IPCC: il cambiamento climatico e le città (II)

…continua da IPCC: il cambiamento climatico e le città

La riduzione del riscaldamento globale a 1,5 °C richiederà rapidi progressi nel modo in cui le società si sviluppano soprattutto in quattro macro sistemi: energia, uso della terra ed ecosistemi, città e infrastrutture, industria.  Il sistema urbano è il luogo dove operare le transizioni necessarie che richiederanno competenze, livello di governance e una comprensione critica delle interdipendenze tra le zone urbane, periurbane e rurali. La quinta relazione di valutazione dell’IPCC contiene dei suggerimenti necessari per aiutare a cogliere pienamente il ruolo che le città giocheranno nel limitare il riscaldamento a 1,5 °C.

Le aree urbane, infatti, ospitano oltre il cinquanta per cento della popolazione mondiale e sono il luogo in cui si realizza la gran parte dell’attività economica e produttiva.  Entro il 2050 si prevede per la popolazione residente nelle aree urbane un aumento di 2,5-3 miliardi, aumento che rappresenta i due terzi della popolazione mondiale.

Per i prossimi tre decenni, quasi settanta milioni di persone si trasferiranno ogni anno ad abitare in aree urbane. La maggior parte di questi nuovi residenti vivranno in città di piccole e medie dimensioni  soprattutto nel mondo “in via di sviluppo”.

La prevista crescita della popolazione urbana richiederà un’estesa (ri)costruzione di infrastrutture urbane e
edifici. In media, la copertura del suolo urbano è in espansione al doppio del tasso di crescita della  popolazione.  Senza interventi politici deliberati per arginare lo sprawl urbano,  l’aumento di popolazione previsto nelle città durante i primi trent’anni del 21° secolo segnerà un record storico con conseguenti impatti sulle emissioni.

EDILIZIA

Tale crescita può anche essere il catalizzatore per l’adozione di nuove tecnologie, edifici e infrastrutture che hanno emissioni basse o vicine allo zero e sono adattati ai futuri cambiamenti climatici attesi. Propri quegli stessi edifici che sono responsabili di oltre un terzo dell’energia globale consumata, possiedono anche un grande potenziale di risparmio energetico. Le nuove tecniche adottate nell’edilizia sostenibile includono l’efficienza energetica attraverso un miglior isolamento termico e il riutilizzo di materiali. Ovviamente tali soluzioni avranno efficacia solo se implementate su larga scala. Sarà infatti necessario che il patrimonio edilizio globale costruito nel 2050 riduca dell’80-90% le emissioni rispetto ai livelli del 2010. Un tale percorso richiede un tasso annuo minimo del 5% di adeguamento energetico degli edifici esistenti nei paesi sviluppati, così come di tutti nuovi edifici in costruzione, che non preveda l’utilizzo di energia fossile con emissioni che si avvicinino allo zero entro il 2020.

Per giungere alla fatidica soglia di aumento delle temperature al di sotto di 1,5 °C c’è la necessita di implementare  una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che dovrebbe raggiungere il 70-85% entro il 2050. Ci sono alcuni buoni segnali nel settore della generazione elettrica visti i passi avanti fatti in poco tempo nei campi del solare fotovoltaico, del vento e delle tecnologie di accumulazione dell’energia (batterie), tutti segnali collegati alle città e alla loro domanda di energia.

TRASPORTI

Nel settore dei trasporti, la quota di combustibili a basso tenore di carbonio (elettricità, idrogeno e biocarburanti) utilizzati dovrebbero raggiungere percentuali del 12% nel 2030 e 55% nel 2050.  In questo senso una pianificazione urbana che riduce la necessità di trasporto ad alta intensità di carbonio attraverso la progettazione di città sempre più compatte e pedonalizzate, sarebbe fondamentale per limitare le emissioni future. Tale pianificazione deve andare insieme a politiche che incoraggiano il miglioramento del carburante, l’efficienza dei veicoli a zero emissioni, i trasferimenti modali a piedi, in bicicletta e l’utilizzo del trasporto pubblico per gli spostamenti più brevi. L’insieme di queste politiche nel lungo periodo potrebbero essere la chiave per la decarbonizzazione.

Nel caso si verifichi, come le previsioni attestano, il superamento della popolazione urbana rispetto a quella rurale, si dovrebbe lavorare e pianificare intensamente alla trasformazione delle città in “pozzi” per il carbonio utilizzando le tecnologie più avanzate per assorbire e sequestrare carbonio dall’atmosfera. Questo richiederebbe la nascita di vere e proprie foreste urbane, l’espansione degli orti biologici cittadini e un uso molto più ampio di legno nelle costruzioni proveniente da coltivazioni sostenibili.

Esistono numerosi co-benefici derivanti dalla riduzione delle emissioni, tra cui una maggiore produttività e creazione di posti di lavoro, migliore aspettativa di vita e di salute per i cittadini, aria più pulita e città di qualità, più percorribili e vivibili e con percentuali di vulnerabilità più basse e maggiore resilienza agli eventi estremi, compresi incendi, inondazioni e uragani.
L’azione e la politica urbana devono servire da acceleratore per transizioni nei sistemi energetici e industriali, utilizzo della terra e ecosistemi. Le esperienze di città e regioni che hanno già sperimentato con successo alcune di queste transizioni di sistema potrebbe essere usato come esempio per le città che si stanno preparando a pianificare la loro.

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