Vi ricordate di Genova 2001?

di Francesco Cirillo

Oggi vi lamentate degli immigrati sotto casa, dei continui sbarchi; oggi vi lamentate delle fabbriche chiuse; della disoccupazione crescente; oggi vi lamentate di un’Europa a due velocità; vi lamentate del razzismo crescente; oggi vi lamentate di tutto e di tutti. Ma 16 anni fa dov’eravate ? Si il 20,il 21 e il 22 luglio del 2001  cosa facevate ? Molto probabilmente eravate a mare, o davanti la Tv per seguire qualche campionato di calcio, o incollati a qualche telegiornale che vi spaventava per l’arrivo in Italia di black bloc, di provocatori, di anarchici, di infiltrati. Si è probabile. Ma noi ve lo avevamo detto e ridetto attraverso interviste, comunicati, piccole manifestazioni svolte in tutte le città italiane prima di quei fatidici giorni. Fate uno sforzo mnemonico e cercate di ricordarvelo.  16 anni fa ve l’ avevamo detto che  gli otto capi di stato che arrivavano a Genova, venivano per vedere come accordarsi economicamente sui loro affari e quello dei grandi capitalisti alle loro spalle. Arrivarono a Genova per accordarsi su come delocalizzare le fabbriche, come smantellare il lavoro ed i diritti degli operai, come stritolare la cosa pubblica e distruggere sanità e ospedali, scuola, municipi e tutto ciò che fosse pubblico per favorire la privatizzazione di tutto e il conseguente impoverimento di larghe fette di  popolazione. Gli otto decisero le nuove guerre per impadronirsi delle risorse naturali. Decisero su come organizzare nuove alleanze e disgregare paesi in pace da secoli. Noi partendo dal Sud in 400 ve lo avevamo detto. Blocchiamo il G8 , facciamo sentire la nostra voce, impediamo le loro riunioni, asserragliamoli nei loro lussuosi alberghi, prendiamoli a martellate nelle strade. Non ci avete ascoltato, non ci avete creduto. Già a Cosenza, a Napoli, Taranto, Brindisi, Palermo avevamo occupato le agenzie del lavoro, le terre inquinate con gli OGM, le fabbriche che stavano per chiudere, per farvi aprire gli occhi. Eravamo il “Sud Ribelle” e assieme alle altre realtà nazionali ed europee riuscimmo a sfilare in 400 mila per le strade di Genova , salutati da una popolazione che ci ha dato ospitalità. Gli otto criminali si sono davvero preoccupati ed hanno dato ordine di blindare la città, riducendo gli spazi per poter manifestare. Di fronte alla massa enorme di manifestanti ecco l’ordine per attaccare i cortei. Rappresentanti del governo erano nelle sale della Questure a coordinare gli attacchi, agenti provocatori erano nelle strade a studiare i movimenti dei cortei ed a dare ordini di dove attaccare. Avevano fatto male i conti. Pensavano che i manifestanti si disgregassero e si ritirassero per uscire dalla città con la coda fra le gambe. Pensavano che si sarebbero create divisioni fra buoni a cattivi.  Le cose non andarono così. Una moltitudine di giovani invece si ribellò agli attacchi della polizia e si difese creando barricate, attaccando i simboli del capitalismo, mettendo in fuga interi reparti delle forze dell’ordine.  La risposta fu il tentativo di un massacro in parte riuscito. L’omicidio studiato a tavolino di Carlo Giuliani serviva proprio a questo. Spaventare tutti e di fronte alla forte resistenza, ecco gli spari dagli elicotteri, l’attacco a chiunque, il manganellamento da parte della polizia di chiunque fosse nelle strade, ed infine l’assalto alla scuola Diaz, alle torture, agli arresti. Ma non bastava tutto questo anche dopo la fine del summit, ecco la vendetta da parte dello stato con gli arresti dopo un anno dagli scontri, di giovani genovesi e giovani della rete meridionale del sud ribelle. Processi durati circa dieci anni e conclusosi con la piena assoluzione di tutti a dimostrazione di come tutto fosse inventato dai ros e da magistrati prezzolati che per far carriera sposarono le inchieste basate sul nulla.    Rimane la morte di Carlo, una morte che pesa come una montagna, e che nessuno ha mai pagato nonostante fosse chiara la dinamica degli spari contro un giovane manifestante che si difendeva da un assalto in camionetta da parte dei carabinieri.  Rimane lo sconforto per quanto sta avvenendo oggi. I grandi pensavano che distruggendo gli stati nazionali dell’Afghanistan, dell’iraq, della Libia, della Siria, arraffandosi il petrolio, i popoli si sarebbero sparsi nei paesi vicini, non immaginando che anche l’Europa sarebbe stata interessata all’esodo. Ed eccoci oggi al caos e ad alla nostra magra consolazione di aver capito con 16 anni d’anticipo cosa sarebbe accaduto.

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