Congo: multinazionali, guerre e risorse

di Valentina Oliveri Elibelinde

Ieri notte ho visto un documentario sul Congo. La situazione congolese è assurda ed esemplificativa di tutta la situazione africana e del nostro sguardo su questo continente fantasma a poche miglia marine dal nostro confine..
Il Congo è in preda ad una devastazione, non solo di ricchezza, ma anche umana e morale. E la cosa più assurda è che questo paese sia ricchissimo di risorse, in particolare cobalto, necessario per le batterie dei nostri preziosissimi telefonini. Certo, ero a conoscenza della prassi economica, che nei confronti dei paesi africani si verifica dall’inizio della modernità. Ma vederlo in un documentario fa un altro effetto. Gli occidentali in Congo, non sono per strada, ma a capo delle multinazionali di estrazione dei preziosi minerali e fomentano disordine e guerra, per non incontrare resistenza al processo di depauperizzazione sistematica perpetrato nei loro confronti. La povertà e la disperazione hanno invaso le famiglie. I bambini spesso scappano di casa, o rimangono orfani presto, e si arruolano nei vari gruppuscoli armati che si fanno la guerra: è drammatica soprattutto la situazione delle bambine, che non solo scappando di casa imbracciano il fucile per un tozzo di pane, ma diventano ben presto schiave sessuali o domestiche, quando cercano di uscire dal meccanismo per tornare ai villaggi di origine, sono rifiutate dalle loro stesse famiglie e messe alla berlina. Muoiono giovani. Il Congo non ha futuro. Il suo futuro è già compromesso dall’abuso sistematico e dalla sopraffazione. Sono 80 milioni di persone allo sbando, pur abitando una terra che naviga sull’oro.
Una volta mi ricordo che i telegiornali parlavano di Africa e c’erano pure gli inviati. Ora non esiste una traccia di informazione nei nostri lunghi telegiornali. Ormai i tg servono ad elencare le volgarità e gli insulti di basso profilo dei ‘nostri’ leader politici. Non conviene a nessuno metterci al corrente che il nostro stile di vita sia responsabile di una sorta di Shoah nei confronti di questo mondo così vicino. Quelli che stanno sulle navi in mezzo al mare, e che vi fanno schifo e puzzano, a cui negate i porti, sono una piccolissima percentuale di fortissime creature che hanno avuto la resistenza per arrivare fin qui. Quelli sono una piccola parte del conto che abbiamo in sospeso con l’umanità, per come abbiamo vissuto, senza dire una parola, senza alzare un dito.
Per chi è credente è un conto aperto con Dio, che come la legge, non ammette ignoranza..

Sono la nostra colpa.

Ogni morto nella terra africana l’abbiamo prodotto noi.

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APPROFONDIMENTI

Cosa succede nella Repubblica democratica del Congo (mentre il resto del mondo guarda altrove)

https://www.tv2000.it/today/

AMNESTY INTERNATIONAL REPORT 2018

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