REGIONALISMO DIFFERENZIATO (I): PROMESSA DI SVILUPPO E BENESSERE DIFFUSO?

Sulle false «promesse di sviluppo e benessere diffuso – si legge nel testo di convocazione dell’Assemblea meridionale dei comitati, delle associazioni e delle realtà meridionali del 9 giugno – sono state costruite grandi fortune elettorali con effetti devastanti per le comunità meridionali: povertà, miseria, marginalità sociale, devastazioni ambientali con le relative e pesantissime ripercussioni sulla salute della popolazione, sono state il frutto avvelenato della logica predatoria e coloniale dei gruppi industriali del Nord.
La proposta avanzata dall’attuale Governo (ma in linea con quanto proposto dal precedente) sul regionalismo differenziato si inserisce a pieno titolo dentro questa pratica predatoria. L’accordo con le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna acuirà ancor di più il divario tra Nord e Sud, già pesantemente aggravato dalla modifica del titolo V della Costituzione e dall’introduzione del federalismo fiscale, e metterà ulteriormente a rischio i già precari servizi pubblici nell’intero Meridione».


Proposta che la Lega ritiene irrinunciabile sulla base del contratto di Governo stipulato con il Movimento 5stelle:

«Sotto il profilo del regionalismo – è scritto nel contratto – l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse. Alla maggiore autonomia dovrà infatti accompagnarsi una maggiore responsabilità sul territorio, in termini di equo soddisfacimento dei servizi a garanzia dei propri cittadini e in termini di efficienza ed efficacia dell’azione svolta. Questo percorso di rinnovamento dell’assetto istituzionale dovrà dare sempre più forza al regionalismo applicando, regione per regione, la logica della geometria variabile che tenga conto sia delle peculiarità e delle specificità delle diverse realtà territoriali sia della solidarietà nazionale, dando spazio alle energie positive ed alle spinte propulsive espresse dalle collettività locali. (…) Occorre inoltre utilizzare il modello dei “costi standard” per i servizi regionali e locali».


Affermazioni fumose e assolutamente vaghe. Ma a dissipare ogni dubbio su dove si vuole andare a parare sta la determinazione con la quale la Lega, sotto la pressione dei governi di Veneto e Lombardia, pretende l’attuazione di questo punto.
D’altra parte per molti costituzionalisti, intellettuali, sociologi, politici le richieste avanzate dalle tre Regioni e gli accordi o le intese raggiunte violano i principi a fondamento della Costituzione in particolare l’uguaglianza dei diritti dei cittadini e se approvati sancirebbero la fine dell’unità nazionale e la secessione di queste regioni.
L’approvazione della autonomia differenziata (come la definiscono alcuni) o il federalismo rafforzato (per altri) non farebbe altro che tradurre in atti parlamentari (se non addirittura costituzionali) una profonda trasformazione delle istituzioni (ciò che comprendiamo con il termine stato), delle forme della democrazia e forse ancor delle strutture e del senso comune del nostro agire quotidiano.
Certo è necessario denunciare questo disegno che avrebbe come esito la sottrazione di risorse al Sud, la differenziazione dei cittadini a seconda dei territori dove risiedono e un rafforzamento delle strutture di controllo e repressione dello Stato.
Ma per che cosa? Una più equa distribuzione delle risorse fra Nord e Sud? Quindi una richiesta che vengano destinate più risorse al Sud (alle Regioni meridionali!!??)? Sud contro Nord? Certo una trappola infernale che come si può ben supporre nulla cambierebbe nell’esistenza di chi vive in questa parte del paese e accomunerebbe in un indistinto Nord il precario del call-center con gli azionisti di una qualche banca.
Siamo convinti che è necessario avere una maggiore consapevolezza delle profonde trasformazioni che produce per orientare il nostro impegno.
Quale rapporto fra le forme in cui si esprime l’attuale capitalismo neoliberista (compresa l’autonomia differenziata), l’opposizione ad esso, le forme di lotta che alludono a una società fondata sul comune (comunista)? Con chi deve confrontarsi la volontà di «decidere noi»? E che ne è dello Stato sociale? E’ definitivamente tramontato e se sì su cosa è destinato a fondarsi il potere, solo sul puro monopolio della forza? O forse la sua capacità di determinare la materialità, le abitudini i «valori» ha oggi altre fondamenta?
Una risposta non c’è mai lì bella e pronta perché è il prodotto dei processi sociali di cui si è protagonisti.
Quello che qui si può fare è fornire gli elementi per una riflessione che vada al nocciolo dei problemi in ballo.
Per far questo, per contribuire a questa riflessione, proponiamo nelle prossime settimane una serie di articoli dei quali il primo vuole essere una sorta di glossario dei termini che ci permettono di interpretare i testi potremmo dire gergali prodotti dagli attori di queste trattative. Il secondo ne farà la storia. Importante fra l’altro per cogliere le trasformazioni del lessico e dei riferimenti concettuali. Il terzo riassumerà i termini della discussione in corso. Un quarto infine cercherà di delineare alcuni tratti dei protagonisti di questa partita: lo Stato (ma cos’è poi lo Stato?), le istituzioni della democrazia parlamentare, il territorio con le sue strutture politiche e amministrative nel più ampio contesto europeo e internazionale.

Coordinamento Terrioriale #DecidiamoNoi

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