliati e trasparenza su come questo risparmio venga calcolato. A differenza della Germania, che ha fornito un&#8217;analisi dettagliata e dati concreti a supporto del proprio piano energetico, l&#8217;Italia si limita a rimandare le valutazioni alla <em>Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile</em>, i cui risultati, inizialmente previsti per ottobre 2024, non sono ancora stati resi pubblici.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-midsmall-font-size"><strong>Un settore in declino globale</strong></h3>



<p>L&#8217;energia nucleare, dopo aver raggiunto un picco di produzione pari al 17% dell&#8217;elettricità mondiale alla fine del secolo scorso, è in fase di riduzione, con un contributo sceso al 9,2% nel 2022. I ritardi e i costi elevati delle nuove centrali in Europa rappresentano un monito: il progetto francese EPR di Flamanville è passato da un costo iniziale di 3,3 miliardi a oltre 23 miliardi di euro, mentre i tempi di realizzazione sono lievitati da sei a venti anni. Situazioni analoghe si sono verificate negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con ritardi che spesso superano i vent&#8217;anni.</p>



<p>Un altro aspetto spesso ignorato è la dipendenza dal mercato dell’uranio, dominato dalla russa Rosatom, che controlla il 46% della capacità globale di arricchimento del combustibile nucleare. L’eventuale interruzione delle forniture potrebbe trasformare molte centrali europee in <em>stranded assets</em>, causando ingenti perdite economiche e problemi nella sicurezza energetica.</p>



<p>Anche i costi di smantellamento e gestione delle scorie radioattive vengono spesso sottovalutati: in Europa, la gestione delle scorie radioattive è stimata tra 422 e 566 miliardi di euro, mentre in Italia la chiusura del precedente programma nucleare è costata 11,4 miliardi di euro, cifra destinata a crescere.</p>



<p>Il rapporto sottolinea che la costruzione di una centrale nucleare richiede in media 21 anni tra pianificazione e operatività. Questa tempistica rende utopica ogni programmazione a breve termine ed ogni propaganda che veda il nucleare come panacea a breve termine per ogni problema legato all&#8217;energia e all&#8217;inquinamento.  In realtà, infatti, secondo lo studio quest gap temporale che ci condurrebbe alla produzione di energia nucleare ha un impatto climatico significativo: durante il periodo di attesa, l&#8217;Italia continuerebbe a dipendere dal gas fossile, ritardando la transizione energetica e aumentando le emissioni di CO2.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="241" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-2.png" alt="" class="wp-image-11070" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-2.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-2-300x94.png 300w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-midsmall-font-size"><strong>Le rinnovabili come alternativa più conveniente</strong></h3>



<p>Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), il costo di produzione dell’energia nucleare è ben più elevato rispetto alle fonti rinnovabili. Nel 2023, il costo livellato dell&#8217;energia (LCOE) del nucleare era di 170 $/MWh, contro i 50 $/MWh del solare e i 60 $/MWh dell’eolico. Nel 2050, il gap rimarrà netto: 125 $/MWh per il nucleare, contro soli 25 $/MWh per il solare fotovoltaico.</p>



<p class="has-text-align-left">Inoltre, la crescente efficienza dei sistemi di accumulo e l’integrazione delle reti intelligenti stanno rendendo le rinnovabili sempre più affidabili, eliminando gradualmente il problema dell&#8217;intermittenza.</p>



<p class="has-text-align-left">Il ritorno dell’Italia al nucleare, dunque, appare nel rapporto come un&#8217;operazione ad alto rischio economico e temporale. Il documento &#8216;<em>La Chimera del Nucleare</em>&#8216; evidenzia come il mix energetico basato sulle rinnovabili, supportato da sistemi di accumulo e interconnessioni avanzate, sia già oggi una soluzione più efficiente, sicura e sostenibile rispetto a una scommessa nucleare che rischia di rivelarsi un boomerang finanziario e ambientale. La transizione energetica italiana deve puntare su strategie concrete e ben documentate, evitando di inseguire miraggi dal costo incalcolabile.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1-1024x683.png" alt="" class="wp-image-11069" style="width:1042px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1-1024x683.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1-300x200.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1-768x512.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1-1536x1024.png 1536w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/03/image-1.png 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>FOCUS: i rifiuti prodotti nei comuni europei &#8211; 2024 (dati 2022)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2025/02/06/focus-i-rifiuti-prodotti-nei-comuni-europei-2024-dati-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 21:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Report del Parlamento europeo pubblicato il 06/02/2025 Ogni europeo ha generato in media cinque tonnellate di rifiuti nel 2022, il che equivale a oltre 2,2 miliardi di tonnellate in totale. Circa il 38,4% di tutti i rifiuti è stato generato nell&#8217;edilizia (38,4%), seguito da attività estrattive e di cava (22,7%), servizi di smaltimento rifiuti e acqua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-70717b459536c769afee20c914e533a9"><strong>Report del Parlamento europeo pubblicato il 06/02/2025</strong></p>



<p></p>



<p>Ogni europeo ha generato in media <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Waste_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cinque tonnellate di rifiuti nel 2022</a>, il che equivale a oltre 2,2 miliardi di tonnellate in totale.<br><br>Circa il 38,4% di tutti i rifiuti è stato generato nell&#8217;<strong>edilizia</strong> (38,4%), seguito da <strong>attività estrattive e di cava</strong> (22,7%), <strong>servizi di smaltimento rifiuti e acqua</strong> (10,5%), <strong>produzione manifatturiera</strong> (10,4%) e <strong>famiglie</strong> (8,9%). <strong>Altre attività</strong> economiche, principalmente servizi (5,2%) ed <strong>energia</strong> (3,0%), hanno generato la parte rimanente (9,2%).<br></p>



<p>I principali rifiuti minerali rappresentano una quota importante dei rifiuti totali (64%). Provengono da attività estrattive, cave, costruzioni e demolizioni. Oltre ai principali rifiuti minerali, le maggiori fonti di rifiuti nel 2022 sono state i servizi di smaltimento e acqua (216 milioni di tonnellate), le famiglie (193 milioni di tonnellate) e le attività manifatturiere (166 milioni di tonnellate). [&#8230;]</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="municipal-waste-4">Rifiuti urbani</h2>



<p><br><strong>I rifiuti urbani sono costituiti da rifiuti generati da famiglie, negozi, uffici e istituzioni pubbliche. Rappresentano solo circa il 10% dei rifiuti totali e sono gestiti dalle autorità comunali.</strong></p>



<p>Nel 2022, il volume dei rifiuti urbani prodotti variava notevolmente tra i paesi dell&#8217;UE, passando da 301 chili pro capite in Romania a 803 chili pro capite in Austria.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-11035" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1024x1024.png 1024w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-300x300.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-150x150.png 150w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-768x768.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image.png 1156w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La quota di&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Municipal_waste_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifiuti urbani riciclati</a>&nbsp;è aumentata dal 19% nel 1995 al 48% nel 2022, mentre nello stesso periodo la quota di rifiuti smaltiti in discarica è scesa dal 61% al 23%.</p>



<p>In linea con la&nbsp;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex:32018L0850" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva UE sulle discariche</a>&nbsp;, entro il 2035 i paesi dell&#8217;UE dovranno ridurre la quantità di rifiuti urbani inviati in discarica al 10% o meno del totale dei rifiuti urbani generati.</p>



<p>L&#8217;UE esporta anche parte dei suoi rifiuti. Nel 2022,&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20240118-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le esportazioni di rifiuti dell&#8217;UE verso paesi extra-UE</a>&nbsp;hanno raggiunto i 32,1 milioni di tonnellate. Si tratta di un leggero calo del 3% rispetto al 2021.</p>



<p>La maggior parte dei rifiuti esportati al di fuori dell&#8217;UE (55%) è costituita da rifiuti di metalli ferrosi (ferro e acciaio), che vanno principalmente in Turchia. L&#8217;UE ha esportato anche molti rifiuti di carta (15%), con l&#8217;India come destinazione principale.</p>



<p>Nel 2022, il 39% dei rifiuti dell&#8217;UE è finito in Turchia (12,4 milioni di tonnellate), seguita da India (3,5 milioni di tonnellate), Regno Unito (2,0 milioni di tonnellate), Svizzera (1,6 milioni di tonnellate) e Norvegia (1,6 milioni di tonnellate).</p>



<figure class="wp-block-image alignfull size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="812" height="811" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1.png" alt="" class="wp-image-11040" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1.png 812w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1-300x300.png 300w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1-150x150.png 150w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2025/02/image-1-768x767.png 768w" sizes="auto, (max-width: 812px) 100vw, 812px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2025/02/06/focus-i-rifiuti-prodotti-nei-comuni-europei-2024-dati-2022/">FOCUS: i rifiuti prodotti nei comuni europei &#8211; 2024 (dati 2022)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>Prefazione al libro &#8220;Il Capitale nell&#8217;Antropocene&#8221; di Saito Kohei</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/11/18/prefazione-al-libro-il-capitale-nellantropocene-di-saito-kohei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[KRITIK]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli SDGs, ovvero l’«oppio dei popoli»! di Saito Kohei Cosa state facendo per contrastare il riscaldamento globale? Avete comprato la vostra sporta riutilizzabile per usare meno sacchetti della spesa? Andate in giro con la vostra borraccia personale per non dover comprare bevande in bottiglie di plastica? Adesso, ce l’avete una vettura elettrica? Diciamolo chiaramente. Tutte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/11/18/prefazione-al-libro-il-capitale-nellantropocene-di-saito-kohei/">Prefazione al libro &#8220;Il Capitale nell&#8217;Antropocene&#8221; di Saito Kohei</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading">Gli SDGs, ovvero l’«oppio dei popoli»!</h1>



<p>di Saito Kohei</p>



<h3 class="wp-block-heading has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-b2e05fded358c7a657f13e0353457025"><strong>Cosa state facendo per contrastare il riscaldamento globale? Avete comprato la vostra sporta riutilizzabile per usare meno sacchetti della spesa? Andate in giro con la vostra borraccia personale per non dover comprare bevande in bottiglie di plastica? Adesso, ce l’avete una vettura elettrica?</strong></h3>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="402" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/BASE_MALANOVA-1-768x402-3.png" alt="" class="wp-image-10802" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/BASE_MALANOVA-1-768x402-3.png 768w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/11/BASE_MALANOVA-1-768x402-3-300x157.png 300w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Diciamolo chiaramente. Tutte queste buone intenzioni non portano a niente. Al contrario, possono addirittura recare danno.</p>



<p>E la ragione è che nel momento in cui ci si convince di star facendo qualcosa per combattere il riscaldamento globale si smette di pensare di poter agire in maniera piú radicale, cioè fare quanto sarebbero realmente necessario. L’atto consumistico, con la sua funzione&nbsp;<em>assolutoria</em>&nbsp;capace di liberarci dal rimorso di coscienza, di farci distogliere lo sguardo da quella che è la crisi reale, ci proietta con estrema facilità nell’ingannevole&nbsp;<em>greenwashing</em>&nbsp;di un «capitale» mascherato da soggetto rispettoso dell’ambiente.</p>



<p>Parliamo allora degli SDGs (obiettivi di sviluppo sostenibile) proclamati dalle Nazioni Unite e promossi dai governi e dalle grandi aziende di tutto il mondo: sono in grado di mutare le condizioni ambientali del pianeta? No, neanche quello funzionerebbe. L’adesione parziale di governi e aziende ad alcuni degli indirizzi d’azione degli SDGs non ferma i cambiamenti climatici. Gli SDGs offrono una sorta di alibi, con il solo effetto di far distogliere lo sguardo dalla crisi che abbiamo sotto gli occhi.</p>



<p>Un tempo, Marx criticava le religioni colpevoli di alleviare la sofferenza prodotta dalla dura realtà del capitalismo definendole «oppio dei popoli». </p>



<h3 class="wp-block-heading has-one-color has-text-color has-link-color wp-elements-bb93fbf1ed1278bb1c47e0ee0a2a1751">Gli SDGs sono in tutto e per tutto una loro versione aggiornata!</h3>



<p>La realtà che dovremmo guardare in faccia, senza farci intorpidire dall’oppio, ci dice che noi esseri umani abbiamo mutato in maniera irreparabile la Terra.</p>



<p>L’influsso delle nostre attività economiche è talmente diffuso che Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica, ha affermato che da un punto di vista geologico la Terra è entrata in una nuova èra, con un nome preciso: «Antropocene». Un’èra, cioè, in cui le tracce dell’attività economica umana hanno invaso l’intera superficie del pianeta.</p>



<p>Il suolo terrestre è coperto di palazzi, fabbriche, strade, terreni agricoli, dighe, mentre quantità enormi di microplastiche galleggiano nei mari. I prodotti artificiali stanno mutando profondamente l’aspetto della Terra. E tra questi, quello che in particolare ha avuto un’impennata a seguito delle attività dell’uomo è l’anidride carbonica nell’atmosfera.</p>



<p>Come ben noto, la CO<sub>2</sub>&nbsp;è uno dei gas responsabili dell’effetto serra che permette di assorbire il calore emanato dalla Terra e riscaldare l’atmosfera. Grazie all’effetto serra, la temperatura del pianeta si è mantenuta a livelli tali da consentire la vita sia all’essere umano che a tutte le altre creature viventi.</p>



<p>Dalla rivoluzione industriale in poi, però, l’uomo ha fatto grande uso di combustibili fossili come carbone e petrolio, producendo una quantità enorme di anidride carbonica. Se prima della rivoluzione industriale la concentrazione di CO<sub>2</sub>&nbsp;nell’atmosfera era di 280 ppm, nel 2016 aveva superato i 400 ppm persino al Polo Sud. Un evento che non si verificava da quattro milioni anni. E la cifra continua a crescere anche in questo stesso istante.</p>



<p>Quattro milioni di anni fa, nell’epoca del Pliocene, si ritiene che la temperatura media fosse di due, tre gradi superiore a oggi, che la calotta di ghiaccio che ricopre il Polo Sud e la Groenlandia fosse sciolta e che il livello dei mari fosse almeno di sei metri piú alto. Altre ricerche, invece, suggeriscono che potesse essere maggiore anche di dieci, venti metri.</p>



<p>I cambiamenti climatici dell’Antropocene potrebbero riportare la Terra a quelle stesse condizioni? Quello che è sicuro è che la civiltà creata dall’essere umano si trova di fronte a una crisi in cui è in gioco la sua stessa sopravvivenza.</p>



<p>La crescita economica che si è accompagnata alla modernità avrebbe dovuto assicurarci una vita prospera. Appare invece sempre piú chiaro come con la crisi ambientale dell’Antropocene la crescita economica non faccia – paradossalmente – che erodere le basi della prosperità umana.</p>



<p>Di fronte a mutamenti climatici sempre piú vertiginosi, le classi piú abbienti dei paesi sviluppati potranno forse mantenere il loro stile di vita sregolato. Quasi tutte le persone comuni come noi, però, prive di risorse, dovranno rinunciare al proprio stile di vita e si ritroveranno a cercare disperatamente un modo per sopravvivere. E di questo fatto, la pandemia da Covid-19 ci ha resi tutti dolorosamente consapevoli.</p>



<p>In tutto ciò, sempre piú voci chiedono un ripensamento radicale dei nostri comportamenti, tesi ad acutizzare le disuguaglianze e la distruzione ambientale. Simbolica in questo senso è stata la proposta per un <strong><em>Great Reset</em> </strong>avanzata nel forum di Davos.</p>



<p>Per salvare il futuro di questa Terra, però, non possiamo affidare interamente la gestione della crisi a politici ed esperti, cioè alle élite. Lasciar fare agli altri significa in definitiva favorire solo le classi piú agiate. Per dare spazio alla scelta di un futuro migliore è necessario quindi che ogni cittadino si senta direttamente coinvolto, che faccia sentire la sua voce e che passi all’azione. Ovvio però che muoversi alla cieca non porterebbe altro che a uno spreco di tempo prezioso. È importante puntare nella giusta direzione, con un’appropriata strategia.</p>



<p>Per individuare con chiarezza questa direzione occorre risalire alla ragione prima della crisi climatica. E la chiave di tutto è solo ed esclusivamente nel capitalismo. Questo perché è dalla rivoluzione industriale, cioè da quando il capitalismo si è messo definitivamente in moto, che assistiamo a un forte incremento dell’anidride carbonica. Subito dopo, è apparso un pensatore che il capitalismo l’ha dissezionato a fondo. Sí, un pensatore tedesco: Karl Marx.</p>



<p>Facendo all’occorrenza riferimento al&nbsp;<em>Capitale</em>&nbsp;di Marx, questo libro si propone di analizzare in che modo capitale, società e natura sono interconnessi all’interno dell’Antropocene. Con ciò non vogliamo assolutamente proporre una versione rifritta del marxismo. L’intenzione è invece di riesumare un aspetto completamente nuovo del pensiero di Marx, rimasto dormiente per centocinquant’anni.</p>



<p>Nell’epoca della crisi climatica, il mio auspicio è che&nbsp;<em>Il Capitale</em>&nbsp;nell’Antropocene possa liberare una forza immaginifica capace di costruire una società migliore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/11/18/prefazione-al-libro-il-capitale-nellantropocene-di-saito-kohei/">Prefazione al libro &#8220;Il Capitale nell&#8217;Antropocene&#8221; di Saito Kohei</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
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		<title>“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 09:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta analizzate nel precedente articolo (link) le specifiche tecniche del Parco eolico flottante “Enotria” &#8211; che dovrebbe sorgere nel Golfo di Squillace &#8211; e confrontate le analisi progettuali con altri studi provenienti da associazioni ambientaliste e dalla Corte dei Conti Europea, è quasi inutile sottolineare che l’impatto visivo, nel caso degli impianti eolici, è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/">“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una volta analizzate nel precedente articolo (<a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">link</a>) le specifiche tecniche del Parco eolico flottante “Enotria” &#8211; che dovrebbe sorgere nel Golfo di Squillace &#8211; e confrontate le analisi progettuali con altri studi provenienti da associazioni ambientaliste e dalla Corte dei Conti Europea, è quasi inutile sottolineare che l’impatto visivo, nel caso degli impianti eolici, è quello maggiormente problematico.</p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-df0c580f13e135a69fd7f7b59b996c47"><strong>Impatto visivo</strong></p>



<p>Su questo punto insistono le maggiori critiche agli impianti eolici (di terra o marini) da parte dei movimenti ambientalisti o da critici d’arte come Sgarbi che ha condotto e conduce una campagna personale contro i “mulini eolici”. L’impatto sul paesaggio è sicuramente molto forte ed invasivo e tale da provocare gravi ferite in aree particolarmente belle dal punto di vista naturalistico e di interesse turistico.</p>



<p>Seguendo, però, le analisi corredate al progetto, tutto questo non si evince o è quantomeno contraddittorio. L’impatto visivo risulterebbe basso nel tratto di costa più prossimo al parco eolico; dagli arenili più vicini all’opera, situati tra i comuni di Sant’Andrea dello Jonio a nord e Roccella Jonica a sud, la percezione delle turbine eoliche sarebbe tale da non incidere sul paesaggio mentre nella restante parte del litorale ionico calabrese l’impatto visivo sarebbe trascurabile o nullo. L’unico problema sollevato è che l’intero Parco Eolico si situa in un’area geografica particolarmente apprezzata per le sue bellezze paesaggistiche. Molti sono gli scorci collinari che permettono una visuale mozzafiato del contesto rurale e marittimo.</p>



<p>“<em>Nel tratto di costa considerato, come precedentemente descritto, si alternano promontori rocciosi e tratti di costa più bassa e lineare. I punti di maggior interesse panoramico sono quindi rappresentati dai promontori, che a partire da nord si individuano in Capo Rizzuto, Le Castella, Copanello, e Caminia. In corrispondenza di questi elementi sono presenti numerosi punti panoramici, che offrono scorci caratteristici del mare e della costa nel suo complesso, creando delle relazioni visive tra un promontorio e l’altro</em>. […] <em>Spostandosi nell’entroterra, nel tratto tra Squillace e Caulonia il sistema collinare e poi montuoso a ridosso dà luogo a un territorio ricco di punti di visuale, costellato di vere e proprie balconate panoramiche che guardano verso il mare e verso la costa. In alcuni borghi dell’entroterra, quali Riace, Monasterace, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, e Monasterolo (per citarne alcuni) sono presenti scorci caratteristici che creano relazioni visive interessanti tra il mare, la costa, il sistema collinare e gli agglomerati urbani. […] Allo stesso modo le strade che perpendicolarmente alla costa collegano i borghi dell’entroterra con la SS 106 generano dei percorsi viari con chiare caratteristiche panoramiche […]. Assume caratteristiche panoramiche di interesse l’area archeologica di Kaulon ed il vicino faro di Punta Stilo presso Monasterace, grazie alla loro posizione leggermente rialzata e al valore storico &#8211; culturale di entrambi i siti”.<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em></p>



<p>L’analisi progettuale continua affermando che il Parco Eolico nella sua parte marittima determinerà impatti a livello paesaggistico durante la fase di esercizio in quanto produrrà interazioni con lo skyline marino (sostanzialmente piatto e privo di isole o altri elementi naturalistici) generando visuali inedite tra il paesaggio costiero e marino. “<em>Il Progetto non determinerà impatti diretti sulla costa o su aree sottoposte a vincolo paesaggistico, ma modificherà la relazione visiva tra queste e il paesaggio marino. Terraferma e mare sono infatti un ambito paesaggistico con una forte interrelazione e modifiche al contesto marino, possono determinare modifiche alla percezione che si ha del mare dalla costa</em>”.<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a></p>



<p>Una grande incongruenza si nota, però, tra il paragrafo 4.4.3 del progetto dove alle voci “Interesse storico-artistico”, “Panoramicità”, “Fruizione paesistico ambientale” vengono assegnati valori di sensibilità paesaggistica alti o medio-alti con il paragrafo 5.2.1 che nega particolari impatti paesaggistici sia a livello di arenile che dall’entroterra e dai punti panoramici situati presso i centri storici dei borghi collinari.</p>



<p><em>“L’impatto visivo è essenzialmente basso nel tratto di costa tra Sant’Andrea dello Jonio a nord e Roccella Jonica a sud […] per un tratto di costa di circa 40 km. Nelle restanti porzioni di costa l’impatto risulta trascurabile, circa 111 km. Allontanandosi dalla costa verso l’entroterra, l’impatto risulta basso fino a circa 25 km di distanza dagli aerogeneratori, mentre […] oltre i 25 km di distanza dagli aerogeneratori più prossimi alla costa l’impatto risulta trascurabile”.<a id="_ftnref3" href="#_ftn3"><strong>[3]</strong></a></em></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="509" height="434" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5.png" alt="" class="wp-image-10722" style="width:749px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5.png 509w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-5-300x256.png 300w" sizes="auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px" /></figure>



<p>Ancora di più risalta l’incongruenza analizzando la chiusura del paragrafo dove in sintesi si afferma che il paesaggio è stato sempre modificato dall’azione umana e dagli eventi naturali e che il Parco Eolico non farà che aggiungere una nuova stratificazione moderna alla lunga evoluzione del paesaggio:</p>



<p><em>“Si ritiene quindi che il Progetto si inserisca in un contesto paesaggistico in continua evoluzione, inserendosi all’interno di dinamiche di trasformazione avvenute in epoche storiche passate e che ne hanno determinato le caratteristiche paesaggistiche attuali. <strong>Il Progetto potrà quindi stabilire delle nuove relazioni visive, di linguaggio e di funzione con gli elementi che attualmente compongono il paesaggio, andando ad aggiungere una nuova stratificazione che rappresenta la sfida del vivere contemporaneo</strong>”.<a href="#_ftn4" id="_ftnref4"><strong>[4]</strong></a></em></p>



<p>Non si capisce, dunque, come sia possibile prospettare in un paragrafo un impatto visivo del Parco eolico etichettato con termini che vanno da “basso” a “trascurabile”, e passare poi nel paragrafo successivo all’asserzione di come l’impianto eolico potrebbe creare una nuova stratificazione paesaggistica generando un’evoluzione dello skyline attraverso nuove relazioni visive. La forbice, come ammesso nello stesso elaborato progettuale, in realtà si genera nelle valutazioni soggettive e nelle priorità politiche del mondo attuale. Il dilemma sta nel pesare le varie sensibilità ed i vari impatti. In buona sostanza: quanto siamo disposti a cedere rispetto all’impatto ambientale e paesaggistico e alla perdita dell’ambiente marino naturale con l’evidente disturbo per la flora e la fauna marina per favorire un impatto energetico positivo sulla produzione di CO2 e sui cambiamenti climatici globali? Integrità paesaggistica, benessere animale o integrità climatica?</p>



<p>Questo è l’enigma che la grande mole della documentazione progettuale, e gli stessi proponenti l’opera, lasciano ai cittadini e alle istituzioni affinché possa essere da loro risolto.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="642" height="617" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6.png" alt="" class="wp-image-10723" style="width:978px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6.png 642w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-6-300x288.png 300w" sizes="auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<div style="height:44px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-f06424cd5087937126e3af74e0bc864c"><strong>I padroni dell&#8217;energia</strong></p>



<p>E’ bene ricordare, a questo punto, come “su scala nazionale, la Calabria, con 440 impianti eolici &#8211; il 70% è nelle province di Crotone e Catanzaro &#8211; contribuisce per il 7% alla produzione di energie rinnovabili (il 10% in termini di potenza installata) e di fatto potrebbe raggiungere l’autosufficienza energetica”<a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>. La Calabria produce più energia di quella che consuma (<a href="https://www.malanova.info/2022/03/11/produzione-energetica-quale-prospettiva/">Malanova 2022</a>), ma non riceve alcuna compensazione per ridurre i costi energetici dei cittadini. Come vedevamo nell’articolo precedente dalla relazione della Corte dei Conti Europea a riguardo degli investimenti sull’eolico offshore, anche il settore energetico e rinnovabile calabrese è sostanzialmente nelle mani dell’industria e degli interessi privati. I cittadini residenti subiscono l’impatto ambientale e a volte anche odorifero di alcuni impianti “rinnovabili” come le Centrali a biomasse, gli agricoltori sono penalizzati dalla gestione degli invasi idrici da parte di società private ma nessuna ricaduta positiva sui residenti è data dal fatto di vivere in una Regione tutto sommato con un alto grado di sostenibilità rispetto alla media e comunque autonoma dal punto di vista della produzione energetica. La bolletta, anzi, è per i singoli cittadini più pesante che nei territori del Nord Italia.</p>



<p><em>“Piero Polimeni, ingegnere di Net – Polo di innovazione Ambiente e Rischi naturali della Calabria e già docente nelle università di Messina e Reggio Calabria, nello spiegare i nodi che persistono sull’energia pulita e rinnovabile, punta su un fondamentale dato di partenza: «Il consumo della Calabria non richiede tutta l’energia che viene prodotta. Eppure, nel crotonese e nel lametino possiamo dire che ormai c’è un “paesaggio di ferro”, perché abbiamo una quantità considerevole di impianti eolici che producono energia che viene esportata sia in Italia che fuori. Per poter fare un bilancio energetico dobbiamo considerare che quello che consumiamo è molto inferiore rispetto all’energia che produciamo con tutti i tipi di impianti, da quelli a gas a quelli delle fonti rinnovabili. Con l’eolico e il fotovoltaico arriviamo a esportare i due terzi dell’energia che produciamo, si parla di miliardi di Kwh, 9 Gigawatt ne vengono prodotti e circa 6 ne vengono esportati ogni anno»”.</em><a href="#_ftn6" id="_ftnref6">[6]</a><em></em></p>



<p>Nonostante questo, risultano in costante aumento le richieste di concessioni (157 in corso di valutazione, anche per impianti offshore, 12 quelle approvate). Eolico, fotovoltaico, idroelettrico e termoelettrico. <em>“L’obiettivo del 2030, fissato dall’Unione Europea nel Fit for 55 (il piano per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55%), nella regione appare concretamente raggiungibile”.<a href="#_ftn7" id="_ftnref7"><strong>[7]</strong></a></em></p>



<p>Siamo di fronte, dunque, ad una vera e propria colonizzazione, uno sfruttamento del territorio calabrese al fine della produzione energetica. Al di là degli impatti ambientali e paesaggistici, è questo il punto della questione che dovrebbe essere maggiormente sottolineato dai movimenti ambientalisti e salvaguardato dagli amministratori. Parallelamente alla massiccia produzione energetica e alla relativa colonizzazione e sfruttamento del paesaggio e delle risorse naturali non emergono dati positivi per la popolazione: i profitti scorrono tranquilli nelle tasche delle società quotate in borsa così come l’energia pacificamente si tuffa nella rete per essere venduta ed utilizzata su altri territori.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>È ancora peggio – chiarisce Polimeni – <em>“perché non solo non si è mai generata ricchezza attraverso questa produzione in eccesso, ma oggi il costo che paghiamo è quello del consumo di suolo con gli enormi impianti eolici e fotovoltaici. Impianti costruiti da imprese multinazionali che hanno portato fuori anche tutti i benefici”.<a href="#_ftn8" id="_ftnref8"><strong>[8]</strong></a></em></p>



<p>Le comunità non hanno alcun controllo di questa produzione e dei relativi proventi ad essa associata. Tutto il settore energetico è saldamente nelle mani di soggetti privati che fanno il buono ed il cattivo tempo sui territori e dispongono a loro piacimento dei beni comuni calabresi.</p>



<p>La richiesta e l’accelerazione degli investimenti, per come Europa comanda, è così pressante che un analogo progetto, che analizzeremo in un prossimo articolo, è previsto nei mari antistanti l’importante città di Corigliano Rossano nella fascia Jonica cosentina.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>NOTE:</p>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Progetto del Parco Eolico flottante Offshore, p. 134-135. <a href="https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-Enotria-Parco-Eolico-Offshore.pdf">https://www.corrieredellacalabria.it/wp-content/uploads/2024/08/Progetto-Enotria-Parco-Eolico-Offshore.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> <em>Ibidem</em>, p. 147, p. 147</p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> Ibidem, p. 151</p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> <em>Ibidem</em>, p. 152</p>



<p><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB">https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB</a></p>



<p><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a> <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/economia/territorio-e-ambiente/2024/04/29/saccheggiata-lenergia-pulita-della-calabria">https://www.quotidianodelsud.it/calabria/economia/territorio-e-ambiente/2024/04/29/saccheggiata-lenergia-pulita-della-calabria</a></p>



<p><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB">https://www.ilsole24ore.com/art/eolico-calabria-fa-pieno-440-impianti-attivi-e-157-progetti-AF6jQlLB</a></p>



<p><a id="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Vedi nota 15</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p></p>



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		<title>&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 11:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[TERRITORI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scadenza per la presentazione delle osservazioni: 18/09/2024. Pochi giorni ci dividono dal “via libera” alla costruzione di un mega parco eolico offshore nel golfo di Squillace. Il parco, già ribattezzato “Enotria”, ha una potenza complessiva di 555 MW e verrà realizzato nello specchio marino del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo. LE SPECIFICHE [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.malanova.info/2024/09/02/enotria-confronti-documentali-sul-parco-eolico-flottante-calabrese-i/">&#8220;Enotria&#8221;: confronti documentali sul parco eolico flottante calabrese (I)</a> proviene da <a href="https://www.malanova.info">MALANOVA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scadenza per la presentazione delle osservazioni: 18/09/2024. </p>



<p>Pochi giorni ci dividono dal “via libera” alla costruzione di un mega parco eolico offshore nel golfo di Squillace. Il parco, già ribattezzato <em>“Enotria</em>”, ha una potenza complessiva di 555 MW e verrà realizzato nello specchio marino del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="571" height="683" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image.png" alt="" class="wp-image-10714" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image.png 571w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-251x300.png 251w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></figure>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-19f75c3444cb3e7893d37989139479ca"><strong>LE SPECIFICHE TECNICHE</strong></p>



<p>L’impianto eolico sarà composto da 37 aerogeneratori che galleggeranno nel Mar Ionio a circa 22 km dalla costa calabrese. Ciascun aerogeneratore, di potenza unitaria pari a 15 MW, ha un’altezza di 355 metri (compreso il diametro del rotore).</p>



<p>L’istanza per l’avvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è stato presentato nel mese di maggio scorso al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dalla Società Parco Eolico Flottante Enotria S.r.l. con socio unico e sede legale in Roma che è subentrata nel progetto prima a capo della Società Acciona Energia Global Italia Srl, società facente parte del medesimo gruppo aziendale. Gli obiettivi che il progetto Enotria si propone spaziano dal cambiamento climatico (leggi green economy o capitalismo verde), alla produzione di energia rinnovabile, passando per la produzione di lavoro e il soddisfacimento degli obiettivi del Green Deal Europeo tanto sponsorizzato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.</p>



<p></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-afd28dd6d973b0394dc66f8eaa29fa2f"><strong>I dati dell&#8217;energia eolica</strong></p>



<p>L&#8217;energia eolica offshore è una delle fonti rinnovabili su cui si punta per la decarbonizzazione globale della produzione elettrica utile per il raggiungimento della neutralità climatica pensata come obiettivo per l’anno 2050. Attualmente, la capacità installata a livello globale supera i 62 GW, generando oltre 130 TWh di elettricità sostenibile ogni anno e si prevede una forte crescita che nel 2050, si stima, porterà la produzione dell’energia eolica offshore a rappresentare il 13% dell&#8217;elettricità prodotta nel mondo. Entro il 2030, invece, l’eolico nel suo insieme sarà una delle fonti di energia principali, in grado di soddisfare il 24% del fabbisogno energetico a livello globale.&nbsp;</p>



<p>La capacità operativa complessiva italiana dell&#8217;eolico offshore galleggiante, attualmente in funzione e collegato alla rete, ammonta a 120 MW (ricordiamo che in Calabria sarà istallato un impianto di 555 MW). Un esempio è quello di Taranto, che ha richiesto quattordici anni di lavoro tra progettazione e istallazione e rappresenta il primo impianto offshore del Mediterraneo. Ha una potenza di trenta megawatt e si stima riesca a coprire il fabbisogno energetico annuo di circa sessantamila famiglie, eliminando settecentotrentamila tonnellate di anidride carbonica nei suoi venticinque anni di funzionamento. Nove sono attualmente gli impianti di questo tipo in Europa: Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Francia e Spagna (112,97 MW) e due impianti in Asia &#8211; Giappone e Cina &#8211; (7,5 MW). Nel mondo, in questo momento, sono in fase di sviluppo 300 progetti eolici offshore galleggianti di cui 60 sono situati nelle acque italiane.</p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-4642338142eb54e0390141816822e0f9"><strong>L&#8217;impatto ambientale</strong></p>



<p>Il parco eolico del golfo di Squillace si basa tecnologicamente su una piattaforma galleggiante capace di fungere da fondazione per gli aerogeneratori, piattaforma che permette di installare le “eliche” in pieno mare e a grande distanza dalla costa. Questo, secondo i progettisti, porterebbe a ridurre il più possibile “interferenze con il paesaggio, la pesca, l’ambiente ed ogni altra attività costiera”.<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a></p>



<p>Un impatto ambientale certamente verificato è quello relativo, a livello del cantiere a terra, alla necessità di spostamento di alcuni ulivi per la realizzazione della Stazione Elettrica di Trasformazione. Gli ulivi espiantati, tengono a precisare i progettisti, saranno ripiantati in aree idonee. Il cavidotto interrato si sviluppa, inoltre, per una lunghezza complessiva pari a circa 46 km, interessando i comuni di Cropani, Botricello, Belcastro, Cutro, Roccabernarda, Crotone e Scandale. A partire dalla buca giunti terra &#8211; mare, punto di approdo dei cavi marini, il tracciato del cavidotto interrato si sviluppa principalmente lungo la rete stradale esistente e in parte sui terreni adiacenti alla stessa.</p>



<p>La costruzione del parco eolico interesserà sulla terraferma anche alcuni siti della Rete Natura 2000 e specificamente le aree naturali protette di:</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><em>1</em></td><td>Marchesato e Fiume Neto</td><td><em>ZPS </em>IT9320302</td></tr><tr><td><em>2</em></td><td>Stagni sotto Timpone San Francesco</td><td><em>ZSC </em>IT9320046</td></tr><tr><td><em>3</em></td><td>Foce del Crocchio – Cropani</td><td><em>ZSC </em>IT9330105</td></tr><tr><td><em>4</em></td><td>Steccato di Cutro e Costa del Turchese</td><td><em>ZSC </em>IT9320106</td></tr></tbody></table></figure>



<p>L’area marittima, invece, sempre secondo i progettisti, non è una rotta frequentata massivamente nelle migrazioni degli uccelli ed in più l’impianto non recherebbe danni alla pesca locale. Solo per l’impatto acustico, durante il cantiere e ad impianto funzionante, risulterebbero impatti reali anche se non pericolosi per la fauna marina ma che sarebbero <em>“in grado di determinare un possibile disturbo comportamentale di alcune specie di cetacei”.</em></p>



<p>Questo dato così neutro non risulta in linea con gli studi ambientali specialistici prodotti, a titolo d&#8217;esempio, nel 2023 nei Paesi Bassi e relativi al Mare del Nord. La biologa marina&nbsp;Josien Steenbergen dell’Università di Wageningen&nbsp;ha compiuto&nbsp;una prima valutazione dell’impatto&nbsp;che avrà l’espansione della costruzione di centrali eoliche sulla fauna di quelle aree raccogliendo e sintetizzando le&nbsp;non poche ricerche già effettuate&nbsp;su questi temi e concludendo “che i danni che la generazione eolica può recare alla fauna non sono trascurabili”<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>. Certo, secondo la stessa studiosa, la ricerca sulle interazioni tra pale e fauna potrebbe migliorare di molto gli impatti ambientali. La nota di chiusura è in linea con l&#8217;entusiasmo di chi ha una fede assoluta nel progresso scientifico che sarà sempre capace di risolvere in una data futura gli eventuali squilibri prodotti nell&#8217;oggi.</p>



<p>Molto positiva anche l’opinione di Legambiente assolutamente a favore dell’eolico offshore, opinione che condensa in un recente e sintetico articolo dal titolo: <em>“Smontiamo le fake news sull’eolico offshore!”</em>.<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> Simile il parere del WWF nel suo report specialistico del 2022: <em>“L&#8217;energia rinnovabile offshore costituisce una parte essenziale della transizione energetica verso un&#8217;economia resiliente e completamente decarbonizzata, ed è indispensabile per raggiungere un&#8217;Europa climaticamente neutrale. Lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore raggiungerà il suo obiettivo […] se offrirà soluzioni per la crisi climatica che siano pienamente compatibili con la tutela della biodiversità marina, la resilienza degli oceani e una giusta transizione energetica”</em><a id="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>. In entrambe le analisi, però, spicca la relativizzazione dell’impatto ambientale dei parchi eolici offshore dovuto all’altra faccia della medaglia rappresentata dal riscaldamento globale e dalle energie rinnovabili considerate l’unica medicina per curare il grande malato climatico. In effetti il condizionale è molto presente in questi studi che affermano la bontà e la necessità dell’offshore se…non ha impatti, se&#8230;rispetta la fauna, se&#8230;mitiga le problematiche della fase di installazione (secondo molti esperti la più impattante). Molti ‘se’, poche certezze.</p>



<p>Più cauta la relazione speciale della Corte dei Conti Europea del 2023 dal titolo: “<em>Energie rinnovabili offshore nell’UE”</em><a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a> e sottotitolo: <em>“Piani di crescita ambiziosi, ma rimane la sfida della sostenibilità”</em>. L’energia proveniente da impianti offshore è stimata tra le più promettenti nella programmazione europea denominata Green Deal. Selezionando progetti finanziati tra il 2007 ed il 2022, la relazione ha provato a capire se la messa in produzione di questi impianti è davvero poi così sostenibile come si annunciava. La conclusione dell’analisi ha evidenziato come <em>“le azioni dell’UE, compresi i finanziamenti erogati, hanno contribuito allo sviluppo delle energie rinnovabili offshore, in particolare dell’energia eolica offshore. Tuttavia, gli obiettivi sono ambiziosi e può risultare difficile raggiungerli; inoltre, permane la sfida di garantire la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo delle energie rinnovabili offshore”</em>.<a id="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a> Gli obiettivi per le energie rinnovabili offshore sono stati stabiliti in 61 GW di capacità installata entro il 2030 e di 340 GW entro il 2050. Obiettivi che, viste le difficoltà di<br>progettazione, burocratiche e di installazione, sembrano troppo ambiziosi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="395" height="268" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1.png" alt="" class="wp-image-10715" style="width:597px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1.png 395w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-1-300x204.png 300w" sizes="auto, (max-width: 395px) 100vw, 395px" /></figure>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-f06424cd5087937126e3af74e0bc864c"><strong>I padroni dell&#8217;energia</strong></p>



<p>Un altro tassello importante, nell’analisi che stiamo qui producendo, è quello relativo ai padroni dell’energia. Come sempre in uno spazio economico capitalistico e neo-liberista, <em>“la maggior parte degli investimenti nelle tecnologie per le rinnovabili a basse emissioni di carbonio provengono dall’industria e dagli investitori privati”.</em><a id="_ftnref7" href="#_ftn7"><sup>[7]</sup></a> Questi industriali però non sono lasciati soli ma coccolati dal bilancio dell’UE che ha sostenuto le energie rinnovabili con una serie di sovvenzioni. La Corte dei Corte in questa relazione speciale ha individuato sovvenzioni relative alle fonti di energia offshore per un importo di 2,3 miliardi di euro tra il 2007 e il 2022. Tutto questo senza contare le ulteriori possibilità di finanziamento attraverso il PNRR. Anche la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha fatto il suo fornendo prestiti e investimenti in capitale azionario per un totale di 14,4 miliardi di euro dal 2007. “<em>Gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi sono stati stimati a 800 miliardi di euro entro il 2050, provenienti per la maggior parte da investimenti privati”.<a id="_ftnref8" href="#_ftn8"><strong>[8]</strong></a></em></p>



<p>Significativo anche l’impatto del settore sul mondo del lavoro. Il solo ambito dell’eolico offshore è passato dal 2009 al 2020 da 400 occupati (diretti ed indiretti) a 77 mila. Nel 2021 un terzo delle imprese energetiche ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato. Di contro c’è da considerare l’impatto che l’installazione di questi Parchi eolici offshore possa limitare gli spazi per la pesca con una relativa contrazione dei posti di lavoro nel settore. In effetti tra le proteste e le resistenze a questo tipo di impiantistica molto presente è la voce dei pescatori che esprimono preoccupazione per gli sviluppi e le ricadute future di una presenza massiccia di impianti offshore nei mari europei.</p>



<p>Ritornando all’impatto ambientale, seguendo la programmazione europea, il raggiungimento delle percentuali di produzione di energia eolica offshore fissate richiederà meno del 3% dello spazio marittimo europeo che è compatibile con la strategia dell’UE sulla biodiversità. Quello che sembra mancare, però è una valutazione seria degli effetti cumulati sull’ambiente marino. Il mare europeo, infatti, non è sfruttato solo per la produzione di energia ma vede la concomitanza di altre attività economiche (pesca, trasporti, logistica,<br>turismo etc..) i cui impatti cumulativi sono sconosciuti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="444" height="429" src="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4.png" alt="" class="wp-image-10718" style="width:546px;height:auto" srcset="https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4.png 444w, https://www.malanova.info/wp-content/uploads/2024/09/image-4-300x290.png 300w" sizes="auto, (max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>



<p><em>“Vi sono dati empirici insufficienti e conoscenze limitate sulle specie e sugli ambienti marini non settentrionali, dal momento che la maggior parte degli studi esistenti si basa sugli impianti offshore del Mare del Nord. La Corte ritiene che, date le attività umane esistenti in mare e la portata del previsto dispiegamento delle ERO, dagli attuali 16 GW di capacità installata a 61 GW solo nel 2030, l’impronta ambientale sulla vita marina possa essere significativa e non sia stata presa sufficientemente in considerazione dalla Commissione e dagli Stati membri. […] La prevista crescita delle energie rinnovabili offshore pone sfide per la sostenibilità ambientale. Nel proporre la strategia dell’UE sulle energie rinnovabili offshore, </em><strong><em>la Commissione non ha stimato i potenziali effetti sull’ambiente”</em>.</strong><em> <a id="_ftnref9" href="#_ftn9"><strong>[9]</strong></a></em></p>



<p></p>



<p class="has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-8006be0c7871415dab66dcd8fc677377">SECONDA PARTE</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-malanova wp-block-embed-malanova"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="vzFYSTKvfz"><a href="https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/">“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;“Enotria”: Impatto visivo e colonizzazione energetica in Calabria (II)&#8221; &#8212; MALANOVA" src="https://www.malanova.info/2024/09/03/enotria-impatto-visivo-e-colonizzazione-energetica-in-calabria-ii/embed/#?secret=oDidn6CExK#?secret=vzFYSTKvfz" data-secret="vzFYSTKvfz" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>NOTE:</p>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Avviso al pubblico del 19/08/2024</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> <a href="https://www.qualenergia.it/articoli/contenere-impatto-eolico-offshore-su-specie-animali/">https://www.qualenergia.it/articoli/contenere-impatto-eolico-offshore-su-specie-animali/</a></p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> <a href="https://golettaverde.legambiente.it/2024/08/01/fake-news-eolico-off-shore/">https://golettaverde.legambiente.it/2024/08/01/fake-news-eolico-off-shore/</a></p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> <a href="https://www.wwf.it/uploads/WWF_Linee-Guida-Eolico-Offshore_04.11.22_AZ.pdf">https://www.wwf.it/uploads/WWF_Linee-Guida-Eolico-Offshore_04.11.22_AZ.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a> <a href="https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2023-22/SR-2023-22_IT.pdf">https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2023-22/SR-2023-22_IT.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a> <em>Ibidem</em>, p. 5</p>



<p><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a> <em>Ibidem</em>, p.9</p>



<p><a href="#_ftnref8" id="_ftn8">[8]</a> <em>Ibidem</em>, p. 12</p>



<p><a href="#_ftnref9" id="_ftn9">[9]</a> <em>Ibidem</em>, p. 40-43</p>
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		<title>L&#8217;IDEOLOGIA VERDE DELL&#8217;EUROPA</title>
		<link>https://www.malanova.info/2024/05/11/lideologia-verde-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stam]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 08:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRITICA ECOLOGICA]]></category>
		<category><![CDATA[MALANOVA]]></category>
		<category><![CDATA[ENERGIE RINNOVABILI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si moltiplicano le vertenze e le campagne mediatiche “dal basso” contro le assai discutibili politiche sulle energie rinnovabili, nel mezzo di comitati e associazioni spuntano le ormai usuali listarelle elettorali in fieri. Nel mentre si coniano neolingue e nuovi aggettivi per definire speculazioni di vecchio stampo&#160; il mondo vira verso un pensiero atomico. Da un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si moltiplicano le vertenze e le campagne mediatiche “dal basso” contro le assai discutibili politiche sulle energie rinnovabili, nel mezzo di comitati e associazioni spuntano le ormai usuali listarelle elettorali in fieri. Nel mentre si coniano neolingue e nuovi aggettivi per definire speculazioni di vecchio stampo&nbsp; il mondo vira verso un pensiero atomico. Da un lato si divora energia a ritmi e in quantità sempre crescenti, dall&#8217;altro si manifesta contro la modalità con la quale la stessa energia viene prodotta. C’è bisogno prima di tutto di chiarezza per tentare di capire qual è lo stato dell’arte mondiale in materia energetica. In questo articolo proveremo ad offrire un primo spaccato relativo alla crociata anti carbone e agli obiettivi green targati UE.</p>



<p>Nell’ultima riunione del G7 pare che l’orientamento del gruppo dei ministri dell’Energia, riuniti nella Reggia di Venaria a Torino, sia stato quello di approfondire l’ipotesi green e di fissare come obiettivo comune il 2035 per la completa dismissione delle centrali elettriche alimentate a carbone. Dall’altra parte della bilancia, gli stessi ministri avrebbero posto l’ipotesi dell’incremento dell’energia nucleare.</p>



<p>Allo stato attuale si contano sette centrali a carbone in Italia e, secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) redatto del ministero dello Sviluppo economico, dovranno essere dismesse o convertite entro la fine del 2025 ad eccezione della Sardegna, puntando sul gas. Sull’isola lo stop all’uso del carbone sarà posticipato tra il 2026 e il 2028. Oltre a queste, le altre centrali sono una in Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Puglia. Cinque di queste sono gestite da Enel, una da A2A e una da Ep Produzione, costola italiana del gruppo cecoslovacco Eph.&nbsp;</p>



<p>Il tema energetico rimane un nodo centrale sia a livello nazionale che internazionale con una forte implicazione&nbsp; geopolitica. Va considerato anche il forte impatto che ha avuto la guerra in Ucraina, con il relativo stop sanzionatorio alle importazioni di gas russo in Europa, pare a tutto vantaggio del più costoso gas statunitense. Sanzioni che però non hanno neanche avuto il successo sperato visto che l’economia russa cresce con un trend maggiore rispetto a quello degli stessi Stati Uniti. Si sono solo allungati i viaggi di GAS e petrolio per giungere in Europa allargando la platea degli speculatori a tutto detrimento dei costi di produzione.</p>



<p>Per tutti questi motivi, molte volte in questi ultimi tempi dalla compagine governativa sono giunti pronunciamenti a favore dell’atomo. Da ultimo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a rilanciare l’idea del nucleare: «Non quello delle grandi centrali, ma di piccoli moduli e per fare una grande quantità ci sarà una somma di moduli» ha spiegato». (La Verità, 30/04/2024) L’idea è quella di sfruttare il bagaglio di conoscenze che comunque l’Italia possiede visto che non ha mai bloccato la ricerca sul nucleare neanche a valle del referendum che ha visto vincere l’opzione del No al nucleare con il relativo smantellamento delle centrali attive. Il ripensamento ministeriale sarebbe dovuto proprio al principio di decarbonizzazione 2050 che porterebbe ad un deficit energetico da compensare con altre fonti, prima delle quali il nucleare per fissione o addirittura per fusione. Anche qui, il pensiero è allo scenario geopolitico. Infatti, uno spegnimento troppo frettoloso in Europa non affiancato in parallelo dallo smantellamento delle centrali a carbone in altre case della scacchiera globale porrebbe in pericolo il nostro approvvigionamento energetico senza alterare l’immissione di CO<sub>2</sub> ed altri gas climalteranti nell’ambiente.</p>



<p>Nel sistema mondo, secondo i dati del Global Energy Monitor, si contano nuove centrali a carbone nel ventennio 2000-2023 per una capacità produttiva complessiva di circa un milione e mezzo di megawatt. Di questi 1 milione e duecentomila sono prodotti tra Cina ed India. Al contrario, nello stesso periodo sono state dismesse centrali per una produzione pari a 466.307 megawatt di cui solo 135.899 nella regione dei giganti orientali. Un altro dato significativo è quello che vede in Europa 291 centrali a carbone operative, mentre nell’est asiatico le unità in attività sono circa 1.300 (tab.1).</p>



<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://lh7-us.googleusercontent.com/C8wPgc6D5U9bkx6ONEHhddjO452IdWn_LltkM1HeEEZGq3xXHwhQd-xwHmF5WWhXVg6TS4hfxgx3tzLN1G_7WiKJqJDFHYzv5b3yyhuV7J1bxJcvlQUiSGYnyEts1culorDIWhNMBNklV7t75k8Vifs" width="556" height="483"></p>



<p>Stando così le cose e visto l’aumento costante dei consumi industriali di energia elettrica, le ipotesi che rimangono in campo per il raggiungimento degli obiettivi verdi dell’Europa, le uniche prospettive energetiche praticabili sono l’incremento radicale della produzione da energia rinnovabile e/o la costruzione di nuove centrali nucleari, quelle che attualmente vengono etichettate come “pulite” o “di nuova generazione” senza spiegare allo stesso tempo in quali depositi verranno stoccati i residui radioattivi della produzione energetica.</p>



<p>Se questo è il quadro del ragionamento, dobbiamo anche affermare, però, che molte sono anche le preoccupazioni e le contestazioni da parte dei movimenti ambientalisti relativamente alla costruzione di impianti fotovoltaici sui terreni, che minacciano la produttività agricola, e di nuove pale eoliche, ritenute responsabili di cementificazione, deturpamento di aree naturali e interferenza rispetto alle vie migratorie di alcuni uccelli. Da qui l’orientamento al nucleare dei governi, progetto a lungo termine ma che risulta alla fine meglio gestibile rispetto ad altre fonti energetiche. Infatti, se è indubbia l’equazione secondo cui l’energia consumata (anche dagli ambientalisti) va anche prodotta, è altresì vero che nessuno parla dell’immane mole di energia consumata dal sistema militare-industriale. Nel mentre, solo a titolo d’esempio, ci si accanisce verso l’auto a gasolio del proletario medio, nessuno urla contro i voli privati degli aerei dei miliardari uomini d’affari o contro l’impatto ecologico dei vari caccia o missili ipersonici. Tradotto meglio, nello stesso tempo in cui l’Europa chiede il cappotto per le case dei poveri e la rottamazione delle auto troppo inquinanti dei lavoratori, spinge l’acceleratore sulla ripresa degli investimenti per la produzione di aerei e armamenti da guerra e sulla progettazione di nuove centrali nucleari. L’ideologia verde, come al solito, è usata contro le classi marginali facendo crescere il loro senso di colpa sociale per aver lasciato l’acqua aperta mentre si lavavano i denti o il led della televisione acceso tutta la notte! Al contrario non si vede alcuna preoccupazione o moratoria per limitare la produzione militare ed industriale che è la vera responsabile del depauperamento delle risorse ambientali, energetiche e minerali dell’intero globo terraqueo.</p>
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