UN’ACCOGLIENZA PER NULLA “STRAORDINARIA”: LA LOTTA NON SI FERMA

Ormai 10 giorni fa, la penosa situazione dei 30 ragazzi curdi, tutti potenziali rifugiati politici, sembrava aver trovato dignitosa svolta. Dopo 3 mesi di stenti trascorsi nei fatiscenti depositi della stazione ferroviaria di Vaglio Lise, la tendopoli di protesta sotto la Prefettura auto-organizzata assieme al comitato Prendocasa, dopo la resistenza di piazza che ha trovato ampio sostegno nella Cosenza solidale, di movimenti e associazioni, leillusioni, false promesse, identificazioni, improbabili denunce (ricordiamo le surreali sanzioni comminate dalla Polizia Municipale per abbandono di rifiuti durante lo sgombero della tendopoli a piazza XI Settembre), dopo il prolungato silenzio della Prefettura, la nostra lotta sembrava aver portato i frutti sperati. Sistemati per alcuni giorni in un ostello della città vecchia, con provvedimento emergenziale adottato dall’Amministrazione Comunale su continue pressioni del Prendocasa, i 30 rifugiati vengono caricati su un pullman alla volta di Camigliatello Silano, dove la Prefettura avrebbe individuato una struttura ricettiva adatta ad accoglierli.

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In realtà, ben presto, la struttura individuata dai signori della Prefettura si rivela essere tutt’altro che ricettiva, ma profondamente respingente. Niente corrente elettrica, pochi letti, materassi sistemati alla rinfusa in giro per la struttura, assenza di rubinetteria, e quindi di acqua, nei servizi igienici, mancanza di una sala mensa in cui distribuire dignitosamente i pasti, composti, per lo più, da pasta e riso. Una situazione agghiacciante, con 145 persone che vivono stipate all’interno di una struttura che potrebbe ospitarne al massimo 70. La precaria situazione igienica (le docce sono in comune e con acqua gelida) ha già provocato infezioni e altri disturbi in molti degli ospiti della struttura.

 

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Al disagio fisico, per i ragazzi curdi, si aggiunge rapidamente quello psicologico, generato dai vertici della comunità silana che, nella persona del sindaco di Spezzano della Sila, già poche ore dopo l’arrivo dei rifugiati, a mezzo lettera inviata alla Prefettura di Cosenza, confessa il suo profondo stato di preoccupazione per la presenza di questi migranti, che causerebbe sovraffollamento e metterebbe a repentaglio la stagione turistica della ridente cittadina silana. Accorate denunce che dimostrano, ancora una volta, quanto siano persistenti e radicate alcune tipiche costruzioni mentali fondate su razzismo, pregiudizio, indifferenza.

Alla Prefettura di Cosenza, che pensa di aver risolto la questione stipando i rifugiati in un ghetto dalle mura d’oro falso, e ai responsabili regionali, colpevoli di un reiterato silenzio, diciamo che la nostra lotta per i diritti dei rifugiati è appena cominciata e non terminerà finché non si porrà fine allo scempio di un’accoglienza fondata sull’improvvisazione, l’incompetenza, la speculazione.
Quello di Camigliatello Silano è l’ennesimo CAS che apre battenti in zona ricevendo autorizzazioni tanto rapide quanto facili. L’accoglienza non può fondarsi sull’apertura di queste strutture improvvisate, indecorosi tappabuchi di un’enorme faglia che andrebbe ricomposta con l’attuazione di politiche migratorie e d’accoglienza serie e ponderate.

Mentre comitati e associazioni testimoniano la vergogna di un’accoglienza per nulla “straordinaria”, sopperendo alle mancanze istituzionali, la Regione Calabria tace. Ci interesserebbe capire cosa pensa di questo cronico “stato d’emergenza”, elevato a norma di sistema, la regione Calabria. Perché il responsabile per la segreteria della presidenza regionale con delega all’Accoglienza e Integrazione, Giovanni Manoccio, non si pronuncia su questo strano concetto di accoglienza? Come si può tacere su ciò che sta accadendo? Il silenzio è complicità. La Regione vuole, quindi, essere complice della barbarie che si sta perpetrando a Camigliatello Silano e oppure intende prendere parola? La Prefettura ha intenzione di vigilare sulle condizioni dei CAS cui concede ciecamente facili autorizzazioni o preferisce trincerarsi dietro la cortina delle soluzioni di comodo, introiettando nel sistema dell’accoglienza figure ambigue interessate unicamente a creare speculazione e business dei corpi?
Abbiamo anche SPRAR virtuosi e strutture d’accoglienza che funzionano sui nostri territori. Non lasceremo che l’accoglienza diventi il giocattolo prediletto di affaristi senza scrupoli appoggiati da Prefetture al collasso e organi regionali inesistenti.

Chiediamo, a gran voce, che Prefettura e Regione ci spieghino se è ulteriormente tollerabile spacciare per accogliente una struttura senza corrente elettrica, equipaggiata solo di materassi di fortuna, stipata all’inverosimile, con acqua gelida e condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie. Se a questi disperati, che fuggono da miserie, Terrore e guerre di Stato, non vengono riconosciuti i diritti minimi, come possiamo immaginare un futuro di reale convivenza, dove chi sbarca nelle nostre città o vi approda via terra possa sentirsi pienamente accettato? Accoglienza non vuol dire solo tutela dei bisogni primari, ma creazione di percorsi solidali e inclusivi, capaci di riconoscere dignità al migrante, che non va “tollerato” o incorporato, perché fa naturalmente parte del tessuto sociale delle nostre città e, come tale, ne è assoluto protagonista.
Se le istituzioni dormono, c’è comunque una Cosenza solidale che non demorde, una Cosenza disposta a lottare per ogni diritto, sia esso quello all’accoglienza, alla casa, al reddito. Una Cosenza che resiste alle politiche repressive messe in atto dal governo nazionale che, da Torino a Bologna, sgombera, manganella e distoglie lo sguardo dalla povertà.

L’accoglienza non è uno stato di emergenza, ma un modus vivendi e operandi, una social catena che grida a potenti e potentati che prima vengono i poveri, gli sfruttati, gli emarginati, che non esistono barriere e confini, che le frontiere le varcheremo ogni volta che sarà possibile.

Non vogliamo ghetti nelle nostre città, nuovi lager mascherati da strutture accoglienti, nuovi potenziali facili obiettivi per razzisti, salviniani e fascisti del nuovo millennio.

Sempre a fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, carne della nostra carne, pelle della nostra pelle. Fino alla vittoria!

COMITATO PRENDOCASA

COSENZA 23-07-2016

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