La Marlane di nuovo in un’aula di giustizia

di Francesco Cirillo

Ci sarà giustizia questa volta per i familiari dei 107 operai deceduti o ammalatisi nella fabbrica dei veleni? Lo sapremo lunedì 16 maggio alle ore 9, data di inizio del processo che si aprirà nella Corte d’appello di Catanzaro. Vedremo di nuovo Marzotto e 11 dirigenti dell’azienda, due  sono deceduti  sul banco degli imputati. Eccoli:

1) Storer Silvano di Mogliano Veneto (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal maggio 1997 al novembre 2001

2) Favrin Antonio di Oderzo (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dall’ottobre 2001 all’aprile 2004

3) De Jaegher di Verviers (Belgio) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal 1996 al maggio 1997

4) Lomonaco Carlo di Praia a Mare quale responsabile del reparto tintoria dal 1973 al 1988, responsabile dell’impianto di depurazione dal 1973 al 1988 ed in qualità di responsabile dello stabilimento dal 2002 al 2003

5) Rausse Attilio di Valdagno responsabile dello stabilimento dal febbraio 2003 all’aprile del 2004

6) Bosetti Lorenzo di Rivoli in qualità di consigliere delegato e vicepresidente esecutivo della società Lanerossi spa e della società Marzotto spa dal 1988 al maggio 1993

7) Benincasa Vincenzo di Gimigliano (CZ) quale direttore di produzione dal 1987 al 1988 e quale responsabile dello stabilimento dal 1996 al 2002

8) Cristallino Salvatore di Sapri (SA) quale responsabile del reparto tintoria dal 1989 al 2003

9) Comegna Ivo di Napoli quale responsabile del reparto tintoria dal 1981 al 1986 e del reparto finissaggio dal 1986 fino alla chiusura dello stabilimento (4 aprile 2004)

10) Ferrari Giuseppe di Laces (BZ) quale responsabile dello stabilimento dal 1978 al 1980

11) Priori Lamberto di Bologna quale amministratore delegato della società Lanerossi spa (già Marlane spa).

12) Marzotto Pietro di Valdagno presidente della società Lanerossi spa (già Marlane spa) e della manifattura Lane Gaetano Marzotto e figli spa dal 28 aprile 1988 al 23 luglio 1998 della società Marzotto spa dal maggio 1993 al dicembre 1995.

In primo grado vennero tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo plurimo e disastro ambientale.  Era il 19 marzo del 2015. Fuori i familiari restarono sconvolti da questa assoluzione e con loro i militanti ambientalisti che avevano seguito passo  passo ogni udienza senza mancare nemmeno una volta portando gli striscioni con i nomi degli operai deceduti fuori dal tirbunale.  Insomma in quella fabbrica non era successo niente. A niente sono valse le testimonianze degli operai, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati che hanno depositato perizie e non sono valse nemmeno quelle fatte dall’Arpacal e dall’Università della Calabria. I padroni restano padroni, almeno in Calabria. Perchè al nord questi padroni vengono condannati. Il 17 febbraio scorso la famiglia Marzotto nei figli Matteo  e Diamante Marzotto  sono stati condannati a 10 mesi di reclusione per l‘omessa dichiarazione dei redditi legata alla vendita di Valentino. La seconda sezione penale del tribunale di Milano ha condannato i tre a 10 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione della stessa), per l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi, in relazione alla vendita di Valentino Fashion Group. Il pm di Milano Gaetano Ruta, titolare dell’inchiesta, nella requisitoria aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati a un anno e quattro mesi ciascuno.Il processo riguarda il mancato versamento di imposte per circa 70 milioni di euro, secondo i calcoli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, su una plusvalenza di 218 milioni di euro derivante della vendita del gruppo di moda, dalla famiglia Marzotto al fondo Permira.

Nel complesso era stata sequestrata una somma di circa 65 milioni di euro a 13 indagati, la parte ancora sotto sequestro era la quota di questa cifra di competenza dei tre imputati. Ma anche questo era un primo grado e adesso in attesa del secondo grado i Marzotto prepareranno nuove carte.

I responsabili civili chiamati all’appello sono la Manifattura di Marzotto, , l’ENI, la RED e BLACH ex Valentino. Usciti come parti civili tutti i familiari che in una discussa transazione hanno accettato, prima della sentenza di primo grado  un rimborso pro capite di 30 mila euro. Il processo aveva preso una brutta piega e la paura della prescrizione per molti reati, ha indotto gli avvocati della parte civile ad intraprendere una trattativa con Marzotto. Contrari alla trattativa le associazioni ambientaliste e sindacali che hanno continuato a mantenere anche nell’appello la loro parte civile, quali il WWF, la Legambiente, Medicina Democratica. Con loro i sindacati della CGIL , la Ficlctem e dello Slai Cobas. A livello istituzionale la regione Calabria, la Provincia di Cosenza e il Comune di Tortora.

Ma dopo la clamorosa sentenza di Paola non si può avere fiducia in questa magistratura e siamo certi che ci avvieremo ad una nuova e definitiva assoluzione, salvo che una scheggia impazzita al di fuori del sistema giudiziario calabrese, è lì a vedere davvero le carte, le testimonianze , i referti, i rapporti e ribalta l’assoluzione condannando gli imputati e rimandando tutto alla cassazione per il verdetto finale.

Unica istituzione a ritirarsi, avviando un’altra trattativa con Marzotto è stato dopo la sentenza di assoluzione di primo grado il sindaco di Praia a mare che ha subito provveduto a sanare a modo suo la situazione dei terreni della Marlane . Il sindaco Praticò ha accettato una contrattazione capestro con i Marzotto, regalando loro i capannoni per prossime attività commerciali e artigianali, impoverendo così i commercianti praiesi,  ed evitando di fatto che i terreni venissero bonificati. Per fare questo Marzotto ha voluto il ritiro della parte civile del comune di Praia a Mare, cosa che il sindaco senza consultare i cittadini ha fatto di nascosto. Quei terreni quindi sono ancora infetti e pieni di rifiuti tossici di ogni genere. A proposito di quei terreni rileggiamo solo le conclusioni fatte nel rapporto richiesto dalla procura di Paola. La relazione riporta i risultati delle indagini ambientali eseguite nell’area antistante l’impianto produttivo industriale denominato Marlane di Praia a Mare su incarico conferito in data 26.07.2007 dal PM dr. Antonella Lauri presso il Tribunale di Paola (P.P.n.644/07). Il piano di investigazione è stato predisposto sulla base delle indagini geofisiche eseguite dalla società Tomogea srl che ha consentito di individuare 11 aree caratterizzate da importanti anomalie magnetiche ed elettromagnetiche. Queste le conclusioni:

I risultati degli accertamenti dimostrano come le zone sottoposte a prelievo sono da definirsi inquinate ed alcune di esse, vedi la Z 4-2 estremamente pericolosa per la salute dell’uomo e per l’ecosistema. Le sostanze chimiche rilevate sono nella maggior parte dei casi, riconducibili all’attività di un azienda operante nel settore della colorazione dei tessuti. Il disastro ecologico che si può ipotizzare dall’analisi dei dati, richiede ulteriori indagini anche sul territorio circostante e nelle falde acquifere.

Due i prossimi appuntamenti sul Tirreno cosentino per discutere di Marlane e veleni tossici:

MERCOLEDI’ 11 MAGGIO ALLE ORE 18 NELLA SEDE CAI DI VERBICARO

con Mara Papa, Luigi Pacchiano e Francesco Cirillo

LUNEDI’ 16 MAGGIO ALLE ORE 18,30 A PRAIA A MARE PRESSO L’HOTEL CALABRIA con

Giovanni Moccia, Francesco Cirillo, Angelo Sposato della CGIL e Luigi Pacchiano

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