CIÒ CHE È VISIBILE E CIÒ CHE NON LO È

di Alessandro GAUDIO*

Che il Covid-19, grandissima iattura biologica, sia, in parte, legato a questioni di economia sanitaria è sotto gli occhi di tutti. Altrettanto facile è risalire ai motivi per cui dell’emergenza sanitaria che l’Italia vive da sempre non se ne è occupato nessuno, pur essendo visibili a tutti. Il sistema che ha subordinato la nostra vita a logiche privatistiche (o, se si vuole, capitalistiche), a differenza del minuscolo virus, è ben visibile.

Se ci atteniamo alla sola provincia di Cosenza, nella quale si contano 158 strutture sanitarie private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale, il quadro è davvero allarmante e non servono catastrofi per averne piena contezza. Ogni anno queste cliniche ricevono decine e decine di milioni spesso riuscendo a superare persino il pur cospicuo stanziamento loro riservato, a discapito di nosocomi pubblici sempre più malridotti. Alle ineguaglianze nella distribuzione dei finanziamenti e nell’accesso alle cure si è già fatto cenno, ma un’altra cosa va detta.

Non è difficile immaginare come, fino a qualche mese fa, i malati che adesso affollano gli ospedali o che aspettano che si liberi un posto in terapia intensiva rimanevano a casa o abbandonati in qualche ospizio, dove poi morivano. Dunque, se, ogni anno, muoiono circa 20 mila persone per influenza o per patologie ad essa connesse, quante potrebbero essere salvate se disponessimo di strutture ospedaliere pubbliche adeguate alle esigenze di tutti? L’epidemia di influenza, secondo le stime più accurate, contagia ogni anno in Italia 7 milioni di persone, ma sono talmente tanti i patogeni primari che colpiscono l’uomo che fare test per cercare di individuarli tutti sarebbe davvero costoso per le casse di un sistema così depauperato: e allora si rileva soltanto il virus ritenuto più pericoloso. Quando, oggi, muore una persona (ieri ne sono morte quasi mille in Italia), la causa del decesso viene individuata escludendo a priori gli altri virus influenzali che ogni anno mietono migliaia di vittime. Questo fa sì che nel triste conteggio diramato ogni giorno dalla Protezione Civile rientrino tutti i morti di ogni anno per virus che, a causa della perenne emergenza economica della sanità, non è stato possibile riconoscere.

Quanto sarebbe importante, nella drammaticità della situazione attuale, rafforzare il senso di appartenenza a una comunità, disponendo, perlomeno, di una corretta percezione, tanto naturale quanto culturale e politica, del fenomeno? Un fenomeno che, a quanto pare, preso in considerazione da troppo pochi, affonda le sue radici nei problemi di sempre. Quando tutto manca, occuparcene e discuterne è un’esigenza non più derogabile nel nostro Paese e in tutti quelli in cui le speculazioni economiche hanno prevalso sul diritto alla salute.

Torre della Signora, 28 marzo 2020

* R.A.S.P.A. (Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela)

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