Il Ponte di Calatrava a Cosenza: uno schiaffo alla miseria

Di Francesco Cirillo

Sarà architettonicamente una bella opera. Ne ho visto uno simile anche a Siviglia. Ho visto i turisti andarci sotto e fotografarlo, ma nemmeno tanti. A Siviglia il ponte sta in una periferia, e collega un quartiere un po’ a rischio con un’isoletta. Tutto lì. I ponti sono belli ed hanno una certa importanza quando uniscono, culture, zone diverse e spesso in contrasto, ma questo di Cosenza non lo capisco. Fosse costato poco, fosse stato finanziato con i soldi dell’Europa, ci poteva pure stare, anche se con la città dei Bruzi , non ce lo vedo proprio. Poi sapendo che si è attinto ad un fondo Gescal e quindi danaro tolto all’edilizia popolare, allora l’incazzatura ti sale. Infine sapendo che è intitolato a San Francesco di Paola, il santo dei poveri, allora mi incazzo ancora di più.

Un’opera così andrebbe intitolata a Craxi, perché rientra nella sua logica a pieno titolo.. Non porterà niente di quanto scritto e detto dal sindaco Occhiuto. Gli stessi soldi, avrebbero ricostruito il centro storico e sistemate diverse famiglie senza casa, delle quali Cosenza è piena . Ed invece ci ritroviamo con l’ennesima opera inutile, delle quali la Calabria è strapiena. Fin dagli anni 80, in piena epoca craxiana, in Calabria sono arrivati soldi a pioggia per costruire opere che si sapevano inutili sin dall’inizio. Si dovevano consumare fondi, rimpinguare le casse della ‘ndrangheta, favorire ditte amiche dei politici, arricchire politici di ogni risma con tangenti già fissate del 20%. Ed ecco la corsa di tutti i comuni calabresi a costruire, mattatoi, marciapiedi, centri storici con pietre di porfido trentino e marmi di Trani, capannoni industriali senza operai, strade finite nel nulla, case rurali senza contadini, massi a mare a difendere le ville dei ricchi. Miliardi di lire che non hanno sollevato di un solo centimetro la vita dei calabresi che hanno continuato ad emigrare ed a vivere senza casa, né un lavoro fisso. Una logica che non si è fermata con la fine della prima repubblica ma che è continuata fino ai giorni d’oggi. La classe politica calabrese è rimasta la stessa di sempre, così come le cosche che ne gestiscono i territori, e di conseguenza la mentalità nel richiedere fondi all’Europa, ai governi centrali, fino a rubarli dai fondi destinati alle case popolari. Il Ponte di Calatrava rientra pienamente in questa logica, così come il sindaco rientra nella logica della politica calabrese. Il sindaco Occhiuto verrà applaudito dalla popolazione ne sono certo, ci saranno concerti e cene a suo favore e il fratello benedetto da Berlusconi verrà anche eletto deputato. Non basteranno le contestazioni degli antagonisti a fermare questo treno in corsa e lo scopriremo bene il 4 marzo, l’unico davvero incazzato che potrebbe intervenire con tutta la sua potenza è San Francesco di Paola, ma anche lui fra i santi è relegato fra gli antagonisti.

 

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