di Alessandro Gaudio*

«Quando partecipo ad una cerimonia che consiste nella posa di una prima pietra, io sono generalmente grigio, perché ho constatato che talvolta l’erba cresce sulla prima pietra prima che vi si posi la seconda». A dichiararlo è un inedito Benito Mussolini, ad Anzio, il 12 ottobre 1925. Secondo Leonardo Sciascia (che ne parla in uno scritto del 1969, poi inserito nella Corda pazza), l’umore del capo del governo era forse giustificato dalla mancata fondazione della città di Mussolinia, in Sicilia, la cui prima pietra era stata posata l’anno precedente, ma che mai vide la luce. La pomposa cerimonia era stata accompagnata dagli acutissimi fischi di numerosi caprai che contestavano la decisione del governo di sospendere i lavori della linea ferroviaria Gela-Caltagirone.

Domani, 19 maggio 2020, per la posa della prima pietra del terzo megalotto della s.s. 106 a Francavilla Marittima, sicuramente non ci saranno caprai a fischiare le decisioni del governo che, a onor del vero, non si sa ancora quali siano. La strada si farà, questo è purtroppo sin troppo chiaro, ma sulla sua prima pietra rischia davvero di crescere l’erba visto che, a dispetto delle dichiarazioni di ministri, sottosegretari e assessori regionali alle infrastrutture, diversi sono gli intoppi che Anas e contraente generale dovranno risolvere prima che il cantiere venga aperto: il progetto esecutivo è stato approvato da Anas? È dunque avvenuta la consegna dei lavori al consorzio di Impregilo e Astaldi?

Questa domanda introduce un’ulteriore questione. Astaldi, società che si è aggiudicata l’appaltone del terzo megalotto, era finita in piano di concordato. Così Impregilo ne ha rilevato il 65% delle quote con un affare da 600 milioni di euro al quale ha partecipato anche Cassa Depositi e Prestiti. Cassa Depositi e Prestiti, lo sanno anche i bambini, raccoglie il risparmio postale dei cittadini italiani e, fino a un certo punto, aveva lo scopo di finanziare a tassi agevolati gli investimenti degli enti locali. Poi, nel 2003 e con il grande Tremonti al governo, è diventata s.p.a., trasformandosi, di fatto, in un fondo sovrano le cui azioni vengono comprate dai maggiori istituti bancari. Quali? I soliti: Unicredit, Intesa, Bpm, Bnp Paribas, Mps. Da quel momento, invece di finanziare opere immaginate dalle singole comunità, con i suoi 280 miliardi di euro dei risparmiatori, ha puntato alla competizione di mercato. Insomma, l’ennesima privatizzazione.

Ora, come è noto, i pochi caprai rimasti conservano i loro cospicui guadagni sotto al materasso di foglie. E allora a contestare decisioni governative quanto meno inique non possiamo aspettarci certamente i discendenti di coloro che fischiarono Mussolini. A farlo, però, potrebbero essere i legittimi proprietari di quei 280 miliardi: se almeno una parte di essi dissentisse in maniera schietta e reiterata sarebbero in molti a vivere una giornata grigia… Ma quanti di questi potenziali contestatori saranno presenti domani a Francavilla Marittima? Si accettano scommesse.

*R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela)

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