QUITO, ECUADOR: COSA STA ACCADENDO?

Dai nostri contatti a Quito, capitale dell’Ecuador, una corrispondenza su quello che sta accadendo in questi giorni nel silenzio quasi generale dei media…

Guglielmina Falanga, Isabella Guabello – 9 ottobre 2019

Martedì 1 ottobre 2019 il Governo di Lenin Moreno ha annunciato una serie di riforme economiche e lavorative, parte del pacchetto di aggiustamenti strutturali voluti dal Fondo Monetario Internazionale.

Le nuove misure neoliberiste vanno a colpire le parti più vulnerabili della popolazione: piccoli produttori, contadini, precari e lavoratori della classe medio-bassa. La maggior parte di queste persone vive con il salario minimo di $394 mensili, in un contesto già altamente precario e in cui i servizi basici, come salute ed educazione, sono stati prepotentemente privatizzati. In particolare, sono due le misure più nefaste:

  • Le riforme lavorative, una retrocessione di almeno 20 anni in termini di diritti e garanzie,e in termini di potere d’acquisto. Le misure colpiscono soprattutto i precari e i lavoratori del settore pubblico: i contratti occasionali saranno rinnovati, ma con una riduzione salariale pari al 20%; i lavoratori del settore pubblico, invece, dovranno contribuire mensilmente con un giorno di lavoro extra, e le loro ferie saranno dimezzate, passando da 30 a 15 giorni annuali;
  • L’annullamento delle sovvenzioni ai carburanti, che sta portando all’aumento del 120% del prezzo del diesel, e conseguentemente al rincaro di tutti i prodotti di prima necessità quali cibo, trasporti e medicine.

Mercoledì 2 ottobre sono iniziate manifestazioni contro le misure adottate dal governo e giovedì 3 è stato dichiarato sciopero nazionale, presentato dai media come sciopero dei trasportatori. La stampa ufficiale non sta coprendo le notizie relative allo sciopero, anzi sta minimizzando e manipolando i fatti. In un primo momento ha cercato di convincere la popolazione che non stava succedendo niente; successivamente, ha riferito che lo sciopero era terminato già che lo sciopero dei trasportatori era stato sospeso nella notte di venerdì 4, dopo un accordo tra la leadership sindacale e il governo.

In realtà, lo sciopero è continuato, e anzi si è esteso con la mobilitazione nazionale delle popolazioni indigene e rurali, di studenti, femministe, precari, e parte dei trasportatori in disaccordo con la decisione di sospendere lo sciopero. La protesta sociale sta attraversando tutto il paese: città, campagna, Amazzonia, Ande e costa. L’azione è principalmente in mano alle comunità indigene organizzate.

Già dal primo giorno di sciopero, il presidente Moreno ha deciso di indire lo stato d’emergenza, che sopprime la tutela dei diritti dei manifestanti e permette alle forze dell’ordine l’uso indiscriminato della violenza nella repressione delle proteste. Tale situazione ha portato a un’escalation di violenza e alla militarizzazione delle zone cuore delle proteste e delle aree strategiche di transito delle popolazioni indigene in marcia verso le città di Quito e Guayaquil.

La polizia e l’esercito sin dal primo momento hanno usato vere munizioni, gas urticanti e lacrimogeni, munizioni da caccia. Hanno caricato i manifestanti, tra cui bambini e anziani, con  cavalli, motociclette e mezzi blindati.

Domenica 6 ottobre migliaia di persone appartenenti ai gruppi indigeni sono arrivate a Quito per marciare pacificamente verso il Palazzo del Governo e chiedere l’annullamento del paquetazo, come è chiamato l’insieme delle nuove misure.

La risposta del Governo è stata di spostare la propria sede a Guayaquil, città costiera a sud del Paese, e di incrementare il livello di violenza. Nel frattempo, la stampa ufficiale mistifica le notizie, e descrive la marcia indigena come un’avanzata di vandali e saccheggiatori. La violenza della polizia non si è fermata nemmeno davanti agli ospedali, alle università e ai centri di accoglienza. Al momento molti manifestanti sono stati arrestati ‒senza la garanzia del rispetto dei loro diritti‒ molti sono feriti, alcuni in condizioni critiche, e si stima ci siano stati una decina di morti, ma i numeri esatti non si sanno ancora.

Come se non bastasse, da martedì 8 ottobre è stato imposto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 5 del mattino nelle vicinanze di tutti gli edifici pubblici. Tale misura è diventata la giustificazione per perseguitare chiunque si trovi in strada dopo le 8 di sera, non importa in quale area della città si trovi. Mercoledì 9 hanno attivato nel centro della città degli inibitori di segnale per evitare la diffusione di notizie e comunicati in tempo reale. Inoltre hanno iniziato ad attaccare i centri di accoglienza, dichiarati zone di pace, in cui si trovano anche bambini e anziani. Medici dell’ospedale Eugenio Espejo riportano che due bambini e due anziani sono morti per asfissia.

Video amatoriali testimoniano la brutalità dell’esercito e della polizia, e documentano le violenze perpetrate. Le comunità indigene stanno chiedendo il sostegno della comunità internazionale contro quelli che sono, a tutti gli effetti, violazioni dei diritti umani.

Así amanece el Parque El Arbolito en este octavo día de protestas en Ecuador

Posted by teleSUR on Thursday, 10 October 2019
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