IL DEBITO PUBBLICO TRA MERCATI E TRATTATI EUROPEI.

I trattati europei pongono alcune restrizioni in fattori chiave per l’economia a livello nazionale, uno di questo è costituito da una serie di norme e direttive che tendono a parametrizzare il debito che ogni Stato ha con la BCE. Si controllano le relazioni fra la crescita economica (attraverso il PIL) e l’indebitamento complessivo, (debito più gli interessi). Ciò che preoccupa la commissione europea non è tanto il debito in sé ma la sua solvibilità, anzi un paese senza debito è un paese che non può essere perfettamente controllato in quanto non ricattabile con le minacce di procedure di infrazione e le relative sanzioni.

La solvibilità delle obbligazioni acquistate dalla BCE per “finanziare” il debito degli stati membri è un affare che non riguarda solo i rapporti tra i ministeri del tesoro e la BCE. Sarebbe forse meglio usare il termine finanziarizzazione del debito, infatti sono molti i soggetti interessati ad investire nei prodotti finanziari legati alla solvibilità dei buoni del tesoro, nel nostro caso i BTP-future.

Questi pur avendo come oggetto i Buoni del Tesoro nostrani, sono emessi da Eurex, cioè il listino tedesco dei derivati del gruppo Deutsche Börse[1]. Da un lato quindi abbiamo un debito con la BCE, dall’altro abbiamo i mercati finanziari che hanno investito nella solvibilità dei BTP attraverso i future ad essi collegati, in pratica il nostro debito non è un “debito sovrano” gestibile in proprio.

Questo ci spiega, in parte, le ragioni della procedura di infrazione, che punisce chi mette a repentaglio la stabilità dei mercati. Ma questo cosa comporta per le tasche di noi tutti? Una colossale purga collettiva! Ossia l’inevitabile manovra bis che prevede il recupero di punti decimali del rapporto debito PIL attraverso la spending review e inasprimento di alcune imposte chiave, tipo le tasse sul consumo (IVA).

Questo può voler significare un progressivo taglio al reddito di cittadinanza e un innalzamento dell’IVA. Ovviamente il Governo si giustificherà dando la colpa all’Europa, rinnovando il mantra sovranista per rastrellare altri consensi salvando la faccia.

In questo teatro dell’assurdo si alternano sulla scena contraddizioni assortite e paradossi mascherati da una “logica ineluttabilità”; austerity, stabilità e solvibilità vengono propinate come cure necessarie per conservare un’economia sana e continuare ad essere credibili agli occhi attenti dei mercati.

La realtà è che il reddito medio è bloccato, il potere d’acquisto è eroso dalla demolizione sistematica del welfare (parte del mio reddito serve per pagare servizi che prima erano gratuiti o quasi) e dall’innalzamento di tasse e tariffe al consumo e il precariato è per molti l’unico orizzonte alternativo alla disoccupazione in crescita.

Questo il triste quadro economico, sul piano sociale è forse anche peggio, dal momento che il reddito è il perno centrale del sistema dei consumi, se non puoi spendere non sei parte attiva della società, ma soprattutto se non hai potere d’acquisto non puoi permetterti servizi essenziali, che seppur garantiti sono quasi inutilizzabili in buona parte del paese. Sanità pubblica con attese interminabili, trasporto pubblico quasi interamente privatizzato e con tariffe in continua crescita, servizi essenziali (acqua ed energia) da anni in pasto ai privati. In questo meccanismo il reddito individuale o familiare diviene essenziale per la sopravvivenza all’interno dei parametri imposti dalla società dei consumi, l’esigenza di reddito è quindi la base del più colossale e meschino ricatto mai orchestrato. Quindi da un lato della barricata abbiamo un sistema che lega il debito pubblico ai mercati e che impoverisce progressivamente la maggior parte della società, dall’altro la popolazione che deve procacciarsi un minimo di reddito per poter continuare a sentirsi parte di uno standard sociale incentrato sulla capacità di consumare.

Il paradosso è che il sistema non consente alla maggior parte della popolazione di guadagnare a sufficienza per non dover sottostare al ricatto lavorativo. Il ricatto in questione è parte strutturante del meccanismo decisionale attraverso il quale il sistema capitalista riesce a sostenere sé stesso e la sua tendenza alla replicazione indefinita, con il ricatto occupazionale si barattano pochi posti di lavoro a tempo determinato in cambio di devastazioni territoriali (le grandi opere, i grandi impianti ecc.) con il ricatto del lavoro si impongono salari sempre più esigui e posti di lavoro a condizioni sempre peggiori con tempi sempre più brevi.

Peggiori sono le condizioni generali, più facile è far accettare il ricatto, la differenza tra la libertà di accettare una condizione temporaneamente svantaggiosa e un orizzonte di vera e propria schiavitù rispetto al reddito si fa sempre più esile. La manovra bis quindi non è che una tappa in un percorso a senso unico di speculazione continua, che non ha altra via d’uscita se non il progressivo impoverimento della società, povertà che si trasforma nella migliore garanzia per ottenere una popolazione pronta a tutto pur di accaparrarsi qualche spicciolo, accettando il saccheggio delle proprie ricchezze territoriali, di svendere il patrimonio statale, di svendere il proprio lavoro e soprattutto pronti ad incolpare sempre gli ultimi per le loro miserie.

L’aumento dell’iva, l’innalzamento dell’età pensionabile, la privatizzazione dei servizi, la dismissione del welfare, sono tutti processi strettamente connessi che, da un lato, garantiscono guadagni a chi investe sul debito e che quindi ha tutto l’interesse affinché il debito non sia mai ripianato completamente, dall’altro sono funzionali al ricatto del reddito, divenuto essenziale per la sopravvivenza stessa di individui e comunità, vista la progressiva sparizione dei servizi minimi garantiti.


[1] Il sole 24 ore finanza & Mercati:

   https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-06-03/btp-futures-parafulmine-d-europa-ed-eldorado-le-banche-d-affari 204447.shtml?uuid=ACTCKnL