IMMIGRATI: troppo facile sparare cazzate a partire dagli sbarchi!

Un piccolo gommone o una carretta dei mari viene avvistata a largo delle coste. Parte il salvataggio di centinaia di persone che, soprattutto d’estate e con condizioni di navigazione ottimali, diventano migliaia. Queste persone devono essere identificate, curate, accolte nel migliore dei modi. In parte negli SPRAR dove piccoli gruppi, almeno nella versione originale, vengono seguiti dagli operatori specializzati, altri, in via emergenziale, riaprendo vecchi alberghi falliti o altri tipi di strutture rimesse a posto alla meglio. Centinaia di persone in un’unica struttura, magari al centro di un piccolo paese, accolte da una cooperativa messa su in fretta ed in furia raccattando qualche disoccupato o parente di politico senza nessun altra capacità che quella di fare da guardiano.

Di fronte a questo quadro emergenziale nascono almeno due scuole di pensiero popolate prevalentemente da tifosi di sinistra o di destra: gli apriPORTIani e i serraPORTIani. Da una parte chi con semplicità predica l’apertura incondizionata all’accoglienza e dall’altra chi con medesima semplicità invoca la chiusura incondizionata ad ogni forma di soccorso.

Se ci sono le navi delle ONG, afferma Salvini, i mercanti d’uomo, sapendolo, mettono in mare carrette destinate a colare a picco dopo poche miglia ma con la quasi certezza di venire ripescate e portate in salvo. Al contrario senza la certezza del ripescaggio delle navi delle ONG ci sarebbe un effetto deterrente alle partenze. A questa tesi si risponde che se non ci fossero le navi delle ONG ogni viaggio della speranza si trasformerebbe in una certa carneficina, alcuni esempi eclatanti sono accaduti in questi giorni. Centinaia di morti che si sommano alle migliaia ogni anno.

Nessuna deterrenza è possibile verso chi scappa dalla morte certa a causa della fame o della guerra.

E proprio qui sta il punto se si vuole uscire dalla banalità delle cose sostenute dalle opposte tifoserie da bar. Perché queste persone fuggono? Perché non vedono l’ora di abitare nella meravigliosa Italia o nella ricca Europa? Ribaltiamo la domanda. Perché molti figli e figlie della Calabria abbandonano le bellezze estreme della nostra terra per rifugiarsi in Germania, Canada, Inghilterra o Portogallo? Parlate con qualsiasi emigrato e vi dirà che è sempre difficilissimo lasciare la propria terra, anche quando quell’altra terra ti accoglie e ti da gli strumenti per vivere. Volete che facciano eccezione nigeriani, siriani, curdi, tunisini o senegalesi?

Il problema è che risulta più semplice ad un Minniti e ad un Salvini qualsiasi risolvere il problema degli sbarchi che il problema dell’emigrazione in senso globale. Basta infatti mettersi d’accordo con le squadracce Libiche inviandogli soldi, travestiti magari da cooperazione internazionale. Basta pagare i Turchi per creare un tappo sull’altro fronte ed il gioco è fatto. Sbarchi zero (o quasi). Meno visibili sono certamente i naufragi.

Meglio prendersela con gli ultimi; con i potenti nessuno ha il coraggio di alzare la voce.

Si potrebbe chiedere alla nostra ENI cosa ci fà dal 1962 in Nigeria. Guardando il sito della compagnia si apprende che solo nel 2017 la produzione di idrocarburi in quota Eni è stata di 109 mila boe/giorno ed “è stato firmato con la Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) un Memorandum of Understanding che promuove nuove attività in grado di contribuire in misura significativa allo sviluppo economico e sociale del Paese. In particolare l’accordo di cooperazione include:

  • un maggior focus delle attività di esplorazione e sviluppo;
  • i termini della cooperazione per la ristrutturazione e l’ampliamento della raffineria di Port Harcourt;
  • l’ampliamento della centrale a ciclo combinato di Okpai con il raddoppio della capacità di generazione elettrica;
  • la valutazione di ulteriori progetti per assicurare l’accesso all’energia anche nelle aree più remote del Paese e le possibili applicazioni di nuove tecnologie nel campo delle energie rinnovabili.”

Ma qualcuno ad ENI lo ha chiesto cosa sta facendo realmente in Nigeria. Da una ricerca condotta dal Resources for Development Consulting (Rdc) salterebbe fuori una presunta maxi-tangente di Shell ed Eni pagata al governo nigeriano per ottenere alcune licenze ed alcuni favori fiscali. Infatti i nuovi accordi con il governo avrebbero permesso alle due corporation del petrolio di non pagare 6 miliardi di dollari di tasse dovute allo Stato nigeriano. Per i nigeriani, la perdita equivale a due anni di spesa pubblica del governo federale in materia di sanità e istruzione. Per i burocrati laute mazzette.

«Il governo italiano sta scoraggiando i migranti nigeriani che cercano di raggiungere l’Italia sostenendo che li aiuterà in patria, ma la più grande multinazionale italiana, in parte di proprietà dello Stato, è accusata di privare il popolo nigeriano di miliardi di dollari», commenta Antonio Tricarico, responsabile del programma Finanza pubblica di Re:Common.

Vogliamo anche chiedere ad ENI cosa ci fa in Algeria, Sud Africa, Marocco, Tunisia, Gabon, Mozambico, Liberia, Egitto, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Repubblica del Congo, Libia?

Si, Eni è presente in Libia dal 1959. L’attività è condotta, si legge sul sito della compagnia, nell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli e nel deserto libico per una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 24.673 chilometri quadrati (12.336 chilometri quadrati in quota Eni).

Nell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli? Cioè nel mare libico ci andiamo a trivellare e non andiamo per salvare uomini e donne?

Dopo aver chiesto all’ENI e quindi all’Italia cosa ci fanno in Africa, vogliamo chiederlo anche all’Inghilterra, alla Cina, alla Francia e a tutte le altre grandi potenze mondiali che attraverso le loro multinazionali sfruttano e depredano quel grande e ricco continente?

La nostra proposta allora è:

– se è vero che gli sbarchi devono essere governati e quando possibile impediti,

– se è vero che l’Italia non può accogliere tutti i migranti del mondo,

– se è vero che bisogna aiutare le persone a casa propria,

allora cominciamo ad andarcene noi dalla casa degli altri. Richiamiamo ENI ed aiutiamo queste popolazioni a gestire le proprie ricchezze in autonomia. Rinunciamo ai nostri affari, ad arricchirci sulle spalle degli altri. Finiamola di stringere patti con dittatori efferati con il solo scopo di meglio gestire gli interessi delle nostre aziende multinazionali.

Se faremo questo, nel giro di qualche decennio il flusso migratorio ritornerà a livelli normali e gestibili, non dovremmo più sopportare sbarchi ed invasioni e soprattutto avremmo dato dignità ad un continente bellissimo e ricchissimo di risorse e di cultura. Se non lo faremo saranno inutili e velleitari i muri, i respingimenti ed i chilometri di filo spinato per proteggere i nostri falsi confini.

E’ facile sparare cazzate partendo dal dato degli sbarchi e fomentando la paura verso l’altro. Più difficile è governare gli eventi, ancora più difficile lavorare per uno sviluppo integrale dei popoli in uno spirito di cooperazione.

MALANOVA VOSTRA!